La chiesa di San Giuseppe è un luogo di culto cattolico che si trova a Monza, nel quartiere omonimo, in via Guerrazzi 30. Il complesso è caratterizzato dalla Chiesa, dalla torre campanaria, dalla casa parrocchiale e dagli ambienti sottostanti (locali dell'oratorio e sale riunioni per incontri di respiro culturale e religioso).

Storia La chiesa è un edificio recente, ultimato nel 1976: iniziato nel 1972, fu consacrato giovedì 10 giugno 1976 da S. Em. Card. Giovanni Colombo, allora Arcivescovo di Milano, mentre era parroco don Giuseppe Arosio. La parrocchia era stata istituita nel 1961.

Il progetto fu affidato dall'architetto Justus Dahinden di Zurigo che ha voluto esprimere nella costruzione, che unisce le tendenze moderne alla severità dell'architettura sacra, il "senso di comunità". La chiesa, la casa parrocchiale e i locali dell'oratorio sono articolati in un'unica prospettiva.

Nelle intenzioni dell’allora parroco don Giuseppe Arosio, che ne avviò la costruzione a partire dal 1972, occorreva orientarsi verso un progetto che tenesse in conto le complesse esigenze pastorali della parrocchia (chiesa, aule, sale di incontro, servizi tecnici e sportivi) ed in pari tempo rispettasse le idee che si facevano avanti circa la non monumentalità, il non trionfalismo, l'essere casa di Dio tra le case degli uomini, senza però confondersi o mimetizzarsi. La proposta dell’arch. Dahinden, pur senza eccedere in monumentalismi, affermava l'importanza della chiesa, radicata nella tradizione lombarda (con il rivestimento in mattoni fatti a mano) eppur con nette linee moderne, familiare come una casa e nobile come una basilica.

L’arch. Dahinden volle creare un luogo di incontro, affinché, accanto all'azione liturgica e alla preghiera personale, si potesse costruire anche una vita comunitaria. Nelle sue intenzioni, lo spazio ecclesiale non doveva solo offrire al credente un luogo tranquillo e protetto, ma anche accogliere, una valenza psichica della architettura sacra che abbraccia l'uomo nella sua totalità, così che l'architettura potesse diventare un ponte lanciato tra la materia e lo spirito.

Descrizione Arte e architettura

La chiesa di S. Giuseppe è una proposta nuova di "centro parrocchiale", un'architettura nuova. Ciò che colpisce immediatamente dell'alzato della Chiesa di S. Giuseppe è la mancanza di una simmetria che alluda all'immaginario consolidato dell'architettura di chiesa. L'impostazione planimetrica globale è spiraliforme offrendo contemporaneamente una direzione centripeta e centrifuga e quindi le due valenze fondamentali della comunità-chiesa: raduno e tensione verso il mondo.

Il cammino che dalla strada porta all'ingresso della chiesa ha il significato di preparazione e di introduzione. La sequenza degli spazi che si incontrano vuole avere una forza di persuasione e la loro qualità tipica è il carattere di invito. Questi esterni sono complementari allo spazio interno e legano il centro parrocchiale all'area urbana e nello stesso tempo si differenziano da essa.

Arrivando da via Guerrazzi, i solenni e armoniosi volumi dal caldo color mattone e la grande falda della copertura in rame sono i primi elementi visivi che si percepiscono. Saliti alcuni gradini ci si trova in un primo "sagrato" delimitato dalla torre campanaria, dalla chiesa, e dalla casa parrocchiale.

Da questo primo luogo di sosta, di incontro, di informazione, attraverso uno spazio volutamente e segnatamente ristretto si arriva a un secondo "sagrato" su cui si apre l'arena, luogo di incontro esterno per le celebrazioni paraliturgiche, momenti di preghiera e di gioia, il portico aperto ed infine l'ingresso alla chiesa, sottolineato e accentuato dal rivestimento in rame.

