La Trinità è la dottrina fondamentale e più importante delle Chiese cristiane, quali la cattolica Cfr. ad esempio il Catechismo della Chiesa cattolica che al n. 232 riportando l'Expositio symboli (sermo 9) CCL 103,48 di Cesario d'Arles sostiene «La fede di tutti i cristiani si fonda sulla Trinità»., le ortodosse, le riformate storiche come quella luterana, quella calvinista, quella anglicana, oltre che di buona parte di quelle evangeliche.
Tale dottrina non viene comunque presentata in modo univoco.Catherine Mowry Lacugna, "Trinity", in Encyclopedia of Religion, vol. 14. NY, Macmillan, 2006, p. 9360 Essa si è precisata nell'ambito del cristianesimo antico: prima nel credo del primo concilio di Nicea (325), poi nel Simbolo niceno-costantinopolitano (381), dove venne affermato come primo articolo di fede l'unicità di Dio e, secondariamente, la divinità di Gesù Cristo suo Figlio,Il "simbolo niceno-costantinopolitano" rispetto al credo di Nicea, amplia gli aspetti cristologici e pneumatologici: Gesù Cristo figlio di Dio è generato da sempre dal Padre, è increato, è homoúsion cioè della "stessa sostanza" del Padre e per mezzo di lui si è realizzata la creazione; egli è dunque Dio vero da Dio vero, luce da luce. Lo Spirito Santo ha parlato per mezzo dei profeti, egli è Signore e da lui proviene la vita, procede dal Padre ed è elemento di culto come il Padre e il Figlio. Cfr., ad esempio, Pier Cesare Bori. Dio (ebraismo e cristianesimo), in Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo) Torino, Einaudi, 1993, pagg. 203 e segg. a seguito, tra le altre, della controversia suscitata dal teologo Ario, che negava quest'ultima.
Le tre Persone della Trinità
Il dogma della "Trinità" è in relazione alla natura divina: esso afferma che Dio è uno solo, dalla "sostanza" (o essenza) unica e assolutamente semplice, ma comune a tre "Persone" (o "ipòstasi", secondo il linguaggio mutuato dalla tradizione greca) che sono distinte pur condividendo la stessa sostanza in maniera paritaria (consustanziali). Esse sono: Dio Padre, creatore del cielo e della terra, Padre trascendente e celeste del mondo; il Figlio: generato dal Padre prima di tutti i secoli, fatto uomo come Gesù Cristo nel seno della Vergine Maria, il Redentore del mondo; lo Spirito Santo che il Padre e il Figlio mandano ai discepoli di Gesù per far loro comprendere e testimoniare le verità rivelate.
Talora questo rapporto fra le tre Persone è stato anche interpretato in maniera non paritaria ma subordinata, nel senso di una processione gerarchica, pur rappresentando tre aspetti o modi di apparire di una medesima divinità; nei casi più eterodossi (ritenuti eretici) come se esse fossero persino tre divinità diverse (come in una triade politeista).
Nella dottrina trinitaria il Dio di Israele Yahweh racchiude tutta la Trinità ed è quindi Padre, Figlio e Spirito Santo.
Al mistero della TrinitàPer la Chiesa cattolica la "trinità" è un mistero della fede ovvero uno dei «misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati» (Concilio Vaticano I, DS 3015; FCC 1.080). è dedicata, nella Chiesa cattolica, la Solennità della Santissima Trinità, che ricorre ogni anno la domenica successiva alla Pentecoste.
La dottrina trinitaria è stata accolta dalla maggior parte dei protestanti, particolarmente dal protestantesimo storico (di cui fanno parte fra gli altri il luteranesimo e il calvinismo).
Origine del termine e della nozione Il termine "trinità" deriva dal latino trīnĭtas-ātis (a sua volta da trīnus = di tre, aggettivo distributivo di trēs, tre) e fu utilizzato per la prima volta da Tertulliano nel II secolo, ad esempio nel suo De pudicitia (XXI) e nell'"Adversus Praxean". Occorre ricordare che prima di lui già Teofilo di Antiochia (II secolo), apologeta cristiano di lingua greca, utilizzò nel suo Apologia ad Autolycum (II,15) il termine analogo greco di τριας (triás).
