Venezia marittima (in latino: Venetia maritima, in greco: Bενετικὰ, "Venetikà") o Venezia bizantina era un territorio dell'Impero bizantino inquadrato nell'Esarcato d'Italia e corrispondente alla fascia costiera dell'antica Venetia, cioè alle coste degli odierni Veneto e Friuli-Venezia Giulia., distinta dall'entroterra della Venezia euganea passata dalla fine del VI secolo sotto il controllo dei Longobardi.
Il territorio interessato era una vasta area periferica dei domini imperiali in Italia, caratterizzata da insediamenti sparsi, senza centri urbani di rilievo. Le precarie condizioni geografiche favorirono nuovi modelli sociali ed economici che si svilupparono dalle tradizionali attività lagunari d'epoca romana come la pesca, la lavorazione del vetro e l'estrazione del sale. Scampata alle invasioni barbariche, la popolazione locale sviluppò inoltre notevolmente il commercio, grazie alla protezione che garantiva il complesso sistema di canali e isole e grazie ai privilegi fiscali di cui godevano le province bizantine in Italia. La distanza da Bisanzio e alcune controversie politiche dovute allo scisma tricapitolino causarono inizialmente la nascita di due fazioni in lotta fra loro, variamente schierate ora con i Longobardi ora con i Bizantini, finché le forti autonomie concesse dagli imperatori bizantini furono ufficializzate nella nascita, tra la fine del VII secolo e gli inizi dell'VIII, del Ducatus Venetiae.
Territorio e insediamenti
La Venetia Maritima nasceva a seguito dell'occupazione longobarda di buona parte dell'attuale Veneto; la progressiva migrazione delle popolazioni romane provenienti dalla caduta di Aquileia portò a nuovi insediamenti costieri, al sicuro, protetti dalle lagune e dalla flotta imperiale. I romanici che migrarono della Venetia continentale, per edificare nuovi centri nelle isole della costa adriatica, non abbandonarono la propria regione, pensando un giorno di poter tornare a riconquistare le città perdute. Un processo simile avvenne in Istria e, qualche decennio dopo, in Dalmazia a seguito dell'invasione degli Avari. L'area soggetta all'amministrazione della provincia bizantina si estendeva prevalentemente entro le lagune di Venezia e Marano e di Grado, parte dell'attuale costa friulana, Chioggia e, per un brevissimo periodo, parte dell'entroterra veneto tra i fiumi Adige e Brenta.Atlante Storico Mondiale, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1995.
Così descriveva la provincia Giovanni Diacono, scrivendo poco dopo il mille:
Nell'area troviamo citati nelle varie fonti numerosi centri. A partire da nord si hannoAtlante Storico Mondiale, Cartografia, Sezione Italia, I barbari - L'Italia bizantina e longobarda, De Agostini, Novara 1993, p. 335.: Grado, sede patriarcale, che sotto l'autorità dei suoi metropoliti gode di ampia autonomia, vivendo al contempo uno stato di endemico conflitto coi duchi del Friuli e con i concorrenti patriarchi aquileiesi; Marano; Bibione; Iulia Concordia, città romana ai margini delle lagune, rapidamente declinata a seguito dell'occupazione longobarda; Caprola, città che fu per un periodo sede del vescovo concordieseCatholic encyclopedia. S. v. Diocese of Concordia; Opitergio, antica città romana che fu il principale centro amministrativo della provincia sino alla conquista longobarda.; Melidissa, poi detta Eracliana, porto lagunare di Opitergio, accresciutasi in importanza parallelamente al declino della vicina metropoli, sino a divenire nuova capitale e nuova sede del vescovo opitergino.; Equilio, centro urbano anch'esso sviluppatosi dal declino di Oderzo e per questo in stato di perenne conflitto con la vicina Eracliana, alla quale contende il primato e i possedimenti territoriali; Altino, città romana presto declinata a seguito dell'invasione longobarda; Torcello, principale centro commerciale delle lagune, posto in strategica posizione al centro dell'area lagunare formata dalla confluenza dei fiumi Piave, Sile, Dese e Zero, sviluppato dall'esodo della vicina Altino, il cui vescovo proprio qui si trasferisce fondando una nuova diocesi; attorno