Per la sua intensa attività civile, politica e di pensiero, è stato uno fra i più attivi e impegnati intellettuali del Novecento italiano.
Diresse l'Istituto italiano di cultura a Londra. Fu membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Fu professore ordinario di filosofia teoretica all'Università "La Sapienza", occupando la cattedra che era stata di Ugo Spirito.
Biografia La vita e la formazione culturale Era figlio del messinese Giorgio Calogero, professore di francese e di Ernesta Michelangeli. Suo nonno materno era Luigi Alessandro Michelageli, professore universitario di letteratura greca e poeta carducciano. Al nonno poeta, Calogero dedicò una delle voci che scrisse per incarico della Enciclopedia Italiana (e di queste: "Socrate", Platone", "Logica").
La madre Ernesta era stata la prima studentessa universitaria a giungere alla laurea nell'Università di Messina. Guido, figlio unico, fu particolarmente curato nella sua formazione culturale sia da parte dei genitori che dei nonni: del resto le sue qualità intellettuali ebbero modo di rivelarsi presto quando, ad appena 16 anni, ebbe pubblicata una raccolta di poesie, dai toni dannunziani, dalla casa editrice Signorelli. Frequentò il ginnasio a Pisa e il liceo al "Mamiani" di Roma, dove conseguì la maturità classica con un anno di anticipo, nel 1921. Si iscrisse all'Università di Roma, dove sviluppò i suoi interessi per l'italiano, il latino e il greco; tuttavia, la lettura di Benedetto Croce e l'esperienza dell'insegnamento di Giovanni Gentile lo portarono a dedicarsi agli studi filosofici.
Nel 1925 si laureò con una tesi che fu pubblicata nel 1927 col titolo I fondamenti della logica aristotelica.
Libero docente (dal 1927) e incaricato (dal 1928) di Storia della filosofia antica alla Sapienza nonché insegnante di liceoArchivio dell'Università degli studi di Roma, pos. A.S. 5180., Guido Calogero prestò giuramento di fedeltà al fascismo nel 1931Sergio Romano, 1931: i professori giurano fedeltà al fascismo. In: Corriere della Sera, 14.2.2006, p. 39.. Nominato professore straordinario di filosofia e storia della filosofia all'Istituto Superiore di Magistero di Firenze lo stesso anno, fu promosso a ordinario di storia della filosofia all'Università di Pisa nel 1934Decreti ministeriali 1.12.1931 e 20.2.1935..
Il liberalsocialismo Calogero, che aveva aderito all'antifascismo e che nei suoi frequenti soggiorni in Germania era stato segnalato dalla polizia come nemico politico, ebbe tuttavia sempre rapporti amichevoli con Giovanni Gentile. Dal 1935 venne chiamato da Gentile a tenere esercitazioni di "Storia della Filosofia" alla Normale di Pisa, dove tenne le sue lezioni impegnandosi intellettualmente nel frattempo nell'attività antifascista clandestina dentro e fuori dalla Scuola.
In Toscana conobbe e frequentò Aldo CapitiniCfr. Il prof. Vittorio Frosini in una lucida testimonianza su Università, Normale e Collegio Mussolini , a cura di Raimondo Cubeddu e Giuseppe Cavera. e, dalla loro comunanza del sentire politico, nacque nel 1940 il "manifesto del liberalsocialismo".
L'antifascismo nazionale fu attirato dal loro programma politico, in special modo i giovani che in seguito alla guerra di Spagna stavano scoprendo la vera natura del fascismo. Il liberalsocialismo si faceva portatore di un antifascismo etico-politico, distinto rispetto all'antifascismo popolare che si opponeva al regime soprattutto per le proprie difficili condizioni di vita.
Mentre le classi popolari antifasciste confluivano naturalmente nelle file degli organizzati partiti di matrice marxista, i giovani intellettuali si ritrovavano più adatti all'opposizione etico-culturale di Capitini e degli antifascisti laici borghesi tra cui Luigi Russo, Piero Calamandrei, Ranuccio Bianchi Bandinelli e Alberto Carocci che s'impegnarono, prima ancora dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco dei tedeschi, nel diffondere l'antifascismo soprattutto in Toscana.
Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, motivo questo preminente nel generare un più diffuso antifascismo tra le classi popolari, i liberal-socialisti continuarono a fare opposizione prevalentemente nell'ambito dell'antifascismo borghese ed ebbero contatti sporadici e individuali con gli antifascisti cattolici e comunisti. L'elaborazione politica dei liberal-socialisti di Calogero, Norberto Bobbio e Tristano Codignola, si sviluppò in via del tutto autonoma da quella di Giustizia e LibertàGiovanni De Luna, Storia del Partito d'Azione, UTET, Torino, 2006, p. 14.. I liberal-socialisti, infatti, prendendo ispirazione dalla dottrina crociana volevano approdare ad un socialismo democratico. Tuttavia, lo stesso Croce fu assai critico verso l'idea di coniugare liberalismo e socialismo, definendo il liberalsocialismo un «ircocervo»Benedetto Croce, Scopritori di contraddizioni, in La Critica, 20 gennaio 1942., una creatura mitologica ibrida. Il percorso del socialismo liberale di Carlo Rosselli con Giustizia e Libertà era l'inverso di quello dei liberal-socialisti: da un socialismo aperto e riformatore giungere ad un nuovo sistema liberale. I due movimenti si trovavano comunque concordi nel mettere in atto il punto principale dei loro programmi: rendere quanto più attivo l'impegno nella lotta al fascismo.
La fondazione del Partito d'Azione e il confino Il 4 giugno 1942 Calogero fu tra i fondatori del Partito d'Azione, nella casa romana di suo cognato Federico Comandini; il partito nacque clandestinamente dalla confluenza dei liberal-socialisti di Calogero con i liberal-democratici di Ugo La Malfa e altri esponenti repubblicaniGiovanni De Luna, cit., p. 32.. Il programma del nuovo partito prevedeva la nascita di una repubblica italiana e la realizzazione di un'economia mista con la nazionalizzazione dei grandi monopoli industriali e finanziari.
Questa più intensa attività causò naturalmente l'intervento della polizia e del Tribunale speciale che colpì duramente con un'ondata di arresti e di denunce gli esponenti del Partito d'Azione. Imputato di "manifestazioni contrarie alle direttive del Regime", Calogero fu sospeso dall'insegnamento a tempo indeterminato con privazione dello stipendio. Arrestato dalla polizia fascista a Bari, fu condannato al confino a Scanno, in AbruzzoCommissione di Firenze, ordinanza del 3.6.1942 contro Guido Calogero (“Vasta organizzazione antifascista (Giustizia e Libertà) operante a Firenze e provincia”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 1092.. Tutte queste misure venivano annullate nell'agosto 1943. A Scanno nel settembre del '43, dopo l'armistizio, incontrò un suo ex allievo Carlo Azeglio Ciampi, che aderì al Partito d'Azione.
L'attività politica nel dopoguerra Finita la guerra Calogero continuò ad impegnarsi per realizzare il suo programma liberal-socialista stringendo maggiormente i rapporti d'amicizia e di comunanza politica con Norberto Bobbio che però si dimostrava piuttosto scettico sulle effettive possibilità che il liberalsocialismo riuscisse ad affermarsi in Italia.
Calogero continuò a militare nel Partito d'Azione che per il suo scarso radicamento popolare ottenne appena 7 seggi all'Assemblea Costituente (1946) e quindi si dissolse poco dopo.
Non per questo terminò l'impegno sociale e politico di Calogero che si schierò in seguito a sostegno del Fronte popolare nelle cruciali elezioni politiche del 1948, che contrariamente alle speranze della sinistra, segnarono il successo elettorale dei partiti guidati dalla Democrazia Cristiana.
Collaborò alla rivista Il Mondo di Mario Pannunzio dalle cui colonne avviò una campagna di stampa per la scuola laica. Fu a fianco di Danilo Dolci che denunciava lo strapotere della mafia siciliana appoggiata dal regime politico locale e nazionale.
