La Spagna Tarraconense o Hispania Tarraconensis fu una delle tre province romane, assieme alla Betica e alla Lusitania, in cui venne divisa la Hispania citerior in seguito alla riorganizzazione augustea del 27 a.C.. Prende il nome dalla capitale Tarraco, l'odierna Tarragona.

Storia

Istituzione sotto Augusto

La provincia di Hispania Citerior Tarraconensis fu creata sotto il principato di Augusto come diretta continuatrice della provincia repubblicana di Hispania Citerior, che era stata governata da un propretoreTito Livio, Ab Urbe condita, XLI, 8.. Le radici della riorganizzazione augustea della Hispania si ritrovano nella divisione del territorio ispanico da parte di Pompeo Magno tra i suoi tre legati alla fine della Repubblica, immediatamente prima della guerra civile con Giulio Cesare. Come esito degli accordi che portarono alla formazione del primo triumvirato nel 60 a.C., Pompeo aveva ricevuto il governo delle province iberiche. Preferendo rimanere a Roma, dove poteva sovrintendere agli affari della capitale, egli delegò il governo della Hispania a tre legati: Lucio Afranio in Hispania Citerior, con tre legioni; Marco Petreio nella parte orientale della Hispania Ulterior, con due legioni; e Marco Terenzio Varrone nella parte occidentale della Hispania Ulterior, con due legioni.

Al termine delle guerre civili, la divisione di Pompeo fu consolidata da Augusto nel 27 a.C., quando egli istituì formalmente le tre province di Hispania Citerior Tarraconensis, Hispania Ulterior Lusitania (corrispondente al moderno Portogallo esclusa la regione settentrionale dello stato moderno ma inclusa l'Estremadura spagnola) e Hispania Ulterior Baetica (corrispondente alla parte meridionale della Spagna, ossia l'Andalusia). Le prime due province rimasero sempre province imperiali, governate da legati Augusti pro praetore, mentre la Betica, verosimilmente tra il 16 e il 13 a.C., divenne una provincia senatoria, governata da un proconsole di rango pretorioFrédéric Hurlet, Le proconsul et le prince d'Auguste à Dioclétien, Bordeaux, 2006, p. 49 n. 113..

La creazione di queste nuove province fu compiuta al fine di facilitare l'incorporazione della porzione nord-occidentale della penisola iberica, abitata da Galleci, Cantabri e Asturi, nell'impero romano. La Tarraconensis servì così come base per l'annessione di questi territori durante le guerre cantabriche (27-19 a.C.). Augusto stesso risiedette dal 27 al 26 a.C. a SegisamaSvetonio, Augusto, 20. (l'attuale Sasamón)Floro, Epitome, II, 33.Orosio, Storie, VII, 21., e a TarracoCassio Dione, Storia Romana, LIII, 25, 7., dove ricevette un'ambasceria dall'India. Durante questo periodo egli era accompagnato dal nipote ed erede MarcelloCassio Dione, Storia Romana, LIII, 25, 8. e dal suo figliastro, il futuro imperatore Tiberio: entrambi servirono in qualità di tribuni militum nel 25 a.C. nel conflitto con i Cantabri come primo comando militareSvetonio, Tiberio, 9, 1..

Il nome della provincia deriva dalla sua capitale, Colonia Urbs Triumphalis Tarraco. I confini provinciali furono modificati attorno al 13 a.C., al fine di incorporare i territori galiziani e asturiani precedentemente appartenuti alla Lusitania (nello specifico, al distretto della Transduriana su cui Géza Alföldy, Das neue Edikt des Augustus aus El Bierzo in Hispanien, in Zeitschrift für Papirologie und Epigraphik, vol. 131, 2000, pp. 177-205.), come anche l'area mineraria attorno a Castulo (nei pressi dell'attuale Linares) che prima era stata parte della BeticaGéza Alföldy, Fasti Hispanienses, Wiesbaden, 1969, p. 207.. Questa riorganizzazione significò che tutte le truppe romane di stanza in Hispania sarebbero d'ora in avanti state sotto il comando di un unico legato di base in Tarraconensis e che le principali regioni minerarie, che rifornivano la tesoreria imperiale di metalli preziosi (oro nel massiccio galiziano presso Las Médulas, argento nella Sierra Morena), sarebbero state sotto il controllo diretto dell'amministrazione imperiale, con facile accesso via mare all'Italia e a Roma, dove si trovavano le zecche imperiali.