Lo spazio interno è di una novità persino sconvolgente, sviluppandosi in un'unica aula con pianta irregolare. Abituati come siamo alla suddivisione in due parti della Chiesa (l'aula per il popolo e l'altare per il clero), qui si resta sorpresi di trovare sull'altare ancora posti per la gente. La divisione in due parti è stata genialmente interpretata dall'artista distinguendo una parte liturgica (che nelle intenzioni poteva essere chiusa e usata come Chiesa feriale), e una parte polifunzionale, utilizzabile anche per paraliturgie e manifestazioni comunitarie di respiro culturale e religioso.

La parte fondale del vasto ambiente è rialzata di alcuni gradini ed è adibita a presbiterio; al centro di essa si trova l'altare, con alla sua destra l'ambone e, alle sue spalle, la sede lignea, sormontata da un crocifisso, anch'esso in legno. Sulla sinistra, vi è il tabernacolo.

Lo spazio interno, caratterizzato dal legno naturale e dal mattone, è accogliente e armonico. Le pareti sono prive di decorazione, con mattoni rossi a vista. Il soffitto è completamente ligneo. A questa chiesa manca il cromatismo tipico delle chiese italiane affrescate. L'essenzialità dei materiali, però, conferisce solennità all'insieme: l'intensità del cotto, il calore del legno; e su tutto la luce soffusa e indiretta.

Lo spazio liturgico, sottolineato nei suoi punti focali dalla luce, agisce con intensità sull'individuo: esso è dunque interiorizzante e rassicurante. I punti focali della celebrazione liturgica, l'altare, l'ambone, il battistero e il tabernacolo, diventano di volta in volta elemento significante. I primi tre, dal punto di vista formale, a significarne anche visivamente la loro relazione e legame, sono proposti con gli stessi materiali: il legno e il ferro.

Il tabernacolo è forse l'aspetto più innovativo e qualificante della Chiesa di S. Giuseppe: discendente nello spazio liturgico, si staglia in quello spazio come una linea di intenso colore rosso, unica nota di colore nella chiesa. È ben visibile, anche perché disposto asimmetricamente rispetto all'altare. Non ha sostegni a terra come gli altri elementi, ma è sostenuto dall'alto. Un fascio di luce lo investe, lo accompagna nella sua discesa dall'alto, lo impreziosisce e lo mette in rapporto con gli altri elementi della celebrazione. La Luce che tanta importanza ha nella liturgia e nella bibbia diventa nella chiesa elemento "simbolico fondamentale". La solennità della luce evidenzia la solennità e l'accoglienza dello spazio.

Con felice disposizione, nessun elemento liturgico è sacrificato all'altro o lo nasconde: il luogo della Parola è accessibile facilmente, impreziosito dallo stendardo liturgico che ritma i tempi della fede.

Un ultimo elemento significativo della Chiesa è la modalità con cui sono costruiti la mensa, il battistero e l'ambone. Si tratta di una struttura a travi intrecciate, un riferimento scoperto all'insieme degli elementi che compongono la comunità: l'altare della celebrazione è formato da molti grossi legni che formano un intreccio. Il motivo è poi ripetuto nella cornice che contiene il catino di rame in cui scorre l'acqua per il Battesimo. Similmente l'ambone risulta dallo stesso motivo di travi intessute.

L'artista ha voluto significare la forza che proviene dalla capacità di coesione della comunità, dove ognuno ha il suo posto specifico, ma intrecciato all'altro conferisce alla solidità e alla ricchezza dell'insieme. Questo scoperto simbolismo - forse l'unico accentuato nella Chiesa di S. Giuseppe – trova poi una coerente esecuzione nella fitta trama di ambienti che si aprono nel sottochiesa.

Il battistero è posto a lato dell'altare, ma su un piano più basso. Sviluppa e ci propone la simbologia dell'acqua corrente, dell'acqua viva che molta importanza ha avuto anche nella chiesa primitiva. L'acqua viva è simbolo di Dio sorgente di vita.

Organo a canne

Nella chiesa si trova l'organo a canne Mascioni opus 1008, costruito nel 1977.

Lo strumento è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale ed elettrica per i registri e la sua consolle dispone di due tastiere di 58 note ciascuna e pedaliera di 30 note. Dispone di 19 registri.

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