Biografia Le fonti concordano nel collocare la nascita di Giovanni di Pian del Carpine, in latino Iohannes de Plano Carpini, sul finire del XII secolo; c'è chi, come Jules Verne e Liverani, colloca la sua nascita nel 1182.. Gli studi sono concordi anche sul suo luogo d'origine: la località di Magione, in provincia di Perugia, il cui nome antico era appunto Pian di Carpine; ma egli non era un abitante del suo castello (della “villa”), bensì abitava nel contado: ne siamo abbastanza certi vista l'assenza di un nome gentilizio. Non si hanno notizie riguardanti invece la sua giovinezza, fino a quando entrò nell'ordine dei frati francescani nel 1214 o 1215, e addirittura lo si può collocare tra i primi e più vicini compagni di san Francesco.Lo stesso biografo di san Francesco, Tommaso da Celano, lo cita nella cerchia più ristretta del santo; l'informazione è tratta da Frate francescano Nel 1221 fu scelto dal beato Cesario di Spira Cesario di Spira fu uno dei primi seguaci di san Francesco, a cui venne affidato l'incarico di arricchire la regola dell'ordine francescano con citazioni tratte dal Vangelo., insieme ad altri 25 religiosi, per andare a portare la parola di Cristo a Trento, Erbipoli (Würzburg), Spira, Worms e Colonia. Questo viaggio pare coerente con il contesto storico dell'epoca: lo stesso ordine mendicante era nato pochi anni prima per contrastare il dilagare delle eresie. E non è un caso che tra i nomi dei partecipanti a questa missione troviamo anche Barnaba il tedesco, Tommaso da Celano e Giordano da Giano. In conseguenza alle predicazioni del 1221, nel 1223 Alberto Pisano,. Alberto da Pisa entrò nell'ordine dei frati minori nel 1212, di cui fondò un convento a Parigi. Al capitolo generale di Assisi fu eletto provinciale di Germania. provinciale di Germania, convocò un capitolo generale in cui Giovanni di Pian del Carpine venne eletto custode o guardiano di Sassonia, da dove riuscì a promuovere un'ulteriore espansione dell'ordine francescano. Al capitolo di Wurzburg del 1224, venne esentato dal suo precedente incarico, per essere trasferito a Colonia. Quattro anni dopo, nel 1228 fu nominato da Giovanni ParentiGiovanni Parenti entrò nell'ordine francescano nel 1219, fondò il primo convento in Spagna, a Saragozza. Nel 1227 venne eletto come primo successore di san Francesco alla guida dell'ordine minorita. ministro provinciale in Germania, dove istituì per la prima volta l'ordine francescano in Lotaringia. Egli mantenne questo incarico fino al 1230, quando fu trasferito in Spagna con la medesima carica; risiedette nella penisola iberica per soli due anni, quando ritornò in Germania per essere nominato ministro della nuova provincia di Sassonia, conservando il suo status fino al 1239. In questo lungo periodo ai vertici dell'organizzazione minoritica, egli si distinse per aver portato l'ordine francescano anche in Dacia, Boemia, Ungheria, Norvegia, e per aver fondato il monastero di Metz,. il convento di San Francesco a Praga, come testimonia Tommaso da Celano, il quale ci informa di aver raccomandato sua sorella Agnese come badessa del secondo monastero. Nessuna fonte ci riporta sue notizie del periodo che va dal 1239 al 1245, che è l'anno della svolta nella sua missione di religioso: in quell'anno venne invitato a Roma da Papa Innocenzo IV, il quale gli chiese di effettuare un'ambasceria presso i Mongoli. Le lettere papali a noi pervenute dimostrano chiaramente che esse vennero datate dal Pontefice nel marzo 1245; il frate partì senza indugio il 16 aprile..
