La guerra civile cambogiana (សង្គ្រាមផ្ទៃក្នុងកម្ពុជា / Nội chiến Campuchia) fu una guerra civile combattuta in Cambogia tra il 1967 ed il 1975 fra il Partito Comunista di Kampuchea o Khmer rossi ed i loro alleati vietnamiti Vietcong contro le forze governative della Cambogia, sostenute dagli Stati Uniti d'America e dal Vietnam del Sud.
Gli Stati Uniti hanno bombardato massicciamente il Paese fino al 1975. Tra e cambogiani sono stati uccisi durante questa campagna militare.
Dopo cinque anni di intensi e sanguinosi conflitti le forze governative furono costrette ad arrendersi il 17 aprile 1975 e le forze vincenti dei Khmer Rossi istituirono la Kampuchea Democratica. Sebbene il conflitto fosse circoscritto al territorio cambogiano, rimane accomunato alla guerra del Vietnam per via dell'intervento militare statunitense, e per lo sconfinamento di questo conflitto nel territorio del Paese asiatico.
Le origini del conflitto Durante i primi anni sessanta la svolta a sinistra del regime dittatoriale del principe Sihanouk e una certa dose di anti-americanismo professata dal principe regnante avevano salvato la Cambogia dalle turbolenze che avevano colpito il Laos ed il Vietnam del Sud. Grazie a ciò né la Repubblica Popolare Cinese né il Vietnam del Nord avevano mai manifestato perplessità nei confronti dei proclami del principe di essere il capo di un governo favorevole alle forze di sinistra, a maggior ragione del fatto che la corrente politica di sinistra del Paese, il Prachea Chon Party, era integrata nel governo.
Il 3 maggio 1965 Sihanouk si staccò definitivamente dagli Stati Uniti e allacciò più stretti contatti con la Cina comunista e con l'Unione Sovietica. Per gran parte degli anni sessanta soltanto le formazioni armate del movimento Khmer Serei, fondato e diretto dal leader di origine Khmer Krom Son Ngoc Thanh, si contrapposero alle truppe nord-vietnamite e alle formazioni armate Viet Cong e Khmer Kraham, ma a partire dalla fine degli anni sessanta il delicato gioco di equilibrio tra politica interna ed estera del regime iniziò a franare mandando in frantumi la politica apparentemente "neutralista" di Sihanouk e buona parte dei connessi interessi economici della famiglia reale.
Attraverso la Cambogia scorreva il tratto finale del "sentiero di Ho Chi Minh", proveniente dal Laos, attraverso il quale i nord-vietnamiti inviavano costantemente, ma faticosamente, i rifornimenti alle loro truppe operanti nel sud ed alle formazioni Viet Cong; inoltre, nel 1966 una vasta porzione dell'Esercito Popolare Vietnamita si stanziò sempre più massicciamente all'interno dei confini cambogiani facendone la propria base delle operazioni, mentre il porto di Sihanoukville divenne il punto di attracco per le navi battenti bandiera di Hanoi per il supporto, attraverso il cosiddetto "sentiero di Sihanouk", delle truppe vietnamite comuniste nel Sud Vietnam. Queste concessioni erano in netto contrasto con la neutralità della Cambogia così come era stata sancita negli accordi della conferenza di Ginevra del 1954. In realtà i nord-vietnamiti pagavano per l'uso del territorio cambogiano, e Sihanouk e famiglia personalmente (in particolare la suocera M.me Izzi) ricavavano importanti profitti dal pedaggio per ogni carico di rifornimenti avviato dai comunisti lungo il "Sentiero di Ho Chi Minh" o scaricato a Sihanoukville per transitare lungo il "Sentiero di Sihanouk".
I motivi di questo cambiamento di rotta risiedevano anche, sul piano politico, nella forte convinzione da parte del regime di Sihanouk che in un prossimo futuro sarebbe stato il Partito Comunista Cinese a detenere il controllo totale dell'Indocina e non gli Stati Uniti.
Tuttavia nello stesso anno Sihanouk permise al suo ministro della difesa Lon Nol, filo-statunitense, di dichiarare fuorilegge il Prachea Chon, accusandolo di attività sovversive al servizio dei comunisti sud-vietnamiti. Questo non gli impedì tuttavia di perdere il controllo sull'ala di estrema destra del suo governo, che si allontanava da lui a causa dell'insorgere di una grave crisi economica (dovuta soprattutto al forte calo delle esportazioni di riso a favore del Vietnam) e della forte presenza nord-vietnamita nel territorio cambogiano.
