Considerato uno dei pontefici più significativi del XV secolo.., che inoltre lo classifica come il migliore del XV secolo dopo Niccolò V. per via delle sue doti diplomatiche, dell'alta dignità del magistero pontificio e della sua energia espressa nella difesa della cristianità dalla minaccia turca rappresentata da Maometto II, Pio II fu anche uno dei più importanti umanisti della sua epoca per via della sua profonda conoscenza della cultura classica e della sua abilità nel saper cogliere gli aspetti fondamentali dei generi letterari del mondo latino e greco.
Autore dei celebri Commentarii, ricalcati sul modello cesariano, in cui narra in terza persona la propria vita, Pio II fu il fondatore della città di Pienza e un indefesso sostenitore della supremazia papale contro ogni forma di conciliarismo, dando così una forte impronta autocratica all'istituzione pontificia e ricusando così totalmente il suo medesimo passato di fautore di una limitazione dei poteri del sommo pontefice. Per i suoi scritti giovanili filoconciliari, per più di tre secoli il suo nome è stato incluso nellIndice dei libri proibiti.
Biografia Giovinezza e formazione
Enea Silvio Bartolomeo Piccolomini: «Trinomius enim fui, Aeneas Silvius Bartholomeus appellatus». nacque a Corsignano (l'odierna Pienza), primo dei diciotto figliDei diciotto fratelli raggiunsero l'età adulta, oltre a Enea Silvio, le sorelle Caterina e Laudomia, quest'ultima madre del futuro pontefice Pio III. Cfr. . di Silvio Piccolomini, di nobile famiglia decaduta ed esiliata in seguito ai contrasti con la famiglia senese dei Tolomei., e di Vittoria Forteguerri, quest'ultima di famiglia pistoiese.. La famiglia aveva scelto questo nome per via di un loro avo di nome Giulius Piccolominis Amideis, imparentato con la famiglia degli Amidei di Firenze. Per l'asserita discendenza degli Amidei dalla gens Iulia, decisero di chiamare il primogenito Enea Silvio, in onore di Enea, figlio di Venere, che della gens Iulia era il leggendario capostipite , e di Silvio, figlio di costui e di Lavinia. Ebbe un'educazione di prim'ordine, essendo stato seguito in gioventù da Mattia Lupia e Andrea de' Billi.. Nel 1423Lo riferisce anche Il Platina nelle sue Vite dei Pontefici. Cfr. : «Entrato poi nel decimo ottavo anno se n'andò a Siena...» fu mandato dalla famiglia all'Università di Siena per studiare diritto., ma alle lezioni assistette malvolentieri, preferendo dedicare le proprie energie allo studio dei classici latini e greci (in particolar modo Platone, Cicerone, Seneca), alle bravate con gli amici e alla passione per le donne.. Nel 1429 per volontà paterna fu inviato a perfezionare gli studi a Firenze, ove poté frequentare umanisti quali Francesco Filelfo, Leonardo Bruni e Poggio Bracciolini.
Il Concilio di Basilea e la causa conciliarista (1431-1445)
Le missioni diplomatiche
Dopo aver conseguito la laurea, il giovane Piccolomini si stabilì a Siena come docente, ma nel 1431 accettò il posto di segretario di Domenico Capranica, vescovo di Fermo, che si trovava allora in viaggio per il Concilio di Basilea e in polemica contro il nuovo papa Eugenio IV, che intendeva non riconoscergli la nomina a cardinale.. Arrivato a Basilea nel 1432., il giovane Piccolomini mostrò la sua abilità politica e diplomatica servendo Capranica e diversi altri signori e figurando tra i dodici scrittori dei brevi apostolici.. Nel 1435 venne inviato dal cardinale Niccolò AlbergatiIl cardinale Capranica si riconciliò col papa il 30 aprile 1434. Cfr. ., legato di Eugenio al concilio, prima ad Arras per pacificare francesi e borgognoni in guerra fra di loro (il trattato di Arras); .; poi in missione segreta in Scozia presso Giacomo I, missione durante la quale ebbe due figli illegittimi.. Piccolomini visitò l'Inghilterra oltre alla Scozia, in un viaggio costellato di pericoli e vicissitudini di cui lasciò un prezioso resoconto.. Nel frattempo il Concilio di Basilea cominciò a manifestare in modo più violento le tendenze conciliariste elaborate durante il Concilio di Costanza. Papa Eugenio IV, preoccupato, decise di trasferire la sede ufficiale del Concilio a Ferrara (1437), ove poteva tenere più sotto controllo l'operato dei Padri conciliari.. Buona parte dei padri rifiutò la decisione di Eugenio, dando origine al cosiddetto «piccolo scisma d'Occidente». Piccolomini, benché laico, fu nominato funzionario del Concilio nel 1436 e, dopo l'aperta rottura avvenuta nel 1437, passò dalla parte dei conciliaristi svolgendo missioni a Strasburgo, Costanza, Francoforte e Chambéry.. Nell'autunno del 1439 appoggiò l'elezione dell'ex duca di Savoia Amedeo VIII (antipapa col nome di Felice V), del quale divenne segretario particolare., e nel 1440 scrisse il Libellus dialogorum de generalis concilii authoritate, vero e proprio pamphlet a difesa dell'autorità conciliare..
