La Val Rosandra (), situata nei pressi di Trieste tra il comune di San Dorligo della Valle (Dolina) e quello sloveno di Erpelle-Cosina (Hrpelje-Kozina), è una valle incisa dal torrente Rosandra (sloveno Glinščica).
Alcune delle sue caratteristiche, quali l'aspetto selvaggio, con rupi, ghiaioni e pareti a strapiombo, o la cascata Supet seguita dalle forre che esso attraversa, nonché la presenza di un elevato numero di grotte, hanno reso la Val Rosandra meta di esplorazioni speleologiche, oltre che una palestra di roccia e sito di studio dei fenomeni carsici. È una delle mete più amate dagli escursionisti triestini; la principale via d'accesso per i sentieri di fondo valle è dall'abitato di Bagnoli della Rosandra (Boljunec).
Storia
La valle era già abitata in tempi preistorici. Molti ritrovamenti archeologici documentano la presenza dell'uomo già nel neolitico, presenza che peraltro non è venuta mai a mancare fino ai tempi odierni. In particolare, vanno notate le grotte orizzontali sul versante destro della valle, la principale delle quali è la Grotta delle Finestre o Grotta delle gallerie, la cui conformazione è quanto mai idonea ad offrire riparo; si tratta infatti di un insieme di grotte che si aprono sul fianco della montagna attraverso varie brevi gallerie (finestre appunto), il che permette un'eccellente aerazione del posto. Tuttavia gli esperti sono certi che queste grotte non siano mai state abitate stabilmente; venivano usate come magazzini e stalle, come pure riparo di fortuna per pastori e viaggiatori. Questa certezza deriva dall'assenza di reperti archeologici che possano testimoniare la presenza di un qualche antico insediamento umano in tutto il circondario, mentre ci sono testimonianze di passaggio attraverso la valle praticamente durante tutta la storia. Bisogna infatti considerare che questa valle costituisce l'unico passaggio naturale dal mare oltre l'altipiano verso l'odierna Slovenia ed oltre.
Acquedotto romano
La sorgente della Rosandra viene chiamata Clìnciza dal nome sloveno del fiume, Glinščica. Il conte Domenico Rossetti la battezzò Fons Oppia, richiamandone l'uso che già i Romani ne fecero costruendo nel primo secolo un acquedotto lungo 14 chilometri che giungeva fino al centro di Trieste. Sembra che nelle grotte sui fianchi della vallata ci fossero vedette militari perenni a guardia del manufatto e della strada adiacente. Come tutte le costruzioni romane, anche questo acquedotto funzionò molto a lungo, forse addirittura fino al secolo sesto o settimo, quando venne danneggiato intenzionalmente. Molto più tardi, nel XVIII secolo, era comunque ancora tanto conservato che l'amministrazione comunale triestina prese in considerazione un suo eventuale restauro per rifornire d'acqua potabile la città che stava crescendo velocemente. L'idea fu poi abbandonata quando si iniziò a sfruttare altre fonti limitrofe alla città. Oggi, soltanto un centinaio di metri dell'antico acquedotto romano restano ancora a testimoniare questa poderosa costruzione di un'altra epoca.
Una via commerciale
Presso la foce del Rosandra una volta si estendevano grandi saline, fonte di notevole ricchezza fino al tardo Medioevo. Proprio queste saline furono la causa delle guerre secolari con Venezia che causarono più volte la rovina della città ed in ultimo anche la sua decisione di "dedicarsi" all'Austria piuttosto che sottomettersi alla Serenissima. Si può comprendere l'eccezionale importanza di queste saline se si considera che l'unico collegamento di Trieste con il retroterra era la via commerciale che iniziava appunto presso le saline e proseguiva, attraverso la valle della Rosandra, verso l'interno. Con un linguaggio moderno, potremmo dire che l'industria locale possedeva buone infrastrutture di collegamento il che garantiva costante flusso di entrate a gran parte della popolazione.
