La Sacra corona unita è un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia, prevalentemente attiva nel Salento e che ha trovato degli accordi criminali con organizzazioni criminali dell'est europeo e dell'America Latina. Per la sua specificità emerge e si distacca dalle altre mafie italiane.

Ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta del XX secolo. Successivamente all'intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata indebolita e marginalizzata, per poi perseguire a partire agli anni dieci del XXI secolo, una strategia di mimetizzazione e di infiltrazione nel tessuto imprenditoriale, alla ricerca del massimo consenso in tutti gli strati della società, come denunciato più volte da Cataldo Motta, procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Lecce.

Nome Il nome di questa organizzazione trova radici nella classica cultura mafiosa: Sacra: poiché, al momento dell’affiliazione, il nuovo membro viene “battezzato” o “consacrato”; Corona: nelle processioni si usa il rosario; Unita: per ricordare la forza di una catena fatta di tanti anelli.

Storia Premesse

A partire dagli anni Cinquanta, la Puglia, come altre regioni d'Italia, fu scelta come zona dove inviare al soggiorno obbligato pericolosi criminali appartenenti a Cosa nostra, alla 'Ndrangheta e alla Camorra.

Nel 1978 la Guardia di Finanza lanciò una dura offensiva contro il contrabbando di sigarette a Napoli e perciò le organizzazioni contrabbandiere campane spostarono tale traffico (insieme a quello delle armi e dell'eroina) lungo le coste pugliesi di fronte alla Jugoslavia e all'Albania, luoghi di smistamento principali per queste merci illegali. Così anche il traffico di droga divenne un'attività importante: i clan pugliesi inoltravano l'eroina verso il Nord ItaliaIl ruolo centrale assunto dalla Puglia nel traffico internazionale di eroina è oggetto del famoso reportage realizzato nel 1980 dal giornalista Giuseppe Marrazzo per la rubrica televisiva Tg2 Dossier intitolato "Eroina S.p.A.". La puntata intera è disponibile su RaiPlay: Tg2 Dossier: Eroina S.p.A. (1980) e la smerciavano sulle piazze di spaccio della Lombardia, Veneto e Toscana, dove si contavano migliaia di tossicodipendenti.

Nel 1981 il boss camorrista Raffaele Cutolo affidò a Pino Iannelli e a Alessandro Fusco il compito di fondare in Puglia un'organizzazione di diretta emanazione della Nuova Camorra Organizzata, che prese infatti il nome di Nuova Camorra Pugliese (NCP), cui si affiliarono anche i boss tarantini Aldo Vuto e Antonio Modeo.

Questa associazione prese piede soprattutto nel foggiano e nel tarantino a causa della vicinanza territoriale e dei contatti preesistenti tra esponenti della malavita locale e i camorristi campani. Nel Salento invece questi tentativi di infiltrazione trovarono una certa resistenza da parte della malavita del posto, che si conclusero con l'omicidio di Remo Morello, pregiudicato leccese che si opponeva ai napoletani.

Fondazione della SCU Come risposta al tentativo di Cutolo di espandersi in Capitanata, la 'Ndrangheta diede vita alla Sacra Corona Unita (SCU), associazione malavitosa di stampo mafioso formata da esponenti locali.

Pare sia nata la notte di Natale del 1981, ma verosimilmente altre fonti danno come data di fondazione il 1º maggio 1983, allorquando il mesagnese Giuseppe RogoliGiuseppe Rogoli costituì la S.C.U. nel 1981, ma solo nel 1983 l'organizzazione assunse valenza operativa con l'affiliazione di Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi (capo storico della Società foggiana) e Cosimo Cappellari., detto Pino, già affiliato al clan della 'ndrangheta Bellocco di Rosarno, chiesto e ottenuto il permesso al capobastone Umberto Bellocco, fondò la prima 'ndrina pugliese all'interno del carcere di Bari, dove era detenuto.

