Durante la sua lunga carriera politica, il Vaublanc sostenne quasi tutti coloro che, con diversi orientamenti politici, si avvicendarono alla guida della Francia: Luigi XVI, Napoleone, il conte di Provenza, futuro Luigi XVIII, e infine Carlo X. Fu proscritto quattro volte da diversi regimi politici ma, pur ricercato, non fu mai arrestato, in quanto riuscì ogni volta a rientrare nelle grazie dei governanti. Nella sua movimentata vicenda fu, in successione, deputato monarchico sotto la Rivoluzione, proscritto sotto il Terrore, ancora deputato durante il Direttorio, poi prefetto di Napoleone, ministro degli Interni di Luigi XVIII - attuando una controversa riorganizzazione dell'Académie française - e, alla fine, deputato ultra-realista.
Noto per la vivace eloquenza dei suoi discorsi, de Vaublanc fu tuttavia un personaggio secondario durante tutto quello straordinario e agitato periodo della storia della Francia. Uomo d'ordine, di carattere risoluto, moderato sostenitore della Rivoluzione del 1789, concluse la sua vita politica sotto la Restaurazione assumendo posizioni reazionarie.
Fu fratello maggiore di Jean-Baptiste Bernard Viénot de Vaublanc.
Biografia La formazione militare sotto lAncien Régime
Vincent-Marie Viénot de Vaublanc nacque il 2 marzo 1756 a Saint-Domingue, dove era acquartierato il padre, Vivant-François Viénot de Vaublanc, originario di una famiglia nobile della Borgogna e comandante di Fort Saint-Louis a Fort Dauphin.
Giunto per la prima volta in Francia nel 1763, compì gli studi militari al Prytanée national militaire di La Flèche, e allÉcole militaire di Parigi dal 1770 al 1774, venendo decorato, poco prima di lasciare la scuola, con l'Ordine di San Lazzaro dal conte di Provenza, gran maestro dell'Ordine e futuro Luigi XVIII,
Dal 1776 al 1782 fu sottotenente nel Reggimento della Sarre, comandato dal duca di La Rochefoucauld e di cui suo zio Charles era tenente colonnello. Fu successivamente di stanza a Metz, a Rouen e a Lilla, ottenendo poi il trasferimento nella colonia di Saint-Domingue, dove era richiamato da affari di famiglia.
Lì si sposò con una certa mademoiselle de Fontenelle, da cui ebbe una figlia; fatto ritorno in Francia nel 1782, comprò - secondo l'uso del tempo - la carica di luogotenente della maréchaussée, a Dammarie-les-Lys, presso Melun, acquistandovi anche una discreta proprietà terriera. La sua professione, indicata sui documenti di servizio come proprietario-coltivatore, gli dava sia la possibilità di interessarsi all'agricoltura che il tempo da dedicare alle lettere e alle arti, mentre l'ufficio ottenuto, consistente nella funzione di giudice di pace nelle frequenti contese insorgenti tra i piccoli nobili del luogo, per motivi di proprietà quando non per questioni di onore, lo fece conoscere a un certo numero di aristocratici della regione.
L'entrata in politica sotto la Rivoluzione Prime funzioni locali Sostenitore, in un primo tempo, delle nuove idee illuministe, ispiratrici della Rivoluzione francese, si lanciò nella carriera politica: divenne membro della nobiltà del baliaggio di Melun nel 1789, della cui Assemblea fu eletto segretario, sotto la presidenza di Gouy d'Arcy, gran balivo di Melun, della quale faceva parte anche il noto navigatore ed esploratore Bougainville. L'Assemblea era incaricata di redigere un cahier de doléances (quaderno di lamentele) da sottoporre al governo reale e di nominare un deputato agli Stati generali. Appoggiò la candidatura di Fréteau de Saint Just, che fu eletto deputato della nobiltà per il baliaggio di Melun e divenne in seguito membro dell'Assemblea Costituente..
Nel 1790, Vaublanc fu chiamato al ricoprire la funzione di membro e poi di presidente del Consiglio dipartimentale, chiamato anche Consiglio generale, di Seine-et-Marne, che gli dava anche il diritto di presiedere il direttorio amministrativo del dipartimento..
Deputato dell'Assemblea legislativa Sciolta l'Assemblea Costituente, furono formati i collegi elettorali per eleggere i nuovi deputati. Vaublanc, presidente del collegio Senna e Marna, il 1º settembre 1791 è eletto deputato all'Assemblea legislativa con 273 voti su 345 votanti. Era fra i deputati di maggiore esperienza politica, segnatamente sulla questione delle colonie delle Antille, in un'assemblea composta essenzialmente da novizi della politica, dal momento che nessun membro dell'Assemblea Costituente si era potuto ricandidare, secondo il decreto del 16 maggio 1791, proposto da Robespierre, che li dichiarava ineleggibili.
L'Assemblea risultata eletta, composta di 745 deputati, era suddivisa sostanzialmente in quattro correnti: a destra, sedevano i 264 deputati del circolo dei Foglianti, monarchici moderati, in quanto avversari tanto dellAncien Régime che della democrazia; essi si divisero ulteriormente in due frazioni, i simpatizzanti del precedente Triumvirato di Barnave, Du Port e Lameth, e i seguaci di Lafayette; al centro, erano 345 deputati di orientamento incerto; a sinistra, 136 deputati, in gran parte giacobini con pochi cordiglieri all'estrema sinistra.,
Nel club dei Foglianti
Dal momento della sua elezione, egli assunse il nome di Viénot-Vaublanc, che avrebbe mantenuto sino alla fine del primo Impero. Già il 1º ottobre 1791, giorno dell'inaugurazione, si fece notare con un discorso che denunciava le non onorevoli condizioni nelle quali Luigi XVI sarebbe stato ricevuto dall'Assemblea il giorno seguente.Mémoires, op. cit. (tomo 1, libro III, cap. I, p. 285).Secondo l'usanza, al re era riservata una poltrona a forma di trono, coperta d'oro e di gigli: Couthon propose di dargli una poltrona uguale a quella del presidente, mentre Grangeneuve chiese che i titoli di Sire e di Maestà, «inventati dal servilismo, fossero sostituiti da quello molto più bello di Re dei francesi». Avendo il sovrano minacciato per rappresaglia di non recarsi all'Assemblea, fu trovato un compromesso e il seggio del re fu abbassato di un gradino. Dom H Leclerc, Feuillant et Girondins aout 1791 - 20 avril 1792, Librerie Letouzet et Ane 87 boulevard Raspail, Parigi 1940, p.17 Date queste dichiarazioni, fu eletto presidente dal 15 al 28 novembre 1791 da un'assemblea ancora in maggioranza monarchica..
Il 29 novembre, Vaublanc fu incaricato di redigere un messaggio che chiedeva al re di ritirare il veto emesso contro il decreto dell'Assemblea del 9 novembre, avente lo scopo di far cessare la massiccia emigrazione (incoraggiata soprattutto dai preti e dai nobili), che minacciava i principi tedeschi di rappresaglie nel caso avessero continuato a servire da base di appoggio all'esercito dei principi (il Conte d'Artois, e il Principe di Condé). L'Assemblea fu talmente soddisfatta del lavoro di Vaublanc che, in deroga alle consuetudini, gli chiese, di andare a leggere, alla testa di una delegazione di 24 deputati, il messaggio al re.«Sire,» disse a Luigi XVI, «appena l'Assemblea nazionale ha volto il suo sguardo sulla situazione del regno, si è resa conto che i disordini che ancora la agitano hanno la loro fonte nei preparativi criminali degli emigrati francesi. La loro audacia è sostenuta da principi tedeschi che disconoscono i trattati firmati con la Francia, e che fingono di dimenticare che devono a questo impero la Pace di Vestfalia, che garantisce i loro diritti e la loro sicurezza. Questi preparativi ostili, queste minacce d'invasione, impongono armamenti che assorbono somme immense, che la nazione avrebbe versato con gioia nelle mani dei suoi creditori. Sta a voi, Sire, farli cessare; sta a voi tenere con le potenze straniere il linguaggio che conviene al re dei francesi! Dite loro che ovunque si tollerino preparativi contro la Francia, la Francia non può vedere che dei nemici; che noi osserveremo religiosamente il giuramento di non fare alcuna conquista; che noi offriamo loro il buon vicinato, l'amicizia inviolabile di un popolo libero e potente; che noi rispettiamo le loro leggi, le loro usanze, le loro costituzioni; ma che vogliamo sia rispettata la nostra. Dite loro infine che, se dei prìncipi di Germania continueranno a favorire preparativi contro i francesi, i francesi porteranno presso di loro non il ferro e il fuoco, ma la libertà! Sta a loro calcolare quali possono essere le conseguenze di questo risveglio delle nazioni». Adolphe Thiers, Histoire de la Révolution française, Lecointe et Durey, Parigi 1823–1827, tomo 2. Luigi XVI rispose che avrebbe preso nella più grande considerazione il messaggio dell'Assemblea e, alcuni giorni più tardi, annunciò le risoluzioni prese a questo riguardo.
In questa occasione, Vaublanc indicò all'Assemblea «che il re si era inchinato per primo e che egli non aveva fatto che rendergli il saluto».Michaud, Biographie universelle ancienne et moderne, op. cit., supplemento, p. 171 L'episodio è rivelatore del ribaltamento dei rapporti di potere costituzionali: il potere legislativo, rappresentato dall'assemblea legislativa, ha ottenuto un ascendente sul potere esecutivo incarnato da Luigi XVI, che ora non è altro che il «re dei francesi».
Vaublanc, schierato dalla parte dei monarchici costituzionali, s'iscrisse al Club dei Foglianti come 263 altri deputati (su un totale di 745), divenendone uno dei capi insieme con Jacques Claude Beugnot e Mathieu Dumas, poiché i loro precedenti, maggiori rappresentanti, come Barnave o Lameth, non vi sedevano più. Si oppose vivacemente, mostrando il suo lealismo monarchico, alle decisioni dei governi rivoluzionari concernenti i preti refrattari e la confisca dei i beni degli emigrati e denunciando i massacri di Avignone. Le posizioni si radicalizzarono. La folla che assisteva ai dibattiti gli gridava spesso, così come a certi suoi colleghi, come Charles de Lacretelle: «Alla lanterna!». Nicolas de Condorcet, suo collega all'Assemblea legislativa nel 1791, non lo apprezzava affatto, dicendo di lui che «esistono in ogni assemblea di questi oratori rumorosi dalla testa vuota, che producono grande effetto con scempiaggini ridondanti». Jacques Pierre Brissot, il noto dirigente girondino, alludendo al suo zelo monarchico, lo soprannominò il capo dei bicamerieristi.Mémoires, op. cit., tomo 1, p. 338.
La caduta della monarchia Nel 1792, Vaublanc fu tra i difensori del generale conte de Rochambeau davanti all'Assemblea, accusato di tradimento, ottenendone l'assoluzione.
Pur dichiarandosi, come la maggioranza dell'Assemblea, favorevole all'abolizione della schiavitù nelle Antille, egli mise in guardia, nel discorso del 20 marzo, gli abolizionisti puri e duri come Brissot che - a suo dire - mal conoscevano la vita nelle colonie, paventando i rischi di una possibile guerra civile, data la diversità delle etnie e delle condizioni sociali della popolazione di Santo Domingo. Con tale pretesto, si espresse per il mantenimento della schiavitù, limitandosi a sostenere la legge del 4 aprile 1792, che dava la cittadinanza francese a tutti «gli uomini di colore e negri già liberi. Nella seduta del 10 aprile, si pronunciò a favore dell'abolizione progressiva della tratta dei neri nelle colonie, sull'esempio della Danimarca e della Gran Bretagna.
Il 3 maggio 1792 appoggiò la proposta di Beugnot di arrestare «i giornalisti incendiari» che, a suo dire, con la violenza dei loro articoli turbavano l'ordine pubblico: fra questi erano compresi Marat e l'abate Royou. L'8 maggio, in Assemblea, si rivolse ai Giacobini in questi termini: «Voi volete, Signori, salvare la Costituzione; ebbene, voi vi riuscirete solo abbattendo le fazioni e i faziosi; solo combattendo unicamente per la legge; solo perendo con essa e per essa, e io vi dichiaro che non sarò l'ultimo che perirà con voi, a causa della sua esecuzione; credetelo, Signori».Adolphe, Bourloton e Cougny (pubblicato sotto la direzione di), Dictionnaire des parlementaires français depuis le 1er mai 1789 jusqu'au 1er mai 1889, op. cit.