Operazione Blu () era il nome in codice assegnato dalla Wehrmacht alla grande offensiva estiva del 1942 sul fronte orientale. In origine, la denominazione avrebbe dovuto essere Operazione Sigfrido, come l'eroico personaggio della mitologia germanica, ma Adolf Hitler, dopo il mancato successo della precedente Operazione Barbarossa (anch'essa con nome mutuato dalla tradizione tedesca) preferì usare il più modesto nome di Operazione Blu..
Gli obiettivi politico-strategici di questa seconda offensiva estiva tedesca in Unione Sovietica, limitata al solo settore meridionale del fronte orientale, avrebbero dovuto essere: la distruzione del raggruppamento sovietico sul fiume Donec, la conquista del Donbass, l'invasione del Kuban' e del Caucaso, il raggiungimento del Don e del Volga, la neutralizzazione dell'importante centro manifatturiero di Stalingrado.
Il raggiungimento di questi grandi obiettivi, stabiliti in gran parte personalmente da Hitler, avrebbe permesso alla Germania di ottenere notevoli risorse agricole, energetiche e petrolifere, sufficienti per continuare con successo una lunga guerra aeronavale globale contro le potenze anglosassoni.
Iniziata il 28 giugno, l'Operazione Blu, nonostante importanti successi tattici e notevoli guadagni territoriali, mancò gli obiettivi strategico-politico-economici fondamentali e condusse l'Esercito tedesco (anche per le continue variazioni imposte da Hitler alla pianificazione originaria) in una situazione strategica difficile e pericolosa, premessa alla successiva catastrofe invernale di Stalingrado.
La situazione strategica
Al 28 febbraio 1942, il Diario dell'OKH calcolò le perdite totali della Wehrmacht dall'inizio dell'Operazione Barbarossa in soldati, tra morti (), feriti e dispersi/prigionieri, ovvero quasi un terzo del totale dell'Esercito tedesco impegnato all'Est il 22 giugno 1941. Nonostante questi grandi sacrifici (in tutte le campagne precedenti la Wehrmacht aveva subito solo perdite complessive.) i risultati ottenuti, per quanto impressionanti, non avevano portato alla attesa vittoria rapida e definitiva; l'Unione Sovietica aveva resistito pur con gravissime perdite umane e territoriali, ed era passata al contrattacco durante l'inverno.
Grazie all'abilità tattica e al coraggio dei soldati e degli ufficiali tedeschi, alle tattiche troppo dispendiose dei sovietici, ancora piuttosto disorganizzati e a corto di risorse, e anche alla risolutezza di Hitler e alla sua decisione di non permettere una ritirata generale allo scoperto nell'inverno russo (che avrebbe potuto trasformarsi in una catastrofe "napoleonica"), l'esercito tedesco era riuscito comunque alla fine di marzo a contenere e fermare in tutti i settori la ostinata e sanguinosa controffensiva invernale.
Con l'inizio della primavera 1942 le due parti in lotta iniziarono quindi la loro pianificazione per la ripresa delle operazioni sul gigantesco fronte orientale. La decisione fondamentale di Hitler fu quella di riprendere l'offensiva per ottenere finalmente la vittoria definitiva e raggiungere gli obiettivi territoriali e strategico-economici ritenuti da lui necessari per continuare la guerra mondiale a tempo indefinito anche contro le potenze anglosassoni. Le concezioni hitleriane scaturivano da complessi calcoli geostrategici e di economia militare e minimizzavano i problemi puramente tattici e operativi che invece erano al centro delle attenzioni dei generali dell'OKW e dell'OKH..
Cosciente della ristrettezza del tempo a sua disposizione per chiudere vittoriosamente la guerra sul fronte orientale prima di un intervento massiccio e risolutivo della formidabile potenza americana, Hitler decise quindi di abbandonare i piani predisposti dai generali dei Quartier generali per un nuovo tentativo per conquistare Mosca; egli escluse anche totalmente qualsiasi opzione a favore di un mantenimento della difensiva strategica, come ipotizzato dal feldmaresciallo Gerd von Rundstedt già nell'ottobre del 1941.
La sua decisione fu la più ambiziosa date le forze a disposizione: non più praticabile (a causa dell'indebolimento complessivo della Wehrmacht) un attacco contemporaneo su tutte e tre le direttrici principali, il Führer individuò nel settore meridionale l'obiettivo della nuova offensiva, con lo scopo di schiacciare le truppe sovietiche del settore e dilagare quindi verso il Don, il Volga e il Caucaso. L'ottenimento delle risorse economiche del Donbass, del Kuban', della regione di Stalingrado e dei petroli del Caucaso avrebbe risolto molte delle carenze dell'economia di guerra della Germania.. Erano attesi anche risultati politici importanti con possibili sollevazioni delle popolazioni musulmane caucasiche; inoltre la pianificazione si spinse (in caso di crollo totale sovietico) fino ad ipotizzare grandiose operazioni dirette verso l'Iran, l'Iraq e la penisola Arabica, eventualmente anche con la collaborazione delle forze del generale Rommel dall'Egitto..
Lo scettico e prudente generale Franz Halder, capo di Stato maggiore generale dell'Esercito tedesco, era alieno da simili grandiosi piani., ma tuttavia negli ambienti dell'esercito (oltre che nellentourage di Hitler) non mancavano valutazioni ottimistiche provenienti in parte anche da un sentimento di superiorità tecnica presente tra truppe e ufficiali nei confronti del nemico.. Quanto a Hitler, egli affermò esplicitamente nelle sue direttive la convinzione di un decisivo indebolimento dell'Armata Rossa a seguito delle catastrofi estive e poi dei sanguinosi scacchi durante la controffensiva invernale e quindi la sua speranza e fiducia in un possibile crollo definitivo della resistenza nemica. Pertanto, dopo una riunione preparatoria il 28 marzo, il 5 aprile Hitler diramò la direttiva n. 41 ("Operazione Blu") che stabiliva nel dettaglio le varie fasi operative previste per ottenere gli scopi strategici fondamentali della campagna dell'estate 1942..
Il 1º maggio 1942, Stalin proclamò per la prima volta pubblicamente la sua fiducia in una "vittoria definitiva entro il 1942". Lo stesso ottimismo era manifestato già a marzo dall'ambasciatore inglese a Mosca Sir Stafford Cripps, che parlava di una vittoria russa nel 1942 "a Berlino"; mentre il generale polacco Władysław Sikorski, viceversa, previde la nuova offensiva tedesca e anche il suo obiettivo principale nel Caucaso; in .; questo sbandierato ottimismo (non privo di motivazioni legate al mantenimento del morale e della fiducia nell'esercito e nella popolazione) nasceva da una serie di valutazioni premature e per il momento irrealistiche.
Stalin considerava, dopo i successi conseguiti nella campagna invernale, indebolito in modo sostanziale l'Esercito tedesco, contava su un netto aumento della produzione bellica negli Urali e in Siberia (dopo la riuscita conclusione dei trasferimenti degli impianti industriali dalle aree invase), sull'apporto delle forniture promesse dagli Alleati occidentali e anche sull'auspicata e attesa apertura di un Secondo fronte in Europa occidentale per colpire alle spalle la Germania e attirare una parte rilevante dell'esercito tedesco impegnato all'est..
L'ottimismo della propaganda di Stalin non era tuttavia condiviso dagli alti comandi. Non essendo fattibile una decisiva offensiva generale per liberare i territori occupati già nel 1942, i generali più avveduti (come il maresciallo Boris Šapošnikov, capo di stato maggiore generale, e il generale Aleksandr Vasilevskij, sottocapo di stato maggiore) avrebbero invece preferito realisticamente l'organizzazione di un solido schieramento difensivo per logorare preventivamente il nemico tedesco.. Altri generali, più audaci, premevano per sferrare alcune offensive localizzate su direttrici importanti per scompaginare i preparativi tedeschi e impedire una loro offensiva estiva. In particolare il generale Georgij Žukov, comandante del Fronte Occidentale sulla direttrice di Mosca, caldeggiava una ripresa dell'attacco ad ovest della capitale per distruggere il raggruppamento tedesco di Ržev-Vjaz'ma; mentre il maresciallo Semën Timošenko, comandante del Fronte Sud-Ovest, ipotizzava una grande offensiva nel settore meridionale per liberare Char'kov, Nikolaev e Gomel'..