L'11 settembre 1966 la Cambogia tenne le sue prime libere elezioni, nelle quali il partito conservatore ottenne il 75% dei seggi, facendo eleggere Lon Nol come primo ministro e Sisowath Sirik Matak, un membro fermamente nazionalista, anti-comunista e filo-occidentale della famiglia reale, cugino ed acerrimo nemico di Sihanouk (allo zio Sisowath Monireth, figlio e legittimo erede del defunto re Sisowath Monivong, ed a lui stesso preferito dai francesi come nuovo re della Cambogia indipendente), come vice-primo ministro. Questa tensione tra le élite politiche cambogiane e lo scoppio della crisi economica favorirono l'insorgere di moti di ribellione nelle zone rurali capeggiate dai movimenti filo-comunisti cambogiani.
La rivolta nel Battambang Una delle prime scelte del governo conservatore di Lon Nol fu di affibbiare la responsabilità dell'innalzamento del costo del riso ai comunisti. Egli diede ordini all'esercito di recarsi nelle zone rurali e di requisire tutto il riso disponibile pagandolo secondo il prezzo al ribasso sancito dal governo. Questo suscitò subito una vasta sollevazione, soprattutto nella ricca regione del Battambang, che venne suscitata e incoraggiata dai comunisti locali. L'11 marzo 1967, mentre Sihanouk era in visita in Francia, scoppiò un'aperta ribellione nel Battambang, dove i contadini assalirono i militari. Lon Nol, con l'approvazione di Sihanouk, impose la legge marziale che causò migliaia di esecuzioni e la distruzione di diversi villaggi di contadini.
Al suo ritorno dall'estero Sihanouk cercò di risolvere la crisi facendo arrestare diversi commercianti ed importatori cinesi accusandoli di speculazione ed operò un rimpasto nel governo facendo entrare nuovi elementi provenienti dalla sinistra. Ma la repressione militare del Battambang aveva ormai prodotto i suoi effetti, rimpinguare le file del Partito Comunista Cambogiano dei Khmer rossi ed identificare il governo di Lon Nol con quello di un criminale sanguinario.
L'organizzazione dei movimenti comunisti cambogiani Mentre la rivolta del 1967 era stata repressa nel sangue, i movimenti comunisti cambogiani cercarono negli anni successivi di suscitare nuove proteste. Nel frattempo la decimazione dei leader politici del Prachea Chon e dei partiti comunisti dei centri urbani avevano spianato la strada alla leadership di Saloth Sar (più noto come Pol Pot), insieme a Ieng Sary e Son Sen, leader maoisti del partito comunista cambogiano.
Essi guidarono i loro seguaci verso gli altipiani del nord-est, nel territorio dei Khmer Loeu, una popolazione ostile sia ai proprietari terrieri locali che al governo centrale cambogiano. Qui il partito comunista si riorganizzò e si rafforzò, nonostante l'indifferenza dei comunisti nord-vietnamiti di Hanoi.
Il 17 gennaio 1968 i Khmer Rossi lanciarono la loro prima offensiva, volta più a raccogliere armi e a diffondere la loro propaganda che alla conquista territoriale, essendo i loro effettivi all'epoca non superiori alle unità. Proprio al termine della rivolta nel Battambang Sihanouk iniziò a rivedere i suoi rapporti con i khmer rossi, considerato il fallimento dei suoi accordi con la Cina, che non solo non avevano limitato le attività dei vietnamiti ma anzi le incoraggiavano, tramite i Khmer Rossi, in azioni sovversive volte a rovesciare il suo stesso governo. Dietro suggerimento di Lon Nol (che era rientrato al governo in qualità di Ministro della difesa nel 1968) e di altri politici di destra, l'11 maggio 1969, Sihanouk riaprì i rapporti diplomatici con gli Stati Uniti e formò un nuovo governo di salvezza nazionale con Lon Nol come suo primo ministro.