Se il termine "trinità" non è certamente antecedente al II secolo, la nozione che rappresenta sembrerebbe invece apparire già a partire dal Vangelo di Matteo (I sec.):
A tal proposito lo studioso e teologo cattolico francese Joseph DoréTrinità in Dictionnaire des Religions, pag.1923 nota come l'espressione al singolare eis to onoma (εἰς τὸ ὄνομα) ovvero "nel nome" unitamente alle due ricorrenze della congiunzione kai (καὶ), "e", quindi nel significato di "del Padre 'e' del Figlio 'e' dello Spirito Santo" evidenzierebbe la presenza di un credo già trinitario.
Allo stesso modo e in tale senso possono essere letti alcuni altri passi dei Vangeli canonici, ad esempio:
e in particolar modo in alcuni passi del "discorso dopo la cena" riportato nel Vangelo di Giovanni:
Luca 23,46 è rilevante nella Chiesa cattolica che identifica lo Spirito di Gesù con lo Spirito Santo Dio, che è anche lo Spirito di Dio Padre. Nel passo sono quindi presenti tutte e tre le divine persone.
La professione di fede trinitaria di Mt 28,18-19 fu ripresa dalla formula battesimale fin dalla prima Chiesa primitiva. Basilio di Cesarea e Gregorio di Nazianzio ne rilevarono l'importanza per elaborare la nozione di Trinità. Sant'Agostino (De Trinitate, XV, 28. 51)Citazione: "Signore nostro Dio, crediamo in te, Padre e Figlio e Spirito Santo. Perché la Verità non avrebbe detto: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28, 19), se Tu non fossi Trinità. Né avresti ordinato, Signore Dio, che fossimo battezzati nel nome di chi non fosse Signore Dio."
Joseph Doré nota anche qui che se il termine greco πνεῦμα (pneúma, "spirito", "soffio") è certamente neutro esso viene indicato con il pronome relativo al maschile come ad evidenziarne la personificazione.
Lo storico delle religioni italiano Pier Cesare Bori spiega al riguardo:
Allo stesso modo vi sono dei richiami alle tre figure divine nelle lettere attribuite agli apostoli:
Lo sviluppo del dogma dell'unità di Dio e della trinità delle persone si è sviluppato parallelamente alla formazione del canone biblico della chiesa. Oltre ai numerosi passi neotestamentari che implicitamente o esplicitamente sostengono l'idea della presenza divina in Gesù Cristo e l'opera dello Spirito, i padri della chiesa hanno interpretato diversi passi dell'Antico Testamento come "prefigurazioni" della unità e trinità di Dio. Secondo Gregorio di Nazianzo, uno dei maggiori padri della chiesa orientale che ha trattato il dogma trinitario:
Verso il 150 il martire Giustino (Apologia, I, 61) dichiara che il candidato al battesimo "riceve l'abluzione con l'acqua nel nome di Dio Padre e Signore dell'universo, e del nostro Salvatore Gesù Cristo, e dello Spirito Santo". In questo senso, la nozione di Trinità era già presente nella liturgia battesimale. Ireneo di Lione (Dimostrazione della fede apostolica, 6) dichiara una fede trinitaria:
Lo studioso cattolico statunitense William J. Hill nota comunque come questo "trinitarismo elementare" sia presente anche nell'opera di Clemente di Roma (I secolo) il quale nella Prima lettera di Clemente (cfr. 58 e 46) si richiama espressamente a Dio Padre, al Figlio, allo Spirito, menzionando tutti e tre insieme. Allo stesso modo Ignazio di Antiochia (inizi II secolo) nella sua Lettera agli Efesini (cfr. 9) chiama il cristiano a "incorporarsi" nel tempio divino come per diventare uno con Cristo, nello Spirito fino alla filiazione del Padre. Ciononostante, anche per lo studioso statunitense, la soluzione trinitaria, per come successivamente verrà proposta, era ancora ben lontana.
Sviluppo della nozione nei teologi e nei confronti conciliari del IV e V secolo
Come è possibile affermare che Dio è "uno e trino"? Secondo la fede cristiana la natura divina è al di là della conoscenza scientifica, ed è incomprensibile e non conoscibile se non fosse per quanto è dato sapere attraverso la rivelazione divina. Quindi la dottrina trinitaria non è una conoscenza, come quella dell'esistenza di Dio, a cui si potrebbe pervenire attraverso la ragione umana o la speculazione filosofica, sebbene anch'essa non sia univocamente dimostrabile.
