Una frase idiomatica (detta idiomatismo o, meno tecnicamente, modo di dire)Altri sinonimi sono: "idiotismo", "espressione idiomatica" e "locuzione idiomatica".modi di dire, Enciclopedia dell'Italiano, Treccani. è una locuzione di significato peculiare proprio di una specifica lingua. La sua traduzione letterale in altre lingue può non avere senso logico e, per essere compresa, richiede una traduzione logicamente estesa. In altre parole, è una frase che non può trarre il suo significato dalla combinazione lessicale delle parti del discorso, bensì dall'interpretazione che i parlanti sono abituati a trarne.
Le frasi idiomatiche condividono con le polirematiche la caratteristica di rappresentare una singola unità di significato attraverso due o più parole.Maurizio Dardano, «Lessico e semantica», in Introduzione all'italiano contemporaneo, cit., p. 293, nota 1.
Secondo il professore britannico John Saeed, gli idiomi sono un gruppo di parole che, collocate insieme, si sono fissate a lungo termine in un'espressione fossilizzata dal carattere metaforico e figurato, dunque non letterale.
Gli idiomi sono molto usati nella parlata colloquiale e, nel caso in cui un discente impara una lingua straniera (L2), permettono di sviluppare la fluenza in quella L2 siccome sono unità lessicali che si ripescano direttamente dal lessico mentale e si usano direttamente per esprimere un concetto, alla pari dei verbi frasali.
Esempi in italiano
Abbassare la cresta, il cui senso è non essere arrogante; Cadere dalle nuvole, il cui senso è scoprire con incredulità qualcosa che era chiaro per tutti; Chiudere un occhio, il cui senso è sorvolare; Mandare a quel paese, il cui senso è allontanare bruscamente; Prendere un granchio, il cui senso è commettere un erroreModi di Dire Italiani: i 100 più divertenti e famosi (con significato) FrasiMania.it; Essere alla buccia, il cui senso è essere al limite.
La traduzione degli idiomatismi In genere gli idiomatismi sono assai difficili da tradurre in altre lingue e la traduzione logica richiede l'uso di lunghe perifrasi. Ciò perché queste espressioni sono spesso associate a figure retoriche e perché, per lo più, contraddicono il principio di composizionalità postulato da Frege e che la semantica attribuisce alle lingue. Secondo il principio di composizionalità, il significato di una frase è il risultato di una composizione dei significati delle singole parole che la compongono messi insieme.
Un esempio di traduzione logica applicata a un idiomatismo può essere: Piove a catinelle (con senso logico: piove molto forte). In lingua inglese: It's raining cats and dogsTraduzione inglese di Piove a catinelle da Mymemory.translated.net. (piovono cani e gatti). In lingua francese: Il pleut des cordesTraduzione francese di Piove a catinelle da Mymemory.translated.net. (piovono corde).
Psicolinguistica degli idiomatismi
Secondo la psicolinguistica, i parlanti nativi aggiungono gli idiomatismi nel loro dizionario mentale (o "lessico mentale"). Il significato delle frasi idiomatiche è arbitrario e, nel momento in cui vengono ascoltati nello stimolo di un interlocutore o letti in un testo, vengono richiamati dalla memoria per intero, senza che vengano processati componente per componente. Questa teoria viene detta "Teoria non-composizionale dell'elaborazione degli idiomatismi" e i relativi modelli vengono detti "modelli di riferimento diretto" (Glucksberg, 1993) o "modelli non composizionali". Alcuni di questi modelli sono:
l'ipotesi della lista degli idiomatismi (Idiom List Hypothesis; Bobrow e Bell, 1973) l'ipotesi della rappresentazione lessicale (Lexical Representation Hypothesis; Swinney e Cutler, 1979) il modello dell'accesso diretto (Direct Access Model; Gibbs, 1980, 1985, 1993, 2002).
Secondo il primo modello, nel lessico mentale esiste una sezione speciale riservata agli idiomatismi, mentre nel secondo modello non esiste tale sezione, per cui gli idiomatismi sono assimilati come una sorta di parola lunga (una singola unità lessicale lunga) all'interno del comune lessico mentale. Secondo il terzo modello, siccome non serve svolgere un'analisi letterale (parola per parola) degli idiomatismi, il significato figurato viene richiamato alla mente direttamente.
