La lingua protosarda (o paleosarda o nuragica; raramente sardiana) è la lingua o l'insieme delle lingue parlate dagli antichi Sardi durante il periodo nuragico, prima che la conquista romana della Sardegna diffondesse il latino nell'isola.

L'assenza di attestazioni certe e il problema della ricostruzione

Non essendo mai stato identificato con certezza alcun reperto mostrante iscrizioni riconducibili a una qualche lingua nuragica, la maggior parte degli studiosi tende a sostenere che gli antichi popoli nuragici non facessero uso della scritturaZucca, R. (2012). Storiografia del problema della ‘scrittura nuragica’. Bollettino Di Studi Sardi, 5, 5-78. https://doi.org/10.13125/bss-4805. Il fatto che l'antica lingua (o la famiglia linguistica) protosarda dell'età nuragica sia stata soppiantata da millenni dal latino ha reso ancora più difficile la ricostruzione dell'antico idioma. In mancanza di dati certi, vari studiosi e ricercatori hanno formulato negli anni, sulla base dei relitti di tale lingua, una serie di ipotesi esposte di seguito.

Ipotesi preindoeuropee Partono dal presupposto che i nuragici fossero prevalentemente un'evoluzione di un'originaria popolazione autoctona stanziata sull'isola almeno dal neolitico.

Benvenuto Terracini, nella sua opera Osservazioni sugli strati più antichi della toponomastica sarda, del 1927, illustrò la sua teoria secondo la quale la Sardegna antica fosse suddivisa in due aree linguistiche, una meridionale afro-iberica e una settentrionale reto-ligure. Suffissi di tipo afro-iberico (riscontrabili sia fra le lingue berbere che fra quelle basco-iberiche) sarebbero i suffissi -itan, -'ir, -'il, -àr, -'ar e -'in. Voci quali pala, bruncu, mara legherebbero invece la Sardegna alle terre dell'Italia settentrionale e della Gallia.

Uno dei più importanti studiosi della lingua sarda, il linguista tedesco Max Leopold Wagner (1880-1962), concluse, sulla base di studi incentrati soprattutto sui toponimi e sui fitonomi sardi pre-latini, che il protosardo doveva essere una lingua mediterranea preindoeuropea, affine alle lingue iberiche e berbere e altre di matrice incerta.; lo stesso Wagner individuò al tempo stesso alcuni elementi di correlazione con le lingue paleobalcaniche.

Lo svizzero Johannes Hubschmid (1916-1995), il più noto studioso degli elementi di sostrato, si espresse per sei stratificazioni.; la sua analisi è stata ripresa nel saggio introduttivo di Giulio Paulis.

Massimo Pallottino (1909-1995), rifacendosi a diversi autori quali Bertoldi, Terracini e lo stesso Wagner, mise in evidenza le seguenti similitudini fra il sardo, il basco e l'iberico:

Pallottino fa inoltre notare che il termine mògoro si ritrova con lo stesso significato anche nell'area balcanico-danubiana e costituisce un relitto pre-indoeuropeo di tale areaLa Sardegna nuragica, Massimo Pallotino - a cura di Giovanni Lilliu, Ilisso edizioni, 1950, pag 96.:

sardo: mògoro «altura» albanese: magulë «mucchio» romeno: măgură (dial. măgulă) «collina, poggio»

Emidio De Felice evidenziò alcune caratteristiche simili tra il paleosardo e il ligure antico, lingua di classificazione incerta, pre-indoeuropea o indoeuropea.

A parere dell'archeologo Giovanni Lilliu (1914-2012), gli idiomi di tipo "basco-caucasico", delle genti Bonnanaro, andarono a sostituire i linguaggi precedenti, di tipo pan-mediterraneoGiovanni Lilliu, La civiltà nuragica 1982, p.25.

Il linguista tedesco Heinz Jürgen Wolf, dall'analisi della ricorrenza di determinati suffissi e in virtù di una particolare struttura sillabica, era giunto alla conclusione che la lingua paleosarda doveva essere di tipo non-indouropeo e di origine sconosciuta.

Secondo il linguista catalano Eduardo Blasco Ferrer (1956-2017), i primi Sardi sarebbero giunti in epoca paleolitica e neolitica dall'area iberica e sarebbero stati successivamente raggiunti, nel tardo calcolitico, da deboli influssi indoeuropei pervenuti attraverso l'area ligure., che lasciarono alcune tracce nel protosardo (es: la radice *ausa ~ ōsa e il lessema debel(is).). Blasco Ferrer conclude che: La tesi di Blasco Ferrer è stata contestata dal linguista e glottologo Michele Loporcaro. Per Giulio Paulis "il basco non è di grande aiuto nell’interpretazione del ricchissimo patrimonio toponomastico di origine paleosarda".

