La chiesa di San Giorgio è un edificio religioso del centro storico di Genova, situato in Piazza San Giorgio.
Storia L'Exercitus e l'antica piazza Il culto di San Giorgio in Genova sarebbe stato importato in epoca bizantina. Da allora mantenne un legame con l'esercito: il santo, già protettore della milizia bizantina e venerato dai militari, è nel Vexillum tenuto in San Giorgio, lo stendardo militare della Repubblica di Genova che era posto accanto allo scettro dei comandanti dell'armata.
L'attuale piazza San Giorgio su cui sorge la chiesa si suppone fosse il Forum romano della città. Si mantenne infatti sino a tutto l'Alto Medioevo l'uso di convocare qui il popolo; inoltre da qui si calcolano le distanze in miglia romane sulle vie Aurelia e Postumia (da cui i nomi Quarto – IV milium -, Sestri – VI milium -, Pontedecimo - Pons ad X milium).
La connessione tra San Giorgio ed Exercitus bizantino fa ipotizzare una chiesa o cappella a lui dedicata in questo punto; a Genova infatti i Bizantini tenevano un forte presidio, diretto nel 544 da Bono, nipote del Generale Giovanni. Sarebbe sorta allora la prima cappella di S. Giorgio, nel Foro accanto al presidio militare.
Prime notizie e concessione della parrocchialità Il primo documento che conferma l'esistenza della chiesa risale al 947. Ad esso segue nel 964, anno III del regno di Ottone I in Italia, una pergamena che nomina la cappella di San Giorgio relativamente alla permuta di beni tra Eldeprando, figlio di Zangulfo, e Teodolfo, vescovo di Genova.
Del gennaio 1139 è un atto di donazione fatto nella chiesa di San Giorgio dai consoli ai figli di Rolando e Guidone da Paxano (da Passano). Stando ad esso si pensa la chiesa fosse collegiata e non più solo cappella o basilica. Siro II, divenuto primo arcivescovo di Genova nel 1132 (il vescovado genovese fu eretto in sede metropolitana nel 1132-1138), nel 1143 fece compilare il registro della Curia Arcivescovile. Nell'Alto Medioevo le chiese minori erano in genere oratori o basiliche e la disposizione di Siro II trasformava in parrocchie quelle dipendenti dalla cattedrale. L'uffizio concesso ai parroci passava dall'approvazione del vescovo e dei suoi canonici, detti "cardinales", "de cardine" o "cardines". Stesso passaggio nella Diocesi si svolge con le chiese subordinate alle Pievi. Le parrocchie acquistano allora un capitolo di canonici con a capo un prevosto. I preposti delle sette chiese cittadine erano eletti dagli arcivescovi, cui spettava anche la nomina degli abati di Santo Stefano, San Siro, San Benigno.
San Giorgio medioevale Nel 1147 a San Giorgio è fatta l'offerta per l'impresa di Almería. Da Almeria conquistata vengono portate nella chiesa dal sacerdote Vassallo le due porte di bronzo.
Nel 1379, per la vittoria di Luciano Doria sui Veneziani capitanati da Vettor Pisani, si alza in San Giorgio un altare dedicato a San Giovanni e si stabilisce per il 6 maggio la solenne offerta di un pallio d'oro da parte delle signorie di Città unitamente agli abitanti.
A metà del Quattrocento si aggiunge l'altare di San Bernardino, santo il cui culto recentissimo era in rapida diffusione, officiato dall'Arte dei Merciari: nel dicembre 1454 al convegno delle parti per la concessione sono il Prevosto, i due canonici, il Capitolo, l'Arte dei Merciai e il notaio Andrea de Cario. L'altare esiste ancora nel Settecento, a sinistra dell'ingresso, ma in rovina.
La ricostruzione della chiesa Nel 1550 la chiesa medioevale è pericolante e i parrocchiani chiedono al Prevosto Bernardo Boero e al dotto Gio Batta Chiappe di porvi rimedio. La richiesta fu trascurata e per dodici anni la chiesa non fu officiata. I parrocchiani fecero allora richiesta al pontefice per ripararla e riedificarla a loro spese. Papa Pio IV, il teatino Gian Pietro Carafa, ne fece Commissione all'Arcivescovo genovese Agostino Salvago, con Bolla del 9 agosto 1565.
