Il Gran Premio del Sudafrica 1982 è stata la prima prova della stagione 1982 del Campionato mondiale di Formula 1. Si è corsa sabato 23 gennaio 1982 sul Circuito di Kyalami. La gara è stata vinta dal francese Alain Prost su Renault; per il vincitore si trattò del quarto successo nel mondiale. Ha preceduto sul traguardo l'argentino Carlos Reutemann, su Williams-Ford Cosworth e l'altro francese René Arnoux, anch'egli su Renault.
Per Reutemann fu il quarantacinquesimo, e ultimo, podio in una gara valida per il mondiale di Formula 1. All'epoca tale risultato rappresentava il record tra i piloti.
La vigilia della gara fu infiammata da uno scontro tra i piloti da un lato e Federazione Internazionale Sport Automobilistico (FISA) e Formula One Constructors Association (FOCA) dall'altro.
Fu l'ultimo gran premio, valido come prova del campionato mondiale di Formula 1, a effettuarsi a gennaio.
Vigilia Aspetti tecnici La prima gara stagione vide, come usuale, l'esordio per alcune nuove monoposto. La Brabham utilizzò il modello BT50, già testato nel corso della stagione 1981. Tale modello era spinto da un motore BMW turbo, architettura 4L da 1.500 cm³. La casa tedesca rientrava nel mondiale di Formula 1 dopo le apparizioni sporadiche degli anni cinquanta e sessanta. L'ultimo gran premio disputato era stato il Gran Premio di Germania 1968, quando un motore BMW era montato su una Lola di Formula 2, guidata da Hubert Hahne. Così ben sette case costruttrici di motori diversi furono iscritte alla gara: oltre a BMW, anche Ford Cosworth, Ferrari, Matra, Hart, Renault e Alfa Romeo, come non succedeva dal Gran Premio del Canada 1968.
La March presentò la 821, la Ferrari la 126 C2, l'Arrows la A4. Presentarono nuove versioni di vetture già utilizzate la McLaren, che affidò a John Watson la MP4/1B, la Lotus con la 87B, la Renault, con la RE30B, la Fittipaldi la 8D, mentre la Toleman fornì a Derek Warwick il modello TG181C e a Teo Fabi il modello B, entrambi all'esordio.
Aspetti sportivi Il gran premio tornò a essere valido quale prova del campionato mondiale di Formula 1 dopo un anno di assenza. Nel 1981 infatti la prova, inizialmente prevista come prima gara del Campionato mondiale di Formula 1 1981, venne successivamente considerata non valida e perciò non figura tra i gran premi del campionato. La cancellazione fu dovuta alla guerra in atto per il controllo della Formula 1 tra la Federazione Internazionale Sport Automobilistico (FISA) presieduta da Jean-Marie Balestre e la Formula One Constructors Association (FOCA) guidata da Bernie Ecclestone. Fu una gara con vetture di Formula 1, anche se ufficialmente definita di Formula Libre.
Niki Lauda annunciò il suo ritorno alle corse per la stagione 1982. L'austriaco, campione del mondo nel e nel con la Scuderia Ferrari, non svelò subito con quale team avrebbe ripreso le competizioni, anche se era probabile un suo approdo alla McLaren, anche perché, a metà settembre 1981 Lauda ne aveva testato una presso il circuito inglese di Donington Park. L'ufficializzazione dell'ingaggio arrivò a novembre.
Il campione del mondo 1980, l'australiano Alan Jones, annunciò invece la sua intenzione di ritirarsi dalle corse a fine della stagione 1981. Il 30 ottobre 1981 anche l'altro pilota della Williams, Carlos Reutemann, annunciò la sua volontà di abbandonare la massima serie, considerando chiuso il suo ciclo sportivo. Questo annuncio fece riconsiderare a Jones l'opportunità di restare in F1 con la Williams. Nel frattempo la Williams assunse Keke Rosberg, che nel 1981 aveva corso per la Fittipaldi, A sorpresa, il 17 dicembre, ultimo giorno utile per la determinazione dei piloti da iscrivere al campionato, Frank Williams convinse Reutemann a rientrare in Formula 1. L'argentino, nel frattempo, aveva ricevuto richieste da Arrows e dalla Renault.
