Bandiera Rossa fu un partito politico nonché una brigata partigiana rivoluzionaria che operò durante la Resistenza nella zona di Roma. La denominazione ufficiale era Movimento Comunista d'Italia (MCd'I), ma fu universalmente conosciuto con il titolo del suo giornale, Bandiera Rossa, che ebbe ampia diffusione clandestina durante l'occupazione tedesca. Fu la più grande forza partigiana nella Roma occupata, con una base di circa tremila militanti., in massima parte dislocati nelle borgate della capitale.. Fu anche quella che ebbe il maggior numero di caduti: più di 180, di cui più di 50 nell'eccidio delle Fosse Ardeatine..
D'ispirazione marxista e leninista, questa organizzazione non condivideva la linea del Partito Comunista Italiano, di cui non accettava né la politica di unità nazionale con i partiti antifascisti borghesi, né la mancanza di democrazia all'interno del partito. Bandiera Rossa concepiva la lotta antifascista come un prologo immediato della rivoluzione comunista, e riteneva pertanto che il proletariato dovesse partecipare alla Resistenza mantenendo sempre la propria autonomia e perseguendo i propri interessi di classe..
Tacciata di "trotskismo" e per questo attivamente contrastata dal PCI, Bandiera Rossa (a differenza delle forze di ispirazione realmente trotskista o bordighista), durante tutto il periodo della Resistenza, continuò a identificare l'Unione Sovietica di Stalin con la tradizione rivoluzionaria marxista; tuttavia ritenne (erroneamente) che la linea di unità nazionale, seguita allora dal PCI, non avesse l'approvazione dello stesso Stalin.. All'interno del movimento vi era una grande varietà di posizioni riguardo all'URSS e al futuro dell'Italia del dopoguerra.
Dopo la liberazione di Roma l'ostilità da parte del PCI, la repressione da parte delle autorità e la mancanza di una linea politica adeguata alla nuova situazione postbellica causarono il rapido declino del MCd'I, che prima del 1950 cessò completamente di esistere.
Le origini Fra il 1935 e il 1941 fu attivo a Roma un piccolo gruppo di antifascisti di idee comuniste: fra i suoi componenti vi erano Raffaele De Luca (anziano avvocato di origine calabrese, ex anarchico, era stato nel 1921 amministratore comunale socialista del comune di Paola.), Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Filiberto Sbardella, Pietro Battara, Ezio Villani, Libero Vallieri, Agostino Raponi e Aladino Govoni. In questo periodo la sola attività del gruppo consisteva nell'incontrarsi, discutere di politica, scambiarsi libri, ascoltare le radio estere e leggere vecchie copie di periodici di sinistra anteriori all'avvento del regime fascista oppure L'Osservatore Romano. (in quel periodo il solo quotidiano stampato legalmente in Italia non soggetto alla censura del regime). L'unica donna del gruppo era Anna-Maria Enriques, di orientamento cristiano-sociale, che era stata licenziata nel 1938 dal suo impiego pubblico perché di origine ebraica..
Progressivamente l'influenza di questo gruppo si estese, fino a creare cellule in alcune aziende e in alcune borgate. A questo punto si decise di creare un'organizzazione vera e propria, denominata Scintilla e dotata di un organo di stampa con lo stesso nome (ispirato alla Iskra di Lenin). Tra i fondatori anche il perseguitato politico Angelo Costanzi, poi partigiano e deportato a Mauthausen, dove morì. L'ambizione del gruppo era quella di ricostituire a Roma il Partito Comunista Italiano. Gli uomini di Scintilla avevano contatti con un altro gruppo comunista (di cui facevano parte, fra gli altri, Mario Alicata, Pietro Ingrao, Aldo Natoli, Lucio Lombardo Radice), ma ignoravano che questo gruppo aveva già ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte del centro estero del PCI. Fra i motivi della mancata unificazione di questi due gruppi si possono annoverare alcune divergenze politiche (un opuscolo pubblicato prima della fine del '42 mostra che Scintilla non era pienamente allineata con la teoria staliniana del "socialismo in un solo paese") e una certa disomogeneità di composizione sociale (gli esponenti di Scintilla erano perlopiù di estrazione sociale operaia o artigiana, mentre il gruppo di Alicata e Ingrao era composto da studenti universitari benestanti)..
