Le mura di Lucca sono state almeno tre:
le mura romane, costruite con l'avvento della prima colonizzazione dopo il 180 a.C., data convenzionale di fondazione della colonia. le mura medievali, concepite per allargare a est la difesa dei Borghi che si erano sviluppati in tale direzione (Borgo San Frediano). le mura rinascimentali, decise per timore della potenza egemonica fiorentina.
Le mura rinascimentali di Lucca sono quelle di maggior fama e costituiscono il maggior esempio in Europa di mura costruite secondo i principi della fortificazione alla moderna, che si sia conservato completamente integro in una grande città. La cerchia muraria di Lucca, lunga esattamente 4 chilometri e 223 metri, è frutto dell'ultima campagna di ricostruzione, partita nel maggio del 1544 e terminata solamente un secolo dopo, nel 1648. I lavori hanno avuto luogo anche nella seconda metà del Seicento, con aggiornamenti strutturali basati sulle nuove conoscenze e tecniche costruttive. Mai utilizzata a scopo difensivo, la struttura moderna si articola su 12 cortine e 11 baluardi. Questi sono visti come un forte segno di identità culturale e come contenitore per la memoria storica del territorio.
Le mura furono concepite anche come deterrente. In particolare la Repubblica di Lucca temeva le mire espansionistiche prima di Firenze e, successivamente, del Granducato di Toscana. Tuttavia non si arrivò mai a una vera guerra aperta contro il Granducato. Vi furono conflitti con il Ducato di Modena (secoli XVI e XVII), ma esclusivamente in Garfagnana, perciò Lucca non dovette mai subire alcun assedio. L'unica occasione in cui le mura furono messe alla prova fu durante la disastrosa alluvione del Serchio nel 18 novembre del 1812. Le porte furono sprangate e con l'ausilio di materassi e pagliericci fu garantita una relativa tenuta all'acqua del centro di Lucca. La stessa Elisa Bonaparte, Principessa di Lucca e Piombino, per entrare nella città fu fatta issare con una sorta di bilanciere per non aprire i battenti sprangati alla furia delle acque.
La struttura fu convertita in passeggiata pedonale da Maria Luisa di Borbone-Spagna (in carica dal 1815 al 1824), in modo da svolgere il ruolo di grande parco pubblico, soprattutto grazie alla sua lunghezza di oltre 4 chilometri. Il nuovo impiego delle mura si ripercorse anche sugli spazi esterni antistanti, i quali furono convertiti in grandissimi prati. Il percorso sopra la cinta muraria viene attualmente utilizzato per passeggiare e fare attività fisica, ma nella bella stagione si pone anche come palcoscenico naturale per spettacoli e manifestazioni.
Gli spalti delle mura vengono oggi utilizzati per manifestazioni di grande richiamo come Lucca Comics & Games e Lucca Summer Festival.
Le cerchia romana
Il perimetro fortificato romano fu eretto già nel 180 a.C. all'atto della deduzione della colonia di Luca. Ancora oggi si distingue, nelle vedute aeree, la tradizionale pianta rettangolare romana delimitata a nord da via San Giorgio, a sud da corso Garibaldi, a ovest da via Galli Tassi e da via della Cittadella, a est da via della Rosa e via dell'Angelo Custode.
All'interno della cerchia muraria si possono individuare gli antichi castra militari, con le vie ortogonali dette Cardo Maximus - riconoscibile oggi via Veneto, via Calderia e via degli Asili - e Decumanus maximus - le attuali via San Paolino, via Roma e via Santa Croce - che incontravano le mura in corrispondenza delle quattro porte e che si incontravano nel foro romano oggi individuabile in piazza San Michele che ospita appunto la chiesa di San Michele in Foro.
