Lateismo (, composto da α- privativo, senza, e θεός, dio, letteralmente senza dio) è la posizione di chi non crede nell'esistenza di DioEnciclopedia Garzanti di filosofia, Garzanti editore,Milano 1981 p.58 ateismo s. m. [dal fr. athéisme, der. di athée «ateo»]. – Genericam., il non credere nell’esistenza di Dio o di ogni altra divinità, per agnosticismo, scetticismo o indifferenza religiosa; il termine, spec. in passato, fu riferito all’atteggiamento di pensiero e di vita di chi non aderiva alle credenze religiose o alla filosofia ufficiale della propria comunità, e fu spesso confuso con il materialismo, il panteismo, l’epicureismo. a: a lack of belief or a strong disbelief in the existence of a god or any gods b: a philosophical or religious position characterized by disbelief in the existence of a god or any gods in : "The terms ATHEISM and AGNOSTICISM lend themselves to two different definitions. The first takes the privative a both before the Greek theos (divinity) and gnosis (to know) to mean that atheism is simply the absence of belief in the gods and agnosticism is simply lack of knowledge of some specified subject matter. The second definition takes atheism to mean the explicit denial of the existence of gods and agnosticism as the position of someone who, because the existence of gods is unknowable, suspends judgment regarding them... The first is the more inclusive and recognizes only two alternatives: Either one believes in the gods or one does not. Consequently, there is no third alternative, as those who call themselves agnostics sometimes claim. Insofar as they lack belief, they are really atheists. Moreover, since absence of belief is the cognitive position in which everyone is born, the burden of proof falls on those who advocate religious belief. The proponents of the second definition, by contrast, regard the first definition as too broad because it includes uninformed children along with aggressive and explicit atheists. Consequently, it is unlikely that the public will adopt it."Most dictionaries (see the OneLook query for ) first list one of the more narrow definitions.
– entry by Vergilius Ferm., opposta al teismo e al panteismo in generale, al politeismo e al monoteismo in particolare.
Definizioni e concetto di ateismo Si definisce ateo chi non crede in alcuna divinità negandone la pretesa specifica esistenza come realtà trascendente l'uomo. La definizione del termine tuttavia è molto dibattuta, in particolare per quanto concerne l'inclusione o l'esclusione della posizione degli agnostici nell'ombrello dell'ateismo. Al riguardo esistono differenti posizioni a tutti i livelli del dibattito, da quello filosofico fino a quello comune. Va inoltre sottolineato che il termine non nasce per una auto-identificazione di chi ha preso una posizione ma piuttosto, storicamente, venne inizialmente usato per descrivere la posizione di coloro che, anche quando teisti, non credevano nel dio di colui che li additava come "senza dio". Nell'antichità infatti il termine «ateo» era spesso usato con accezione negativa dai credenti in una religione per indicare persone di un credo diverso; a titolo d'esempio, il padre della Chiesa Clemente Alessandrino (II-III secolo) riferisce nei suoi Stromateis che i greci dell'epoca consideravano «atei» i primi cristiani., in quanto non adoravano le divinità tradizionali. ,
Risale a Platone (428-347 a.C.) la prima analisi dell'ateismo ricordata dalla storia della filosofia; nel X libro delle Leggi (884B - 907D). Platone "si propone di giustificare filosoficamente la legislazione relativa all'ateismo (nomes peri asebeias)"Franco Ferrari, I miti di Platone, Milano, BUR Rizzoli, 2006, § 7. distinguendo tre forme di ateismo: la negazione pura e semplice della divinità coincidente per il filosofo con il materialismo naturalistico; (888E-908D) la negazione non della divinità ma che essa possa curarsi delle vicende umane; (899D-900E) la credenza che si possa propiziare la divinità attraverso doni, sacrifici e offerte. (905C-907D)
Se considerata rispetto al concetto di "divinità", la definizione di "ateismo" che il filosofo britannico Antony Flew coniò circa alla metà degli anni settanta del Novecento distingue tra «ateismo positivo» — ovvero l'asserzione che non esistano dèi oppure la negazione che una qualsivoglia divinità esista — e «ateismo negativo», al quale egli stesso si richiamava, che si basa sull'impossibilità di verificare o falsificare con l'esperienza qualsivoglia asserzione teologica; l'accezione di cui alla prima definizione citata, anche identificata con «ateismo forte», ovvero la positiva affermazione dell'inesistenza di Dio e non di una generica divinità, è tuttavia oggetto di nuove attribuzioni di significato: nel XXI secolo si tende ad attribuire al termine «ateismo positivo» o «forte» il significato — oltre a quello, scontato, di negazione del trascendente — di disapprovazione morale e di avversione alle credenze.