all'attuale centro urbano si rilevano tracce di una presenza industriale storica ben sviluppata, prevalentemente caratterizzata da cantieri navali (squeri) e magazzini commerciali (fondachi)Savino M., Torcello, tra terra ed acqua, tra passato e futuro, in L'Universo, anno LXXXI, n. 3, pp. 296–310; Treporti, centro portuale posto all'ingresso del sistema lagunare di Torcello; Ammiana, centro urbano gravitante attorno a Torcello, poco a oriente della stessa; Costanziaco, altro centro gravitante nell'orbita torcellana; Maiurbum, anch'essa, come i vicini centri, sviluppata dai profughi altinati, il cui toponimo deriva da «vicus Maioribus» ("quartiere degli Antenati"); la città non ebbe un grande sviluppo, rimanendo un secondario insediamento della laguna, con attività economiche legate principalmente alla pesca e alla coltivazione di orti domesticiSavino M., Burano: una terra di frontiera, in L'Universo, anno LXXXI, n.2, p. 153; Burano, grosso centro posto a sud di Torcello, a breve distanza da questa, fondato su un gruppo di isole fino ad allora disabitate dai profughi della terraferma, prevalentemente da abitanti di Altino, col nome di «Burianum» ("città dei Boreani", ovvero gli abitanti del «vicus Boreanum», "porta di Borea" o "porta settentrionale", quartiere di Altino)Savino M., Burano: una terra di frontiera, in L'Universo, anno LXXXI, n.2, pp. 152–153; Mureana, altro centro sorto a seguito della caduta di Altino, dove si concentrarono la maggior parte delle attività industriali legate alla lavorazione del vetroSavino M., Murano: storia e destini di un insolito distretto industriale in laguna, in «L'Universo», anno LXXXI n. 4, pp. 438–450; Rivoalto, primo nucleo della futura Venezia, sviluppato lungo il canale profondo scavato all'interno della laguna dalle correnti del Brenta; Olivolo, centro sorto sullo stesso gruppo di isole occupato da Rivoalto, sede episcopale; Metamauco, città strategicamente sorta su uno dei lidi più lontani dall'entroterra, sede episcopale e, con la creazione del Ducato di Venezia, nuova capitale della Venetia maritima; Popilia, centro posto alle spalle di Metamauco, all'interno delle lagune; Vigilia, piccolo centro all'interno della laguna; Albiola, porto sorto poco più a meridione di Metamauco; Chioggia Minore, porto della vicina Chioggia Maggiore, all'estremità meridionale delle laguneSavino M., Chioggia: così simile, così diversa, in «L'Universo», anno LXXXI n. 5, pp. 582-598; Chioggia Maggiore, già città romana con il nome di Clodia, era il principale centro della parte meridionale della provincia, nonché il più antico insediamento abitato della laguna e il principale porto prima della nascita di Venezia (anche Clugie, Cluia e Cluzia); Brondolo, porto di Chioggia Maggiore, già antica mansio distaccata presso la via Popilia, una sorta di nodo d'interscambio tra le comunicazioni marittime, lagunari e terrestriSavino M., Chioggia: così simile, così diversa, in «L'Universo», anno LXXXI n. 5, pp. 586.
L'alluvione di Paolo Diacono
All'epoca il sistema lagunare risultava molto diverso e molto più esteso rispetto all'attuale, costituendo in pratica un complesso ininterrotto tra le foci del Po, a sud, e dell'Isonzo a nord. Tale sistema lagunare, del quale oggi sopravvivono le lagune di Comacchio, Venezia, Caorle, Marano, e Grado, fungeva da sicura via di navigazione interna, parallelamente alle antiche vie romane sulla terraferma, e da protezione delle città costiere, realizzate sulle isole-lido. L'ambiente lagunare venne tuttavia pesantemente stravolto attorno alla fine del VI secolo da una grande alluvione, nota come «rotta della Cucca» o «alluvione di Paolo Diacono», che provocò la fuoriuscita dei fiumi dal loro precedente alveo, mutandone il corso. Le conseguenze dell'evento portarono a una progressiva separazione delle diverse lagune, con lo sviluppo di impaludamenti e di zone malariche provocate dalla mutata concentrazione dei ristagni di acque dolci. Il mutamento ambientale influì anche sul conseguente sviluppo dei vari centri urbani, gettando le basi del successivo declino di molti di essi.