Stalin esitò, dubbioso sulle possibilità offensive dell'esercito ma incerto anche sulla capacità dell'Armata Rossa di sostenere con ordine una prolungata battaglia difensiva contro la Wehrmacht.. La decisione staliniana finale fu particolarmente infelice: escluse difficili offensive generali ma rifiutò anche il progetto del maresciallo Šapošnikov di difensiva strategica; impose invece una serie di numerosi attacchi limitati di disturbo sia a nord nel settore di Leningrado sia a sud in direzione di Char'kov e in Crimea, per intralciare i tedeschi e guadagnare tempo..
Le conseguenze di questa decisione sarebbero state drammatiche per i sovietici: le varie offensive limitate si conclusero in pesanti sconfitte: a nord la 2ª Armata d'assalto del generale Andrej Vlasov fu distrutta nella battaglia del fiume Volchov., mentre a sud le forze del maresciallo Timošenko vennero accerchiate nella seconda battaglia di Char'kov; la Crimea venne totalmente perduta e la fortezza di Sebastopoli cadde in mano tedesca dopo un lungo e sanguinoso assedio. Queste disfatte logorarono le armate sovietiche ancor prima dell'inizio dell'Operazione Blu, rovesciando a favore dei tedeschi il rapporto di forze complessivo principalmente proprio nel settore meridionale del fronte orientale..
Il piano e gli schieramenti
I piani della Wehrmacht Le importanti vittorie tedesche di primavera in Ucraina e Crimea costarono alla già indebolita Armata Rossa la perdita di oltre uomini solo come prigionieri., ponendo in tal modo le migliori premesse operative, insieme alle ulteriori operazioni offensive parziali di rettifica del fronte eseguite con successo nel mese di giugno (operazione "Wilhelm" e "Fridericus II".), per l'esecuzione della operazione Blu.
Dopo una serie di rinvii ed uno spiacevole incidente aereo che provocò la divulgazione degli ordini segreti dell'operazione e causò la destituzione del generale Georg Stumme, comandante del 40º Panzerkorps, il reparto coinvolto nella fuga di notizie., l'operazione Blu ebbe inizio il 28 giugno 1942. Essa si articolava, nella versione iniziale della Direttiva n. 41, rielaborata da Halder e dall'OKH, in vari fasi interconnesse da eseguire in successione, con complesse manovre di accerchiamento per circondare in grandi sacche l'esercito sovietico nel settore meridionale e ottenere via libera per l'avanzata in profondità nel Caucaso.
Inizialmente, il fronte doveva essere sfondato nella regione a est di Kursk progredendo poi rapidamente verso il Don e conquistando di sorpresa Voronež (Operazione Blu I); quindi, con un'avanzata lungo la sponda occidentale del fiume, sarebbero state accerchiate le truppe sovietiche ad ovest del Don (Operazione Blu II), nella terza fase una nuova manovra a tenaglia si sarebbe chiusa sul Volga a Stalingrado, conquistando tutta l'area tra il Don, il Volga e Rostov (Operazione Blu III). Distrutte in questo modo tutte le forze sovietiche, conquistate teste di ponte a sud del Don e con i fianchi coperti dal raggruppamento attestato sul Volga, le truppe tedesche si sarebbero quindi lanciate verso sud, con l'obiettivo di raggiungere Majkop, Groznyj, Baku, con i loro grandi giacimenti di petrolio, e di conquistare l'intera area compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio (Operazione Blu IV)..