La lingua greca antica ( oppure, in dialetto attico, γλῶττα) è una lingua flessiva ad elevato grado di sinteticità, di origine indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia, nelle isole dell'Egeo e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e dai Greci della madre-patria, parlato sulle coste della Panfilia ed effettivamente contaminato da influssi adstratici di lingue epicoriche non greche.
Per la grammatica e le particolarità linguistiche di tutti questi dialetti si rimanda alle rispettive voci indicate dai collegamenti. La grammatica greca, di cui qui se ne esporranno gli aspetti fondamentali, è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, ed impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della, la koinè di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa, tuttavia, non coincide appieno con il dialetto attico puro.
Storia della lingua
Origini Il greco appartiene alla vasta famiglia delle lingue indeuropee; intorno al V millennio a.C. le popolazioni originarie della regione a Nord del Mar Caspio e del Mar Nero, accomunate da idiomi e istituzioni socio-culturali affini, iniziarono un lungo processo di migrazioni e insediamenti nel continente eurasiatico. Il contatto tra le parlate indigene e i nuovi ceppi linguistici, già differenziati tra loro da profonde analogie di lessico, diede origine a nuove lingue.
Un'origine linguistica comune, ossia una "lingua madre" o protolingua, rispetto a una serie di famiglie linguistiche diffuse già in età preistorica dall'Europa fino all'India settentrionale, è dunque alla base di un ampio numero di lingue evolutesi nelle moderne parlate in Europa, in America e in parte dell'Asia. Tra queste figura il greco antico, un gruppo linguistico parlato da stirpi indeuropee penetrate nella penisola ellenica e nelle sue isole intorno al II millennio a.C.; successivi fenomeni migratori di gruppi etnici già presenti in territorio greco tra XI e X secolo a.C., portarono alla formazione dei dialetti greci di età storica. Il greco vernacolare si è poi evoluto nella δημοτική (pronunciato "dhimotikì"), attuale lingua della Grecia moderna e di Cipro, mentre la lingua scritta rimaneva legata ai modelli del passato; la lingua popolare fu infatti ritenuta per secoli dagli eruditi troppo bassa e corrotta. Dopo l'indipendenza dall'impero ottomano, ottenuta nel 1821-22, si accese un dibattito sul tipo di lingua che il nuovo stato greco avrebbe dovuto adottare ufficialmente. Da una parte si schierarono gli intellettuali conservatori, che cercarono di resuscitare il greco antico nel tentativo anche di sostituirlo alla δημοτική come lingua parlata: nacque così la καθαρεύουσα, una "lingua pura" artificiosamente ricostruita sulla base dell'antica lingua dotta dell'antichità classica. Sull'altro versante, invece, si opposero i sostenitori della lingua popolare, che proponevano di adottare la δημοτική anche come lingua scritta. Il risultato fu una mezza vittoria per entrambe le parti, poiché, da un lato, la lingua popolare non venne scalzata dalla καθαρεύουσα rimanendo la lingua vernacolare della popolazione e acquisendo inoltre il favore di alcuni scrittori, mentre, dall'altro, la καθαρεύουσα rimase in vigore come lingua formale e scritta; tale situazione perdurò fino al 1976, anno della destituzione della giunta militare dei colonnelli, quando la δημοτική diventò definitivamente la lingua ufficiale della nuova democrazia ellenica. Ultima data importante nella storia della lingua greca è il 1982, quando il sistema politonico di accentazione venne abbandonato in favore di quello monotonico.
Indoeuropeo
Con questo termine si indica un'entità linguistica astratta, risultato della comparazione di lingue storiche testimoniate in documenti scritti, di cui si ricordano i sacri testi vedici dell'India. Nel confrontare il greco πατήρ, il latino pater, il sanscrito pitàr e il germanico *fader, da cui il moderno vater, è possibile risalire alla forma comune *fater (a anteriore aperta), denominata indeuropea, preceduta dall'asterisco in quanto forma ricostruita e non attesta nei documenti scritti. Se i moderni linguisti dell'Ottocento da una parte si sono avvalsi delle grammatiche comparative, soprattutto per quanto riguarda la legge di Grimm e la legge di Verner, dall'altra si è visto che con alcune lingue quali il greco antico questo metodo non funziona sempre.
La linguistica moderna suddivide le antiche lingue indoeuropee in kentum e satem a seconda dei diversi modi di esprimere la parola "cento - 100". Il *km̥tom (m̥ è l'm sonante indeuropea, che si incontra insieme ad n̥ sonante, che a contatto con vocali e consonanti può dare esito vocalico o consonantico), ha come esiti un gruppo in cui prevale la velare /k/: greco ἑκατον, latino "centum" (pronuncia k). Dunque il gruppo kentum appartiene alle parole con labiovelari gutturali, ossia gutturali con appendice labiale, con attestazioni nell'Anatolia, e in scritti arcaici, tra cui in origine anche Omero; non si sa perfettamente come pronunciarle, fatto sta che la velare non è da confondere col digamma greco ϝ dall'esito /w/ aspirata.
Il satem usa parole gutturali palatalizzate al posto della labiovelare, come /k/ - /g/ - /gh/, ossia gutturali semplici. In una resa in latino e in greco oggi noti, il latino per indicare la parola quis risultò seguire la lezione del kentum gutturale, il greco per τις usò il kentum nella versione dentale. Nello studio delle trasformazioni greche dei tempi verbali, non ci sono riferimenti cronologici tranne che all'indicativo. L'aumento dei tempi storici, per indicare un'azione passata, senza specificare la valenza aoristica, durativa, resultativa, è l'unico punto di collegamento con l'origine indeuropea, poiché l'aumento è attestato nel gruppo orientale, ad esempio ἔφερε, imperfetto di φέρω proviene da *eber, mentre l'aumento è assente nel latino, dove si ha l'apofonia del tema.
Nella zona d'Oriente degli indoeuropei, per ricollegarsi alla comparazione della lingua, gli studiosi hanno provato a comparare certi termini, nelle cosiddette "prove della betulla e del mare", termini molto comuni e attestati in varie lingue, per dimostrare sia le differenze, che le affinità tra esse. La pianta di betulla ad esempio era presente in nord Europa nell'ex Unione Sovietica, testimonianza che gli indeuropei si trasferirono in questi luoghi. La prova del "mare" dalla radice *mar, assente in greco, dato che inizialmente i popoli Greci furono assenti dal mare, dimostra come per questo termine in greco ce ne siano molti di più. Il termine ἅλς (il sale, e per sineddoche la distesa salata) è uno di questi, poi il termine πόντος (il mare visto come ponte da un luogo all'altro), e infine il θάλασσα, tutti termini che in un certo luogo hanno un preciso collegamento, dal punto di vista storico della fenomenologia migratoria, con gli indeuropei. Stessa cosa può dirsi con i termini di parentela come *pater (capo clan, poi padre) e *mater.
Civiltà micenea e minoica Prima della conformazione a noi nota della Grecia antica, le attestazioni scritte più vicine all'indoeuropeo si hanno nella Civiltà micenea, da non confondere con quella minoica, attestata nell'Egeo. Insieme ai micenei, nel XIV-XI secolo a.C. si ha anche la testimonianza di testi Ittiti, rinvenuti in Hattusa e nell'Anatolia centrale, decifrati nel 1900, tavolette che avevano contenuto di carattere economico e diplomatico, come anche le tavolette micenee. Dalla decifrazione della lineare B, dato che la lineare A non ancora lo è stata, si può comprendere come i minoici usassero 3 sistemi di scrittura, un alfabeto sillabico. Il 1450-1370 a.C. fu il periodo d'oro di questa civiltà, che si andò espandendo nell'isola di Creta, con la sede del potere a Cnosso, ma anche in Grecia presso la civiltà micenea, che aveva la sede centrale a Micene, incontro politico e culturale avvenuto intorno al 1450 a.C. Le due civiltà erano molto diverse, mentre a Cnosso si avevano palazzi principeschi, a Micene, come dimostra la rocca con la Porta Due Leoni, la cittadella era situata in cima a un promontorio per controllare la vallata.
Nei secoli a seguire, i Micenei superarono la civiltà di Cnosso, che decadde sempre di più, sino alla scomparsa nell'VIII secolo per catastrofi naturali e rivolgimenti sociali. La parlata micenea era del tipo "Egea" e non ancora greca come la si può definire. Dalle tavolette di Pilo e Cnosso del tipo Lineare B, si comprende come a Cnosso non fosse in voga la letteratura, almeno scritta, se si considera anche in Grecia in passato era convocato l'aedo nelle coorti, piuttosto le tavolette hanno un contenuto ad elenco, per l'archivio palaziale, del foraggio, del frumento, delle armi. Tuttavia, la decifrazione da parte di Arthur Evans è stata di grande importanza per comprendere le somiglianze tra questa lingua e il greco antico: era una scrittura sillabica, come il fenicio e l'ebraico antico, con 87 segni, di cui 45 ben distinguibili anche nella Lineare A (Chadwick, sistema sillabico consonantico e vocalico), i nomi terminavano in -σσος e -ττος -νθος, tali termini non sarebbero indeuropei per mancanza di attestazioni, ma, ma si crearono in altre circostanze, in Asia Minore sono state confrontate alcune attestazioni di nomi terminanti in -ndos e -sos.
Dunque si ha una contaminazione di varie lingue diverse, forse anche la lineare A sarebbe composta da forme morfologiche miste, forme che con la lineare B della civiltà cretese, e poi l'alfabeto fenicio, influenzarono molto, per contatti e rapporti commerciali, la proto-civiltà greca. La lineare B non si distingue le vocali lunghe dalle brevi: ad esempio, per le varie aperture e lunghezze del timbro /e/ nel greco classico si usano le tre opposizioni ε /ε ~ e/ - ει /eː/ - η /ɛː/, che i cretesi non si preoccupavano di differenziare. Si usavano sillabogrammi, ispirati alla labiovelare indeuropea, dove non si aveva ancora l'esito dentale o labiale. Nelle tavolette i segni divisori non compaiono tra le parole, ma tra l'una e l'altra sillaba, come l'esempio di ka-ko, il cui corrispettivo greco sarebbe κακός - κακοῦς; inoltre è difficile riconoscere i fenomeni tipici del greco con le nasali, le liquide, non sono riportati affatto i dittonghi: PA-KA-NA = φάσγανα; la P è una labiovelare indistinta, manca il σ KA-SI-REU = βασιλεύς, la R era usata per rendere X, in quanto le labiali non erano scritte TU-KA-TE = θυγάτηρ, non c'è distinzione tra sorda e sonora e aspirata.
Nel 2000 a.C. in Grecia c'è una progressiva discesa dalla Tracia e dalla Macedonia verso la civiltà micenea, come attestano ritrovamenti di ceramica ruvida e grigia. Nel 1200 inoltre si ha l'invasione dorica, che distrugge le cittadelle micenee, occupando la Ionia e MegaraPausania, Periegesi, I, 39; inoltre si dimostra come, con l'amalgamazione dei vari popoli nella Grecia, tra di essi si sentisse la forte differenze linguisticaStrabone, Geografia, VIII, 1.
Lingua greca e la formazione dell'alfabeto