Lestasi (dal greco ἔκστασις,Il primo autore ad utilizzare il termine in senso tecnico è Filone di Alessandria, Bruno Belletti, La concezione dell'estasi in Filone di Alessandria, Aevum , gennaio-aprile 1983, Anno 57, Fasc. 1 (gennaio-aprile 1983), pp. 72-89. composto di o + , ex-stasis,Paolo Mantegazza, Le estasi umane (1887), Marzocco, Firenze 1939, p. 5. «essere fuori») è uno stato psichico di sospensione ed elevazione mistica della mente, che viene percepita a volte come estraniata dal corpo: da qui la sua etimologia, a indicare un «uscire fuori di sé».
Nonostante la diversità delle religioni, culture e popoli in cui l'estasi è stata sperimentata, le descrizioni circa il modo in cui essa viene raggiunta risultano straordinariamente simili. Si afferma di provare in questi momenti una sorta di annullamento di sé, e di identificazione con Dio o con l'"Anima del mondo".La Civiltà Cattolica, p. 321, Legislative Reference Bureau, anno 80°, vol. II, Roma 1929.
Descrizione ed effetti Psichicamente è caratterizzata dalla cessazione di ogni attività da parte dell'emisfero cerebrale sinistro (noto anche come emisfero dominante o della "razionalità discorsiva"), consentendo così all'emisfero destro (quello recessivo o passivo, detto anche "emotivo") di attivarsi. È uno stato di estrema concentrazione simile per certi versi all'ipnosi, quando ad esempio la mente rimane attonita nel fissare un punto o un oggetto, dimentica di ogni altro pensiero. Generalmente produce uno stato di notevole beatitudine e benessere interiore.Enciclopedia Treccani alla voce «estasi», di Marco Margnelli e Enrico Comba, 1999.
Manifestazioni dell'estasi nell'antichità Una simile condizione mentale era nota sin dall'antichità ed era considerata manifestazione diretta della divinità.Paola Giovetti, Dizionario del mistero, p. 161, Mediterranee, 1995.
Il corteo dionisiaco Nell'antica Grecia erano famose le menadi (o Baccanti), donne greche che partecipavano a riti non ufficiali. Si trattava di culti misterici e iniziatici che si svolgevano al di fuori delle mura della città ed erano aperti agli emarginati della società, quali appunto le donne, gli schiavi e i meteci. I protagonisti di questi culti (detti anche Misteri, connessi sia ai riti dionisiaci che a quelli orfici sorti intorno al VII secolo a.C.), presi in uno stato di trance o estasi ballavano sfrenatamente e uccidevano a mani nude degli animali.Atlante illustrato della mitologia del mondo, p. 304, Giunti Editore, 2002. Si trattava di elementi legati all'aspetto esoterico della religione greca, che convivevano sotterraneamente con l'exoterismo della religiosità tradizionale.U. Bianchi, A. Motte e AA.VV., Trattato di antropologia del sacro, Jaca Book, Milano 1992.
L'estasi oracolare L'estasi era ciò che rendeva possibili gli Oracoli, essendo vissuta come momento di tramite fra la dimensione terrena e quella ultramondana. A volte lo stato di estasi veniva raggiunto artificialmente mediante l'uso di sostanze psicotrope; la persona coinvolta era portata così a compiere gesti o azioni insoliti.Diana Tedoldi, L'Albero della musica: tamburo, stati altri di coscienza, p. 66, Anima Srl, 2014.
Figure oracolari Emblematiche in tal senso, per le loro estasi collegate al dono della profezia, erano le Sibille, figure dall'aspetto misterioso perché si mostravano raramente, che gravitavano presso un tempio di Apollo, e talora assumevano vere e proprie vesti sacerdotali come nel caso della Pizia. Costei dimorava nel santuario di Delfi, e raggiungeva uno stato di estasi indotto presumibilmente dai vapori inebrianti che uscivano da una spaccatura del suolo, durante il quale proferiva gli oracoli.Walter Burkert, La religione greca di epoca arcaica e classica, p. 245, Jaca Book, 2003.
