La gonna è un capo di abbigliamento costituito da un elemento di tessuto che avvolge la parte inferiore del corpo, generalmente fissato alla vita, e destinato a coprire parzialmente o totalmente le gambe. Diffusa in numerose culture fin dall’antichità, è stata storicamente indossata sia da uomini sia da donne, assumendo nel tempo connotazioni prevalentemente femminili in molte società contemporanee. Dal punto di vista strutturale, la gonna può presentarsi in forma tubolare o conica e può essere realizzata a partire da un unico pezzo di tessuto oppure mediante l’assemblaggio di più pannelli. Le varianti comprendono modelli semplici, come quelli ottenuti da un drappo avvolto, e modelli più complessi caratterizzati da cuciture, pieghe, arricciature e applicazioni decorative. Un elemento distintivo è la lunghezza, che varia considerevolmente: può estendersi dalla parte superiore della coscia fino al ginocchio, al polpaccio o alla caviglia. Le gonne di maggiore lunghezza possono includere spacchi per agevolare il movimento o prolungarsi fino a sfiorare il suolo, talvolta con la presenza di uno strascico.
I materiali impiegati per la realizzazione delle gonne sono estremamente vari e comprendono sia fibre naturali sia sintetiche, tra cui viscosa, jersey e denim. La scelta del tessuto è generalmente correlata a fattori funzionali ed estetici, nonché alle condizioni climatiche. Nella stagione estiva si prediligono tessuti leggeri e traspiranti, che favoriscono la ventilazione e il comfort termico pur garantendo un’adeguata copertura del corpo. Al contrario, nei mesi invernali sono diffuse gonne realizzate in materiali più pesanti e isolanti, come il velluto, idonei a trattenere il calore corporeo e a proteggere dal freddo. In tali contesti, l’abbinamento con calzature alte, quali gli stivali, contribuisce ulteriormente alla protezione dagli agenti atmosferici.
Nelle società occidentali, l’uso diffuso di gonne e abiti femminili caratterizzati da una linea ampia nella parte inferiore ha storicamente influenzato anche la progettazione di alcuni oggetti d’uso quotidiano. In particolare, tale consuetudine ha contribuito allo sviluppo del telaio di bicicletta cosiddetto “a scavalco ribassato” (tradizionalmente definito “da donna”), progettato per agevolare la salita e la discesa dal mezzo senza richiedere ampi movimenti della gamba.
Evoluzione
L'antichità
La gonna nell'antichità era un indumento indossato da entrambi i sessi. Le testimonianze più antiche risalgono al periodo delle civiltà mesopotamiche. I kaunakès erano delle gonne a balze, più o meno lunghe e realizzate con la pelle degli ovini. Nel periodo egizio gli uomini si vestivano con un corto panno di lino che partiva dall'ombelico e poteva avere diverse lunghezze detta pano. I faraoni e i nobili indossavano una versione più evoluta del pano, chiamato skentis, che era confezionato con tessuti più pregiati e decorati. Le donne cretesi indossavano lunghe gonne a campana stratificate e sorrette da giunchi a cui si univa un corsetto aderente che lasciava scoperto il seno. Nell'epoca greca e romana le persone di entrambi i sessi si vestivano in modo simile, indossavano un peplo attorno ai fianchi e una mantella che avvolgeva tutto il corpo.
Il Medioevo
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, la gonna venne sostituita dalla tunica fino all'Alto Medioevo. Le donne, gli imperatori e il clero stratificavano le tuniche, mentre gli uomini indossavano dei calzoni, adatti alla vita militare. Fino al 1400 la sottana veniva identificata come indumento unico, solo alla fine del Rinascimento questa veste si divise in corsetto e sottana.
