La Banca d'Italia è la banca centrale della Repubblica Italiana, parte integrante dal 1998 del Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Si tratta di un organismo di diritto pubblico e il suo scopo è quello di mantenere la stabilità dei prezzi e la stabilità e l'efficienza del sistema finanziario, in attuazione del principio della tutela del risparmio sancito dall'articolo 47 della Costituzione. La sede centrale è Palazzo Koch a Roma, con sedi secondarie e succursali in tutta Italia.
Storia
La situazione al momento dell'unità italiana L’Italia della prima metà del XIX secolo, connotata da una notevole frammentazione politica, vede affermarsi una pluralità di banche di emissione. Il quadro, prima del 1861, è quello ricostruito nella tabella che segueR. DE MATTIA (a cura di), Gli istituti di emissione in Italia. I tentativi di unificazione (1843- 1892), Laterza, Roma-Bari, 1990, p. 4 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/documenti/documenti-02/CSBI-documenti-02.pdf)..
+ Istituti di emissione operanti in Italia nel periodo precedente l’unificazioneStato preunitarioIstituto di emissioneAnno di creazioneAnno di liquidazione o incorporazioneRegno di Sardegna Banca di GenovaNel 1849 fusa nella Banca Nazionale. 1844 1849Banca di Torino 1847 1849Banca Nazionale 1849 -Banca di SavoiaA seguito della cessione della Savoia alla Francia diviene una banca francese. 1851 1859Ducato di Parma Banca Parmense 1858 1861Lombardo-Veneto Banca Nazionale Austriaca 1816 -Stabilimento Mercantile di Venezia 1853 1867Granducato di Toscana Banca Nazionale Toscana 1857 1893Banca Toscana di Credito 1860 1893Stato Pontificio Banca dello Stato PontificioNel 1870 prende il nome di Banca Romana. 1850 1893Banca delle Quattro LegazioniLa banca ha sede a Bologna. 1855 1861Regno delle Due Sicilie Banco delle Due SicilieNel 1860 prende il nome di Banco di Napoli. Pur sopravvivendo come banca ordinaria, perde la facoltà di emissione nel 1926. 1816 - Banco dei Reali Dominii al di là del FaroNel 1860 prende il nome di Banco di Sicilia. Pur sopravvivendo come banca ordinaria, perde la facoltà di emissione nel 1926. 1850 -
Al suo interno, assai contenuta risulta la circolazione di carta moneta e a comporre il sistema bancario vi sono piccole ditte individuali, pochi istituti pubblici e alcune banche di emissione. Nonostante la creazione di una moneta unica, la lira italiana, già nel 1862 (con la c.d. legge Pepoli) la circolazione di banconote rimane frammentataC. CIPOLLA, Le avventure della lira, il Mulino, Bologna, 2001 ., con la facoltà di emettere biglietti nel nuovo Regno concessa a quasi tutti gli istituti operanti negli stati preunitariT. CANOVAI, Le banche di emissione in Italia. Saggio storico critico, Casa Editrice Italiana, Roma, 1912.:
al Nord, alla Banca Nazionale nel Regno d'Italia (risultato della fusione fra Banca di Genova e Banca di Torino); al Centro, alla Banca Nazionale Toscana, dal 1863 alla Banca Toscana di Credito e, dal 1870 dopo la presa di Roma, alla Banca Romana (già Banca dello Stato Pontificio); al Sud, al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia.
Ogni banca di emissione stampa biglietti in lire convertibili in oro, operando in concorrenza con le altre cinqueV. SANNUCCI, Molteplicità delle banche di emissione: ragioni economiche ed effetti sull’efficacia del controllo monetario (1860-1890), in Ricerche per la storia della Banca d'Italia, vol. I, Laterza, Roma-Bari, 1990, p.181 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/contributi/contributi-01/CSBI-contributi-01.pdf).. Dei sei istituti, due sono pubblici (il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia) e gli altri privati ma vigilati dallo Stato. Nel 1866, con l’abbandono della convertibilità e l’adozione del corso forzoso, la circolazione di banconote si espande fino a superare quella metallicaF. BARBIELLINI AMIDEI, DE BONIS R., ROCCHELLI M., SALVIO A., STACCHINI M. (2016), La moneta in Italia dal 1861: evidenze da un nuovo data-set, Questioni di Economia e Finanza, n. 328, Banca d’Italia, Roma (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2016-0328/QEF_328_16.pdf).. Gli interessi regionali ostacolano la creazione di una banca unica e spingono per il mantenimento di una pluralità di istituti di emissione. Nel 1874, con la prima legge italiana sull’emissione, se ne conferma espressamente l’assetto di oligopolio legalizzato e regolato. I biglietti sono particolarmente rilevanti per l’economia nazionale a causa della scarsa diffusione dei depositi bancari, risultando cruciali per la “monetizzazione” dell’economia e per l’erogazione del credito da parte degli stessi istituti di emissioneC. GIANNINI, L’età delle banche centrali, il Mulino, Bologna, 2004.. Accettando le banconote emesse, il pubblico riconosce passività degli istituti di emissione che possono, così, concedere finanziamenti alla propria clientela. In questi anni cominciano a diffondersi istituti operanti senza avvalersi della facoltà di emissione, che costituiranno i pilastri del sistema creditizio dei decenni successivi. Tra questi, meritano di essere menzionati il Credito Mobiliare e la Banca GeneraleS. CARDARELLI, La questione bancaria in Italia dal 1860 al 1892, in Ricerche per la storia della Banca d'Italia, vol. I, Laterza, Roma-Bari, 1990, p. 105 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/contributi/contributi-01/CSBI-contributi-01.pdf).. In questo contesto, strumento principe dell’operatività degli istituti di emissione è lo sconto delle cambiali che consente il finanziamento della produzione.
All’inizio degli anni ’80 del XIX secolo il corso forzoso è temporaneamente abbandonato per essere restaurato (di fatto) già nel 1887. Si tratta di una breve parentesi di illusoria euforia finanziaria che determina il surriscaldamento dell’economia e prepara la crisi dei primi anni ’90, da ricondurre all’esplodere della bolla speculativa originata dal boom edilizio di Roma capitale, una espansione eccessiva che coinvolge anche gli istituti di emissione. La crisi bancaria dei primi anni Novanta, accoppiata a una crisi di cambio, è anche crisi politica e occupa la scena giudiziaria nel 1892 con la rivelazione dei pesanti immobilizzi di bilancio delle banche di emissione e, soprattutto, dei gravi illeciti della Banca Romana, a lungo coperti dal GovernoG. MANACORDA, Crisi economica e lotta politica in Italia, 1892-1896, Einaudi, Torino, 1968..
In una situazione di estrema difficoltà, di aspri conflitti politici ed economico-finanziari, prevale una soluzione di compromesso. Scartata l’ipotesi (avanzata da Sidney Sonnino) di unificare il sistema dell’emissione, si afferma la linea del presidente del Consiglio Giovanni GiolittiG. NEGRI (a cura di), Giolitti e la nascita della Banca d'Italia nel 1893, Laterza, Roma-Bari, 1989 (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/documenti/documenti-03/CSBI-documenti-03.pdf).: la nuova legge sull’emissione del 1893 prevede, oltre alla liquidazione della Banca Romana, la costituzione della Banca d'Italia (con l’incorporazione delle due banche toscane nella Banca Nazionale) e il mantenimento del ruolo dei due istituti di emissione meridionali (Banco di Napoli e Banco di Sicilia).
La nascita e il consolidamento della Banca d’Italia (1893-1913) La legge 10 agosto 1893, n. 449 autorizza “la fusione della Banca Nazionale nel Regno d’Italia con la Banca Nazionale Toscana e con la Banca Toscana di Credito, allo scopo di costituire un nuovo istituto di emissione dal nome Banca d’Italia”Legge n. 449 del 10 agosto 1893 “Creazione della Banca d’Italia e nuove norme sull’ordinamento degli istituti di emissione”.. Il 5 ottobre 1893 l’assemblea generale degli azionisti dei tre istituti preesistenti, riunitasi a Roma, approva la costituzione della Banca d’Italia, il cui primo statuto è emanato con il Regio Decreto n. 671 del 20 dicembre dello stesso anno. La Banca d’Italia avvia la sua attività il primo gennaio 1894, in un contesto economico e politico fortemente scosso dagli scandali legati alle vicende della Banca Romana, dalla svalutazione del cambio della lira e dalla crisi di governo. Un quadro segnato anche dal dissesto delle due principali banche commerciali (la Società Generale di Credito Mobiliare Italiano e la Banca Generale), dalla forte disoccupazione e dalle acute tensioni sociali in Sicilia (Fasci siciliani). La legge bancaria del 1893 stabilisce limiti all’emissione delle banconote e attribuisce la vigilanza sugli istituti di emissione al Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio. La nuova legislazione introduce norme per la tutela dell’interesse pubblico e getta le basi del processo di transizione verso una banca di emissione unica. La Banca d’Italia ha facoltà di emettere biglietti, insieme con il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia, ed è guidata al suo vertice da un Direttore Generale la cui nomina deve avere l’approvazione del Governo.
La Banca d’Italia si insedia nell’edificio di via Nazionale costruito su progetto di Gaetano Koch per la Banca Nazionale nel Regno. Giacomo Grillo, già direttore della Banca Nazionale, è nominato alla stessa carica nel nuovo Istituto, anche se la sua permanenza al vertice dura poco. Il 24 febbraio 1894 Grillo presenta agli azionisti l’ultima relazione della Banca Nazionale e il giorno successivo si dimette, non condividendo le misure adottate dal Governo per fronteggiare, con il concorso degli istituti di emissione, la crisi di liquidità acuitasi nel gennaio per una diffusa sfiducia tra i depositanti, con una conseguente corsa agli sportelliA. GIGLIOBIANCO (2006), Via Nazionale. Banca d’Italia e classe dirigente. Cento anni di storia, Donzelli, Roma..
Alla direzione generale della Banca d’Italia viene nominato Giuseppe Marchiori, già sottosegretario alle Finanze e ai Lavori pubblici, che guiderà l’Istituto fino alla fine del secolo. Al nuovo Direttore Generale spettano compiti ardui: la dismissione delle partite immobilizzate ereditate dagli istituti cessati e la liquidazione della Banca Romana. Marchiori è chiamato a bilanciare le finalità di interesse pubblico con le esigenze degli azionisti. In particolare, il nuovo Direttore Generale convince il Consiglio superiore sia ad accettare la riduzione del tasso di sconto richiesta dal Governo sia ad addossarsi l’intero onere della liquidazione della Banca Romana, ottenendo però in cambio il monopolio della Tesoreria provinciale dello Stato, che pone la Banca in un rapporto privilegiato con il Governo, al di sopra degli altri due restanti istituti di emissioneA.M. CONTESSA, A. DE MATTIA, P. FERRO, G. MULONE, E. TUCCIMEI (1993), Ricerche per la storia della Banca d’Italia. L’organizzazione della Banca d’Italia 1893-1947. La Banca d’Italia e la tesoreria dello Stato, Collana Storica della Banca d’Italia, Contributi e Saggi, vol. IV, Laterza, Roma-Bari (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-storica/contributi/contributi-04/CSBI-contributi-04.pdf)..