In risposta alla formazione della SCU, nacque nel carcere di Pianosa la Famiglia Salentina Libera (F.S.L.), fondata dal detenuto leccese Salvatore Rizzo con propri riti e statuti (il cosiddetto «Codice Salentino») che rivendicavano l'indipendenza dei criminali salentini da qualsiasi organizzazione criminale esterna.

Antonio Antonica A causa dello stato di detenzione di Rogoli, Antonio Antonica era stato nominato responsabile unico delle attività illecite che si svolgevano nell'area brindisina. Antonica ebbe il compito anche di nominare alcuni capi zona della provincia di Brindisi. Con le prime scarcerazioni il numero degli affiliati aumentò e ognuno pretendeva la sua parte di guadagno.

Antonica sentiva il peso dell'organizzazione tutto sulle sue spalle ed ebbe una discussione con Rogoli perché rifiutò di trafficare droga.

Antonica, così, preferì abbandonare Rogoli e creare un clan contrapposto. Questo comportò l'inizio di una guerra lunga tre anni di conflitti e sgarri che portò alla sua uccisione nel 1989 presso l'ospedale di Mesagne, dove era ricoverato per un precedente attentato.

La Nuova Sacra corona unita Nel 1986 il gruppo criminale barese capeggiato da Savinuccio Parisi e quello foggiano di Giosuè Rizzi e Pino Iannelli, risentiti con Pino Rogoli a causa delle sue esplicite ammissioni nel processo in cui erano imputati insieme a Bari, si staccarono dalla Sacra corona unita e divennero autonomi. Iniziò la rifondazione della Sacra corona unita partendo dalle modalità di affiliazione, con regole più rigide e severe. Così nel carcere di Trani nacque la Nuova Sacra corona unita (NSCU), il cui statuto sarebbe stato firmato oltre che da Rogoli, da Vincenzo Stranieri di Manduria, da Alberto Lorusso (futuro boss di Grottaglie) e da Mario Papalia, tarantino legato a Cosa nostra.

Nel 1987 la NSCU era composta dalle famiglie più rappresentative del brindisino guidate da Salvatore Buccarella, Alberto Lorusso, Giovanni Donatiello, Giuseppe Gagliardi e Ciro Bruno (pentito morto in carcere nel 2010) e da qualche propaggine nella provincia di Taranto.

Alla lunga proprio il gran numero di cosche contribuirà ad un altro periodo di tensione all'interno dell'organizzazione tra brindisini e leccesi. Lo schieramento brindisino della Sacra corona unita, con Salvatore Buccarella e Giovanni Donatiello, è stato quello che dimostrò nel corso degli anni una maggiore compattezza, finché non è stato colpito da una pesante offensiva giudiziaria.

La Sacra Corona Unita dopo la rifondazione era presente in città delle province di Brindisi e Taranto: Mesagne, Oria, Ostuni, Carovigno, Torre Santa Susanna, Latiano, Francavilla Fontana, Ceglie Messapica, Villa Castelli (città dove la SCU ha avuto membri importanti), Grottaglie, Lizzano, Crispiano, Manduria, Pulsano e San Marzano di San Giuseppe.

La città di Brindisi era stata soprannominata "Marlboro City" negli anni Novanta a causa dell'enorme flusso di sigarette di contrabbando provenienti dal vicino Montenegro, dove numerosi boss della SCU si erano trasferiti perché ricercati e ne avevano approfittato per creare nuovi canali di approvvigionamento delle sigarette (e della droga) grazie ai legami compiacenti instaurati con la politica e l'imprenditoria di quel Paese.

Il contrasto L'esistenza della SCU emerse fin dal 1984 grazie alle indagini del magistrato Alberto Maritati a seguito della scoperta in carcere di lettere e quaderni contenenti codici e strutture dell’organizzazione criminale, fino ad arrivare al maxi-blitz con centinaia di arresti disposto dal giudice istruttore di Lecce Vincenzo Taurino nella notte del 16 giugno 1989: ne seguì il maxiprocesso contro “De Tommasi Giovanni + 133” che si concluse il 23 maggio 1991, quando la Corte d’assise di Lecce condannò numerosi esponenti dell’organizzazione e riconobbe la SCU come associazione di stampo mafioso.