Per il controllo di questa arteria fu edificato il castello di Moccò (Zabrežec); dopo la sua distruzione (avvenuta nel 1511) nel XVII secolo fu costruito nelle sue vicinanze il castello di Fünfenberg che fungeva da muda daziale. Questo andò distrutto da un incendio alla fine della seconda guerra mondiale. Altre strutture fortificate della val Rosandra sono il Tabor di Draga, posto su uno sperone roccioso sopra l'abitato di Botazzo (Botač), costruito nel XV secolo dagli abitanti del luogo per proteggersi dalle scorrerie turche e il castello di Vicumberg (o Vinchimberch), costruito nel XIII secolo nei pressi di Becca (Beka), in Slovenia dai conti Carsperch.
La val Rosandra è uno dei rari casi in cui la guerra non ha devastato quanto aveva voluto proteggere. I combattimenti per il controllo della Rosandra rimasero ai suoi margini. E tanto tempo durarono le battaglie per la via commerciale, oggi ribattezzata via del sale che infine persero ogni importanza. Quando, per imposizione dei veneziani, le saline vennero distrutte, anche la strada attraverso la valle del Rosandra cadde in dimenticatoio, e i triestini costruirono una nuova strada verso l'entroterra partendo proprio dal centro della città (l'odierna via Commerciale). Più tardi, quando decadde la supremazia dei veneziani, la riattivazione delle saline non fu più conveniente. Così la meravigliosa val Rosandra rimase intatta. Dal lato mare non c'è più una fortezza a proteggerla, e del resto non ce n'era bisogno perché l'assenza di saline ne aveva decretato l'oblio.
I mulini
Contemporaneamente con il commercio del sale, sulla Rosandra crebbero anche i mulini per le spezie che raggiungevano per mare il porto di Trieste. Questi mulini in effetti trattavano i cereali solo marginalmente, in quanto vennero costruiti proprio per elaborare le droghe e le spezie che viaggiavano poi con il sale verso l'Europa centrale. Il primo dato che si ha su questi mulini è un contratto di compravendita del 1276 dal quale si apprende che allora ve ne furono in funzione tre. Ma considerando che in tutto il circondario la Rosandra è l'unico corso d'acqua in grado di azionare le pale di un mulino, si può capire che in breve tempo ve ne furono costruiti altri.
Nel 1757 ve ne furono ben 16, di cui uno a tre ruote. Sulla grande piazza che è tuttora il centro del paese Bagnoli (Boljunec) all'ingresso della valle, c'era all'epoca un tipo di terminal per i carri che trasportavano le merci dalle barche e qui aspettavano il turno per la molitura. Sebbene gli ultimi mulini funzionassero ancora nel XX secolo, oggi praticamente non ne esiste più traccia. Quanto non venne demolito dalla guerra, rimase devastato dal tempo. Le gore, scavate con tanta fatica nella roccia, sono state ricoperte dalla vegetazione incolta o addirittura riempite da terra e detriti; le enormi macine furono fatte a pezzi ed impiegate, assieme alle pietre murarie dei possenti muri, nei rifugi durante l'ultima guerra.
Il santuario
Verso la fine della Val Rosandra, sotto il Monte Carso, si trova la chiesetta di Santa Maria in Siaris.
L'ex ferrovia
Nel 1841 l'Austria-Ungheria costruì la Südbahn, cioè la ferrovia che collegava Vienna con Venezia, Trieste e l'Istria attraverso Lubiana. Il primo tratto raggiunse Venezia già nel 1857, mentre i lavori sul secondo tratto, da Divaccia (Divača) a Pola, si prolungarono fino al 1876. Per il completamento della rete prevista mancava solo il collegamento rapido tra Trieste e l'Istria, cioè una scorciatoia dalla stazione di Erpelle (Hrpelje) attraverso la valle della Rosandra fino in città. In questo modo la distanza da Pola si accorciava di ben 38 chilometri, il che non era poco, dato che si stimava un notevole traffico futuro di merce. Era previsto infatti il passaggio giornaliero di ben 25 treni merci da 25 carri in ciascuna delle due direzioni.