Qualora rapportata altresì al concetto di "credenza in qualsivoglia divinità", emerge una distinzione tra «ateismo pratico» — proprio di chi, per esempio, pur non negando i dogmi o le credenze che affermino l'esistere di qualsivoglia ente trascendente, prescinde nella realtà quotidiana da tale ente e agisce come se esso non esistesse. — e «teorico», appannaggio di chi, indipendentemente dal proprio comportamento, non creda, o apertamente neghi, l'esistenza di un ente trascendente.
Un'ulteriore posizione è quella dell'apateismo, che caratterizza chi considera irrilevante o priva di significato qualsiasi discussione sull'esistenza o meno di una divinità e, in senso più esteso, qualsiasi discussione su religione o sistemi valoriali o morali legati a credenze religiose; la posizione implicita dell'apateismo può essere riassunta nell'asserzione: «Dio esiste? Non lo so e non m'interessa».
Nel suo portale dedicato all'ateismo, la BBC introduce l'argomento con la seguente definizione: «Gli atei sono persone che credono che Dio o gli dèi (o altri esseri soprannaturali) siano costruzioni umane, miti e leggende, o che credono che questi concetti non siano significativi».
Generalmente l'ateismo si contrappone al teismo, e in modo particolare al monoteismo (anche se, nell'«ateismo forte», è esclusa ogni forma di esistenza che trascenda la natura); talora, infatti, l'opposizione al panteismo o al politeismo risulta più sfumata o molto meno sviluppata, come – per esempio – in Richard Dawkins o Daniel Dennett.
L'ateismo non esclude dal punto di vista sociologico l'agnosticismo, che raggruppa tutti coloro che si astengono dall'esprimersi su una materia quale l'esistenza o meno di una divinità, considerandola a priori inconoscibile. Ateismo e agnosticismo non sono posizioni contrapposte. Un ateo può essere considerato agnostico nel momento in cui, pur non credendo nell'esistenza del divino, ammette di non poterne avere la certezza assoluta. Prendendo in prestito una terminologia in uso nel mondo anglosassone, all'ateo agnostico si contrappone l'ateo gnostico, cioè colui che ritiene di poter affermare con certezza la non esistenza del divino. Un esempio celebre di ateo che non si dichiara del tutto certo dell'inesistenza di dio lo si trova in Richard Dawkins, che nel suo L'illusione di Dio espone le ragioni per le quali ritiene l'inesistenza di dio "quasi" certa.
Nella storia delle religioni, in quanto negazione della credenza in Dio, e perciò anche nel soprannaturale (aldilà, angeli, demoni, testi e oggetti sacri, messaggi rivelati, preghiere, sacrifici e superstizioni di qualunque tipo) e negli officiatori di culto (sacerdoti, profeti, medium, streghe, maghi, indovini ecc.), l'ateismo è sempre stato una corrente di pensiero critica della religione stessa nelle sue svariate forme e dei fenomeni ad essa collegati (spiritualità, esoterismo, mistica, teocrazia, idolatria, fondamentalismo, clericalismo e così via).