Nel dicembre del 1955 fu tra i fondatori del Partito Radicale e alle elezioni 1958 fu tra i candidati della lista repubblicana-radicale per la Camera dei deputati. Uscito dal Partito in seguito al caso Piccardi, aderì al Partito Socialista Italiano.
Nel 1963 Calogero con Gennaro Sasso fece rinascere la testata della rivista La Cultura, per i tipi di Le Monnier, indirizzandola a un contenuto prevalentemente filosofico e sulla copertina della quale fece incidere una riproduzione di un'antica erma di Socrate che reca la famosa frase, tratta dal Critone di Platone (46 b), «Sono sempre stato tale da non lasciarmi persuadere da nient'altro se non dal discorso che, alla mia ragione, appaia il migliore». Ritiratosi dalla vita politica attiva, continuò a trattare temi sociali come direttore della rivista Panorama socialista, fondata da Giuseppe Romita.
Calogero assunse la direzione di una rivista edita del Grande Oriente d'ItaliaErnesto D'Ippolito, "Guido Calogero, il filosofo del dialogo", Hiram, rivista del Grande Oriente d'Italia, 2005, 2, pp. 83-85. e lo storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola lo dà come massoneStoria della Massoneria italiana dalle origini ai nostri giorni (Bompiani, 2001). La partecipazione di Calogero alla Massoneria è invece negata dal saggista Diego Fusaro, che sostiene che l'autore della "filosofia del dialogo" non fosse massone ma che «...egli accettò consapevolmente di dirigere una rivista edita dalla Massoneria di Palazzo Giustiniani e la diresse con il vigore morale che derivava dai suoi convincimenti umanitari» coincidenti con i valori che sono propri della Massoneria quelli della Fraternità, della Libertà, dell'Uguaglianza.
Il pensiero La filosofia della presenza La sua «filosofia della presenza», intesa come continua presenza e consapevolezza dell'io con se stesso («io non posso mai pensarmi fuori di me; io sono la mia continua consapevolezza») comporta la inevitabile responsabilità delle proprie azioni ispirate ai propri principi morali prescindendo da ogni gerarchia di valori che si pretendano assoluti.
Ciascuno di noi si trova quindi a dover operare delle scelte in riferimento ai propri valori: «Ogni valutazione è autonoma, compiendosi nella sfera di quella presenza soggettiva, che non può mai risolversi in nulla d'altro. Sono io che valuto, io che approvo e disapprovo, e che di conseguenza decido». (G. Calogero, Etica, Giuridica, Politica, II vol. delle Lezioni di filosofia, Einaudi, Torino 1960, III ed., p. 22).
L'inutilità della metafisica Né l'ontologia né la metafisica possono, secondo Calogero orientare le nostre scelte. Se per esempio io decidessi di orientare la mia vita in vista dell'immortalità dovrei concludere che: «L'immortale non ha valore per il solo fatto di essere immortale, ma anzi merita di essere immortale solo se ha valore anche quando è mortale. Solo quando un certo tipo di esistenza è preferibile, essa merita di diventare eterna: ma il semplice fatto che si annunci eterna non stabilisce che sia preferibile» (G. Calogero, "L'immortale", in Quaderno laico, Laterza, Bari 1967, pp. 21–22, la citaz. è a p. 22). L'immortalità, quindi, non serve come principio ispiratore della mia esistenza. È al contrario la nostra vita che dà senso alle teorie metafisiche che noi sceglieremo. Nessuno potrà mai giustificarsi per aver agito obbedendo a regole esterne: la responsabilità di ciò che ha fatto con la sua scelta sarà sempre e soltanto sua.
L'etica non determinata dalla logica Alla base di ogni nostra scelta vi dovrà essere la scelta dell'etica che secondo C. non può essere determinata da principi logici. I filosofi hanno cercato spesso di fornire una dimostrazione della necessità logica dell'etica, non capendo, secondo Calogero, che non si può dimostrare il dovere etico, se quello stesso dovere non è sentito da chi lo accetta come tale.