Tuttavia, questa teoria sugli idiomatismi non tiene conto del fatto che essi sono marginalmente modificabili, per cui non sono monolitici. Per esempio, l'idiomatismi inglese "kick that habit" (abbandonare quell'abitudine) può essere modificato ed enfatizzato con un aggettivo, "kick that filthy habit". Inoltre, le singole parti di un idioma preservano ancora un significato, se si vede all'uso della deissi (come "I told him to kick that habit and he eventually kicked it") (Gibbs e Nayak, 1989; Glucksberg, 2001; Nunberg, Sag e Wasow, 1994; Pulman, 1993). Per cui, una serie di ricerche e osservazioni ha portato alla nascita dei modelli composizionali, per cui una parte del significato è letterale e composizionale e una parte è figurata e non composizionale in quanto sono espressioni automatizzate (Cacciari, 1993; Cacciari e Glucksberg, 1991; Cacciari e Tabossi, 1988, 1993; Gibbs, 1993; Gibbs e Nayak, 1989; Gibbs, Nayak, Bolton e Keppel, 1989; Nunberg, 1979; Wasow, Sag e Nunberg, 1983). Per esempio, la frase idiomatica in inglese e italiano "giocare col fuoco" indica qualcosa di pericoloso in modo automatizzato, ma la pericolosità è collegata anche al significato diretto/letterale siccome il fuoco può ustionare. Dunque, gli idiomatismi non sono interamente delle metafore morte e espressioni congelate. I maggiori modelli composizionali sono:
il modello di scomposizione degli idiomatismi (Idiom Decomposition Model; Gibbs e Nayak, 1989; Gibbs, Nayak e Cuting, 1989) il modello configurazionale (Configuration Model; Cacciari e Tabossi, 1988; Cacciari e Glucksberg, 1991; Vespignani, Canal, Molinaro, Fonda e Cacciari, 2010) il modello di polisemia indotta dalla frase (Phrase-Induced Polysemy Model; Glucksberg, 1993, 2001) il modello ibrido (Hybrid Model; Caillies e Butcher, 2007; Cutting e Bock, 1997; Sprenger, Levelt e Kempen, 2006) modello a base vincolante (Constraint-Based Model; Libben e Titone, 2008; Titone e Connine, 1999).
Alcuni idiomatismi sono altamente figurati, mentre alcuni hanno un significato letterale plausibile (ad esempio "go banana" per dire "impazzire" è interamente figurato, ma "turn a blind eye" per dire "chiudere un occhio/fare finta di non vedere" è più plausibile). Inoltre, alcuni idiomatismi sono prevedibili (come "turn a blind..." > eye), mentre altri lo sono di meno e hanno bisogno dunque dell'intera formulazione/contesto per essere capiti (come "passed the..." > bucket); la prevedibilità è un elemento cardine nel modello configurazionale. Infine, alcuni idiomatismi sono usati spesso e dunque sono molto familiari, per cui il loro significato figurato è più saliente/prominente, mentre altri sono più rari, per cui il loro significato letterale è più saliente/prominente. Il significato più saliente/prominente è quello che viene richiamato per primo e in modo diretto dal lessico mentale, in base all'ipotesi della rilevanza graduata (Giora, 1997, 1999, 2002, 2003). La scomposizione semantica (o "analizzabilità semantica") di un idiomatismi è il grado in cui il significato di un idiomatismo contribuisce all'interpretazione figurativa complessiva (Nunberg, 1979; Gibbs e Nayak, 1989; Gibbs et al., 1989). Alcuni idiomatismi sono scomponibili (come "spill the beans", cioè "vuotare il sacco"), mentre altri non lo sono ("kick the bucket", cioè "tirare le cuoia"). La scomponibilità non è la trasparenza di un idiomatismo, per cui un idiomatismo è più o meno comprensibile o opaco in base al suo significato letterale; tuttavia, le frasi idiomatiche più trasparenti generalmente sono anche quelli più scomponibili (Tabossi, Fanari e Wolf, 2008).