L'operazione Menu Nonostante gli Stati Uniti fossero a conoscenza delle basi vietnamite in Cambogia sin dal 1966, il presidente statunitense Lyndon B. Johnson aveva scelto di non attaccarle per timore di possibili ripercussioni internazionali e poiché era convinto di poter convincere il sovrano cambogiano Sihanouk a modificare la sua linea politica ostile agli Stati Uniti. Tuttavia egli permise al MACVSOG di effettuare incursioni in Cambogia e di raccogliere informazioni sulle basi nord-vietnamite nel 1967. L'elezione di Richard Nixon alla presidenza degli Stati Uniti nel 1968 e la sua politica di vietnamizzazione del conflitto combinata con l'estensione dei bombardamenti su tutto il territorio indocinese, cambiarono il corso degli eventi.
Il 18 marzo 1969 Nixon diede ordine all'U.S. Air Force di bombardare segretamente l'area 353 nella regione chiamata dagli americani Fishhook (nell'area di Memot), confinante con la provincia sud vietnamita di Tay Ninh, da parte di 59 B-52 Stratofortress. Questo fu il primo di una serie di massicci e sistematici attacchi aerei segreti che durarono fino al maggio 1970. Durante lOperazione Menu l'aeronautica statunitense compì circa missioni sganciando più di ordigni lungo i confini orientali della Cambogia. Durante tutta l'operazione Sihanouk non espresse alcuna forma di protesta nella speranza che gli statunitensi scacciassero i vietnamiti dal suo territorio, così come fece il governo di Hanoi che si guardò bene dall'ammettere la presenza delle sue truppe in territorio ufficialmente neutrale. I bombardamenti dell'operazione Menu rimasero segreti al Congresso degli Stati Uniti ed all'opinione pubblica statunitense fino al 1973.
Il rovesciamento di Sihanouk Mentre Sihanouk era in visita diplomatica in Francia ed in procinto di proseguire per l'URSS e la Cina, una rivolta anti-vietnamita (sobillata dallo stesso governo cambogiano, essendo visti i vietnamiti come una quinta colonna sia dell'antico imperialismo vietnamita sia del nuovo imperialismo comunista, a maggior ragione dopo la scoperta da parte del vice-primo ministro Sisowath Sirik Matak, il quale, in visita ad Hanoi per ottenere il ritiro delle truppe nordvietnamite, aveva avuto accesso ai documenti autorizzanti l'occupazione nordvietnamita firmati dallo stesso Sihanouk e comprovanti il tradimento del sovrano) scoppiò nella capitale Phnom Penh e durante la sommossa le ambasciate vietnamite vennero prese d'assalto e saccheggiate. Il primo ministro Lon Nol non soltanto non intraprese alcuna iniziativa per sedare la sommossa ma chiuse ai nord-vietnamiti l'accesso a Sihanoukville imponendo un ultimatum secondo il quale tutte le forze vietnamite avrebbero dovuto abbandonare il suolo cambogiano entro le 72 ore.
Dopo essere venuto a conoscenza della rivolta nel suo Paese, Sihanouk chiese a Mosca ed a Pechino di esercitare un maggiore controllo sui loro alleati vietnamiti. Il 18 marzo 1970 Lon Nol chiese all'Assemblea Nazionale Cambogiana di votare sul futuro della leadership del principe Sihanouk sul paese. Sihanouk venne destituito dal potere con una votazione di 92 voti a favore e 0 contro; Cheng Heng divenne formalmente il nuovo capo dello Stato mentre Lon Nol assunse i poteri in carica per l'emergenza. Il principe Sisowath Sirik Matak, il quale, dopo la scoperta dei documenti mostratigli ad Hanoi, aveva organizzato il colpo di Stato con Lon Nol, ottenne invece la carica di primo ministro delegato. Il nuovo governo così formato dichiarò di avere attuato il passaggio di poteri nella più piena legalità, grazie all'avallo degli organi giuridicamente atti a decretarli. Esso ricevette in questo modo il riconoscimento di molti governi esteri. Esiste un lungo dibattito sulle complicità o meno degli Stati Uniti nell'organizzazione del colpo di Stato di Lon Nol, di cui però non si hanno allo stato attuale prove tangibili. Gran parte della classe media khmer, insoddisfatta di Sihnaouk e della sua politica ambigua, accolse favorevolmente il cambio di guardia, così come i miliari che auspicavano così il ritorno degli statunitensi e dei loro aiuti.