Il romanzo storico è un'opera narrativa ambientata in un'epoca passata, della quale si ricostruisce in maniera significativa l'atmosfera, gli usi, i costumi, la mentalità e la vita in generale, così da farli rivivere al lettore. Può contenere personaggi realmente esistiti, oppure una mescolanza di personaggi storici e di invenzione.
Dal momento che presenta una parte di invenzione e una parte di realtà storica, quello del romanzo storico è un genere “ibrido”, se non costituisce addirittura un ossimoro letterario. Lo statuto del genere si basa su una sorta di promessa implicita da parte dello scrittore: quella di limitare la propria libertà inventiva, sottoponendola al vincolo della verità storica. Il lettore sa di non trovarsi davanti a un trattato di storiografia, eppure non mancherà di chiedersi quanta parte di verità ci sia nei fatti narrati; per fruire dell'opera, dovrà scegliere di fidarsi della voce del suo autore.Margherita Ganeri, Il romanzo storico in Italia, Lecce, Manni, 1999, p. 42
Nascita e primi sviluppi
Il romanzo storico è un genere tipicamente romantico, che nacque e conobbe una grande espansione durante l'Ottocento. In quel secolo la narrativa conquistò una posizione preminente sulle altre forme letterarie; la narrativa di ambientazione storica in particolare ricevette un forte impulso da una serie di fattori. La crescente affermazione del pensiero e del metodo scientifico favorì il rinnovamento degli studi storici e un forte interesse per le discipline storiche. Sul piano filosofico si andava affermando l'idea che il concatenarsi degli eventi nel tempo, lungi dall'essere casuale, obbedisca a una logica precisa; anche a causa delle grandi guerre, si iniziò a concepire l'esistenza dell'individuo come qualcosa di fortemente condizionato dalla storia. Inoltre il romanticismo e i sentimenti nazionalisti fecero leva sulla rievocazione della passata grandezza dei popoli e accrebbero il senso storico degli scrittori; i rivoluzionari accadimenti storico-politici del secolo si nutrirono così di una narrativa in grado di fornire figure esemplari del passato alle quali ispirarsi.
Prima dell'Ottocento, naturalmente, nel romanzo e anche nella drammaturgia erano già state utilizzate ambientazioni storiche: basti pensare ad alcuni drammi di Shakespeare, che analizzavano la crisi del sistema feudale e l'autodistruzione cui si stava votando l'aristocrazia; vi sono esempi di romanzi detti “storici” anche nel Seicento italiano, come il Demetrio Moscovita del ferrarese Maiolino Bisaccioni, pubblicato a Venezia nel 1639Storia letteraria d'Italia: Il @Seicento di Carmine Jannaco e Martino Capucci, ed. Vallardi, pag. 653. Nel Settecento si erano avuti i grandi romanzi realistico-sociali (per l'Inghilterra Daniel Defoe, Samuel Richardson, Henry Fielding) che avevano raffigurato i caratteri della contemporaneità, ma sembrava difficile per gli autori rendere efficacemente le ambientazioni passate. Jonathan Swift, Voltaire e Diderot avevano ambientato le vicende dei loro romanzi satirici in tempi e luoghi indeterminati, che tuttavia rispecchiavano i tratti essenziali della Francia e dell'Inghilterra della loro epoca.
Inoltre, nei generi pre-romantici (picaresco e gotico su tutti) la storia era sostanzialmente un elemento statico, non produttivo dell'azione romanzesca e rappresentava più che altro lo scenario di fondo sul quale si muovevano i personaggiGaneri, Il romanzo storico in Italia, cit., p. 28. Nel romanzo ottocentesco, invece, la storia entra in scena da protagonista e lo studio e la documentazione sugli eventi storici diventa pratica complementare, anzi, necessaria al lavoro dell'autore.
Occorre tuttavia osservare che nel romanzo Memorie di un cavaliere del 1720, Daniel Defoe «pone per la prima volta le avventure del suo eroe in un quadro storico [...], che lo scrittore si è certamente servito, per compilare quest'opera, di fonti e documenti storici [..]»Renata Barocas, «Memorie di un cavaliere | Memoirs of a Cavalier». In: Dizionario Bompiani delle Opere e dei Personaggi, di tutti i tempi e di tutte le letterature, Milano: RCS Libri SpA, 2006, Vol. V, pp. 5462-63, ; pertanto Memorie di un cavaliere ha «l'importanza di inaugurare in Inghilterra un genere letterario nuovo, a cui, un secolo più tardi, si ispirò Walter Scott».