Il giuspatronato nel 1566 fu rilasciato ai soli parrocchiani residenti. Oltre al giuspatronato gli abitanti ricevettero lo Ius Nominandi in perpetuo del prevosto. Con Lettera Apostolica del 14 aprile 1564, l'amministrazione della parrocchia è conferita al "dotto" Gio Batta Chiappe.
Il rinnovo procede lentamente: ancora il 13 ottobre 1585 il nuovo prevosto salda un conto per i lavori di restauro. Per la ricostruzione si segnala il nobile Nicolò Raggi, che incarica Luca Cambiaso dell'esecuzione degli affreschi. Questo ciclo pittorico su parete fu distrutto dalle storiette successivamente affrescate da Gio Battista Castello nel rifacimento pittorico del Seicento. Probabile che anche per il coro, tra il 1570 e il 1580, a Luca Cambiaso venissero commissionate le tre tele, tra le quali quella della decapitazione di San Giorgio è considerata come uno dei suoi capolavori.
Nel 1608 muore il prevosto Gio Batta Chiappe. I parrocchiani eleggono suo successore il reverendo Gio Maria Gando, elezione confermata dall'arcivescovo Orazio Spinola (atto del notaro Marc'Antonio Molfino del 31 gennaio 1609).
I Teatini a San Giorgio L'ordine dei Teatini, fondato a Roma nel 1524 da San Gaetano di Thiene assieme ai compagni Gian Pietro Carafa (futuro Papa Paolo IV), Bonifacio de Colli e Paolo Consiglieri o Ghisleri, nella seconda metà del Cinquecento era stato introdotto in Genova ma senza una dimora in città. Dapprima ebbe sede in Santa Maria Maddalena, quindi il 15 agosto 1575 in San Siro.
Il 31 maggio 1624 l'arcivescovo di Genova Domenico De Marini scrive a Carlo Barberini, teatino di San Siro, sulla concessione ai Tatini di aprire un oratorio presso San Giorgio, in una casa di loro proprietà. Nel giugno 1624 i Teatini aprono al piano terra di questa loro casa, che si trovava in piazza San Giorgio, una chiesa dedicata a San Carlo Borromeo. La aprono nell'agosto 1624, ma la cosa non è bene accetta dal prevosto di San Giorgio che vi vede una concorrenza al suo officio. Dalla parrocchia di San Giorgio arrivano le proteste che portano alla chiusura di tale chiesa da parte del Senato. Già il 2 marzo 1629, però, la chiesa è restituita e i Teatini possono tornare a celebrarvi la Messa.
La situazione si sblocca nel marzo 1629 con la morte di Gio Maria Gando, prevosto di San Giorgio. Lo stesso giuspatronato di San Giorgio è proposto ai Teatini di San Siro dagli stessi parrocchiani, che rinunciano con ciò al loro giuspatronato della chiesa. Papa Urbano VIII ufficializza la concessione con un Breve apostolico del 30 maggio 1629. Il nuovo prevosto teatino è Ottavio Ferrari. Dissidi sorti con l'arcivescovo De Marini ritardano ancora l'insediamento dei Teatini, cui si colloca tra il 1631 ed il 1632.
Al prete Campanaro, per ordine della Congregazione di Roma, viene tolto dal possesso della chiesa di San Giorgio, che viene concessa ai Padri Teatini e assegnata al prete Domenico Giordano.
La ricostruzione della chiesa
Con l'entrata dei Teatini riprendono anche i lavori di ristrutturazione. Nel settembre 1657 i padri Giovanni Battista Bertolotti e Gio Francesco da Dieci richiedono all'arcivescovo Stefano Durazzo l'autorizzazione per un rifacimento con ingrandimento, con la motivazione di voler ottemperare al testamento di novizio Teatino, della famiglia dei Da Dieci, che aveva lasciato in eredità una somma da utilizzarsi per questo fine. La richiesta, però, non ha esito positivo.
L'11 maggio 1658 la supplica giunge al Papa: il consenso arriva due anni dopo da Papa Alessandro VII, che conferisce loro il dominio assoluto della chiesa e della parrocchia.
Il cantiere viene dunque avviato: ignoto però il nome del progettista. La chiesa viene raddoppiata di dimensioni sia in pianta che in alzato. Dei disegni rimane un primo progetto con cupola ovale, sorretta da quattro pilastri. Lo sconosciuto progettista lascia in esso una scritta in francese in cui parla della cupola a pianta ovale. Resta anche un secondo progetto del 26 luglio 1697, di firma illeggibile, con cupola a pianta rotonda ed otto pilastri anziché quattro, progetto analogo a quello eseguito.
La cupola Per il disegno della cupola, William Piastra ipotizzava l'intervento o il suggerimento di Giovanni Antonio Viscardi, architetto della seconda metà del Seicento. Questi, tra il 1692 e il 1695, aveva svolto la sua attività presso i Padri Teatini. Era poi tornato in Germania dove era rimasto a lungo nel primo decennio del Settecento. A conferma di questa ipotesi, Viscardi a Freystadt costruì il santuario di Maria Ausiliatrice, La Maria-Hilf-Kirche, che mostra, pur con le differenziazioni regionali, l'impostazione della cupola posta in maniera da coprire tutto il vano interno della chiesa e spingere le facciate verso l'esterno, avanzandone il centro.
L'iter progettuale venne concluso accettando la planimetria dell'architetto Giacomo Lagomaggiore, approvata nel 1695 dal Magistrato dei Padri del Comune, che insisteva sugli ampliamenti viari in Via Giustiniani e in Piazza San Giorgio.
Nel 1701 la chiesa di San Giorgio è terminata sia nei muri perimetrali, sia nella cupola, e nell'anno 1700 è rinnovata la consacrazione.
La ricostruzione della cupola e la battaglia burocratica L'ultimo parroco Teatino è Leandro Nasi, morto il 2 giugno 1800. Gli succede nello stesso anni il reverendo Gerolamo Vannenes, appartenente al clero secolare, che regge la parrocchia sino al 10 marzo 1816. Nel 1812 si hanno i primi cedimenti della cupola e, quasi subito, la si ripara a carico della città, su progetto del mastro Agostino Pareto. La chiesa subisce, come molte altre, numerosi sequestri di beni immobili, che il reverendo Vannenes difende strenuamente riuscendo più volte nel suo intento.
Il 6 gennaio 1821 crolla parte della cupola. L'Uffizio Edile dispone lo sgombero delle macerie e ordina un rapido restauro; ma sostiene di non dover sostenere le spese delle impalcature che lascia a carico della chiesa. L'Uffizio comunica inoltre al parroco che avrebbe pagato la Civica Cassa solo fino a una certa data, interrompendola però a quella scadenza non spettandogli in base alla Legge sulle Fabbricerie del 30 dicembre 1809. Era un'interpretazione errata di tale norma che l'amministrazione civica faceva sua per mancanza di soldi, pretendendo da parte del parroco il pagamento per ponteggi e restauro.
Il 6 febbraio 1822 il Reverendo Pietro Rell, parroco di San Giorgio, rivolge una supplica all'arcivescovo e alla segreteria per gli affari interni di Torino, onde recuperare l'offerta annuale per il santo protettore. Pietro Rell invoca l'eccezionalità dell'occasione e l'analogia a quanto era accaduto per San Lorenzo e San Pietro in Banchi; San Giorgio che era di pari antichità e pertanto di pari diritto da restaurarsi a spese della civica amministrazione. Inoltre il demanio aveva trattenuto tutti i beni di San Giorgio, incamerando i beni dei Teatini essendo un ordine soppresso, ed insieme a questi aveva illegalmente aggiunto quelli posseduti a parte dalla chiesa di San Giorgio come parrocchia, per cui la parrocchia non poteva più sostenere spese.
Il parroco minaccia di rivolgersi a Torino. Il Corpo della città scrive le sue ragioni contro il parroco, che invia al conte Ruggero Gaspero Gerolamo, ministro dell'Interno di Carlo Felice. Il ministro si chiede chiarimenti all'Arcivescovo genovese Luigi Lambruschini, che ne informa a sua volta il parroco Rell. Il parroco invia a Torino una documentazione che precisa fossero dovuti a San Giorgio l'olio perpetuo per le lampade sull'altare e una somma annua versata alla parrocchia dai Serenissimi Collegi, venuta meno poco prima del 1815. Ma per la Civica Amministrazione questi oneri erano da cedere al Tesoro e non alla parrocchia. Il 13 febbraio 1822 la Segreteria di Stato per gli Affari Interni da Torino invia la sua risposta ma i lavori restano fermi per tutto il 1822.