Biografia Santorio Santori nacque il 29 marzo 1561 a Capodistria, capitale dell'Istria, allora sotto il dominio della Repubblica di Venezia e ancora conosciuta con il suo nome romano di Giustinopoli. Di discendenza patrizia, è il più grande di quattro figli, suo padre, Antonio, era un nobile friulano che era stato nominato Capo degli Artiglieri della città e sua madre, Elisabetta Cordonia, era di una prospera e nobile famiglia istriana. I suoi legami con la nobiltà furono di grande aiuto, sia durante l’educazione infantile che i successivi incarichi di carriera.

La sua istruzione, iniziata a Capodistria, continuò a Venezia dove ricevette un'educazione privata nella casa degli amici di famiglia, i potenti Morosini. Nel 1575, all'età di 14 anni, iniziò i suoi studi all'Università di Padova, prima in filosofia e poi in medicina, dove fu ospitato dal Collegio Arquà. Nel 1585, ricevette la laurea in medicina, dopo di che si suppone abbia iniziato i suoi esperimenti statici sul peso del cosiddetto perspiratio insensibilis (circa 1590).

Cinque anni dopo la laurea trascorse un certo periodo viaggiando nel dominio veneziano e nell'Est Europa come medico: sicuramente ha visitato Carlstadt (Karlovac) in Croazia, dove ci racconta che condusse altri esperimenti per misurare l'impetus dell'acqua corrente o del vento, andò anche in Polonia forse alla corte di Sigismondo III Vasa, e in Ungheria. Dopo circa 12 anni, tornò a Venezia nel 1594 per continuare a svolgere la sua professione di medico. A Venezia, divenne parte del circolo intellettuale che si riuniva a casa del suo amico d'infanzia e compagno di classe, Andrea Morosini, e comprendeva luminari come Galileo Galilei, Girolamo Fabrici d'Acquapendente (1537-1619) e Paolo Sarpi. Nel 1603 pubblica il suo primo libro: Methodi vitandorum errorum omnium qui in arte medica contingunt libri XV. Fu questo libro sulla diagnosi differenziale che determinò la sua fama e che, insieme alle sue forti relazioni sociali, fece sì che venisse invitato a ricoprire il ruolo di Professore di Medicina Teorica a Padova nel 1611. Galileo, che aveva servito come Professore di Matematica (1593-1610) aveva appena lasciato, mentre Girolamo Fabrici d'Acquapendente era Professore di Anatomia e insegnava nell'anfiteatro che aveva costruito nel 1595, e Harvey che aveva completato i suoi studi a Padova (1593-1602) aveva già lasciato da tempo.

Nel 1611 fu nominato professore di 'Medicina Teorica' (corrispondente all'attuale fisiologia generale) a Padova. In quella città pubblicò descrizioni di congegni termometrici e di precisione che divennero di largo uso nella pratica medica. La posizione di Primo Professore Ordinario di Teoria era vacante dal 1603. Con Santorio, la cattedra acquisì un medico esperto, un investigatore di notevole importanza, e uno spirito creativo la cui influenza si estendeva ben oltre i confini di Padova. Come professore di Teoria della Medicina, le sue responsabilità erano di interpretare e insegnare gli Aforismi di Ippocrate, l'Ars medica di Galeno e la prima parte del Canone di Avicenna.

Nel corso degli anni pubblicò le sue lezioni come commentari sul lavoro di tutti e tre. I commentari che erano iniziati come ausili per l'apprendimento degli studenti si erano evoluti in imprese scolastiche, di un certo interesse, per la modernizzazione dell'insegnamento, almeno fino alla prima metà del XVII secolo. Tra le oltre 60 copie esistenti dei Commentari su Avicenna, quella di Santorio è giustamente famosa perché così insolita nel suo genere per l'inclusione di strumenti scientifici progettati dall'autore per quantificare (polso, temperatura, umidità) lo studio dei pazienti. La loro inclusione indica che Santorio li usò nell'insegnamento della medicina. Tuttavia, il libro che doveva effettivamente stabilire la sua posizione nei posteri come scienziato era un testo relativamente breve sulla “traspirazione insensibile” intitolato Ars de statica medicina e pubblicato a Venezia nel 1614.