L'acquisizione delle frasi idiomatiche in L2 è collegata anche all'inventario concettuale e lessicale in L1 dei discenti (Arabski, 2001; Dagut, 1977; Ellis e Beaton, 1995; Graham e Belnap, 1986; Ijaz, 1986; Kellerman, 1983; Laufer, 1991, 1997; Meara, 1980, 1993; Meara e Ingle, 1986; Nation, 1993, 2001; Singleton, 1987, 1999; Singleton e Little, 1991; Sonaiya, 1991). Infatti, i discenti che apprendono o acquisiscono una L2 fanno perno sulle proprie conoscenze pregresse in L1, incluso il bagaglio di metafore (Lado, 1957; Odlin, 1989). Su questo presupposto è costruito il modello concorrenziale di MacWhinney (1992, 1997, 2002, 2005, 2008), che intende lo sviluppo lessicale di L2 come parassitico rispetto alla L1 in quanto attinge da essa; a sua volta, da questa visione, nasce l'ipotesi parassitica dello sviluppo del vocabolario di Hall (2002): il lessico di una L2 appreso o acquisito è dunque un lessico parassitico poiché fa perno sui concetti della L1 e solo in un secondo momento viene ristrutturato gradualmente, per cui si innesta su nuovi concetti appartenenti a L2; l'associazione dunque non è più parassitica e interlinguistica (Jiang, 2000; Kecskes, 2000, 2001, 2003). L'ipotesi parassitica dello sviluppo del vocabolario è collegata ai modelli di memoria bilingue gerarchici, in cui l'elaborazione mentale del lessico della L2 si appoggia alla traduzione in L1 e dunque su una connessione con i concetti/elementi di L1 nel lessico mentale, per cui solo in un secondo momento (quando la competenza linguistica è più avanzata) si appoggia a connessioni concettuali tra elementi di L2 (Kroll e Stewart, 1994; Heredia e Cieślicka, 2014). Uno studio di Matlock e Heredia (2002) ha confermato questa ipotesi.
Se un discente non ha già in mente un concetto su cui fare perno per capire un idiomatismo in L2, il processo parassitico non può avvenire poiché manca il concetto su cui fare perno in L1. Pertanto, il discente si limita a intuire che la frase ha un significato idiomatico e a provare a intuire il suo significato figurato a partire da quello letterale e/o dal contesto complessivo della frase, anche commettendo errori. Per esempio, un discente polacco che ha incontrato la frase idiomatica "chew the fat" ("parlare del più e del meno") pensava che volesse significare "essere a dieta" (per cui la chetogenesi consuma le proprie riserve adipose). Probabilmente, durante l'inferenza/deduzione del significato di un idiomatismo opaco, i discenti scelgono l'interpretazione meno pesante, faticosa ed energivora dal punto di vista cognitivo, cioè seguono il percorso di minore sforzo cognitivo (Vega Moreno, 2007).
Una L1 può avere frasi idiomatiche molto simili a quelle di una L2, per cui la sovrapposizione interlinguistica facilita l'elaborazione mentale e comprensione degli idiomatismi e porta con facilità a un trasferimento positivo di conoscenza da L1 a L2; questi idiomatismi sono anche semanticamente molto trasparenti e anche quelli ritenuti più facili dai discenti (Yorio, 1989; Deignan, Gabryś, and Solska, 1997). Quando entrano nel vocabolario attivo/produttivo/espressivo, le frasi idiomatiche identiche o simili tra L1 e L2 sono usati di più rispetto a quelli dissimili (Irujo, 1896a) e dunque con basi culturali compleamente diverse. Tuttavia, quelle simili sono piò soggette a errori durante l'uso e dunque in fase di espressione lingustica (Charteris-Black, 2002; Cieślicka, 2006a; Deignan, Gabryś e Solska, 1997; Irujo, 1986a, 1986b; Laufer, 1989, 2000; Laufer e Eliasson, 1993; Liontas, 2002; Yorio, 1989).
Elaborazione delle frasi idiomatiche