Al servizio di Federico III
Visto lo scarso seguito che Felice V riuscì a ottenere, Piccolomini trovò un pretesto per entrare, nel 1442, alla corte dell'imperatore Federico III e abbandonare così l'antipapa al suo destino. In virtù delle sue eccellenti doti retoriche e della sua vasta cultura, venne nominato poeta laureato nella dieta di Francoforte del 1443 e ottenne il patrocinio del cancelliere dell'imperatore, Kaspar Schlick. Nei tre anni vissuti a corte, Piccolomini, nominato segretario dell'imperatore, scrisse due tra le sue opere più significative: la commedia Chrisis nel 1443 e la celebre novella Historia de duobus amantibus nel 1444, che ebbe un importante influsso sulla produzione letteraria successivaIl filone dell'amor cortese-petrarchesco rinvigorito dalla penna del Piccolomini servì da modello per la stagione cavalleresca del tardo Quattrocento (l'Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e lOrfeo di Poliziano), e del Cinquecento (l'Orlando furioso dell'Ariosto, e alcuni episodi della Gerusalemme liberata del Tasso)..
La riconciliazione con Roma (1445-1458) La conversione e la risoluzione del "piccolo scisma" Nel 1445, all'apice della gloria politica e letteraria, Piccolomini contrasse una grave malattia che lo spinse, una volta guarito, a cambiare radicalmente vita.. Il suo carattere era stato fino ad allora quello di un facile uomo di mondo, senza pretesa di dirittura morale o di coerenza politica. Incominciò a essere più regolare nel primo aspetto e nel secondo adottò una linea definita, facendo pace con Roma e venendo nominato canonico della cattedrale di Trento.. Secondo lo studioso e filosofo Eugenio Garin, la scelta per cui Piccolomini decise di ritornare all'obbedienza romana e ricusare l'esperienza conciliarista sarebbe da attribuire, oltre allo scarso seguito di Felice V, anche all'avanzata turca che, con la battaglia di Varna del 1444, aveva annientato gli eserciti cristiani nei Balcani: solo l'unità con il romano pontefice avrebbe potuto far sì che i popoli cristiani si riunissero sotto un'unica bandiera per bloccare la minaccia islamica..
Essendo stato inviato in missione a Roma nel 1445 da parte di Federico III, con lo scopo apparente di indurre Eugenio a convocare un nuovo concilio, venne assolto dalle censure ecclesiastiche e fece ritorno in Germania con il compito di assistere il papa.. Assolse efficacemente a tale compito, ravvicinando con accorta diplomazia la corte papale di Roma e gli elettori imperiali tedeschi; ebbe anche una parte importante nel compromesso col quale, nel 1447, il morente Eugenio accettò la riconciliazione offerta dai principi tedeschi, lasciando senza supporto il concilio e l'antipapa. Enea per quel tempo aveva già preso i voti: consacrato suddiacono nel 1446 a 41 anni, fu ordinato presbitero il 4 marzo 1447 a Vienna.