Un altro fattore che impedì l'unificazione fu costituito dalle reciproche diffidenze personali: gli esponenti di Scintilla diffidavano degli studenti (come Alicata e Ingrao) che operavano clandestinamente all'interno delle organizzazioni universitarie fasciste; a loro volta gli esponenti del PCI romano diffidavano di chi, ai loro occhi, sembrava muovere da posizioni di tipo trotskista. Secondo lo storico Silverio Corvisieri, tali diffidenze sarebbero state superate sul piano personale (mentre restarono tesi i rapporti politici) allorché, dopo le retate del dicembre 1942, quasi tutto il gruppo dirigente di Scintilla e molti esponenti del PCI romano si ritrovarono insieme in carcere.. Invece, secondo lo storico inglese David Broder, l'ondata di arresti del dicembre 1942 non avrebbe fatto altro che acuire i sospetti reciproci fra PCI e Scintilla..
Del periodico Scintilla uscirono, a quanto pare, due numeri, uno a giugno e uno a ottobre del 1942, entrambi scritti a mano e ciclostilati.. Nel 1942 esso fu l'unica pubblicazione di orientamento comunista ad apparire a Roma.
Genesi e struttura Fondazione Il MCd'I fu fondato dopo la caduta del fascismo, nella seconda metà di agosto del 1943, partendo dal gruppo di Scintilla cui si erano aggregati dapprima piccoli nuclei di socialisti e di comunisti, ed al quale in seguito si aggregò un gruppo più consistente, organizzato dal vecchio militante comunista Antonino Poce nel popolare rione di Ponte..
Poce (che era stato espulso dal PCI nel 1928, mentre si trovava al confino a Ponza, per essersi rifiutato di condividere la condanna ufficiale pronunciata dal partito contro Amadeo Bordiga e contro Trockij) cercò, dopo il luglio 1943, di rientrare nel PCI, ma venne respinto; si aggregò allora al costituendo MCd'I..
Altri gruppi che confluirono con Scintilla furono quello capeggiato da Salvatore Riso (attivo nelle zone sud e est della capitale); quello organizzato da Ezio Lombardi (anch'egli, come Poce, ex membro del PCI); e quello del giornalista Ezio Malatesta (un antifascista che aveva contatti con Carlo Andreoni e con i socialisti di sinistra), gruppo che agiva nella zona nord di Roma e nel Lazio e che pervenne al MCd'I per il tramite del giovane socialista Filiberto Sbardella. Il costituendo MCd'I poté avvalersi poi dell'apporto di consistenti cellule di comunisti attive in alcuni settori del pubblico impiego, fra i lavoratori delle poste, dell'Istituto centrale di statistica, dei Vigili del fuoco, della radio e dell'Anagrafe..
Del costituendo MCd'I entrò anche a far parte l'intellettuale ex fascista Felice Chilanti, che aveva fatto parte nel 1941 di un gruppo di fascisti movimentisti ed era stato arrestato e mandato al confino a Lipari per il suo coinvolgimento in un complotto per uccidere Galeazzo Ciano. Al ritorno da Lipari (dove aveva tentato senza successo di entrare nel PCI), Chilanti si avvicinò al gruppo di Bandiera Rossa e, date le sue competenze giornalistiche, divenne uno dei principali redattori del giornale omonimo..
La riunione fondativa si tenne nella seconda metà di agosto del 1943..
Organizzazione Dopo l'occupazione tedesca di Roma, più precisamente nei primi giorni di ottobre, fu messo alla testa del movimento un comitato esecutivo composto da sedici membri: Aladino Govoni, Matteo Matteotti, Giuseppe Palmidoro, Raffaele De Luca, Salvatore Riso, Filiberto Sbardella, Franco Bucciano, Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Gabriele Pappalardo, Branko Bitler, Roberto Guzzo, Ezio Malatesta, Carlo Merli, Rolando Paolorossi e Gino Rossi. Nei mesi successivi sette di questi furono fucilati dai tedeschi e uno (Paolorossi) deportato in Germania; essi furono in parte sostituiti da Antonio Poce, Pietro Battara, Riccardo Cecchelin, Orfeo Mucci e Gino Paris.. Nel febbraio 1944 Matteotti, su «pressante richiesta» di Pietro Nenni, lasciò il movimento per aderire al PSIUP..