Mentre l'identificazione del tracciato di questa cerchia non presenta problemi nei lati est, nord e sud, il lato ovest è invece il punto più contestato; le indagini più recenti non possono altro che confermare l'esistenza di un tracciato non rettilineo, caratterizzato da una maggiore sporgenza nel tratto nord ovest, e sensibilmente ritirato nel tratto sud ovest, nel quale si apriva quella che viene designata come Porta vecchia di San Donato (portam Sancti Donati veterem) in un documento di compravendita del 1235. il raccordo fra questi due settori veniva assicurato da un tratto in direzione est-ovest. La principale difficoltà di trovare l'accordo sul tracciato complessivo risiede nel fatto che, contrariamente all'immagine tradizionale delle mura delle colonie romane, quelle lucchesi non presentano i consueti tratti rettilinei, ma sembrerebbero al contrario presentare numerose irregolarità. La convessità a forma di arco depresso che caratterizza il lato nord est si dovette probabilmente al tracciato del Serchio, che in quel punto fungeva da fossato, mentre il tracciato a scala del lato ovest resta aperto a tutte le interpretazioni
È certo che le mura della colonia venissero elevate, come da tradizione, all'atto della deduzione, ma non lo è altrettanto che i pochi resti oggi conservati (il tratto ancora visibile in elevato è posto all'interno della chiesa di Santa Maria della Rosa e nei sotterranei del Baluardo di San Colombano dove si fondono tutte le varie cinte della città) non siano frutto di una ricostruzione posteriore.
Nella seconda metà del III secolo d.C. a Lucca si registra un'importante opera di restauro delle mura a opera dell’imperatore Probo.
Ad ogni modo queste mura formarono la difesa della città sino a oltre il X secolo, quando dovevano essere ormai in pessimo stato, cui si poneva rimedio con malcerti restauri e con carbonaie; un rifacimento si rese comunque indispensabile dopo che il Marchese Bonifacio di Toscana durante il suo dominio (1027-1050) ne distrusse ampi tratti per punire la riottosità dei lucchesi alla sua autorità.
La cerchia medioevale
Gli studi più recenti avanzano l'ipotesi che tra la fine del Marchese Bonifacio e la discesa del Barbarossa in Italia siano iniziati i lavori della nuova cerchia, che fu integrata ai resti di quella romana. Nello stesso periodo si procedeva allo scavo e al riattamento delle cosiddette carbonaie (Carbonariae) terrapieni corredati di fossati che avevano sia funzione di controllo idrico che di difesa. È da notare che in quello stesso periodo (e per le stesse ragioni) in quegli stessi anni Genova e Pisa si dotavano di nuove cinte urbane, tipologicamente affini a quelle lucchesi, e Pisa si dava parimenti allo scavo di nuove carbonaie. Inoltre si rendeva necessario inglobare nelle difese i nuovi borghi sorti grazie allo sviluppo economico della città, tappa fondamentale della Via francigena, unica città dell'italia centrale dove in epoca Longobarda e carolingia non si siano verificati cali demografici. Attorno al 1200 la situazione era tale che aveva quasi più Lucca fuori di quello che avesse dentro le mura.L. Moriconi, Note diverse spettanti all'antichità di Lucca dalla sua fondazione fino all'anno 1300, manoscritto del 1678 conservato nella Biblioteca di Stato di Lucca
Il maggior sostegno a una datazione alta dell'inizio della costruzione della seconda cerchia è un diploma di Enrico IV datato 23 giugno 1081 in cui si proibisce a chicchessia di danneggiare o distruggere il circuito delle mura vecchie o nuove (statuimus ut nulla potestas nullusque hominus murum lucensis civitatis antiquum sive novum in circuitu dirompere vel diruere presumat...). Queste parole sono ripetute più o meno identiche in diplomi successivi, tra cui spicca quello di Ottone IV nel 1209. Questo e altri documenti sono ritenuti più fededegni da altri studiosiIsa Belli Barsali, 1988, Martinelli Puccinelli, 1983 e Raoul Manselli, La repubblica di Lucca, UTET Università, 1986 che in più citano altre carte che renderebbero più credibile una data intorno al 1198.