Durante il fine settimana del Gran Premio di Las Vegas 1981 venne annunciato il passaggio di Eddie Cheever dalla Tyrrell alla Ligier, per prendere il posto di Patrick Tambay. La Tyrrell, a sua volta, confermò Michele Alboreto e gli affiancò Slim Borgudd, che l'anno precedente aveva esordito in F1 con l'ATS. La Brabham, per far coppia col neo campione del mondo Piquet, assunse Riccardo Patrese, proveniente dalla Arrows. Anche un altro ex campione del mondo, Mario Andretti, abbandonò la F1 (nel 1981 era stato impiegato dall'Alfa Romeo, pur in presenza di un'offerta dell'Ensign. La casa milanese lo sostituì con Andrea De Cesaris, uscito dalla McLaren, che aveva esordito in F1 proprio con l'Alfa.
L'ATS iscrisse due vetture: una per il tedesco Manfred Winkelhock (una sola presenza per lui nel mondiale con la qualificazione nel Gran Premio d'Italia 1980 con un'Arrows) e l'altra per il cileno Eliseo Salazar, che nel 1981 si era diviso tra March ed Ensign. Quest'ultima portò solo una vettura, affidata al colombiano Roberto Guerrero, esordiente nella categoria e giunto settimo nel Campionato europeo di Formula 2 1981. Anche la March tornò a iscrivere due vetture, dopo che nella parte finale della stagione 1981 aveva fatto correre il solo Derek Daly. La coppia dei piloti fu composta dal rientrante pilota tedesco Jochen Mass (per lui 96 gran premi tra il 1973 e il 1980, con la vittoria nel Gran Premio di Spagna 1975) e l'esordiente brasiliano Raul Boesel, giunto terzo nel campionato inglese di F3 1981. Daly passò alla Theodore, in luogo di Marc Surer.
L'elvetico passò all'Arrows, ove trovò Mauro Baldi, pilota italiano, anche lui all'esordio nel circus, e vincitore della F3 europea 1981. Un altro giovane pilota italiano si assicurò un volante in F1: Riccardo Paletti, proveniente dalla F2, sostituì Beppe Gabbiani all'Osella, ove fece coppia con Jean-Pierre Jarier. Il terzo pilota italiano esordiente fu Teo Fabi, ingaggiato dalla Toleman. La Fittipaldi schierò il solo Chico Serra, anche se Johnny Cecotto, venezuelano proveniente dal motomondiale venne contattato nel caso la scuderia brasiliana avesse deciso di schierare una seconda monoposto. La Caloi, sponsor del team, chiese anche a Emerson Fittipaldi di tornare a competere nel mondiale, ma senza successo. Ferrari, Lotus e Renault confermarono i piloti della stagione precedente.
Il 15 gennaio, nel corso di test in preparazione del Gran Premio, Marc Surer uscì di pista e si fratturò una gamba. La Arrows lo sostituì con Brian Henton, ex pilota della Toleman. In questi test il più rapido fu Nelson Piquet, su Brabham-BMW, che fece segnare il tempo di 1'06"74, tempo più basso di ben sei secondi da quanto ottenuto dallo stesso brasiliano nelle qualifiche dell'edizione 1981. Nei test svolti al lunedì, prima della gara, il più rapido fu invece Alain Prost su Renault, che chiuse a 1'05"83, davanti ai ferraristi Didier Pironi e Gilles Villeneuve. Il francese si confermò al martedì con 1'05"44, davanti a Nelson Piquet. La giornata fu caratterizzata da un grosso spavento per Niki Lauda che perse l'uso dei freni al termine del rettilineo dei box. Riuscì però a controllare la vettura senza riportare danni. Anche Riccardo Paletti dell'Osella ebbe un incidente, ma senza conseguenze.
Lo sciopero dei piloti La vigilia della gara venne sconvolta dalla battaglia che si accese tra i piloti da un lato (guidati da Niki Lauda, Gilles Villeneuve e Didier Pironi, rappresentanti della GPDA) e la FISA e la FOCA dall'altro.