La missione in Mongolia Le fonti sono concordi nello spiegare il motivo di questa missione attivata nella primavera del 1245: nel 1206 Gengis Khan aveva scelto come capitale del suo impero Karakorum, antica città situata nella Mongolia meridionale (oggi è il nord della Cina. Il suo successore Ögödei Khan estese la dominazione mongola nel Sud della Cina, e con un esercito di più di invase la Russia, la Georgia, la Polonia, la Moravia, la Slesia, l'Ungheria, riportando sempre la vittoria dei Mongoli. L'allarme per una possibile invasione dei Mongoli era già stato avvertito al tempo di Papa Gregorio IX (1227-1241). Scomparso nel 1241 Gregorio IX, il suo successore Innocenzo IV dovette subire l'invasione dell'esercito mongolo guidato da Subotei in Friuli. L'avanzata non continuò solo perché la popolazione mongola dovette ritornare in patria per eleggere il successore di Ögödei Khan, appena scomparso. Il pontefice a questo punto, cercò una trattativa attraverso una lettera datata 13 marzo 1245: Cum non solum homines, contenente un'esortazione a deporre le armi contro la cristianità, dietro minaccia della collera divina. Questa epistola non ebbe risposta, pertanto Innocenzo IV decise di mandare un proprio inviato in Mongolia. La scelta cadde su Giovanni di Pian del Carpine.
Egli partì da Lione il 16 aprile 1245 con Stefano di Boemia, che lo condusse fino in Polonia, e qui cambiò il suo accompagnatore, viaggiando con frate Benedetto Polono, un interprete di lingue slave, ed è esattamente questo che scrive il nostro autore nel capitolo IX della sua opera. Arrivò al confine con la Manciuria nel 1246 riuscendo a consegnare all'imperatore mongolo la lettera che era stata tradotta in persiano. Il gran khan però gli rispose in modo negativo con una lettera dell'11 novembre 1246. Frate Giovanni tornò in patria nel 1247, senza che gli accordi richiesti dal pontefice fossero stati accettati dal khan. Questa missione, però, non si rivelò inutile: Giovanni di Pian del Carpine ci ha lasciato un'opera fondamentale, lHistoria Mongalorum compilata in due redazioni d'autore. Papa Innocenzo IV indirizzò altre due missioni verso la Mongolia: la prima fu quella di Lorenzo di Portogallo, la seconda fu quella di Ezzelino, che partì da Costantinopoli nel 1247, toccando Tabriz e il Mar Caspio, per poi tornare a Lione un anno dopo..
Le notizie su Giovanni di Pian del Carpine dopo il 1247 sono poche: nel 1248 fu penitenziere pontificio, venne poi inviato in Francia presso il re Luigi IX con l'intento di dissuaderlo dalla sua crociata in Terra Santa, per timore dell'imperatore Federico II di Svevia. Probabilmente nello stesso anno venne nominato arcivescovo di Antivari nel Montenegro; qui morì nell'agosto 1252, e in questa data le fonti sono concordi, visto che l'ultimo documento da lui firmato risale proprio al 29 luglio di quell'anno.
La Historia Mongalorum
Il titolo completo dell'opera è Historia Mongalorum quos nos Tartaros appellamus; è il racconto del viaggio compiuto da Giovanni di Pian del Carpine in Mongolia tra il 1245 e il 1247, per conto del papa Innocenzo IV. Si tratta di un testo prevalentemente etnografico, in cui sono descritti i Mongoli, le loro pratiche, le loro fattezze, gli usi e i costumi. L'Historia appartiene al genere dei resoconti di viaggio tipici del Duecento e del Trecento, come lItinerarium di Odorico di Pordenone, dettato al confratello Guglielmo da Solagna nel maggio del 1330, di ritorno dal lungo viaggio in Oriente e in Cina; lItinerarium di Guglielmo di Rubruck (XIII secolo), il Liber peregrinationis di Ricoldo di Montecroce (XIII secolo) e il Devisement dou monde di Marco Polo (XIII secolo)..
