Il Museo Archeologico Regionale di Gela è un museo regionale che ha sede a Gela. Con i suoi oltre 5.000 reperti è il terzo museo archeologico più grande della Sicilia, recante importanti testimonianze archeologiche sulla vita dell'antica colonia greca di Gela e i vari centri del nisseno sotto il suo controllo. Inaugurato nel 1958, fu fortemente voluto per porre fine al continuo trasferimento dei reperti in altri musei nazionali ed esteri.
Dal 12 maggio 2021 è temporaneamente chiuso per lavori di demolizione, ampliamento e movimentazione dei reperti.
Storia Le prime scoperte archeologiche Sin dalla fine dell 1700 il territorio di Gela si dimostrò particolarmente ricco di scoperte archeologiche, portate avanti principalmente grazie a campagne di scavo illecite ad opera di professionisti del settore: tra questi figurano George Dennis e Arthur Evans, che tra il 1860 e il 1896 saccheggiarono le campagne gelesi con la complicità di alcuni proprietari terrieri locali, alimentando le collezioni private di numerosi musei d'Europa. La situazione si fece così allarmante che l'archeologo Paolo Orsi, dopo un primo sopralluogo avvenuto in città il 21 maggio 1895, inviò un resoconto alla Direzione Generale di Roma per segnalare come il lassismo delle istituzioni aveva lasciato campo libero alle «attività devastatrici degli speculatori privati».
A seguito della segnalazione fatta da Orsi, nel 1897 la Provincia di Caltanissetta entrò sotto la giurisdizione del Museo di Siracusa ed l'archeologo roveretano, di cui ne era il direttore, poté intraprendere le prime campagne di scavo ufficialiLa prima e unica campagna di scavo ufficiale a Terranova/Gela, prima dell'intervento di Paolo Orsi, avvenne nel 1864 ad opera di Giovanni D’Ondes Reggio, direttore della Quadreria e del Regio Museo di Palermo. e combattere una volta per tutte il malcostume degli scavi irregolari. Le ricche scoperte di Orsi avvenute in quegli anni permisero per la prima volta di poter studiare la stratigrafia del territorio gelese, i suoi edifici sacri e i ricchi depositi votivi.
La nascita del Museo Nazionale
Le numerose campagne di scavo, sia illecite che ufficiali, misero in evidenza come la mancanza di un museo locale portasse la maggior parte dei rinvenimenti archeologici ad abbandonare la città: per tale motivo, già nel 1891, una commissione locale propose di istituire un Museo Civico che servisse a tale scopo. La nascita del suddetto, avvenuta nei locali del municipio in data e modi imprecisati, non ebbe tuttavia i successi sperati: ad eccezione di una manciata di vasi, tutti i reperti provenienti dagli scavi di Paolo Orsi vennero dirottati a Siracusa, anche quelli per i quali la restituzione sarebbe stata d’obbligo. Anche in questo caso, le motivazioni alla base di queste dinamiche risultano oggi ignote.
Fu solo con il passaggio del territorio nisseno alla Soprintendenza di Agrigento, guidata dall'archeologo Pietro Griffo, che l'autorità del vecchio Museo Civico iniziò ad essere riconosciuta: Griffo, nel 1955, autorizzò il ministero dei lavori pubblici a costruire con i fondi della Cassa del Mezzogiorno il nuovo "Museo Nazionale di Gela" su progetto dell'architetto Luigi Pasquarelli. L'inaugurazione avvenne il 21 settembre 1958 alla presenza del sottosegretario alla pubblica istruzione Angelo Di Rocco e un fitto gruppo di archeologi internazionali, tra cui Dinu Adamesteanu e Pietro Orlandini: grazie all'allestimento interno, curato da Griffo stesso, fu definito il museo archeologico più moderno d'Italia.
Il furto del medagliere Nella notte del 17 gennaio 1973 quattro uomini armati e mascherati si introdussero nei locali del museo, portando via con sé circa 600 monete greche e romane in argento ed oro, dal valore stimato di un miliardo di lire. Secondo la versione ufficiale i quattro entrarono attraverso un lucernario — così da evitare l'allarme — e minacciarono con armi da fuoco i due custodi di turno, spingendoli ad aprire la camera blindata del medagliere: dopo aver portato via la refurtiva, entrambi i custodi furono chiusi dai ladri all'interno della stessa e riuscirono a liberarsi solo diverse alle prime ore del mattino.
Quattro mesi dopo, nella città di Lugano, seguì l'arresto di due dei quattro uomini coinvolti nel furto: la refurtiva, recuperata dalla polizia cantonese, ammontava a circa 150 monete confermate come parte della collezione di Gela dal soprintendente regionale Ernesto De Miro. Nel luglio dello stesso anno altre 20 monete furono ritrovate a Firenze, nella casa di un noto ricettatore di opere d'arte, grazie alla collaborazione della sovrintendente Marina Martelli. Al netto dei successivi ritrovamenti del 1975 non fu possibile ricomporre per intero la collezione originaria, che si disperse clandestinamente attraverso le collezioni private.
Ristrutturazioni Nel 1984, a seguito di nuove scoperte archeologiche, fu oggetto di lavori di ampliamento da parte dell'architetto Franco Minissi. Quasi dieci anni dopo, nel 1995, fu nuovamente rinnovato nei percorsi espositivi e negli apparati didattici e didascalici.
Dal 2021 è in corso il più grande lavoro di ristrutturazione, mirato alla demolizione dei soppalchi creati da Minissi e al ricavo di nuovi spazi per la collezione.
Collezioni
Il museo, fino all'allestimento del 2021, si divideva in due piani dedicati a ripercorrere la storia di Gela antica e del territorio circostante dall'età preistorica all'età medievale. Le vetrine ospitano reperti provenienti non solo dai siti archeologici dell'omonima città, ma anche da territori limitrofi del nisseno come Dessueri, Monte Bubbonia e Sofiana. Le due collezioni più antiche e importanti sono quelle dei baroni Navarra e Nocera, comprendenti una considerevole quantità di vasi a figure nere e rosse ritrovate in scavi clandestini e collezionati dai suddetti alla fine dell'Ottocento attribuibili a nomi noti della ceramografia antica come il pittore di Gela, di Eucharides, di Edimburgo, di Boreas, della Phiale di Boston, dei porci, di Berlino e di Brygos.
Tra i reperti più importanti del museo si ricordano: un integro elmo calcidese; un raro cratere laconico del VII secolo a.C., attribuito al pittore della caccia e recuperato dai carabinieri a seguito dell'operazione "Antromeda"; le tre arule votive provenienti dall'emporio di Bosco Littorio; le ampie collezioni di ceramica greca a figure nere e a figure rosse; i dettagli architettonici provenienti da templi cittadini; l'ampia collezione numismatica con monete provenienti dalle varie colonie greche.
Note
Bibliografia Rosalba Panvini, Ceramiche attiche figurate del Museo archeologico di Gela. Selectio Vasorum, Marsilio Editori, 2004.
Altri progetti
Collegamenti esterni
__INDICIZZARE__
Categoria:Musei di Gela Gela