Biografia Toni Piccolotto (detto Pistagna per l'abitudine di tenere il colletto di camicie e giacche, la pistagna appunto, sempre sollevata) nasce a Lentiai nel 1903. Dal primo dopoguerra, per un breve periodo, frequenta lo studio del pittore zumellese Luigi Cima. Nel 1921 si trasferisce a Venezia dove frequenta la scuola d'arte dei Carmini e poi, dopo un'interruzione per soddisfare l'obbligo di leva, si iscrive all'Accademia di Belle Arti. Successivamente si iscrive alla Scuola Libera del Nudo ed alla libera scuola di Pittura. Gli anni veneziani sono ricchi di esperienze. Nel 1926 stringe amicizia con Seibezzi, Neno Mori, Dalla Zorza ed altri, e l'anno successivo l'ambiente di Palazzo Carminati, partecipando anche alle mostre della Bevilacqua La Masa. Nel 1928 parte per Buenos Aires in cerca di fortuna, espone alla galleria Witcomb ottenendo prestigiosi riconoscimenti, il suo dipinto "Manto candido" è perennemente esposto al Museo di Belle Arti di Santa Fe'. La nostalgia per la sua terra lo fa tornare al paese per il Natale del 1928.Nel 1929 espone a Torino, nel '31 alla galleria Ape di Roma, gli anni successivi a Padova a Palazzo Mion. Nel '34 gli viene attribuito un importante riconoscimento dall'Accademia d'Italia. Nel '37 espone a Milano, Belluno, Cortina d'Ampezzo, Feltre. La guerra lo vede fante "anziano", nel 1939 a Sacile, nel 1941 a Fiume e nel 1942 alle Bocche di Cattaro, dove gli viene richiesto di allestire una personale. Continua ad esporre anche negli anni dell'immediato dopoguerra, quando riallaccia i rapporti con gli amici veneziani e torna ed espone alla Bevilacqua La Masa. Riceve numerosi premi, tra cui la medaglia d'oro della Presidenza del Senato (1963), il secondo premio Agnello d'Oro a Bressanone. Nel '69 espone per una mostra alla galleria Fontana di Venezia. Si accingeva alla preparazione di una una grande mostra a Milano quando purtroppo si aggravano i suoi problemi di salute cardiaca, che lo portano a morire nel 1970 mentre sta dipingendo l'ultima neve di quel triste aprile sul colle del Nevegàl nei pressi di Belluno.
L'opera Vedutista di grande capacità non è estraneo alla interpretazione della figura e delle nature morte. È stato definito, forse riduttivamente, il pittore della neve, ma sarebbe più appropriato considerarlo "poeta della natura" in tutte le sue manifestazioni. Un artista amato da collezionisti, conterranei ed estimatori, che ne ricercano e conservano gelosamente le opere. Oggi può a ragione essere considerato testimone, tramite le sue opere, della mutazione del paesaggio dal punto di vista delle variazioni climatiche e di antropizzazione.
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