Al servizio dei papi Niccolò V e Callisto III
Il nuovo papa Niccolò V era un umanista e un amico personale del Piccolomini.. Entrato nelle grazie del nuovo pontefice, Piccolomini percorse una rapida carriera ecclesiastica: fu vescovo di Trieste dal 19 aprile 1447 fino al 23 settembre 1450, quando fu nominato vescovo di Siena, carica che ricoprì fino all'elezione pontificia, e non senza tribolazioni: l'appartenenza del Piccolomini a un'antica famiglia magnatizia caduta in disgrazia e l'ambiguità dello stesso Piccolomini nelle trattative con le autorità cittadine lo resero presto inviso ai senesi e tale iniziale diffidenza si trasformò in seguito in aperta ostilità nel 1456, dopo che ebbe ricevuto il cappello cardinalizio, quando gli fu negato l'ingresso in città.
Il presule fu però impegnato anche in missioni diplomatiche per conto della Santa Sede. Niccolò V, sapendo dei buoni rapporti che intercorrevano tra il Piccolomini e Federico d'Asburgo (e della sua ottima conoscenza della lingua tedesca), lo inviò, insieme con il cardinale Nicola Cusano, come ambasciatore alla corte imperiale per negoziare il matrimonio di Federico con la principessa Eleonora d'Aviz; Piccolomini combinò le nozze (celebrate per procura nel 1450), ottenendo anche la stipula di un concordato che ristabiliva i rapporti fra Chiesa e Impero.. Nel 1451 intraprese una missione in Boemia, dove concluse un soddisfacente accordo con il capo degli hussiti, Giorgio di Podebrady.; l'anno dopo ricevette Federico a Siena e lo accompagnò a Roma, dove l'imperatore sposò "ufficialmente" Eleonora e venne incoronato Re dei Romani (9 marzo) e poi Imperatore del Sacro Romano Impero il 19 marzo. Fu l'ultimo imperatore a essere incoronato a Roma..
Il 1453 fu un anno traumatico per l'intero Occidente cristiano: il 29 maggio Costantinopoli, ultimo baluardo del cristianesimo davanti alla minaccia turca ed erede dell'Impero romano, cadde nelle mani di Maometto II. L'avvenimento fu particolarmente sentito negli ambienti umanistici e quindi anche dal vescovo Piccolomini. che, spinto dall'emozione, scrisse il Dialogus, trattato dialogico in cui si riflette sia sull'autorità morale del papato, sia sulla necessità di una crociata volta a frenare l'avanzata ottomana., necessità replicata anche nei Commentarii:
Nell'agosto 1455 Enea Piccolomini tornò a Roma con un'ambasciata per proferire l'obbedienza della Germania al nuovo papa, Callisto III.; consegnò inoltre al pontefice le raccomandazioni dell'imperatore e del re d'Ungheria Ladislao V per la sua nomina a cardinale (la nomina non si fece a causa della determinazione del papa a promuovere prima un suo nipote; così dovette aspettare fino all'anno successivo). Piccolomini ottenne invece il vescovato di Warmia (in Polonia).. Il 17 dicembre 1456 Piccolomini fu finalmente nominato cardinale, portò a compimento la Historia Frederici III imperatoris (1452-1458) e abbozzò alcuni trattati dal sapore internazionale, quali il De Europa e la Cosmographia..
Conclave ed elezione al Soglio
Callisto III morì il 6 agosto 1458; il 10 agosto i cardinali entrarono in conclave: otto erano italiani, cinque spagnoli, due francesi, uno portoghese, due greci..
Il vescovo di Rouen, il potente Guillaume d'Estouteville, sembrava certo di essere eletto. Il Piccolomini lo contrastò efficacemente attraverso la sua arte, energia ed eloquenzaCome scrisse nei suoi Commentari, . Egli frustrò le speranze del rivale ricordando i rischi della nomina di un cardinale francese al soglio pontificio, giacché quegli avrebbe certamente riportato la sede pontificia ad Avignone, assoggettandola agli interessi d'Oltralpe, come denuncia nei Commentarii:
Ancora nei Commentarii, inoltre, Pio II descrisse il Conclave in termini molto duri riguardo alla condotta morale dei cardinali, impegnati nella simonia o in altre pratiche al cui centro stava proprio il d'Estouteville: