Un mito di fondazione è un mito che narra l'origine di una città, di un popolo, di una dinastia o di un'istituzione, collocandola in un passato esemplare e attribuendola all'azione di divinità, eroi o antenati. Come le altre narrazioni delle origini, il mito di fondazione ha una duplice funzione: eziologica, perché spiega come una realtà del presente sia venuta all'esistenza, e identitaria, perché fonda e legittima l'ordine sociale e politico della comunità che lo tramanda..

Il tema costituisce uno dei principali oggetti dell'antropologia del mito e della storia delle religioni, ed è stato al centro di un'ampia rielaborazione negli studi classici e storici a partire dalla fine del XX secolo, con lo spostamento dell'attenzione dalla ricostruzione dei fatti d'origine alla funzione politica e simbolica dei racconti stessi..

Caratteristiche Ciò che distingue il mito di fondazione da altre forme di memoria del passato è il suo riguardare gli inizi. Per definizione la fondazione precede tutto il resto della storia di un luogo o di un popolo, e questa priorità gli conferisce una particolare forza: l'origine stabilisce ciò che il gruppo è nella sua essenza. A questo si aggiungono un forte investimento emotivo, perché tali racconti contano nella misura in cui la comunità sente che contano, e una struttura esplicativa, poiché spiegano come si sia giunti agli assetti sociali e politici del presente. La combinazione di priorità, valore emotivo e forza eziologica rende il mito di fondazione uno strumento privilegiato di costruzione dell'identità collettiva. Come ha osservato Dominique Briquel, nell'antichità (ancor più che oggi) l'origine era ciò che conferiva a una città o a un popolo la propria identità e personalità: essa fungeva insieme da autodefinizione, com'è per gli Ateniesi che nelle Vespe di Aristofane si dicono «i soli nati dal suolo» dell'Attica, e da strumento con cui l'osservatore esterno inquadrava una realtà etnica, come quando Erodoto descrive i popoli del Peloponneso distinguendo gli autoctoni dagli immigrati. In entrambi i casi era l'origine, più dei dati geografici, a definire l'identità di un gruppo umano..

Mito e storia Poiché pretende di spiegare gli inizi di città, dinastie o popoli, il mito di fondazione è stato a lungo studiato come una forma di proto-storiografia. La netta distinzione moderna tra mito, inteso come finzione, e storia, intesa come resoconto accurato, non corrisponde però alle concezioni del mondo antico, nel quale la verità di un racconto risiedeva più nei principi e nei valori comunicati che nell'esattezza dei dettagli..

Lo storico delle religioni Jan Assmann ha collocato questa nozione all'interno della sua teoria della memoria culturale, distinguendo tra una memoria comunicativa, legata all'esperienza vissuta e limitata a tre o quattro generazioni (circa ottanta-cento anni), e una memoria culturale, affidata a supporti fissi come riti, feste e testi, che si concentra sulle origini e sul passato lontano. In questa prospettiva il mito è definito come una «storia fondante» (foundational history), cioè un passato ricordato e raccontato per orientare e legittimare il presente, indipendentemente dalla sua esattezza fattuale: la trasformazione in mito non sottrae realtà al passato, ma gli conferisce un'efficacia normativa e formativa duratura..

Funzione politica: il mitomotore

Assmann distingue due funzioni opposte della storia fondante. Nella funzione propriamente fondante il mito fa apparire il presente sensato, necessario e conforme a un ordine voluto dagli dèi. Nella funzione «contrappresente» (contra-present) il mito muove invece dalle carenze avvertite nel presente ed evoca un passato eroico e glorioso, mettendo in luce ciò che è andato perduto. Le due funzioni non appartengono al mito in sé ma dipendono dal contesto, e in condizioni di oppressione la memoria contrappresente può assumere carattere sovversivo. La spinta direzionale che il mito imprime alla coscienza di un gruppo è indicata da Assmann con il termine «mitomotore» (mythomotor), coniato dallo storico Ramon d'Abadal i de Vinyals e ripreso dagli studiosi del nazionalismo John Alexander Armstrong e Anthony D. Smith..