Il movimento si dotò di due comandi militari: il comando delle "bande esterne", da cui dipendevano vari gruppi partigiani nel Lazio, in Umbria e nel sud della Toscana, formati da comunisti e/o soldati del Regio Esercito sbandatisi dopo l'8 settembre 1943; questo comando fu retto da Ezio Malatesta e Filiberto Sbardella; il comando delle "bande interne" che operavano nella città di Roma, retto da Aladino Govoni e Antonio Poce. Roma fu a sua volta suddivisa in sei zone, ciascuna delle quali aveva un proprio comando, i cui comandanti si riunivano nel comitato cittadino..
Furono inoltre costituiti: un comitato per la stampa e la propaganda, che si occupava fra l'altro di redigere e stampare Bandiera Rossa, il periodico del movimento; i membri più attivi furono Francesco Cretara, Filiberto Sbardella, e Felice Chilanti. un comitato assistenza e finanziamento il cui direttore era Gabriele Pappalardo; un comitato "servizi tecnici", che produceva documenti falsi non solo a favore del MCd'I ma anche degli altri gruppi partigiani; varie "bande speciali", che operavano clandestinamente fra dipendenti dell'Anagrafe, postelegrafonici, vigili del fuoco, ferrovieri e altri pubblici impiegati, direttamente collegate all'Esecutivo..
Lo storico Silverio Corvisieri osserva criticamente che «non si andò tanto per il sottile nell'accettare le adesioni. Poterono così infiltrarsi nel movimento – come del resto in tutti gli altri partiti – vere e proprie spie fasciste, alcuni avventurieri ed anche elementi equivoci. Si trattò evidentemente di un'infima minoranza che però poté fare molti danni al M.C.d'I. sia attraverso le delazioni ai nazisti e sia con azioni che furono utilizzate dagli avversari del movimento per screditarlo». Corvisieri aggiunge tuttavia che «il grosso [...] era costituito da autentici comunisti, da operai, artigiani, popolani ardenti e disposti a qualsiasi sacrificio»..
Il MCd'I svolse gran parte della sua opera di orientamento politico attraverso il suo giornale clandestino, Bandiera Rossa, che ebbe una notevole diffusione; lo stesso movimento divenne principalmente noto col nome del giornale. Secondo Felice Chilanti un numero del giornale raggiunse la tiratura di copie; una relazione dello stesso Chilanti, datata 12 aprile 1944, menziona un accordo con un tipografo per stampare copie a numero del periodico. Il giornale era redatto principalmente da Chilanti e Cretara. Il primo numero uscì il 5 ottobre 1943; ne furono pubblicati sette numeri fino a quello del 27 dicembre 1943, ma dopo tale data, e fino alla liberazione di Roma nel giugno 1944, riapparve solo con tre o quattro numeri, a causa di difficoltà finanziarie e perché la tipografia clandestina era stata scoperta dai nazifascisti. Nella succitata relazione Chilanti lamenta anche un probabile «sabotaggio» da parte del PCI, che avrebbe fatto pressione su stampatori e tipografi per ostacolare l'uscita del periodico. Nei primi mesi del 1944 l'assenza del giornale fu parzialmente surrogata con l'uscita di un bollettino in formato ridotto, denominato DR. In Corvisieri, come nella maggior parte delle fonti, il nome del bollettino è citato come Direttive Rivoluzionarie, tuttavia la denominazione esatta è Disposizioni Rivoluzionarie: cfr. . (disposizioni rivoluzionarie).
Il movimento si dotò anche di un'organizzazione giovanile, denominata COBA (in onore al nomignolo a suo tempo assunto dal giovane Stalin); in essa militavano molte staffette di età compresa fra sette e quattordici anni (fra cui molte ragazzine), con il compito di trasportare cibo, armi e documentazione propagandistica attraverso la Roma occupata, senza destare sospetti nei tedeschi. Lo statuto della COBA fu redatto dallo scrittore Guido Piovene.. In tale organizzazione militò anche Gloria Chilanti, figlia adolescente di Felice, che nel dopoguerra pubblicò un diario della sua esperienza partigiana..