Ipotesi indoeuropee Si basano sul presupposto che la civiltà e la lingua nuragica fossero prevalentemente frutto dell'evoluzione della cultura di una popolazione alloctona pervenuta in Sardegna dall'area indoeuropea.

Ipotesi sardo-balcanica

Il linguista Alberto Areddu sviluppando l'idea che il popolo del mare dei Shardana fosse di origine illirica, sulla base di diversi elementi lessicali - concordemente riconosciuti come appartenenti al sostrato - ha sostenuto che si debba parlare per la Sardegna antica e in particolare per le zone più conservative dell'isola, l'Ogliastra e la Barbagia, di un ramo particolare dell'indoeuropeo, che manifesta appunto forti corrispondenze formali e semantiche con le poche testimonianze dell'illirico (o del trace) e soprattutto con la loro odierna continuazione linguistica, l'albanese; le concordanze sono poi estese a diversi toponimi e microtoponimi di area centrale; ad esempio lo studioso fornisce le seguenti comparazioni:

sardo: alase 'agrifoglio, pungitopo, gramigna' (in sardo: laruspinosu 'alloro spinoso') = albanese halë ‘lisca; resta (di cereali); ago di conifere; pino nero’, halëz ‘arista o resta della spiga; scheggia’

sardo amadrina 'cerva' = alb. drenje, drenushe 'cerva'

sardo càstia 'rete per raccogliere paglia' = alb. kashtë ‘paglia’

sardo: curma 'erba aglio; Ruta graveolens' (in sardo erba de sos bermes 'erba dei vermi') = alb. krym 'verme'

sardo drèddula 'edera' = alb. dredhëz 'edera' * sardo:

sardo dròb(b)alu 'intestino dei suini' = alb.droboli ‘budella, visceri del bestiame tutti’ (che risulta prestito slavo, dal macedone drebolija (дреболиjа) ‘minutaglia’, o dal bulgaro regionale drobolina (дроболина) ‘budella tritata, affettata; macchia’, ma cfr. anche i toponimi traci Drobeta, Drubeta) *

sardo duri 'fusto d’albero, coi rami accorciati utilizzato come appenditoio negli ovili'= alb. druri 'legno, bastone, palo'

Ipotesi sardo-etrusca Il linguista Massimo Pittau sostiene che la lingua protosarda o sardiana e quella etrusca fossero strettamente legate, essendo entrambe emanazioni del ramo anatolico dell'indoeuropeo. Secondo l'autore i "nuragici" erano una popolazione lidica che importò sull'isola la propria lingua di tipo indoeuropeo, la quale si andò a sovrapporre ad una lingua preesistente di tipo pre-indoeuropeo parlata dalle popolazioni pre-nuragiche.; le concordanze rilevate dal Pittau investono in realtà un quadro più ampio della stessa area lidica, dato che si estendono, in modo non dirimente, più spesso a tutta l'area egeo-anatolica. Tuttavia, le tesi di Pittau sul sostrato paleosardo, spiegato con il ricorso all'etrusco, non hanno mai trovato favore nella comunità scientifica.Helmut Rix, Etruscan, in The Cambridge Encyclopedia of the World’s Ancient Languages, ed by R.D. Woodard, 943–966. Cambridge: Cambridge University Press.Enrico Benelli, Etrusco. Lingua, scrittura, epigrafia . Aelaw Booklet. Zaragoza: Prensas de la Universidad de Zaragoza, 2020Valentina Belfiore, Etrusco, Palaeohispanica 20: 199-262, 2020.

Appellattivi nuragici/sardiani di matrice indoeuropea secondo Pittau sarebbero per esempio:

Alcuni ricercatori associano l'elemento etrusco, o meglio un'influenza "retico-etruscoide", al suffisso -èna, che contraddistingue diversi toponimi presenti nell'Italia centrale (Toscana, Umbria, Tuscia e Marsica) e nel Veneto, attraversando Emilia e Romagna. L'uso di questo suffisso è documentato, almeno dal Medioevo, anche nella parte meridionale della Corsica e lungo la costa orientale della Sardegna (Gallura, Barbagia, Ogliastra), come nel caso di Arzachèna, Lugulèna e altri similiMauro Maxia, Toponimi ricorrenti nel Mediterraneo occidentale, 2008, p.221-227.