Durante il suo mandato come professore di 'Medicina Teorica', fu nominato Presidente di un nuovo collegio (Collegio Veneto) nel 1616, carica che mantenne per otto anni fino al 1624, quando all'età di 63 anni si dimise per tornare ad esercitare la professione medica a Venezia. Morì il 25 febbraio 1636, all'età di 75 anni, a causa di complicazioni per una malattia alle vie urinarie, della quale soffriva da diversi anni. Sepolto nella Chiesa dei Servi a Venezia, le sue ossa furono dissotterrate durante il saccheggio di Venezia per ordine di Napoleone, in seguito al Trattato di Milano. Affidate al Professore di Anatomia di Padova, le sue ossa furono infine sepolte nella sua città natale di Capodistria, mentre il suo cranio è conservato nel Museo Anatomico di Padova.

Uomo di alta statura, con una barba curata, Santorio non fu mai sposato, dedicando tutto il tempo al suo lavoro. Instancabile investigatore, ispirato dalle scienze esatte, si concentrò su quesiti specifici che studiò approfonditamente. Nel suo lavoro dimostrò una pazienza e perseveranza senza precedenti. I suoi studi sulla “traspirazione insensibile”, a cui lavorò con assiduità, erano superiori in approccio, nel design e meticolosità a tutti gli altri del suo tempo. Uomo in anticipo sui tempi, che precedette gli altri luminari del secolo, Santorio fu riconosciuto dai suoi contemporanei come una delle maggiori figure del XVII secolo e considerato alla pari di Harvey. L'Ars de Statica medicina ebbe 84 edizioni, fu molto richiesto fino alla fine del XVIII secolo e fu tradotto in italiano, inglese, tedesco e francese. Il suo adattamento del pendolo alla pratica medica precede gli esperimenti condotti da Galileo con i pendoli, ed era noto ai professori dello studio di Padova sin dal 1600. Fu un pioniere nell'impiego delle misurazioni fisiche in medicina; il suo dispositivo più famoso fu una grande bilancia usata per studiare l'equilibrio omeostatico e le trasformazioni metaboliche. Tra i soggetti che si prestarono alla sperimentazione vi fu anche il collega Galileo Galilei.

Il metodo di Santorio Santorio fu uno dei pochi medici del XVI secolo ad essere pienamente consapevole dell'idea moderna di sperimentazione. Condusse molti esperimenti sulla “traspirazione insensibile” per oltre trent'anni, ed era anche consapevole dell'importanza della quantificazione in medicina, per interesse della quale inventò personalmente diversi strumenti. Questi aspetti della sua personalità scientifica si riflettono bene nelle sue opere.

La produzione di Santorio occupa quattro volumi di un'edizione in 4° (in quarto) pubblicata a Venezia nel 1660 da Francesco Brogiolo, che ospita anche il suo unico ritratto conosciuto. Il primo volume contiene il Commentaria in Artem medicinalem Galeni; il secondo, in quindici libri, il Methodi vitandorum errorum omnium, qui in arte medica contingunt libri quindecim; il terzo il Commentaria in primam Fen primi libri Canonis Avicennae; il quarto e ultimo il Commentaria in primam sectionem Aphorismorum Hippocratis, il De remediorum inventione e l’Ars de statica medicina.

