La Stella dell'Araucania è un romanzo d'avventura di Emilio Salgari, pubblicato per la prima volta nel 1906 dall'editore Armanino di Genova. Il romanzo intreccia avventura, vicenda sentimentale e situazioni di suspense in un'ambientazione subantartica, fra lo Stretto di Magellano, la Terra del Fuoco e i mari intorno a Capo Horn.
La protagonista è una giovane meticcia ispirata alla figura storica di Elisa Bravo, cilena sopravvissuta a un naufragio nel 1849 sulle coste dell'Araucania e vissuta in cattività tra i Mapuche.
Il romanzo non appartiene né ai cicli narrativi principali di Salgari (come quello dei pirati della Malesia o dei corsari delle Antille) né a quelli minori.
Storia editoriale Il romanzo fu pubblicato per la prima volta nel 1906 dall'editore Armanino di Genova. L'anno successivo uscì una seconda edizione presso Bemporad di Firenze con dodici illustrazioni di Carlo Chiostri. Bemporad ristampò il romanzo nel 1921; negli anni seguenti passò nel catalogo di Sonzogno (1930, 1942), Carroccio (1947) e Viglongo (1951). Fabbri lo incluse nella propria produzione salgariana dal 1968.
Trama La vicenda è ambientata nel 1859 nelle regioni più meridionali del Sud America. I marinai Pardoe e José, di ritorno da una stagione di lavoro in un deposito di guano sull'Isola Desolazione, s'imbattono nella carcassa galleggiante di una balena sulla quale giacciono i corpi senza vita di due uomini. Leggendo il diario di uno di essi, apprendono che la loro baleniera, la Rosita del capitano Alonzo Guitierres, si era incagliata disalberata presso l'Isola degli Stati dopo che una balena ne aveva distrutto la scialuppa con un colpo di coda.
Rientrati a Punta Arenas, Pardoe e José informano il signor Lopez, esploratore benemerito della regione, la cui figlia adottiva è la giovane meticcia Mariquita, nota in tutta la regione come «la stella dell'Araucania», fidanzata di Alonzo. L'unica imbarcazione adatta a una spedizione di soccorso appartiene a Piotre, cugino di Alonzo e pretendente rifiutato di Mariquita, che i due cugini si odiano cordialmente. Pur di ottenere che Piotre salpi, Mariquita gli promette solennemente la propria mano se egli salverà il fidanzato.
La baleniera Quiqua parte per la Terra del Fuoco con a bordo Piotre, Mariquita, Lopez e Pardoe. Il viaggio è costellato di pericoli: un attacco dei Patagoni a cavallo, i ghiacci galleggianti, le tempeste subantartiche. Avvicinatisi alla costa, uno stregone indigeno li attira in un agguato degli Ona: nel corso dello scontro a fuoco i superstiti vengono catturati e condotti al villaggio, dove trovano Alonzo, che nel frattempo aveva guadagnato un ascendente sugli indigeni. Alonzo ottiene la salvezza per i quattro, ma la tentazione di far eliminare Piotre è forte.
Nel frattempo Mariquita, messa a confronto i due uomini nelle circostanze estreme, si accorge di non amare più il fidanzato. Alonzo decide comunque di unirsi al gruppo per tentare la fuga: nella notte i quattro ubriacano i guardiani e si allontanano su una scialuppa. All'alba si trovano su una lastra di ghiaccio alla deriva, in attesa di essere soccorsi. È su quel banco di ghiaccio che si consuma lo scontro finale tra i due cugini.
Critica La studiosa Claudia Borri ha analizzato il romanzo in un saggio del 1995, inserendolo nella categoria gramsciana del romanzo scientifico d'avventura geografica, che include opere di Jules Verne e Louis Boussenard.
La protagonista Mariquita è una giovane meticcia il cui personaggio si richiama alla figura storica cilena di Elisa Bravo, sopravvissuta al naufragio del brigantino Joven Daniel nel 1849 sulle coste dell'Araucania e vissuta in cattività tra i Mapuche.
Borri ha identificato nel resoconto di viaggio dell'esploratore italiano Giacomo Bove nella Terra del Fuoco (1881-83) la fonte documentaria principale utilizzata da Salgari per le descrizioni geografiche, climatiche e naturalistiche del romanzo, citato esplicitamente in due passi del testo. Mentre Salgari segue fedelmente Bove per la rappresentazione dell'ambiente australe, se ne discosta nella descrizione degli indigeni Ona: Bove aveva smentito categoricamente le voci sull'antropofagia dei fueguini, mentre Salgari ne fece il nucleo narrativo centrale dell'avventura, costruendo un'immagine degli indigeni sistematicamente negativa.
Borri conclude che il romanzo non va considerato un'opera ideologicamente razzista in senso proprio, quanto piuttosto lo specchio e il veicolo di una mentalità comune all'epoca, caratterizzata dal mito della superiorità dell'uomo bianco civilizzato, che si inserisce nelle stesse decadi in cui si formularono le idee di "progresso" e di "missione civilizzatrice" a giustificazione ideologica dell'espansione coloniale europea.
Edizioni
Traduzioni Spagnolo
Note
Bibliografia
Voci correlate Giacomo Bove Selknam
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