Storia La riconquista bizantina
Nel 554 finì la ventennale Guerra gotica, con cui l'imperatore Giustiniano I aveva riconquistato la penisola italiana, la Dalmazia e la Sicilia; con le ulteriori conquiste dell'attuale Tunisia, della Sardegna, della Corsica e delle Baleari, strappate ai Vandali (Guerra vandalica, 533-534), e della Spagna del sud, strappata ai Visigoti nel 554, una parte dei territori un tempo facenti parte dell'Impero romano d'Occidente erano stati riconquistati dall'impero di Giustiniano.. Da allora al 584 ca. tutta l'area tornata sotto il controllo bizantino subì una profonda riforma amministrativa, che seguiva i traumatici eventi bellici e un diffuso impoverimento dell'economia del Mediterraneo occidentale: l'antica Prefettura del pretorio d'Italia, la cui sede era Ravenna, venne affidata all'amministrazione del generale e patrizio bizantino Narsete, che aveva guidato vittoriosamente le armate imperiali nell'ultima fase del conflitto.. La Venetia et Istria costituì una delle province di questa entità amministrativa., e rimase tale fino al 754, quando l'area lagunare fu separata dall'Istria, che invece fu aggregata al thema di Dalmazia.. La nuova regione probabilmente aveva un governatore civile, che era eletto dai vescovi e dai notabili del luogo: questo lo si può supporre grazie alla Pragmatica sanctio pro petitione Vigilii di Giustiniano, scritta nel 554, con cui si promulgava l'estensione della legislazione imperiale orientale ai nuovi territori.. Nelle varie città, poi, le singole assemblee locali, i comitia, eleggevano poi ciascuna un Tribuno per reggere l'amministrazione locale, perpetuando l'uso romano avviato negli ultimi anni dell'Impero romano d'Occidente.
Nel 554 la conquista dell'Italia non era ancora del tutto compiuta: alcune aree del Nord, e soprattutto le Venezie, erano ancora in mano gota e franca; Narsete nel giro di pochi anni riuscì a riportare questi territori in mano imperiale e nel 559, anno in cui è attestata la presenza di un comandante imperiale nelle Venezie, la conquista delle Venezie poteva dirsi per gran parte compiuta; fu però solo nel 561-562, con la resa di Verona e Brescia, che i Franchi abbandonarono l'Italia. Nell'anno 566 scoppiò una rivolta dei foederati eruli di stanza a Trento, che assunse vaste proporzioni e che venne sedata da Narsete l'anno successivo.
Nel 584 ca. la Prefettura d'Italia divenne, con una nuova riforma, Esarcato di Ravenna, il cui capo, l'esarca, era un funzionario nominato direttamente dall'imperatore bizantino con pieni poteri sia civili che militari.La prima menzione all'esarcato d'Italia e alla carica di esarca si ha nell'anno 584 (cfr. ) in una lettera di Papa Pelagio II in cui si cita un patrizio Decio, forse identificabile con l'esarca menzionato nella medesima lettera. La riforma degli esarcati viene ritenuta da Ostrogorsky opera dell'Imperatore Maurizio (582-602): «[Maurizio,] raggruppando i resti dei possedimenti giustinianei, creò gli esarcati di Ravenna e di Cartagine [...]» ()
L'invasione longobarda
Nel 568, approfittando della debolezza dell'Italia settentrionale, ancora dissanguata dalla Guerra gotica e flagellata da una violenta pestilenza, una popolazione di stirpe germanica proveniente dalla Pannonia, i Longobardi, attraversò l'Isonzo, distrusse il presidio militare bizantino di Forum Iulii e occupò la città, investendo poi rapidamente l'intera area più orientale della Venetia., fino a conquistare dapprima Aquileia e Treviso, dove trovò un accordo con la chiesa locale, e poi Verona, Vicenza, Milano e infine Pavia.. Mentre i conquistatori dilagavano anche nell'Italia centrale e nord-occidentale, Pavia divenne nel 572 la capitale del nuovo Regnum LangobardorumPaolo Diacono, Historia Langobardorum, II..