Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento è un film di genere commedia sexy all'italiana del 1983 diretto da Nando Cicero con Alvaro Vitali e Carmen Russo.
Trama Paulo Roberto do Corcovado, detto Cotechino, è un calciatore brasiliano del , militante come centravanti di sfondamento, che non brilla in campionato a causa della saudade; la società partenopea decide di fare arrivare la bella fidanzata Lucelia dal Brasile e di affiancargli un sosia uguale a lui di nome Alvaro Cotechino (uno strambo idraulico che aspira a diventare detective alle dipendenze dello zio Mario), per tutelarlo dall'ira dei tifosi ed evitare che altri uomini insidino la sua bella. Si avvicina la partita -Napoli e una spietata contessa sulla sedia a rotelle scommette una grossa cifra sulla vittoria dei neroazzurri.
Per aumentare le probabilità di vittoria, cerca prima di insidiare la fidanzata del calciatore tramite Mandingo, il suo maggiordomo, poi di uccidere il calciatore, ma i rischi li corre il sosia che subirà anche il sequestro delle "Brigate Pecorine", pastori sardi (padre e due figli) stanchi della loro vita misera. Le Brigate Pecorine rapiscono l'idraulico credendolo Cotechino per chiedere un riscatto, ma uno dei sequestratori s'impietosisce e lo lascia fuggire; gli altri due allora effettuano un altro blitz rapendo stavolta il vero Cotechino. Intanto Mario, che era stato assunto per risalire all'identità del "casanova misterioso" che insidiava Lucelia, scopre il complotto della contessa e la ricatta, millantando di aver inscenato lui il sequestro. Alvaro, arrivato allo stadio poco prima del calcio d'inizio, finisce così per giocare la partita segnando e pareggiando in modo casuale, anche grazie a un cavaliere tifoso del Napoli che agisce come iettatore; il vero e il finto calciatore ne escono entrambi indenni, poiché le Brigate Pecorine fanno tredici al Totocalcio e rilasciano Cotechino.
L'idraulico, scacciato dal calciatore che pensava stesse mettendo veramente gli occhi sulla fidanzata, chiede un passaggio a Roma con lo zio Mario, che rischia anche lui di essere ucciso dalla contessa, furiosa per aver perso la scommessa; i due sfruttano un passaggio sul pullman di una squadra di calcio femminile, e l'idraulico ritornerà come sosia per sostituire la donna centravanti titolare di calcio uguale a lui, grazie alla parrucca che utilizzava per imitare Cotechino.
Curiosità Dato l'aspetto e la squadra di militanza, il personaggio di Cotequinho sembra una caricatura di Diego Armando Maradona, che però arrivò a Napoli soltanto l'anno successivo all'uscita del film ed era argentino e non brasiliano. A quanto pare, il personaggio originariamente doveva essere una caricatura del celebre centrocampista della Paulo Roberto Falcão il quale, tra l'altro, doveva comparire in due scene nel film assieme a Vitali, se non che, quando ne ebbe letta la sceneggiatura, se ne volle tirar fuori, cosa che portò dunque la produzione a "sostituirlo" nell'immagine con una parodia del campione argentino. La partita Inter-Napoli finisce 2-2 con doppiette di Alessandro Altobelli e Cotequinho, con quest'ultimo che viene prima ammonito e poi espulso dall'arbitro. Nella realtà, nella stagione 1982-1983, anno dello scudetto della Roma, la partita finì con lo stesso risultato, ma con reti di Altobelli e Gabriele Oriali per l'Inter e Antonio Criscimanni e Raimondo Marino per il Napoli. Alvaro Vitali raccontò che, durante le riprese, sul set, trovò una rosa inviata da "un tuo ammiratore". L'ultimo giorno di riprese addirittura un intero mazzo di rose con la dedica "al mio principale". A regalare le rose a Vitali fu Mario Carotenuto, poiché tra i due si era instaurato un ottimo rapporto di amicizia e stima reciproca. Dopo questo film, Vitali non ricomparve sul grande schermo fino al 1989, quando partecipò a Mortacci di Sergio Citti per poi, dopo un ulteriore iato nell'arco degli anni novanta, figurare molto saltuariamente in piccole produzioni indipendenti. Di fatto questa pellicola può considerarsi l'ultimo ingaggio del suo periodo di massima visibilità: anni dopo, in un'intervista, Vitali attribuì parte della responsabilità del declino della sua carriera proprio all'insuccesso commerciale che il film registrò all'epoca, per cui l'attore prese 100 milioni di lire di anticipo.
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