Molti teologi e filosofi cristiani (come Agostino d'Ippona) hanno scritto numerosi trattati per spiegare l'Unità divina di Dio Padre, del suo Verbo e Spirito, pur nella distinzione degli attributi. Le affermazioni dogmatiche della chiesa antica, come quelle del Concilio di Nicea, costituiscono, per le chiese cristiane che si riconoscono nella continuità storica del cristianesimo antico, la terminologia appropriata per definire il paradosso del rapporto fra la trascendenza divina e il suo intervento e conseguente conoscenza nella dimensione umana.
Unicità, Unità e Trinità di Dio
Dio è uno solo, e la divinità unica. La Bibbia ebraica pone questo articolo di fede sopra tutti gli altri, e lo circonda di numerosi ammonimenti a non abbandonare questo fondamento della fede, mantenendo la fedeltà al patto che Dio ha fatto con gli ebrei: "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è uno solo", "tu non avrai altri dei di fronte a me" e anche "Questo ha detto il Signore re d'Israele e suo redentore, il Signore delle schiere: io sono il primo e l'ultimo, e oltre a me non c'è alcun Dio". Ogni formula di fede che non insista sull'unicità di Dio, o che associ nell'adorazione un altro essere diverso da Dio, oppure che ritenga che Dio possa venire all'esistenza nel tempo anziché essere Dio dall'eternità, è contraria alla conoscenza di Dio, secondo la comprensione trinitaria dell'Antico Testamento. Lo stesso tipo di comprensione è presente nel Nuovo Testamento: Non c'è altro Dio se non uno. Gli "altri dei" di cui parla San Paolo non sono affatto dei, ma sostituti di Dio, cioè esseri mitologici o demoni.
Secondo la visione trinitaria, è scorretto dire che il Padre o il Figlio, in quanto alla divinità, siano due esseri. L'affermazione centrale e cruciale della fede cristiano-cattolica è che esiste un solo salvatore, Dio, e la salvezza è manifestata in Gesù Cristo, attraverso lo Spirito Santo. Lo stesso concetto può essere espresso in quest'altra forma: Soltanto Dio può salvare Gesù Cristo salva Gesù Cristo è Dio
In parole semplici è possibile esprimere il mistero della Trinità nell'Unità dicendo che in esso il solo Dio si conosce (nel suo Figlio, Verbo, Pensiero, Sapienza) e si ama (nello Spirito Santo, Amore, Comunione). Il Padre è trascendente e nessun vivente poté vederlo, attraverso il corpo di uomo di Gesù poté rivelarsi ed essere visto e creduto dagli uomini.
La Trinità e Agostino
A tale proposito è interessante leggere quanto scritto da sant'Agostino nel De Trinitate e in altre opere per tentare una chiarificazione del concetto di unica Sostanza e tre Persone. Nell'uomo, ragiona Agostino, si può distinguere la sua realtà corporale (esse), la sua intelligenza (nosse) e la sua volontà (velle). Se Dio ha creato l'uomo a propria immagine e somiglianza è allora necessario che questi tre aspetti appartengano anche alla Divinità, anche se in modo perfetto e divino, non imperfetto e umano: così Dio è Essere (Padre), Verità (Figlio) e Amore (Spirito Santo). Ecco alcune citazioni bibliche al riguardo:
Creazione dell'Universo
La creazione dell'universo viene attribuita alla Trinità tutta intera; Dio Padre crea l'universo per mezzo del Figlio ("il Verbo","la Parola") e "donando" o "riempiendolo" di Spirito Santo.
Il credo recita infatti: La fonte di questa interpretazione è in Genesi, al primo capitolo, Dio crea il mondo attraverso la Parola, espresso con la duplice formula: "Dio disse..." e "Dio chiamò ...". Questo è appunto il "Verbo di Dio", ossia nella visione cristiana proprio la seconda persona della Trinità, ovvero il Cristo. Valga, a titolo di esempio il racconto della creazione:
Primo giorno:
Secondo giorno:
e così prosegue nei "giorni" successivi con lo stesso schema, fino alla creazione dell'Uomo: