Attore dal viso sempre sorridente e facilmente riconoscibile per i suoi grandi baffi neri, Pryor ottenne la celebrità a livello nazionale intorno agli anni ottanta partecipando ad alcuni film interpretati in coppia con Gene Wilder e in una parte comica in Superman III, sebbene avesse già debuttato nel 1967 in Un vestito per un cadavere. Come stand-up comedian diventò famoso per i suoi modi diretti e senza peli sulla lingua nel trattare argomenti scottanti quali razzismo o discriminazioni, tutto ciò ricorrendo a un linguaggio talvolta scurrile per illustrare il suo punto di vista. Negli Stati Uniti venne insignito del premio di miglior stand-man di tutti i tempi, proprio in virtù della sua comicità trascinante, irriverente e volutamente autoironica, che ha contribuito a plasmare lo stile di più generazioni successive di attori, in particolar modo Chris Rock ed Eddie Murphy.
Viene ampiamente riconosciuto tra i più influenti comici della storia: Jerry Seinfeld lo definì "il Picasso della comicità", mentre Bob Newhart lo indicò come "il comico più influente degli ultimi cinquant'anni"; Bill Cosby affermò che "aveva reso la linea di confine tra commedia e tragedia così sottile da renderla indistinguibile". Nel 2004 la rete Comedy Central lo ha classificato al primo posto nella sua lista dei migliori comici statunitensi mai esistiti.
Biografia Primi anni
Cresciuto nel bordello gestito dalla nonna Marie Carter dove la madre si prostituiva, molestato da un pedofilo quando era ragazzino,. Pryor in gioventù, dopo essere stato espulso da scuola all'età di 14 anni per aver minacciato di colpire un insegnante, decise di arruolarsi nella Marina degli Stati Uniti e successivamente iniziò a suonare il pianoforte nei night club. Nell'esercito trascorse gli anni dal 1958 al 1960, ma passò praticamente l'intero periodo in una prigione militare. Secondo un articolo del 1999 su Pryor apparso sul The New Yorker, egli venne incarcerato a causa di un incidente occorso mentre era di stanza in Germania Ovest. Infuriatosi per il fatto che un soldato bianco fosse eccessivamente divertito dalle scene razziste presenti nel film Lo specchio della vita di Douglas Sirk, Pryor e molti altri soldati neri picchiarono e accoltellarono l'uomo, anche se non a morte.
Anni sessanta Nel 1963 si trasferì a New York cominciando a esibirsi regolarmente come stand-up comedian in vari locali notturni, dove si esibivano anche, tra gli altri, personaggi come Bob Dylan, Nina Simone e Woody Allen, che Pryor ebbe modo di conoscere.
Ispirandosi a Bill Cosby, i suoi primi monologhi comici ricorrevano a materiale meno controverso rispetto a quanto farà in seguito. Presto, cominciò ad apparire regolarmente in varietà televisivi come The Ed Sullivan Show, The Merv Griffin Show e The Tonight Show Starring Johnny Carson. Il suo primo album di spoken word comico, l'omonimo debutto del 1968 su etichetta Dove/Reprise, cattura questo particolare periodo della sua carriera. La popolarità gli fruttò delle serate a Las Vegas che riscossero molto successo.
Nel settembre 1967 Pryor ebbe quella che descrisse come una sorta di "epifania" nella sua autobiografia Pryor Convictions (1995). Salendo sul palco dell'Aladdin Hotel di Las Vegas per esibirsi, guardò gli spettatori in sala (che includevano Dean Martin tra il pubblico) e dopo una pausa esclamò al microfono: «What the fuck am I doing here!?» ("Che cazzo ci faccio io qui!?"), e scese dal palco andandosene. Successivamente cambiò registro alla propria comicità inserendo tematiche sociali controverse e linguaggio scurrile nei suoi monologhi, incluso l'utilizzo della parola nigger ("negro"). In questo periodo circa, morirono entrambi i suoi genitori, la madre nel 1967 e il padre nel 1968.
Nel 1969 si trasferì a Berkeley in California, dove si immerse nella controcultura dell'epoca e conobbe Huey P. Newton e Ishmael Reed. In questo periodo intensificò il consumo di droghe.
Anni settanta
Negli anni settanta Pryor scrisse per la televisione programmi quali Sanford and Son (2 episodi), The Flip Wilson Show, e nel 1973 lo speciale Lily di Lily Tomlin, per il quale vinse un Emmy Award. In questo periodo tentò anche di entrare stabilmente tra i personaggi della televisione generalista. Apparve anche in vari film, inclusi La signora del blues (1972), Mack - Il marciapiede della violenza (1973), Uptown Saturday Night (1974), Wagons-lits con omicidi (1976), Car Wash - Stazione di servizio (1976), Bingo Long Traveling All-Stars & Motor Kings (1976), Which Way Is Up? (1977), Il circuito della paura (1977), Tuta blu (1978) ed Ecco il film dei Muppet (1979).
Nel 1970 firmò un contratto con l'etichetta discografica indipendente Laff Records, e nel 1971 incise il suo secondo album comico-parlato, Craps (After Hours). Due anni dopo, il relativamente ancora sconosciuto comico apparve nel documentario Wattstax (1972), nel quale fece alcune riflessioni sulle assurdità tragico-comiche del problema razziale negli Stati Uniti. Non molto tempo dopo, firmò un contratto con la Stax Records. Quando il suo terzo album, That Nigger's Crazy (1974), riscosse un incredibile successo, la Laff, che affermava di essere proprietaria dei diritti sul materiale di Pryor, riuscì quasi a ottenere un'ingiunzione per impedire la vendita dell'album. Alla fine il disco fu certificato disco d'oro dalla RIAA e vinse il premio Grammy nella categoria Grammy Award for Best Comedy Album nel 1975.
Durante la diatriba legale con la Laff Records, la Stax chiuse i battenti di lì a poco. Quindi, Pryor tornò alla Reprise/Warner Bros. Records, che ristampò That Nigger's Crazy, immediatamente dopo ...Is It Something I Said?, il primo album con la nuova etichetta. Anche questo si rivelò un successo di critica e pubblico negli Stati Uniti; fu certificato disco di platino dalla RIAA e si aggiudicò il Grammy Award for Best Comedy Recording nel 1976.
Il successivo Bicentennial Nigger proseguì la striscia vincente di successi discografici diventando disco d'oro e vincendo il terzo premio Grammy consecutivo nel 1977.
Pryor co-scrisse insieme a Mel Brooks e altri la sceneggiatura di Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974), film diretto da Brooks e con Gene Wilder nel cast. Brooks avrebbe voluto Pryor nel ruolo dello sceriffo, ma la direzione della Warner espresse parere negativo a causa della dipendenza dalla cocaina di Pryor non ritenendolo mentalmente stabile per affrontare il ruolo in modo professionale.Mel Brooks, Tutto su di me!, trad. di Alice Arecco, 2021, La nave di Teseo editore, Milano, p. 292, ISBN 978-88-346-0949-1., e Mel Brooks scelse quindi Cleavon Little.
Nel 1975 Pryor fu il primo afroamericano a presentare una puntata del Saturday Night Live (quando ancora si chiamava NBC's Saturday Night). Tra i momenti salienti della serata ci fu il celeberrimo (e ora famigerato) sketch del "colloquio di lavoro con l'associazione di parole" insieme a Chevy Chase. Trasmesso il 13 dicembre 1975, nello sketch si assiste a un colloquio lavorativo dove l'intervistatore (Chase) chiede al candidato, Mr. Wilson (Pryor), di fare un test di associazione mentale di parole. Nel corso del test, che si trasforma subito in uno scambio pieno di tensione, l'intervistatore comincia a utilizzare termini sempre più offensivi nei confronti degli afroamericani, ai quali uno sconcertato Wilson reagisce con epiteti razzisti verso i bianchi. Alla fine, l'intervistatore pronuncia la parola "negro" («nigger»), e Wilson risponde lapidario: "razzista morto" («dead honky»). Nel 2014 la rivista Rolling Stone classificò lo sketch al decimo posto nella lista dei "50 migliori sketch di sempre del Saturday Night Live",, Rolling Stone; 23 febbraio 2014; mentre nel 2011, Paste lo mise al quinto posto nella sua lista "10 most shocking moments", Ross Bonaime; 27 ottobre 2011 — opinione condivisa da VH1., Tara Aquino, 3 febbraio 2015 In seguito Pryor ebbe il suo programma televisivo personale, The Richard Pryor Show, che debuttò nel 1977 sulla NBC. Lo show venne cancellato dopo sole quattro puntate probabilmente perché il pubblico televisivo non rispondeva bene al materiale provocatorio dei suoi monologhi, e Pryor si rifiutò di sottoporre il suo materiale alla censura.