Nel mondo delle città antiche in competizione, i miti di fondazione erano anche una risorsa nelle relazioni tra Stati: nel fitto sistema di poleis rivali, rivendicare un'antica parentela mitica (syngheneia, συγγένεια) o un'amicizia risalente all'età degli eroi era un modo consueto di preparare il terreno ad accordi e alleanze. Sul piano interno, gli stessi racconti davano a cittadinanze di composizione eterogenea un passato condiviso attorno a cui organizzare culti, feste e istituzioni.. Olivier Curty ha rilevato come i Greci tendessero a pensare i rapporti fra le città quasi esclusivamente attraverso la metafora della parentela, servendosi di un vocabolario graduato che andava dal semplice «amico» (philos) e dal «vicino» (astygeiton), privo di implicazioni di sangue, fino al legame più forte della syngheneia: una parentela così concepita veniva poi invocata concretamente nelle dispute territoriali, negli arbitrati e nelle richieste di aiuto militare tra comunità..

Il discorso di fondazione Nello studio dei miti di fondazione si sono contrapposti due orientamenti. L'approccio tradizionale, di tipo positivista, tende a vedere in ogni racconto la memoria sbiadita di eventi reali, come migrazioni o fondazioni effettivamente avvenute, che potrebbe essere recuperata eliminando le deformazioni successive. L'approccio costruttivista, affermatosi dalla fine del XX secolo, legge invece i miti di fondazione come costruzioni sociali e letterarie modellate sui bisogni del presente, che dicono più sull'epoca in cui furono elaborati che su quella che raccontano: il mito non riflette passivamente la realtà sociale, ma contribuisce attivamente a crearla..

Un tratto caratteristico è la pluralità: nell'antichità la maggior parte delle città e dei popoli non possedeva un unico racconto d'origine, ma vedeva coesistere più varianti della stessa storia o anche storie del tutto diverse, talvolta registrate insieme dallo stesso autore. Così Erodoto riporta due versioni contrastanti della fondazione di Cirene, quella dei coloni di Tera e quella dei Cirenei, senza tentare di unificarle. Naoíse Mac Sweeney ha proposto di spostare l'attenzione dal singolo mito al «discorso di fondazione», cioè all'insieme delle diverse versioni in circolazione in un dato momento e delle relazioni reciproche tra di esse: le varianti non erano necessariamente in competizione, ma potevano essere raccontate in contesti diversi e per scopi diversi, ora rafforzandosi, ora correggendosi, ora entrando in aperta tensione tra loro. Gli Ateniesi, per esempio, potevano dirsi al tempo stesso autoctoni e discendenti di Ione, esprimendo così due concezioni complementari dell'identità civica.; .

Un esempio coloniale di questa pluralità è Metaponto, colonia achea della Magna Grecia, attorno alla quale coesistevano tradizioni concorrenti caricate di valore politico: da un lato la saga di Melanippe, di origine beotico-eolica, diffusa da due tragedie di Euripide e legata all'intesa tra Metaponto e Atene, dall'altro le tradizioni italiche e filo-tarantine degli eroi Metabo e Leucippo. La saga di Melanippe, che rimandava a un tempo anteriore alla stessa nascita della Beozia, serviva a rivendicare per Metaponto origini più antiche di quelle di Taranto e a legittimare i suoi legami con la Grecia, nel quadro della rivalità con la città dorica per il controllo della Siritide..