Le mura di questa cerchia perdono la forma rigorosamente quadrata per adattarsi alle esigenze dello sviluppo cittadino. Esse, conservate per un lungo tratto sul lato nord e visibile in altri punti della cinta, erano spesse circa 2,45 metri, erette con la tecnica a sacco, ovvero un nucleo di pietrame e pezzi di scarto annegati nella malta, rivestiti all'esterno da uno strato di blocchetti in pietra accuratamente squadrati, e all'interno da un più economico strato di mattoni. All'esterno i tre corsi più bassi erano leggermente sporgenti (circa un centimetro l'uno) per maggior stabilità. Numerose torrette rompitratta semicircolari, ottenute con la stessa tecnica e quindi perfettamente solidali alle cortine e aperte verso l'interno, caratterizzavano l'aspetto della città, conservato in numerose raffigurazioni pittoriche. Il loro numero è incerto, ma l'ipotesi del Matraia, la più accettata dagli studiosi, ne conterebbe circa ventiquattro.
In particolare, rispetto alle mura romane, questa cerchia muraria di epoca medioevale si allargava verso nord fino a via dei carrozzieri verso sud fino all'attuale Porta San Pietro verso ovest fino all'attuale Piazzale Verdi verso est fino a via San Nicolao.
Lungo questa cerchia si aprivano quattro porte, di cui restano intatte solo Porta dei Borghi e Porta San Gervasio, e numerose posterle.
Le mura dei Borghi Nonostante il significativo incremento della superficie racchiusa nelle mura, a Nord Ovest della città si svilupparono presto abitati in corrispondenza dei borghi, ovvero dei tratti iniziali delle strade uscenti dalle porte urbiche. Oltretutto lo sviluppo della città era ostacolato in tutte le altre direzioni, a sud dalle paludi e dalla vicinanza con l'arcirivale Pisa, a ovest dalla Presenza del Prato del marchese, a nord dal sempre minaccioso Serchio. In questo settore, unico destinato allo sviluppo, esistevano due porte, San Gervasio e Portone dei Borghi, tra cui si apriva anche una posterla, detta della Fratta, che rapidamente vide formarsi un borgo altrettanto prospero. Presto si presentò la necessità di provvedere in qualche modo alla difesa di questi agglomerati. Non sono molte le fonti che parlano di questi sviluppi; è evidente che in questo settore non vi fu alcuno sforzo organizzato, nessuna pianificazione. Le fortificazioni, spesso semplici carbonaie o steccati, si appoggiavano alle irregolarità del suolo o seguivano i tanti canali che attraversavano la piana. Per successivi accrescimenti si giunse infine, all'inizio del XV secolo a racchiudere in una cinta formata di mura più basse delle mura urbane (circa 7 metri di altezza), prevalentemente rivestite in laterizi, una superficie solo di poco inferiore a quella protetta dalle mura ufficiali della città.
Le mura rinascimentali
A partire dal 1491 si rendevano necessari altri ampliamenti della città e ammodernamenti in ossequio alle nuove tecniche fortificatorie.
Le fasi antecedenti alla costruzione Il processo che ha portato alla realizzazione delle mura moderne parte molto prima degli effettivi lavori di costruzioni e si articola in molteplici fasi. La campagna di fortificazione iniziò nel 1504, ma solo a partire dal 1513 fu effettivamente messa in atto nel senso che il Governo stabilì di iniziare gli studi tecnici per la costruzione delle nuove mura. Per prima cosa fu realizzata un'area sgombra da ogni ostacolo definita "tagliata" per un raggio di circa 1700 metri, in modo da fornire un'ampia visuale sul territorio e far spazio alla muraglia. Questo processo si articolò in molti anni, in quanto si dovette provvedere all'esproprio di alcune capanne e stalle di privati, rimborsati in un secondo momento a seguito di stime statali. La realizzazione dell'opera portò anche all'abbattimento dell'antica chiesa di San Donato che venne spostata fuori dell'area di tiro.