Nel 1979, all'apice del successo, visitò l'Africa. Al ritorno negli Stati Uniti, giurò che non avrebbe mai più utilizzato la parola negro nei suoi spettacoli.
Anni ottanta
Il decennio iniziò bene per Pryor, girò infatti il fortunato Nessuno ci può fermare, nel quale faceva coppia con Gene Wilder. Il film incassò 101.300.000 dollari, diventando il terzo maggior incasso al box office nel 1980, dietro L'Impero colpisce ancora e Dalle 9 alle 5... orario continuato. Tuttavia, nel giugno 1980, a causa dell'abuso di cocaina, durante la lavorazione del film Libertà poco vigilata, Pryor si cosparse il corpo di rum e si dette fuoco. Nudo e in fiamme, corse sul marciapiede fuori dalla sua villa di Los Angeles, fino a quando non fu fermato dalla polizia. Venne trasportato in ospedale con ustioni di secondo e terzo grado su circa metà del corpo. Prima dell'incidente, era in trattativa per recitare nel film La pazza storia del mondo di Mel Brooks, ma fu sostituito all'ultimo momento da Gregory Hines. Allo stesso modo, avrebbe dovuto partecipare a una puntata del Muppet Show, ma a causa dell'incidente i produttori furono costretti a scegliere invece il loro scrittore britannico, Chris Langham, come ospite speciale di quell'episodio.
Nonostante l'incidente, Pryor non rimase a lungo lontano dal mondo dello spettacolo. Nel giro di un anno, diresse un nuovo film sul suo spettacolo di cabaret e pubblicò l'album di accompagnamento, Richard Pryor: Here and Now (1983). Inoltre, scrisse e diresse anche un racconto romanzato della sua vita, Jo Jo Dancer, Your Life Is Calling (1986).
Nel 1983 firmò un contratto di cinque anni con la Columbia Pictures per 40 milioni di dollari e fondò la propria casa di produzione, la Indigo Productions. Cominciò a partecipare a produzioni molto più mainstream e dal maggiore budget come Superman III (1983), che gli fruttò un compenso di 4 milioni di dollari; Chi più spende... più guadagna! (1985), Un folle trasloco (1988) e Non guardarmi: non ti sento (1989).
Nonostante la sua reputazione di usare costantemente parolacce dentro e fuori scena, nel 1984 Pryor condusse per breve tempo uno spettacolo per bambini sulla CBS, chiamato Pryor's Place. Come Sesamo apriti, Pryor's Place includeva un cast di pupazzi (animati da Sid e Marty Krofft).
Pryor co-presentò la cerimonia degli Academy Awards in due occasioni e fu candidato al premio Emmy per una partecipazione speciale nella serie televisiva Chicago Hope.
Con il passare degli anni, si guadagnò la reputazione di essere esigente e irrispettoso sui set cinematografici e di fare richieste egoistiche e difficili. Nella sua autobiografia Kiss Me Like a Stranger, il co-protagonista Gene Wilder afferma che Pryor era spesso in ritardo sul set durante le riprese di Nessuno ci può fermare e che chiese, tra le altre cose, un elicottero personale per recarsi sul set perché era lui la star. Pryor è stato anche accusato di aver usato accuse di razzismo sul set per costringere i produttori cinematografici a dargli più soldi:
Nel 1989 Pryor apparve nel film Harlem Nights, una commedia drammatico-poliziesca con tre generazioni di comici neri (Pryor, Eddie Murphy e Redd Foxx).
Anni novanta e duemila Nel 1991 uscì nei cinema Non dirmelo... non ci credo, quattro anni dopo la dichiarazione pubblica da parte di Pryor di essere malato di sclerosi multipla, e il suo deterioramento fisico è piuttosto evidente nel film. A partire dalla metà degli anni novanta, Pryor cominciò a utilizzare per gli spostamenti uno scooter elettrico per disabili, a causa dell'aggravarsi della patologia autoimmune. La sua ultima apparizione sugli schermi fu un piccolo ruolo in Strade perdute di David Lynch (1997), dove interpretò un meccanico di nome Arnie.