Altre ipotesi

Secondo Guido Borghi, dell'università di Genova, il toponimo *Thìscalipotrebbe derivare dal protoindoeuropeo *Dʱĭhₓ-s-kə̥̥̆ₐ-lĭhₐ con il significato di "la piccola (montagna) nell'insieme dei territori che sono in bella vista"..Molto più suadente l'ipotesi che si tratti invece della base ie. *dusk- 'cespuglio, bosco' che ha riscontri in lingue e dialetti europei, che si presenta anche con assordimento iniziale *tusk-, tisk- e che trova ragioni nel territorio selvoso del circondario.Alberto G. Areddu, Quaderni di Semantica X, 2024.

Convivenza di più lingue in età nuragica

A giudizio dell'archeologo Giovanni Ugas, nell'isola non sarebbe stata presente una lingua unitaria ma almeno tre lingue corrispondenti al numero delle principali etnie nuragiche, vale a dire.: Balari: Proto-Iberi (preindoeuropei) o indoeuropei Corsi: Liguri, preindoeuropei Iliensi/Iolei: Libi, preindoeuropei

A detta di Ugas le divisioni etnico-linguistiche nuragiche sarebbero in qualche modo alla base delle odierne differenziazioni linguistiche dell'isola nei ceppi sardo logudorese e campidanese, oltre che gallurese.. Lo studio in questione tuttavia apporta pochi elementi di tipo linguistico su cui basare tale divisione originaria. In generale, lo scenario proposto da Ugas non si discosta più di tanto da quello descritto dal Terracini; la differenza di rilievo fra le due teorie è rappresentata dall'aggiunta da parte di Ugas di una terza area linguistica "balarica", forse indoeuropea, nella Sardegna nord-occidentale.

Ugas, sulla base di alcuni segni scoperti su resti di ceramiche, pietre e metallo, ha proposto che le popolazioni nuragiche o parte di esse adottarono a partire dalla prima età del ferro un alfabeto simile a quello utilizzato in Beozia detto rosso occidentale.

Note

Bibliografia Giovanni Spano, Vocabolario sardo geografico patronimico ed etimologico, Cagliari, 1873 Max Leopold Wagner, (DE) Historische Lautlehre des Sardischen (Fonetica storica del sardo), 1941 Max Leopold Wagner, La lingua sarda. Storia, spirito e forma, Berna, 1950; (ora a cura di G. Paulis, Nuoro, 1997) Alberto G. Areddu, "Un'ipotesi balcanica per il Nuragico", Quaderni di semantica X, 2024 Alberto G. Areddu, Epifanie sostratiche. Le th-words del sardo e dell'albanese, Torino, 2021 Johannes Hubschmid, Sardische Studien, Berna (1953) Max Leopold Wagner, D.E.S. - Dizionario etimologico sardo, DES, Heidelberg, 1960-64 Giulio Paulis, I nomi di luogo in Sardegna, Sassari (1987) Heinz Jürgen Wolf, Studi barbaricini: miscellanea di saggi di linguistica sarda, Cagliari, 1992. Heinz Jürgen Wolf, Studia ex hilaritate : mélanges de linguistique et d'onomastique sardes et romanes offerts à Monsieur Heinz Jürgen Wolf, 1996 Heinz Jürgen Wolf, Toponomastica barbaricina: i nomi di luogo dei comuni di Fonni, Gagoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgòsolo, Ovodda, Editore Insula, Nuoro, 1998 ISBN 8886111096 Helmut Rix, Rätisch und Etruskisch, Innsbruck 1998 Dieter H. Steinbauer, Neues Handbuch des Etruskischen, St. Katharinen 1999 Massimo Pittau, La lingua sardiana o dei Protosardi, Cagliari (2000) Giovanni Ugas, L'alba dei Nuraghi, Cagliari (2005) Eduardo Blasco Ferrer, Storia della lingua sarda. Dal paleolitico alla musica rap, Cagliari (2009) Eduardo Blasco Ferrer, Paleosardo. Le radici linguistiche della Sardegna neolitica, Berlin/New York (2010) Giulio Paulis, Il paleosardo: retrospettive e prospettive, in «Aion. Annali del Dipartimento di Studi del Mondo Classico e del Mediterraneo Antico — Sezione linguistica» 30, n. 4, 2010, pp. 11–61. Massimo Pittau, Lingua nuragica indoeuropea, (2018) Brenda Man Qing Ong, Francesco Perono Cacciafoco, Unveiling the Enigmatic Origins of Sardinian Toponyms, «Languages», 7, 2, 131: 1-19, Paper, DOI: https://doi.org/10.3390/languages7020131. (2021-2022)

Voci correlate Protosardi Civiltà nuragica Lingua sarda Storia della lingua sarda Grammatica sarda Lessico della lingua sarda Sardegna Toponimi della Sardegna