Il Rinascimento e il 1600
A partire dal 1500, le persone iniziarono a indossare abiti distinti in base al sesso, e le gonne mutarono notevolmente tra le diverse nazioni e culture. La nobiltà veniva ritratta con gonne preziose e voluminose, simbolo di supremazia sociale, ma che ne limitavano i movimenti. Le gonne potevano assumere diverse forme: a cono, a cupola, a tamburo o a campana. Il costume popolare, invece, privilegiava gonne semplici, generalmente arricciate in vita e lunghe fino al polpaccio o poco più. In Spagna, tuttavia, le gonne avevano una struttura più complessa, sostenuta da diversi cerchi rigidi chiamati verdugos. Questi erano cuciti all’esterno della gonna e foderati con tessuti a contrasto rispetto al fondo, creando effetti visivi particolari. Nel 1600, la sottana cominciò ad ammorbidirsi grazie alla sovrapposizione di tessuti, sollevati sui fianchi per creare uno strascico la cui lunghezza indicava il rango della dama. Solo verso la fine del secolo apparve la “gonna” vera e propria, definita jupe nei dizionari francesi. Durante il secolo dei Lumi, l’abito continuò ad alleggerirsi: la gonna era abbinata al carcao, sostenuto dal panier, una struttura a cerchio realizzata in vimini, che conferiva volume senza appesantire il movimento.
La rivoluzione francese
All'apice della rivoluzione il rigonfiamento delle sottane si spostò dai fianchi sul dietro tramite il sellino. La linea si semplificò e il corsetto abbinato a questa gonna assomigliava sempre di più al frac indossato dagli uomini. Anche diversi accessori da uomo venivano utilizzati dalla donna come i guanti, il bastone e il cappello a cilindro.
L'epoca vittoriana
Dal 1820 la gonna assunse una forma a campana e la silhouette diventò a clessidra o a triangoli contrapposti. Nel corso degli anni le dimensioni di questo indumento aumentarono sempre di più fino al 1860 quando la gonna raggiunse la massima ampiezza, definita a mongolfiera. Questo volume veniva dato dalle crinoline, delle strutture di acciaio indossate con diverse sottane e mutandoni di pizzo. Alla fine del secolo, la crinolina passò di moda e il volume tornò nuovamente sul lato posteriore della gonna.
Fine del 1800 e inizio del 1900
Tra la fine dell'800 e l'inizio del 1900, i movimenti di emancipazione femminile trasformarono notevolmente l'abbigliamento delle donne: i volumi diventarono sempre più contenuti e le decorazioni scomparvero. All’inizio del XX secolo, le gonne presentarono una notevole varietà di forme e lunghezze, arricchendosi di elementi decorativi quali balze, pieghe e passamanerie. Un cambiamento significativo si verificò con la diffusione del tailleur, completo femminile composto da due pezzi coordinati: una giacca dal taglio ispirato all’abbigliamento maschile e una gonna, generalmente svasata, realizzate nello stesso tessuto o colore. Questo tipo di abito contribuì ad ampliare le occasioni d’uso dell’abbigliamento femminile, rendendolo più pratico e versatile. Nel corso del primo decennio del secolo, lo stile della gonna risentì anche dell’influenza di modelli ispirati a culture orientali e andò progressivamente semplificandosi, con una riduzione o eliminazione delle strutture interne rigide precedentemente utilizzate per modellarne la forma.
Gli anni 1920 e il primo dopoguerra
Negli anni 1920 la gonna subì una trasformazione significativa, destinata a caratterizzare l’intero decennio: la lunghezza si ridusse progressivamente fino al ginocchio, mentre la precedente silhouette femminile a “S” venne abbandonata a favore di una figura più lineare e androgina. In questo contesto, Coco Chanel contribuì in modo determinante al rinnovamento dell’abbigliamento femminile, proponendo linee essenziali e tessuti ispirati al guardaroba maschile, pur mantenendo elementi di eleganza e femminilità. La diffusione del taglio di capelli “à la garçonne” si inserì in questa più ampia tendenza verso uno stile sobrio e moderno. Tra le innovazioni più rilevanti vi fu l’introduzione di completi coordinati in jersey, materiale fino ad allora poco utilizzato nell’alta moda, composti da gonne a pieghe abbinate a cardigan o pullover, adattabili a diverse occasioni d’uso.