Oltre a creare le province e a definirne i confini, Augusto seguì le direttive lasciate da Giulio Cesare nel concedere a molte comunità nella provincia lo status privilegiato di colonia o municipium (romani o latini), specialmente lungo la costa del Levante spagnolo, nella parte della Betica trasferita alla Tarraconensis nel 13 a.C., e nella valle dell'Ebro, insieme ad alcune nuove fondazioni nella Meseta e nel nord-est. Augusto inoltre regolarizzò lo status delle altre entità politiche nella provincia, le civitates stipendiariae (comunità soggette a tributo), nei cui affari poteva intervenire direttamente il governatore.

Sotto i Giulio-Claudi La politica di rinnovamento dello status delle comunità fu continuata da Tiberio, che accrebbe il numero di municipia nella parte settentrionale della Meseta.

Tra i regni di Augusto e Nerone, gli interventi imperiali portarono alla regolarizzazione delle vecchie strade pre-romane e alla loro conversione in strade romane, che formarono una struttura di base per il territorio provinciale che metteva i provinciali in contatto con la cultura romana e dava loro accesso a reti economiche altamente sviluppate e ad un'economia monetaria. Iniziarono ad essere importate ceramiche in grandi quantità - sigillata aretina sotto Augusto e Tiberio e sigillata gallica tra Caligola e Vespasiano.

La provincia era di fatto in pace: di conseguenza, fu possibile ridurre progressivamente la guarnigione militare della provincia. Nel 42-43, Claudio trasferì la Legio IIII Macedonica in Germania e Nerone, sotto cui un tentativo di ribellione degli Asturi fu facilmente soppresso da un primipilo della Legio VI Victrix, inviò la Legio X Gemina in Pannonia nel 63.

L'anno dei quattro imperatori (68-69 d.C.) e i Flavi

Nel 68, Servio Sulpicio Galba, che aveva governato la provincia dal 61, fu invitato da Vindice ad unirsi a lui nella sua ribellione contro Nerone. Quando Galba ricevette la notizia che Nerone aveva deciso di farlo uccidere, egli accettò l'offerta di Vindice, giustificando la decisione, secondo SvetonioGalba, 10., con un vaticinio offerto da un giovane profeta due secoli prima, che predisse che un nuovo sovrano del mondo sarebbe salito al potere a Clunia.

Così, Galba si proclamò imperatore a Clunia. Dopo aver ricevuto il supporto del governatore della Lusitania, Marco Salvio Otone, Galba accrebbe le forze militari della provinciaSvetonio, Galba, 10, 2., che consistevano nella Legio VI Victrix, due alae di cavalleria e tre coorti di fanteria, attraverso il reclutamento di vari ausiliari (almeno tre coorti di Vasconi) e della Legio VII Galbiana. Una volta ultimati i preparativi, Galba partì per Roma al fine di prendere il potere. Dopo l'assassinio di Galba, la provincia fu controllata prima da partigiani di Otone, poi di Vitellio, e infine passò sotto il controllo di Vespasiano, primo imperatore della dinastia flavia.

Sotto Vespasiano, sembra essere stato promulgato un editto, forse nel 74, che permetteva a molte delle comunità urbane della provincia di diventare municipia di diritto latino nel corso del regno e di quello dei successori Tito e Domiziano. Vespasiano decise inoltre di mantenere nella provincia una guarnigione militare ridotta, consistente della Legio VII Gemina Felix e le sue unità ausiliarie, che si sarebbe focalizzata principalmente sul dare supporto all'opera del governatore provinciale, ad implementare operazioni di polizia e a supervisionare il lavoro minerario in provincia. Nel 73 Plinio il Vecchio servì da procuratore imperiale nella provincia.

Riforma dioclezianea

Sotto l'imperatore Diocleziano, nel 293 d.C., l'Hispania Tarraconensis fu divisa in tre province più piccole: Galizia, la Carthaginiensis e la Tarragonese.

Invasioni barbariche del V secolo

Nel 406 Vandali, Alani e Svevi attraversarono il Reno, invadendo e devastando la Gallia. L'invasione spinse le truppe britanniche a insorgere eleggendo nel breve tempo tre usurpatori, l'ultimo dei quali (Costantino III), detronizzati gli altri due, portò le sue truppe in Gallia per combattere gli invasori del Reno e impadronirsi di Gallia e Spagna sottraendole all'Imperatore legittimo Onorio; fermò temporaneamente i barbari, portando sotto il suo controllo la prefettura del pretorio delle Gallie.Zosimo, VI, 3. Nel frattempo, elevò al rango di Cesare suo figlio Costante, mentre in Spagna due parenti di Onorio si rivoltarono, rifiutandosi di riconoscere l'autorità dell'usurpatore e mettendo insieme un'armata che minacciava di invadere la Gallia e deporlo.Zosimo, VI, 4.Orosio, VII, 40. Costantino III inviò dunque suo figlio Costante, insieme al generale Geronzio (che Zosimo chiama erroneamente Terenzio) e al prefetto del pretorio Apollinare, nella penisola iberica per sedare la rivolta. Nonostante ai soldati ribelli si fossero aggiunti un'immensa massa di schiavi e contadini, l'esercito di Costante riuscì a sedare la rivolta e a catturare i capi dei ribelli (Vereniano e Didimo, parenti di Onorio), e li condusse prigionieri in Gallia da suo padre, dove furono giustiziati.Sozomeno, IX, 12.

Nel frattempo (409), mentre i Burgundi si stanziarono sulla riva sinistra del Reno per dare vita a un loro regno, le incursioni compiute dagli invasori barbari in Gallia spinsero gli abitanti della Britannia e dell'Armorica a rivoltarsi a Costantino III, cacciando i magistrati romani e formando un loro governo autonomo.Zosimo, VI, 5. Costante, nel frattempo, aveva lasciato incautamente il generale Geronzio in Spagna con le truppe galliche affidandogli il compito di sorvegliare i Pirenei, sostituendo dunque con truppe di origini barbariche (gli Honoriaci) i presidi locali che un tempo sorvegliavano i passi. Quando dunque Costante ritornò in Spagna per la seconda volta per governarla come Cesare, Geronzio per brame di potere si rivoltò proclamando a sua volta imperatore un tale Massimo. Sembra inoltre aver istigato i barbari che erano in Gallia ad invadere la Gallia meridionale in modo da tenere occupato Costantino III; tale tentativo di sfruttare i barbari per vincere la guerra civile contro Costantino III risultò tuttavia controproducente e negli ultimi mesi del 409 i Vandali, gli Alani e Svevi, a causa del tradimento o della negligenza del reggimento di origine barbarica degli Honoriaci a presidio dei Pirenei, entrarono in Spagna, sottomettendola per la massima parte..

Nel 409, dunque, la Tarraconense fu invasa da Vandali, Alani e Svevi, che tuttavia la abbandonarono per stanziarsi nelle altre province della Hispania. La Tarraconense fu quindi l'unica provincia della Hispania a rimanere in mani romane, anche se al di fuori dal controllo dell'Imperatore Onorio, dato che era sotto il controllo dell'usurpatore Massimo e del suo generale Geronzio. Sia Costantino III che Massimo vennero però sconfitti dal generale Costanzo, che riportò la Gallia e l'Hispania sotto il controllo di Onorio.

Costanzo combatté i Visigoti in Gallia, bloccando i rifornimenti in modo da spingerli a migrare in Tarraconense. Nel 416 fu raggiunto un accordo tra Romani e Visigoti: se i Visigoti avessero combattuto per l'Impero contro i Barbari in Spagna, i Visigoti si sarebbero stanziati in Aquitania come Foederati. Tra il 416 e il 418 i Visigoti annientarono Silingi e Alani in Betica, Lusitania e Cartaginense, riportando sotto dominio romano queste province, per poi ritirarsi dalla Spagna ricevendo, come promesso, l'Aquitania.

Nel 441, 443 e 449 scoppiarono gravi rivolte di Bagaudi nella Tarraconense costringendo gli eserciti romani a intervenire per sedare tali rivolte: