San Vincenzo (San Viçenso in ligure) è un quartiere centrale di Genova, amministrativamente compreso nel Municipio I Centro Est. Situato a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Brignole, comprende parte della centralissima via XX Settembre, la principale arteria della zona commerciale di Genova.

Descrizione del quartiere Toponimo Il quartiere prende il nome dalla omonima chiesa, oggi sconsacrata, intitolata a San Vincenzo di Saragozza. Fino alla costruzione delle "Mura Nuove", nel XVII secolo, era un borgo esterno alla cinta difensiva della città chiamato "Borgo di Bisagno", poiché si trovava a poca distanza dall'omonimo torrente.

Territorio Storicamente il sestiere di San Vincenzo fu creato dopo la costruzione delle mura seicentesche e comprendeva tutta l'area a levante compresa tra la cinta muraria cinquecentesca e le Mura Nuove. Era quindi un territorio molto vasto che oltre alla piana sulla sponda destra del Bisagno comprendeva anche l'area collinare che oggi forma il quartiere di Castelletto.

Con la costituzione delle circoscrizioni, l'area di Castelletto fu staccata e il nucleo urbano del quartiere di San Vincenzo accorpato a quello di Portoria, altro storico sestiere cittadino, creando la circoscrizione di "Portoria", suddivisa nelle "unità urbanistiche" di "San Vincenzo"Comprendente oltre alla zona di San Vincenzo propriamente detta anche il cuore dell'antico sestiere di Portoria. e "Carignano", ed oggi compresa nel Municipio I Centro Est.

La zona di San Vincenzo propriamente detta comprende l'area in sponda destra del Bisagno un tempo delimitata dalle due cinte murarie: a ponente quella cinquecentesca, nel tratto tra la porta dell'Acquasola (attuale Piazza Corvetto) e le mura delle Cappuccine, che ancora oggi delimita il quartiere verso Portoria e Carignano, a levante le "Mura Nuove", affacciate sul Bisagno con il grande terrapieno delle "Fronti Basse", in cui si aprivano le porte Pila e Romana, sulle strade dirette a levante. Oggi, con la scomparsa delle "Fronti Basse", demolite verso la fine dell'Ottocento, l'asse di via Fiume e via Brigata Liguria delimita l'area di San Vincenzo da quella della Foce.

A nord il confine con il quartiere di Castelletto è costituito da un breve tratto di via Assarotti e dall'asse di via Peschiera e via F. Romani, fino alle mura dello Zerbino, che delimitano il quartiere ad est da quello di San Fruttuoso.

Demografia L'"unità urbanistica" di San Vincenzo, che come detto comprende anche l'antico sestiere di Portoria, ha una popolazione di abitanti (al 31 dicembre 2022).

I dati storici disponibili riguardano la ex circoscrizione di Portoria nel suo complesso, con le due unità urbanistiche di S.Vincenzo e Carignano. La storia demografica della ex circoscrizione risente delle vicissitudini urbanistiche della zona. La popolazione, abitanti al primo censimento del 1861, sale a 40.260 nel 1901, dato che rappresenta il "massimo storico". Da allora, con la trasformazione di questi antichi quartieri popolari in un'area destinata a centri direzionali e attività del terziario, ha inizio un vistoso calo demografico. Gli abitanti, ancora 35.007 nel 1936, si riducono a 20.021 nel 1961,Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, luglio 2008. fino agli attuali 12.331, di cui 5.323, come già accennato, nella sola unità urbanistica di San Vincenzo.

Storia Le origini Il "borgo di Bisagno" era in origine costituito dalle case allineate lungo la strada medioevale che usciva dalla città diretta a levante, prima attraverso la Porta Soprana e poi, con la costruzione delle mura trecentesche, attraverso la Porta degli Archi. Questa via, frequentata da tempi remoti, come testimoniato da diversi ritrovamenti archeologiciIl Secolo XIX, La mia gente, 1983., superava il Bisagno al ponte di S. Agata, nei pressi del "borgo degli Incrociati", che un tempo, prima della costruzione delle Mura Nuove, era la naturale continuazione del "borgo di Bisagno".

Nell'XI secolo l'area del quartiere era una zona agricola di proprietà ecclesiastica, e lì nel 1059 venne edificata una cappella dedicata a S. Vincenzo martire, trasformata un secolo più tardi in oratorio. Al suo posto nel XVII secolo fu costruita la chiesa, soppressa nel 1813 ed oggi sede del Circolo Ufficiali.

Così descrive la zona suoi "Annali" il Giustiniani, vescovo e storico, all'inizio del Cinquecento:

Le Mura Nuove e il sestiere di S. Vincenzo Tra il 1626 e il 1632, con la costruzione delle "Mura Nuove", parte della zona fu inglobata all'interno della cinta difensiva; Il "borgo di Bisagno", ribattezzato con il nome della parrocchiale, insieme a S. Teodoro (altra zona cittadina inglobata nella cerchia delle mura), furono annoverati tra i sestieri cittadini, andando ad aggiungersi ai quattro sestieri storici. La costruzione delle Mura Nuove venne a spezzare la continuità del borgo: mentre la zona intorno alla chiesa di S. Vincenzo fu compresa entro la nuova cerchia muraria insieme a parte della piana del Bisagno e divenne il cuore del nuovo sestiere, Borgo Incrociati ne rimase all'esterno.

L'Ottocento

Pur inglobato entro la cerchia muraria, il quartiere fino al XIX secolo non ebbe a subire cambiamenti significativi. Il principale insediamento abitativo rimase quello lungo la via principale, mentre il resto della piana ebbe una destinazione soprattutto agricola, con poche modeste abitazioni che si estendevano fino al colle di Carignano. L'unico edificio di qualche rilevanza nella zona detta "Abrara"Toponimo derivato da un termine longobardo che indicava un terreno suburbano coltivato a prato ( (attuale via Cesarea e strade limitrofe) era l'antica chiesa di “S. Martino de via“, in seguito S. Maria della Pace, che sarebbe stata poi demolita per fare spazio all'ampliamento urbanistico di fine secolo.

Il piano urbanistico predisposto dall'architetto Carlo Barabino nel 1825, volto ad estendere la città verso levante superando i limiti della città medioevale trovò, pur tra varie difficoltà, una prima parziale applicazione solo tra gli anni trenta e quaranta, sotto la direzione di G.B. Resasco, che dopo la morte del Barabino, nel 1835, gli era succeduto nel ruolo di architetto civico. A metà degli anni quaranta furono realizzate via Colombo, parallela all'antica strada di S. Vincenzo e via Galata, perpendicolare ad essa; all'incrocio delle nuove vie fu costruita piazza Colombo. La piazza, di forma quadrata, fu realizzata rispettando in linea di massima il progetto del Barabino, con quattro identici edifici a portici, costruiti dall'impresario Pietro Gambaro. Con le nuove case l'antico borgo di artigiani e contadini si trasformò gradualmente in un elegante quartiere residenziale.

Nel 1834 furono iniziati lavori per la costruzione, nella zona dell'attuale via Cesarea, del manicomio, la prima struttura cittadina destinata in modo specifico al ricovero dei malati mentali, accanto al quale sorsero alcuni casoni ad alveare destinati ai ceti operai, costruiti dall'impresario Francesco Ponte.

Il manicomio, progettato dallo stesso Barabino, fu completato sotto la direzione di Celestino Foppiani nel 1841. La costruzione era formata da un edificio centrale di forma circolare, su cinque piani, che ospitava gli uffici dell'amministrazione e i servizi comuni. Da questo si diramavano sei raggi di fabbrica destinati alle celle dei ricoverati. Negli spazi tra le varie ali erano ricavati dei giardini, e tutto il complesso era delimitato verso l'esterno da un portico circolare. La struttura, che occupava complessivamenter un'area di circa due ettari, fu inaugurata il 14 agosto 1841.F. Alizeri, "Guida artistica per la città di Genova", 1846. Il grande edificio ebbe tuttavia vita breve: verso la fine del secolo, con l'apertura di via XX Settembre, la zona ebbe una destinazione residenziale; fu così costruito il nuovo ospedale psichiatrico a Quarto, dove nel 1894 furono trasferiti i ricoverati. La costruzione fu demolita nel 1914.

Una vera e propria svolta nello sviluppo urbanistico del quartiere si ebbe verso la fine dell'Ottocento, con la realizzazione di Via XX Settembre. Con l'apertura di questa arteria il centro cittadino fu spostato nettamente verso levante.

La strada, realizzata rettificando ed ampliando le esistenti via Giulia (nel quartiere di Portoria), via della Consolazione e via Porta Pila, fu caratterizzata fin dagli inizi da un'architettura in stile Liberty; tra gli architetti che parteciparono alle varie progettazioni vi fu anche il fiorentino Gino Coppedè.

Il Novecento Tra la fine dell'Ottocento e i primi due decenni del Novecento fu completata l'urbanizzazione della zona di Abrara, che venne totalmente modificata dopo la realizzazione di via XX Settembre, con la demolizione del manicomio, della chiesa della Pace, sconsacrata da tempo, e delle poche modeste abitazioni che sorgevano in un'area ancora in parte coltivata a orti. Al posto di questi edifici e delle residue aree agricole fu così realizzato, nel quadrilatero compreso tra via XX Settembre, via del Prato (oggi via Brigata Liguria) e le Mura di S. Chiara, un nuovo elegante quartiere residenziale e commerciale.

L'impianto urbanistico così delineato all'inizio del secolo non ha subito dagli anni venti significative modifiche. Tra gli edifici realizzati nel corso del XX secolo, il "Museo di Storia Naturale" (1912), il "Teatro della Gioventù" (1930), il "Palazzo degli Uffici Finanziari", costruito negli anni trenta sul sito dell'ottocentesco mattatoio, e il grattacielo Telecom all'angolo tra via S. Vincenzo e via Fiume, costruito negli anni sessanta su disegno di Piero Gambacciani.

Monumenti e luoghi d'interesse Vie e piazze Storicamente il borgo di San Vincenzo era situato sulla via diretta da Genova verso levante che, uscita dalla città attraverso le porte aperte nei successivi ampliamenti della cerchia muraria, oltrepassava il Bisagno al ponte di Sant'Agata. Nel tempo, aveva accresciuto la sua importanza un nuovo accesso da levante in corrispondenza del Borgo Pila, sorto al di là del torrente sulla piana del Bisagno.

Gli assi viari delineati da questi percorsi corrispondono a via S. Vincenzo e via XX Settembre, al termine delle quali, nelle mura del Seicento, si aprivano rispettivamente Porta Romana e Porta Pila. Nell'area compresa tra queste due strade si è sviluppata, intorno al 1840, la prima espansione urbanistica del quartiere (via Colombo, piazza Colombo e via Galata).

Via XX Settembre