Operazione Salento L'Operazione Salento inizia il 10 maggio 1995 e termina il 3 novembre 1995, prendono parte soldati dell'Esercito Italiano. L'operazione, nata principalmente per fronteggiare l'immigrazione clandestina, ebbe risultati molto positivi anche nella lotta alla SCU. Queste sono state le attività svolte: posti di osservazione; 20 pattugliamenti in profondità; 787 controlli di autoveicoli; identificazioni di persone; fermi di clandestini; 70 fermi di persone sospette.

Le pene inflitte agli affiliati furono numerose e severe tanto da decapitare quasi del tutto l'organizzazione.

Operazione Primavera Con l'Operazione Primavera condotta in Puglia tra il 28 febbraio 2000 ed il 30 giugno 2000 si mette fine al contrabbando di sigarette e generi di monopolio quasi in maniera definitiva, rendendo questa attività del tutto marginale se non inesistente.

Le attività di contrasto alla Sacra Corona Unita continueranno fino ai giorni nostri, collocando l'organizzazione ai margini del panorama mafioso italiano ed internazionale.

Gli anni 2000 Negli ultimi anni sono emersi numerosi nuovi personaggi, dai soprannomi coloriti, che hanno concentrato sul racket, sul contrabbando di sigarette e sulla droga, le principali attività criminali. Alcuni di loro hanno fondato la Sacra corona libera. Ultimamente qualche membro di rilievo della SCU ha deciso di collaborare con le forze di polizia italiane, determinando così l'arresto di alcuni esponenti dell'organizzazione.

Nel 2002 il presidente della Repubblica del Montenegro, Milo Djukanovic, fu indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari per associazione mafiosa finalizzata al traffico internazionale di sigarette di contrabbando, a causa di suoi asseriti legami con alcuni boss della SCU latitanti in Montenegro. Le accuse furono definitivamente archiviate perché Djukanovic godeva dell’immunità diplomatica riservata ai capi di Stato.

Secondo la Direzione investigativa antimafia, oggi la criminalità organizzata pugliese "si presenta disomogenea, anche in ragione della persistente pluralità di consorterie attive, molto diversificate nell'intrinseca caratura criminale e non correlate da architetture organizzative unificanti".

Nel 2008 viene assassinato Peppino Basile, consigliere provinciale dell'Italia dei Valori, impegnato in costanti denunce sulle infiltrazioni mafiose a Ugento (Le).

Secondo il rapporto della Direzione investigativa antimafia, analizzando l'andamento delle segnalazioni sul sistema SDI di fatti -reato ex art. 416 bis codice penale- si nota una notevole diminuzione nella regione delle denunce di tali fattispecie delittuose, che si attestano al numero di 3. L'interpretazione di questo andamento, da leggere sinergicamente con gli andamenti dei dati delle associazioni a delinquere non connotate da profili mafiosi (47), deve tenere in adeguato conto il positivo risultato storico di un'incisiva attività delle forze di polizia nel corso degli anni, il cui risultato giudiziario ha conseguito la detenzione di molti elementi apicali dei maggiori gruppi criminali. Il 23 aprile 2011 è stato arrestato ad Oria colui che aveva preso le redini dell'organizzazione dai capi storici (Giuseppe Rogoli e Salvatore Buccarella), il latitante Francesco Campana. Con l'arresto di Campana, che segue a poca distanza l'operazione Last Minute del 28 dicembre 2010 con la quale furono arrestati 18 tra capi e promotori della Sacra corona unita sulla base delle accuse del collaboratore di giustizia Ercole Penna, si ritiene di aver inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata locale.

Nel gennaio 2024 vengono arrestate 37 persone appartenenti alla Sacra Corona Unita e sequestrati oltre un milione di euro all'organizzazione nella provincia di Lecce. Gli investigatori ritengono sia una frangia della Sacra Corona Unita retta dal presunto boss Fernando Nocera.

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