Walter Scott
Waverley dello scrittore scozzese Walter Scott, pubblicato nel 1814, è considerato il capostipite del romanzo storico. Fu seguito a breve da Rob Roy (1818) e poi da Ivanhoe (1819). I romanzi di Scott ebbero un rapido successo e un'ampia diffusione in Europa e furono tradotti in diverse lingue, dando luogo a una vera e propria fioritura di storie di tipo anglosassone e di narrativa storica in diversi paesi.
Secondo il filosofo György Lukács, Walter Scott fu il primo romanziere a non considerare la storia come una mera cornice all'interno della quale collocare vicende di stampo moderno. Fino a Scott, infatti, nei romanzi ambientati in epoche passate, i pensieri, la psicologia e i comportamenti dei personaggi riflettevano quelli dell'epoca cui apparteneva il loro autore.György Lukacs, Il romanzo storico, Einaudi, 1972. Scott non modernizza mai le psicologie; descrive invece con precisione le condizioni di vita del periodo storico in cui ambienta i suoi romanzi, in modo che i comportamenti che ne scaturiscono non siano considerati dal lettore come curiosità storica, ma come tappe dell'evoluzione dell'umanità.
I personaggi
La produzione di Scott fu influenzata dai mutamenti che avevano modificato il volto dell'Europa: la rivoluzione francese aveva segnato profondamente il vecchio continente. Probabilmente allora per la prima volta il popolo aveva giocato un ruolo fondamentale nella storia; o comunque, per la prima volta il suo "peso" era stato notato: era apparso evidente come il corso della storia potesse essere influenzato non solo dalle grandi personalità, ma anche dalle persone comuni.
I già citati Waverley e Rob Roy narrano vicende legate alla storia della Scozia e hanno come protagonista un “eroe medio”: un personaggio che si colloca in un punto di intersezione tra diversi gruppi sociali, così da consentire all'autore, attraverso il conflitto tra i gruppi stessi, di esplorare i cambiamenti della società nel tempo.Lukacs, cit. Il termine "medio" non va confuso con "mediocre". L'eroe di Scott non proviene dalle alte sfere, che costituiscono una parte limitata della società, ma da un livello sociale nella norma, rappresentativo della maggioranza della popolazione. È il tipo medio di "gentleman" inglese: dotato di saggezza, fermezza e dignità morale, ma non di qualità eccezionali.
Questa scelta comporta peraltro una grande libertà narrativa: nessuna fonte storica o documento attesta ciò che fecero uomini come Waverley o Francis Osbaldistone (protagonista di Rob Roy), perché essi sono personaggi di pura invenzione, a differenza delle grandi figure storiche sulle quali, invece, esiste una vasta documentazione. Sono, dunque, personaggi mai esistiti, ma che avrebbero potuto esserlo; il romanziere è libero di farli agire come crede perché, pur rappresentando tipologie umane reali, essi non sono legati alla verità documentata.
La mescolanza di realtà e invenzione è una caratteristica fondante del romanzesco e di questo genere in particolare; va a creare dei nessi tra il piano accertato e documentato della “macrostoria” (grandi eventi e scenari storici di ampio orizzonte) e il piano non documentato ma verosimile della “microstoria” (fatti e dati della vita quotidiana)Daniela Brogi, I promessi sposi come romanzo storico, in «Moderna», VII, 2006, 1-2, pp. 93-112 (in particolare pp. 94-95). È anche per via di questa intersezione (una sfaccettatura del 'patto' di fiducia che sempre si crea tra autore e lettore) che al centro del romanzo storico, da Scott in poi, verranno spesso poste storie di persone comuni; o per dirla con Alessandro Manzoni, che nove anni dopo Rob Roy darà alle stampe il capolavoro I promessi sposi, le vicende delle «gente meccaniche, e di piccol affare».I promessi sposi, Introduzione, p. 6.
I dialoghi
Un altro tratto distintivo della produzione narrativa di Walter Scott è il sapiente uso dei dialoghi.
Prima di dedicarsi al romanzo, Scott si era espresso attraverso la poesia. Era diventato famoso con una raccolta, tratta da antiche fonti, di canti di menestrelli della frontiera scozzese: Minstrelsy of the Scottish Border (1802–03). Nel 1805 aveva ottenuto il successo con il poemetto narrativo The Lay of the Last Minstrel, al quale erano seguiti nel 1808 Marmion e nel 1810 The Lady of the Lake (opere ispirate ad antiche ballate, quindi a loro volta ambientate in epoche storiche; narravano del conflitto fra due differenti stili di vita, quello vecchio delle Highlands che si scontra con le leggi e l'ordine del nuovo governo nelle Lowlands). Furono probabilmente le necessità economiche a indurre lo scrittore a terminare Waverley, che aveva iniziato tempo addietro e mai finito; e fu senz'altro il timore di incorrere in aspre critiche a indurlo a pubblicare questo romanzo in forma anonima. Secondo i canoni del tempo, infatti (e, più in generale, della storia della letteratura attraverso i secoli), la poesia, e in particolare il poema epico, era la forma letteraria più alta, mentre la prosa era ritenuta di second'ordine.
D'altra parte la forma del romanzo consentì a Scott di dispiegare il suo spiccato talento nella costruzione dei dialoghi, che sono trascinanti, realistici e di grande forza; nei dialoghi si esplica l'animo dei personaggi, trovano sfogo sentimenti e pensieri, si presentano i conflitti. Talvolta (come ne L'antiquario, terzo romanzo della cosiddetta “trilogia scozzese” dopo Waverley e Guy Mannering), l'autore usa lo Scots, fornendo così anche uno spaccato di quella che era la lingua parlata in Scozia all'epoca dei fatti.
Diffusione in Europa e negli Stati Uniti
Germania
La Germania conobbe una grande fioritura di romanzi storici immediatamente successiva alla diffusione delle opere di Scott, a partire dal 1834, quando Ludwig Rellstab (1799-1860) pubblicò il primo romanzo storico tedesco dal titolo 1812, fin verso la metà degli anni quaranta. Ricordiamo il romanzo storico-umoristico Le brache del signor von Bredow di Willibald Alexis (pseudonimo di Wilhelm Häring, 1798-1871) e soprattutto Witiko di Adalbert Stifter. Nella seconda parte del secolo, si distinguono le opere di Felix Dahn, tra le quali Ein Kampf um Rom.
Russia
Michail Nikolaevič Zagoskin (1789-1852) ottenne un grande successo con il romanzo Jurij Miloslavskij o i russi nel 1612 (1829). Altro seguace del romanzo storico alla maniera di Scott fu Ivan Ivanovič Lažečnikov (1792-1869), con L'ultimo Novik (1831-1833) sul periodo di Pietro il Grande e La casa di ghiaccio (1835), che si svolge all'epoca dell'imperatrice Anna di Russia. L'anno successivo, il 1836, Aleksandr Sergeevič Puškin diede alle stampe La figlia del Capitano, ambientato nel Settecento, al tempo della zarina Caterina II di Russia.
Francia
Non si può non citare in primo luogo Alexandre Dumas (padre), che fu grande ammiratore di Scott per tutta la vita. Nel 1822, a vent'anni, Dumas scrisse un testo teatrale intitolato Ivanhoë, adattando un episodio del romanzo dell'autore scozzese (testo che rimase inedito fino al 1974); molti anni più tardi, nel 1862, fece dare alle stampe una propria traduzione di Ivanhoe. Fortemente influenzato da Scott, Dumas utilizzò ambientazioni storiche dapprima nel teatro (il suo Enrico III e la sua corte (Henri III et sa cour) fu il primo dramma storico romantico) e in seguito nel feuilleton: il ciclo dei Moschettieri è ambientato nel Seicento, quello degli ultimi Valois nel tardo Cinquecento, mentre quello della Repubblica Partenopea, e quello di Maria Antonietta e della Rivoluzione, sono ambientati nel tardo Settecento.