Il secondo conflitto mondiale
In Europa, nei paesi coinvolti nei conflitti del XX secolo, la moda assunse un ruolo secondario rispetto alle esigenze pratiche, e l’abbigliamento si adattò alla scarsità di materiali disponibili. In tale contesto si diffuse il riutilizzo e la trasformazione di capi preesistenti, al fine di prolungarne l’impiego. Parallelamente, emersero soluzioni funzionali più adatte a uno stile di vita reso più impegnativo e dinamico dalle circostanze belliche. Tra queste si affermò la gonna-pantalone, concepita per garantire maggiore libertà di movimento pur mantenendo un aspetto conforme ai codici dell’abbigliamento femminile dell’epoca.
Il secondo dopoguerra
A partire dal secondo dopoguerra, la gonna assunse progressivamente caratteristiche riconducibili a quelle dell’abbigliamento contemporaneo. Un momento decisivo fu rappresentato dal 1947, quando Christian Dior presentò il cosiddetto New Look, destinato a esercitare una profonda influenza sulla moda dell’epoca. Questo stile prevedeva gonne ampie, a corolla e spesso arricchite da pieghe, caratterizzate da un significativo volume. L’impostazione del New Look mirava a enfatizzare la silhouette femminile attraverso l’accentuazione del punto vita, reso particolarmente sottile, e l’ampliamento di fianchi e busto, talvolta ottenuto anche mediante l’uso di strutture interne e imbottiture. Le lunghezze tornarono a estendersi fino al polpaccio o, nelle occasioni più formali, fino a sfiorare il suolo. In parziale contrapposizione a questa estetica, nel 1954 Coco Chanel propose un modello di eleganza più sobrio e funzionale, introducendo il cosiddetto tailleur Chanel: un completo coordinato composto da giacca e gonna, generalmente nello stesso tessuto o colore, concepito per garantire comfort, praticità e libertà di movimento, senza rinunciare all’eleganza.
Gli anni 1960
Gli anni 1960 furono caratterizzati da profondi mutamenti sociali e culturali, segnati da movimenti di contestazione giovanile e dalle rivendicazioni per i diritti civili e l’emancipazione femminile. In questo contesto si affermò uno dei capi più emblematici del decennio: la minigonna. La sua diffusione è comunemente associata alla stilista britannica Mary Quant, che contribuì a renderla popolare nella moda occidentale. Caratterizzata da una lunghezza ridotta, generalmente al di sopra del ginocchio, e da linee semplici e geometriche, la minigonna suscitò ampio dibattito, venendo interpretata sia come simbolo di modernità e libertà, sia come elemento controverso rispetto ai codici di abbigliamento tradizionali. Parallelamente, nello stesso periodo si sviluppò la cultura hippy, che propose un’estetica alternativa in opposizione al rigore formale della moda dominante. In tale ambito si diffusero gonne lunghe, morbide e fluide, spesso arricchite da arricciature, frange e motivi decorativi ispirati a tradizioni extraeuropee, in particolare africane, indiane e latinoamericane. L’uso di tecniche come il patchwork e di stampe dall’aspetto artigianale contribuì a valorizzare l’unicità del capo e a esprimere un rifiuto degli standard estetici convenzionali.
Gli anni 1970 e successivi
Negli anni 1970 la moda femminile registrò un crescente interesse per stili unisex e casual, nei quali i pantaloni, in particolare i jeans, acquisirono un ruolo centrale. Pur restando parte integrante del guardaroba femminile, la gonna veniva spesso riservata a contesti più formali o professionali. In ambito lavorativo, le donne che indossavano gonne potevano comunque trovarsi a confrontarsi con ambienti caratterizzati da una cultura ancora prevalentemente maschile.
Il power dressing è uno stile di abbigliamento da lavoro popolare tra le donne lavoratrici tra la fine degli anni '70 e gli anni '80, che consisteva nell'affermare la propria autorità in un ambiente professionale e politico tradizionalmente dominato dagli uomini. Tra le figure pubbliche associate al power dressing figurano Margaret Thatcher, Hillary Clinton e Michelle Obama.