In Magna Grecia era invece famosa la Sibilla cumana, situata nei Campi Flegrei, oggetto di leggende che associavano i suoi vaticini ai vapori delle solfatare.Sabrina Mugnos, Vulcani, p. 106, Hoepli, 2019. I responsi delle Sibille tuttavia erano spesso oscuri e facilmente interpretabili ora in un senso, ora in un altro.Rocco Messina, Riflessioni e verità, vol. II, p. 2, Edizioni del Faro, 2015.
L'estasi nelle filosofie orientali Nelle religioni asiatiche, come l'induismo, il taoismo, e soprattutto il buddismo, l'estasi è il momento sacro in cui avviene l'illuminazione, ed è il pieno sviluppo delle potenzialità e delle qualità naturali presenti nell'individuo.Aa.vv., Dizionario della Sapienza Orientale: Buddhismo, Induismo, Taoismo, Zen, p. 433, Mediterranee, 1991. Questo stato è anche chiamato onniscienza oppure saggezza suprema e perfetta, dal sanscrito anuttarā-samyak-saṃbodhi, comunemente detta semplicemente Bodhi, e corrisponde all'illuminazione del Buddha; è lo stato in cui la mente diventa illimitata e non più separata dal resto del mondo, il punto in cui il microcosmo della persona si fonde con il macrocosmo dell'universo.Jack Kerouac, Il libro del risveglio, p. 33, a cura di T. Pincio, Mondadori, 2010.
Diventa così possibile una condizione di nirvana, alla quale ci si allena sotto la guida di un maestro tramite la meditazione, cioè la concentrazione su di sé e la consapevolezza della propria energia.Julius Evola, Oriente e Occidente, p. 100, Mediterranee, 2001.
L'estasi in Plotino Secondo Plotino (filosofo ellenistico neoplatonico del III secolo d.C.), l'estasi è il culmine delle possibilità umane, che avviene dopo aver compiuto a ritroso il processo di emanazione da Dio: essa è un'autocoscienza, ed è la meta naturale della ragione umana, la quale, desiderando ricongiungersi col Principio da cui emana, riesce a coglierlo non possedendolo, ma lasciandosene possedere. Il pensiero cioè deve rinunciare ad ogni pretesa di oggettività abbandonando il dinamismo discorsivo della razionalità, ovvero negando se stesso.«La scienza è ragione discorsiva e questa è molteplicità: perciò, una volta caduta nel numero e nella molteplicità, essa perde l'Uno. È necessario dunque trascendere la scienza e non allontanarsi mai dal nostro essere unitario, ma abbandonare la scienza. [...] Perciò si dice che Egli è ineffabile e indescrivibile» (Plotino, Enneadi, VI, 9, 4, traduzione di Giuseppe Faggin). Tramite un severo percorso di ascesi, che si serve del metodo della teologia negativa e della catarsi dalle passioni, la ragione riesce così a uscire dai propri limiti, superando il dualismo soggetto/oggetto e compenetrandosi con l'Uno. Quello di Plotino non è tuttavia un semplice panteismo naturalistico, poiché per lui l'estasi è essenzialmente un percorso in salita verso la trascendenza.Giuseppe Faggin, in La presenza divina, p. 23, D'Anna editrice, Messina-Firenze 1971.
Essendo l'Uno non descrivibile, perché descriverlo significherebbe sdoppiarlo in un soggetto descrivente e un oggetto descritto (e quindi non sarebbe più Uno, ma due), anche l'estasi è di conseguenza uno stato psichico non descrivibile a parole, dato che l'estasi è la condizione stessa dell'Uno che si auto-contempla. Intuirla è possibile solo per via di negazione: tramite il suo contrario, prendendo coscienza di ciò che l'Uno non è, cioè del molteplice. L'Uno stesso, in quanto autocoscienza del pensiero, per intuirsi deve pertanto uscire fuori di sé, diventando molteplice. L'estasi è appunto l'atto con cui l'Uno genera il molteplice: essa è un cogliere tutt'insieme l'uno e i molti, in un circolo che dalla processione ritorna alla contemplazione. Cusano, teologo cristiano del Quattrocento, dirà in maniera simile che l'universo è lesplicatio dell'Essere, ovvero il fuoriuscire di sé da parte di Dio.
A differenza del Cristianesimo però, secondo Plotino l'estasi non è un dono della divinità, ma una possibilità naturale dell'anima. Essa tuttavia si manifesta non per una propria volontà deliberata, ma da sé, in un momento fuori della portata del tempo. Plotino stesso raggiunse l'estasi solo tre o quattro volte nella sua esistenza. Viverla è infatti dato a pochissimi, in rari momenti della loro vita. L'estasi inoltre non serve ad uno scopo pratico; essendo contemplazione fine a se stessa, in questo mondo non c'è nulla di più inutile.G. Faggin, op. cit., pag. 25. È solo nell'estasi però che l'essere umano ha la rivelazione della sua condizione più vera e autentica. Per il resto la via indicata da Plotino verso la saggezza consisteva in una vita retta, oppure nella ricerca di espressioni artistiche come la musica.
L'estasi cristiana
La filosofia plotiniana diede quindi avvio a una lunga tradizione neoplatonica, che concepiva l'universo animato da un eros o tensione amorosa mirante a ricongiungersi a Dio tramite l'estasi. La teologia di Plotino fu ripresa in particolare da quella cristiana, e rivisitata però alla luce dell'aspetto personale della Trinità. L'estasi venne intesa in un senso più ampio: per il cristianesimo essa non è più soltanto una contemplazione fine a se stessa, ma è funzionale all'azione; deve tendere cioè non solo verso Dio, ma anche verso il mondo.Giuseppe Mazza, La liminalità come dinamica di passaggio: la rivelazione come struttura osmotico-performativa dell'"inter-esse" trinitario, p. 556, Gregorian Biblical BookShop, 2005. Tale mutamento di prospettiva venne introdotto affiancando all'amore greco di tipo ascensivo, corrispondente al concetto di eros, un amore discensivo corrispondente al concetto evangelico di àgape.Sulla differenza terminologica tra agape ed eros, cfr. E. Stauffer, Agapao, in G. Kittel-G. Fridrich, Grande lessico del Nuovo Testamento, vol. I, Paideia, Brescia 1965, coll. 57-146. L'esperienza estatica cristiana consiste così in una comunione, una sorta di abbraccio col mondo e l'umanità in esso dispersa con lo scopo di alleviarne le sofferenze e ricongiungerla al Padre. e descrivono il rapimento estatico di Paolo di Tarso al terzo cielo, in Paradiso. L'apostolo ignora se avvenne col corpo o senza il corpo, e afferma di non poter riferire le parole udite direttamente da Cristo. Tale rapimento non avrebbe avuto un fine meramente contemplativo, ma funzionale alla missione che Paolo riceve di predicare tra i pagani.
L'estasi avviene tramite un'illuminazione operata direttamente da Dio. Questi fuoriesce nel mondo non per un atto involontario (com'era nel plotinismo), ma perché ama le sue creature. Identificarsi con la sua estasi divina è, secondo Agostino, la meta naturale della ragione umana, la quale può riuscirci non per una deliberata volontà individuale, ma per una rivelazione da parte di Dio stesso che si rende presente alla nostra mente; l'estasi è dunque essenzialmente un dono, reso possibile per intercessione dello Spirito Santo, grazie a cui l'essere umano trascende i propri limiti e si rende strumento di Dio nel mondo.R. Bonetti, Matrimonio in Cristo è matrimonio nello Spirito, p. 63, Città Nuova, 1998. A differenza di altre religioni la persona coinvolta non perde comunque la propria individualità, pur compenetrandosi in Lui.Julien Ries, Communio, p. 88, Jaca Book, 2008.