La progressione non riflette alcuna esigenza cronologica ma è destinata a scopi didattici, dalle opere più convenzionali alle più innovative. Infatti, il primo libro pubblicato da Santorio fu il Methodi vitandorum errorum omnium (Venezia 1602, apud societatem), un'opera che può essere facilmente considerata come un'introduzione metodologica al suo pensiero e che ci permette anche di guardare più da vicino alla sua formazione, in quanto mostra i suoi studi e il suo impegno scientifico. Come dichiara il titolo, il libro presenterebbe un metodo per evitare tutti gli errori che si verificano nella pratica medica concentrandosi su esperienza, analogia e deduzione. L'opera rimanda chiaramente anche all'influenza di Jacopo Zabarella (1533-1589), maestro di Santorio a Padova e uno dei più importanti logici del XVI secolo, celebre autore dell'Opera logica (Venezia 1578) i cui capitoli mostrano una particolare enfasi per le questioni metodologiche. Tuttavia, Santorio si affiderà anche ad un'altra opera di Zabarella, il De naturalibus rebus libri XXX (pubblicato a Venezia nel 1590), almeno per quanto riguarda le sue nozioni di fisiologia ottica. Il Methodus vitandorum errorum omnium... libri XV è importante anche in quanto testimonia il precoce interesse di Santorio per la quantificazione, soprattutto per quanto riguarda le miscele (Libro VII, cap. 9) e la quantificazione dei farmaci (Libro XIII, cap. 1-2) nonché per la descrizione di uno strumento di precisione, il cosiddetto pulsilogium, o pulsimetro, che l'autore sosteneva di aver inventato.

Attività scientifica Fu un pioniere nell'impiego delle misurazioni fisiche in medicina e nell'uso del metodo sperimentale di cui comprese l'importanza e la necessità, replicando i suoi esperimenti per circa trent'anni; si impegnò in particolare nella misurazione e nella quantificazione matematica dei parametri vitali, quali il peso, la temperatura e la frequenza cardiaca. Considerato a torto il fondatore della iatromeccanica, ne fu tuttavia ispiratore con i suoi importanti studi sul metabolismo e sulla termoregolazione umana. Fu il primo a quantificare la perspiratio insensibilis.

Per effettuare le sue misurazioni Santorio ha inventato vari strumenti, il suo dispositivo più famoso fu la stadera medica (una grande bilancia con un trono dove sedeva il volontario, che veniva pesato prima e dopo mangiato e defecato, registrando minuziosamente tutti i dati) sella Sanctorii usata per studiare le trasformazioni metaboliche in soggetti sperimentali, tra i quali oltre lui stesso e parenti e amici vi fu anche GalileoSilvia Bencivelli,Eroica, folle e visionaria - Storie di medicina spericolata, pag. 22 Santorio Santorio, Bollati Boringhieri , 2023, ISBN 978-8833941745.

Santorio inventò anche altri strumenti (pulsilogio, igrometro, "letto artificioso", "eolopila medica", "termometro lunare") intesi a tradurre in numero e determinare con esattezza matematica i parametri vitali umani.

Il Pulsilogio Per misurare la frequenza cardiaca Santorio ideò il pulsilogio, un pendolo costituito da una sfera di piombo legata tramite un filo di seta ad una barra gradata, grazie alla quale si poteva sincronizzare il moto oscillatorio del pendolo con la frequenza cardiaca del paziente, in questo modo si poté ottenere per la prima volta nella storia della medicina una misurazione esatta del battito cardiaco.

Il modello di Santorio, introdotto nel 1600, utilizzava un peso in piombo che oscillava sincronizzato con il polso del paziente. La frequenza di oscillazione era registrata su una scala calibrata. Egli progettò anche un timer a forma di coppa che chiamò “cotyla”.

La sua comprensione delle proprietà del pendolo consentì a Santorio di raccogliere, registrare e confrontare accuratamente vari dati risultanti dalla sua misurazione del polso. Il medico doveva solo sincronizzare l'oscillazione del pendolo con la frequenza del polso e successivamente prendere nota del risultato.

Il pulsilogium ha lo scopo di "misurare il grado di distanza" (gradus recessus dimetiri) tra la disposizione sana e malsana nel corpo. La gamma di questa distanza, che oggi chiameremmo variabilità, è chiamata da Santorio e dai medici rinascimentali latitudo, o "intervallo", un termine che potrebbe essere applicato allo stato del corpo neutro, sano o malato. Secondo Santorio, infatti, la "latitudine della salute" abbraccia anche la "latitudine della malattia" (latitudo morbi) come ultimo grado del proprio range. La terminologia adottata rivela che, ancora una volta, il medico veneziano basa le sue conclusioni su un particolare sviluppo della teoria scolastica della "latitudine delle forme" (latitudo formarum).