Un'attenta lettura di questi resoconti di viaggio permette di isolare alcuni elementi comuni:
1. Sono tutte il risultato delle esperienze accumulate dal viaggiatore nel corso delle sue peregrinazioni in terre remote.
2. Si presentano come veri.
3. Il protagonista e il narratore coincidono.
Questo ultimo elemento costituisce la necessaria premessa agli altri due: la garanzia che ciò che viene descritto corrisponde al vero è fornita dal fatto che chi lo racconta lo ha visto o udito direttamente da testimoni degni di fede. La coincidenza tra autore del libro e protagonista del viaggio fa sì che questo genere di opere si configuri necessariamente come autobiografico. Questa equazione ha delle conseguenze anche sulla forma narrativa del testo, in quanto implica molto spesso l'autodiegesi, cioè l'identificazione tra lio narratore e lio personaggio.. Il peso che la componente autobiografica ha all'interno varia da opera ad opera: in generale, le parti descrittivo-informative appaiono prevalenti, e nello specifico nell'opera di Giovanni di Pian del Carpine le notizie relative al percorso seguito sono relegate nel capitolo IX. Questa struttura risponde perfettamente all'intento dell'opera, cioè descrivere il viaggio, ma concentrandosi maggiormente sugli usi, costumi e abitudini dei Tartari e dei popoli nel loro impero. Infine, Pullè sottolinea come lHistoria si distacchi totalmente dal genere di resoconto di viaggio che racconta solo grandi memorabilia, in quanto all'autore preme raccontare fatti reali.Conserviamo due redazioni del testo: la prima consta di un altisonante prologo in cui Giovanni di Pian del Carpine rende esplicito l'obiettivo dell'opera, ovvero informare il popolo cristiano del pericolo dell'Impero Mongolo, attraverso la descrizione dei loro usi e costumi, molto diversi da quelli occidentali, ponendo l'accento sull'elemento distintivo di questa popolazione, gli Strategemata utilizzati in guerra. La seconda redazione, invece, è composta da un prologo, leggermente modificato rispetto al primo, e nove capitoli: l'assetto dei primi otto capitoli rimane pressoché invariato, tranne che per alcune piccole correzioni di refusi e alcune piccole modifiche testuali, ma la vera rivoluzione consiste nell'ultimo capitolo, in cui vengono rese note le tappe del viaggio, e i nomi delle persone ivi incontrate.
È il medesimo autore a rendere noto il labor limae a cui ha sottoposto la sua Historia:
Antequam esset completa et etiam plene contracta, quia neque tunc tempus habueramus quietis, ut eam possemus plene complere. (cap. IX, par. 53)
Questo scritto di natura etnografica ebbe notevole risonanza, anche perché venne ripreso a distanza di pochi anni da Vincenzo di Beauvais nello Speculum historiale, una delle enciclopedie più diffuse del Basso Medioevo. Il viaggio del frate minorita, però, è riportato da altri due documenti: il primo, conservato in due manoscritti, è una breve relazione che si dice ricavata dal racconto del francescano Benedetto Polono, che aveva preso parte alla missione di Giovanni di Pian del carpine. Questo testo, a noi noto come Relatio Benedicti, parla solo delle vicende di viaggio, senza soffermarsi sugli aspetti antropologici, ed è corredato da una versione latina della lettera-ultimatum inviata dal khan Guyuk al Pontefice, di cui il frate minorita fu latore. Il secondo, conservato in due codici, è un resoconto più ampio scritto da un frate boemo o polono, di cui conosciamo l'iniziale del nome, C, e il luoghi di provenienza, de Bridia: l'opera, che nei manoscritti è indicata col titolo di Historia Tartarorum, tratta solo degli aspetti etnografici, come la prima redazione dellHistoria Mongalorum di Giovanni, senza fornire dettagli sul viaggio..
Ora resta da indagare in che rapporti siano le due redazioni del testo del frate minorita, la Relatio Benedicti e lHistoria Tartarorum del misterioso C. de Bridia.