La fondazione delle città La colonizzazione greca La colonizzazione greca arcaica offre il caso meglio documentato di mito di fondazione applicato a un fenomeno storico reale. La fondazione di una colonia (κτίσις, ktísis) seguiva un modello rituale: la madrepatria consultava un oracolo, di norma quello di Delfi, e affidava la spedizione a un fondatore, l'ecista, di norma di famiglia nobile. I racconti relativi a queste fondazioni presentano uno schema narrativo ricorrente, analizzato in particolare da Carol Dougherty in quattro momenti: una crisi nella madrepatria (siccità, penuria di terra, conflitto civile o una colpa di sangue), la consultazione dell'oracolo di Delfi, la fondazione della colonia autorizzata dal responso e infine la sua risoluzione, commemorata per sempre dal culto del fondatore. Dougherty ha collegato la fase della crisi al ruolo di Apollo delfico come istanza di purificazione dell'omicida: nella variante più netta il fondatore è un esule macchiato di sangue, e come la purificazione anche la colonizzazione consiste nell'espellere un elemento pericoloso per restaurare l'ordine. In questa lettura il motivo del fondatore omicida funziona da spostamento simbolico della violenza reale esercitata sulle popolazioni indigene al momento dell'insediamento, e i racconti vanno intesi come rappresentazioni ideologiche più che come cronache dei fatti.; . Irad Malkin ha ridimensionato la portata di questo modello, osservando che il corpus dei «fondatori omicidi» è in realtà ristretto e che a operare come giustificazione preventiva della fondazione era piuttosto la sanzione oracolare di Delfi, non un racconto mitico.. Su un altro piano, le ricerche archeologiche condotte in Magna Grecia e in Sicilia hanno messo in dubbio l'attendibilità storica di molti miti coloniali promossi dalle città della regione: pur preziosi come rappresentazioni della mentalità del V secolo a.C., questi racconti appaiono spesso drastiche semplificazioni di processi nei quali coloni di provenienze diverse si aggregarono in comunità nuove, la cui affinità reciproca veniva messa a fuoco per contrasto con le culture indigene circostanti..

Elemento centrale di questi racconti è la figura del fondatore, che dopo la morte riceveva un culto eroico: a differenza dei morti comuni, l'ecista era venerato come archegetes e la sua tomba diveniva un santuario cittadino. Questo culto salda il mito di fondazione alla religione civica.. Alle fondazioni storiche le città affiancarono in seguito, come ha osservato Oswyn Murray non prima del V secolo a.C., fondatori eroici mitici, come Eracle Ktistes a Crotone accanto al fondatore umano Miscello.. Il motivo della fondazione era presente anche nell'epica greca arcaica: accanto ai poemi omerici, il caso più chiaro è quello dei Korinthiakà di Eumelo di Corinto, nei quali la vicenda della ktisis apriva e ancorava l'intera ricostruzione del passato leggendario della città..

La creazione di parentele mitiche tra città a scopo diplomatico è ben documentata anche in età classica ed ellenistica. Un esempio è la tradizione, sostenuta nel IV secolo a.C. da Callistene di Olinto e dall'attidografo ateniese Fanodemo, che presentava la città egizia di Sais come colonia di Atene, radicalizzando in un rapporto di filiazione una vaga affinità già presente in Erodoto e in Platone. La rivendicazione serviva interessi molteplici del presente, dalle relazioni economiche con l'Egitto alla giustificazione dell'impegno militare ateniese contro il dominio persiano..

Roma Secondo il racconto tradizionale riferito da Plutarco nella Vita di Romolo, Romolo tracciò il solco delle future mura (sulcus primigenius) con un aratro dal vomere di bronzo, al quale erano aggiogati un toro e una vacca; la linea così tracciata delimitava il pomerio, nome che Plutarco spiega come post murum, «dietro il muro». Presso il Comizio fu scavata una fossa circolare, chiamata mundus con lo stesso nome dell'universo, nella quale furono deposte le primizie e una zolla di terra che ciascuno dei nuovi abitanti aveva portato dal proprio paese d'origine. La fondazione, fissata al 21 aprile, giorno delle Parilia, era celebrata dai Romani come il natale della città.Plut. Rom. 11; .