Percepito dai credenti e dalle classi sacerdotali come un pericolo per la fede, l'ateismo fu e rimane tutt'oggi oggetto di discriminazione, timore, rifiuto, avversione, intolleranza e violenza persecutoria da parte di istituzioni e figure religiose, a seconda delle religioni e dei culti con il quale si è scontrato. Secondo l'accademico e storico delle religioni italiano Raffaele Pettazzoni (1883-1959):
Per tali ragioni nelle diverse società umane condizionate dalla religione e/o dove questa svolge un ruolo importante, le persone noncredenti sono bollate come immorali, senza scrupoli o pericolose; dunque l'ateismo, insieme all'irreligiosità, viene denigrato come un pensiero potenzialmente distruttivo, per la religione stessa in primis, e poi per l'ordine sociale costituito. Nel corso del tempo lo stereotipo dell'ateismo come una reale minaccia divenne così radicato che talvolta alcuni anticlericali e liberi pensatori arrivarono a condividerlo espressamente: lo stesso Voltaire ad esempio, seppur critico di tutte e tre le religioni abramitiche e delle loro istituzioni, giudicava negativamente l'ateismo («Certo non vorrei aver a che fare con un principe ateo perché, nel caso si mettesse in mente d'avere interesse a farmi pestare in un mortaio, son ben certo che lo farebbe senza esitazione…», si legge nel Dizionario filosofico.) in quanto, a suo giudizio, «amorale» e «socialmente pericoloso».
Nella filosofia greca l'ateismo ebbe inizio come un atteggiamento pratico alla vita, specie fra i presocratici, o come effetto collaterale delle filosofie che alcune delle loro scuole sostenevano, quali l'atomismo (Leucippo, Democrito) e il naturalismo (Talete, Anassimandro, Anassimene di Mileto, Eraclito), entrambe forme di materialismo, e il pluralismo (Empedocle di Agrigento, Anassagora di Clazomene, Diogene di Apollonia); invece con i sofisti (Protagora, Prodico, Gorgia e Crizia) il dubbio sull'esistenza degli dèi divenne oggetto d'interesse della speculazione teorica e della teologia (intesa come un "discorso su Dio" vero e proprio, non come sistema di credenze) tra i filosofi greci, legato però sempre a questioni quali il rispetto delle convenzioni sociali, le leggi della polis e l'etica Carlo Tamagnone, Ateismo filosofico nel mondo antico, Firenze, Editrice Clinamen, 2007, pp.15-35.
Erede dell'ateismo implicito nella filosofia presocratica e manifesto nella sofistica fu il razionalismo naturalistico dei successori di quest'ultima: Aristippo (fondatore della scuola cirenaica), Antistene (scuola cinica) ed Epicuro (scuola epicurea); fra i singoli filosofi atei dell'epoca si possono annoverare Ippone di Reggio, Diagora di Milo, Teodoro di Cirene (detto «l'Ateo»), Bione di Boristene ed Evemero di Messene (teorico dell'evemerismo). Nelle Leggi, Platone propose di introdurre pene molto severe per gli atei: l'ateo «pratico» (cioè quello che vive come se non esistesse alcuna divinità) è passibile di condanna al carcere, mentre l'ateo «teorico» (che nega l'esistenza degli dèi sulla base di motivazioni teoriche) dev'essere, nel peggiore dei casi, condannato a morte.
Non necessariamente «ateismo» è sinonimo di «irreligiosità», che può riferirsi – oltre che all'ateismo – all'agnosticismo, all'ignosticismo, al libero pensiero, all'antiteismo, all'umanesimo secolare e così via, tutte forme di noncredenza quale espressione generica dell'irreligiosità.
Inoltre, può darsi il caso di atei dichiarati che credono in concetti come «forza vitale» o simili, i quali, pur non avendo caratteri teistici, conservano comunque elementi «spiritualistici» — posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia, e dagli atei «naturalisti», che rifiutano ogni approccio mistico o soprannaturale, relegandolo nell'ambito della superstizione o della religiosità popolare.