I piloti si rifiutavano di sottoscrivere l'articolo 58 del regolamento sportivo, vincolante al rilascio della superlicenza, nel quale i piloti si impegnavano a non fare causa per qualunque ragione agli organizzatori dei gran premi. La modifica del regolamento era stata decisa in una riunione della Commissione per la Formula 1, del 18 dicembre 1981, che aveva fissato definitivamente i regolamenti per la stagione 1982. Un altro punto contestato era una sorta di vincolo che le scuderie ponevano verso i piloti, che non avrebbero più potuto liberarsi dai contratti firmati, per correre con un altro team. Altre due questioni che avevano suscitato la perplessità dei pilota erano l'obbligo di rispettare "tutte" le regole del mondiale, e quello di non ledere l'immagine della F1.
I piloti contestavano soprattutto il punto sulla liberazione dai contratti sottoscritti, a loro dire suggerito da Bernie Ecclestone e Max Mosley, per evitare la risoluzione unilaterale del contratto tra team e piloti, come era successo a fine 1980 quando Alain Prost aveva lasciato la McLaren per andare alla Renault, nonostante fosse ancora legato alla scuderia di Colnbrook. Al mercoledì, prima della gara, erano ancora sette i piloti che non avevano firmato il regolamento: Bruno Giacomelli, Andrea De Cesaris, Didier Pironi, Gilles Villeneuve, Jacques Laffite, René Arnoux e Niki Lauda. Decisero poi anch'essi di firmarlo, al fine di essere considerati concorrenti e quindi di poter presentare la loro protesta.
Pironi, in qualità di rappresentante dei piloti, lesse un comunicato nel quale affermava che “i piloti non si sentono in grado di salire sulle macchine perché non in condizione per farlo” e annunciava uno sciopero per le prove del giorno successivo (in Sudafrica si correva al sabato). Alla sera la situazione sembrò sbloccarsi con l'impegno della Federazione a rivedere il regolamento contestato.
Al giovedì mattina tutti i piloti (tranne il ritardatario Jochen Mass) si presentarono al circuito, salirono su un pulmino del Kyalami Ranch (l'albergo che li ospitava), e si recarono al Sunnyside Park Hotel di Johannesburg, ove fissarono la loro base, in completa solitudine da manager e entourage. Il manager della March, John McDonald, tentò di bloccare con la sua vettura il pulmino prima di venire allontanato da Laffite. Tale partenza impedì la tenuta delle prequalifiche (alle quali avrebbero dovuto partecipare cinque vetture: le due Osella, le due Toleman e una March) e della prima sessione di prove libere, tanto che gli organizzatori proposero lo slittamento della corsa di una settimana e decisero di eliminare d'ufficio dalla gara tutte le cinque vetture che avrebbero dovuto svolgere le prequalifiche. Gli organizzatori, a seguito di un ricorso, tornarono sui loro passi, riammettendo le vetture alle prequalifiche ma si rivolsero anche alla magistratura per sequestrare tutte le monoposto presenti.
Pironi e Mass, in qualità di portavoce dei piloti, restarono al circuito per trattare col presidente della FISA Jean-Marie Balestre. Balestre dichiarò che i piloti avevano commesso un errore grave nel non rispettare il regolamento delle superlicenze, del quale erano già stati informati il 18 dicembre; il presidente della FISA evidenziò come vi era stato tutto il tempo per discuterne; ricordò le sanzioni a cui sarebbero andati incontro e annunciò che la Federazione aveva accettato la proposta degli organizzatori di correre il 30 gennaio, anche con altri piloti. Infine incolpò Niki Lauda di essere il vero artefice della situazione.
La proposta della FISA, di rimandare la questione a dopo il gran premio, venne rigettata dai piloti: ciò fece saltare anche la sessione ufficiale pomeridiana del giovedì. Tutte le vetture vennero riportate nei garage e la Federazione comunicò che tutti i piloti avevano la Superlicenza sospesa. Tra questi risultava però anche Marc Surer che, causa dei postumi dell'incidente di pochi giorni prima, era stato sostituito e non era presente al gran premio. La FISA, successivamente, per venire incontro alle esigenze degli organizzatori, concesse validità al gran premio anche se vi avessero preso parte solo 15 piloti, con qualifiche limitate al solo venerdì.
I piloti, intanto, si stabilirono nella hall dell'albergo, preferendo rimanere uniti, non optando così per le normali stanze, al fine di evitare che qualche pilota potesse abbandonare il fronte della protesta. Alla sera diversi direttori sportivi delle varie scuderie si recarono presso la riunione dei piloti per tentare una mediazione e per convincere i piloti a uscire dal loro ritiro.