Ma la costruzione di questo tratto, di soli 19,6 km, non era tanto semplice; la principale difficoltà era data dal terreno carsico sul quale la massicciata doveva posare. Durante i lavori di sbancamento, nella galleria sopra Botazzo si aprì una voragine nella quale precipitarono tre operai, le cui salme non poterono mai esser recuperate. Il troncone scorciatoia, chiamato ferrovia Trieste-Erpelle, fu completato nel 1887, ma non fu mai utilizzato al meglio della capacità, principalmente a causa degli eventi storici di quell'epoca. Invece del previsto traffico di merce per l'interno, la ferrovia agevolò un vivace viavai di passeggeri tra il Carso orientale, l'Istria e Trieste.
Si servivano di questo veloce mezzo di trasporto soprattutto le contadine che rifornivano la città di latte, pollame, carni salate, verdura e frutta, aggiungendo volentieri qualche bottiglia di grappa. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, per qualche tempo la ferrovia continuò a fare la spola tra la città e Draga Sant'Elia (Draga), ultimo paese prima del confine. Ma nel 1958 la linea fu soppressa e nel 1966 furono rimossi i binari. Ora è stata rivalorizzata e riutilizzata come pista ciclabile, partendo dal centro della città per arrivare fino a Cosina in Slovenia.
Scuola di roccia
La val Rosandra divenne famosa agli inizi del ventesimo secolo quando venne riscoperta dai rocciatori, i pionieri furono Napoleone Cozzi e i suoi compagni della Squadra Volante. Gli impervi versanti della valle si rivelarono di gran interesse anche per i più esperti alpinisti, in quanto offrono punti con difficoltà addirittura del sesto grado classico, a solo mezz'ora di cammino dall'abitato di Bagnoli. Proprio per questi motivi vi risiede una scuola di roccia fin dal 1929, il cui fondatore fu il triestino Emilio Comici (ricordato da un cippo nella stessa valle), il primo scalatore italiano di sesto grado, ricordato anche per aver aperto nelle Dolomiti oltre duecento nuove vie. La scuola di roccia della Val Rosandra è tuttora attiva e ben nota tra gli alpinisti. Molto conosciuto anche il rifugio alpino Premuda del C.A.I., unico al mondo a soli 82 metri di altitudine. Oltre che dai rocciatori, la valle è frequentata anche dagli speleologi per le numerose cavità che vi si trovano, tra le quali la più nota è la Fessura del Vento.
Particolarità naturalistiche La particolarità più eclatante della valle è il repentino ed evidente passaggio dal clima continentale subalpino a quello mediterraneo. La parte superiore della valle, a monte della cascata Supet, è in pieno clima continentale, mentre a valle, subito dopo la cascata, si fa mediterraneo per eccellenza. Essendo le varie parti diversamente esposte sia al sole che alla bora, alle stesse altitudini si riscontrano differenze termiche anche oltre i 10 °C il che ovviamente influisce in particolar modo sulla flora locale.
Qui si sono conservate molte piante sia alpine che mediterranee che nei territori circostanti sono andate perse con le glaciazioni, ad esempio la Daphne alpina, l'Amelanchier ovalis, la Genista holopetala ed altre. Analogamente vi si trovano vari animali, soprattutto rettili ed anfibi la cui presenza all'esterno della valle è estremamente rara. Da notare ad esempio la Natrix natrix o biscia con il collare che abita prevalentemente in acqua, visto che si nutre quasi esclusivamente con pesci e piccole raganelle. È conosciuta perché in caso di pericolo si finge morta ed espelle un liquido maleodorante. Similmente si comporta anche la Bombina variegata o ululone dal ventre giallo. Quando si sente minacciato, questo anuro espelle un liquido repellente e spaventa il nemico esponendo le vistose macchie gialle ventrali.