La Jordan Grand Prix è stata una scuderia irlandese di Formula 1 (dal 1991 al 2005) vincitrice di 4 Gran Premi, fondata da Eddie Jordan negli anni ottanta, dopo aver gareggiato in Formula 3 e in Formula 3000. La prima vittoria (e doppietta) risale al Gran Premio del Belgio 1998, con Damon Hill primo e Ralf Schumacher secondo. La stagione di maggior successo è stata il 1999 in cui la Jordan ha vinto due gare e lottato per il titolo piloti con Heinz-Harald Frentzen. Tra i risultati di rilievo anche un secondo e terzo posto conquistati nel Gran Premio del Canada 1995 e una vittoria nel Gran Premio del Brasile 2003 con Giancarlo Fisichella.

Storia Gli anni nelle formule minori

Dopo aver gareggiato nelle categorie minori ed essersi imposto nel campionato irlandese di kart del 1976, nel 1979 Eddie Jordan decise di abbandonare la carriera di pilota e passare a quella di costruttore. Fondò quindi una propria scuderia, la Eddie Jordan Racing.

Fino al 1987 disputò essenzialmente i campionati minori britannici, tra i quali la Formula Ford e la F3 britannica; in quest'ultima categoria sfiorò il titolo più volte, cogliendo un secondo posto nel 1983 con Martin Brundle, nel 1984 con Allen Berg e nel 1986 con Maurizio Sandro Sala. La vittoria del titolo si dovette a Johnny Herbert nel 1987; il successo portò Eddie Jordan a decidere di cimentarsi nel campionato europeo di Formula 3000 a partire dall'anno seguente.

Nel 1988 la squadra esordì quindi nel nuovo campionato, all'epoca considerato l'anticamera della Formula 1, con i piloti Martin Donnelly e Johnny Herbert, che si dimostrarono subito competitivi: Herbert vinse la gara d'esordio a Jerez, mentre Donnelly si aggiudicò le gare di Brands Hatch e Digione. L'anno successivo la Jordan vinse quindi il campionato con l'esordiente Jean Alesi alla guida, mentre Donnelly si classificò ottavo.

La Formula 1 La preparazione Corroborato dai successi ottenuti, a fine 1989 Jordan iniziò a meditare il debutto in Formula 1; a Natale di quell'anno prese dunque i primi contatti con Gary Anderson, progettista di buona esperienza con all'attivo ruoli di meccanico, capo meccanico e progettista in Formula 3, Formula 3000 e Formula 1, categoria in cui aveva lavorato in squadre di vertice come Brabham e McLaren. Inoltre aveva progettato le scocche della Reynard con cui Jordan si era imposto in Formula 3000 ed era anche stato a capo della direzione tecnica di altri team con cui la squadra irlandese si era confrontata in Formula 3..

Il debutto Ai primi del 1990 Jordan ingaggiò Anderson e presentò quindi alla FIA la documentazione per poter gareggiare in Formula 1 con la propria scuderia; il permesso gli venne accordato alla fine di quell'anno. Il nuovo team prese il nome di Jordan Grand Prix, in luogo della vecchia denominazione Eddie Jordan Racing.

Con l'ingresso in Formula 1, Jordan dovette far fronte a nuovi problemi, dovendo costruire in casa il proprio telaio, mentre nelle categorie minori questi venivano forniti da costruttori esterni. Allo scopo venne realizzato uno stabilimento di 48.000 m² nelle pertinenze del circuito di Silverstone.

Per la prima stagione il patron irlandese ingaggiò come piloti la promessa Bertrand Gachot e l'esperto Andrea De Cesaris. Le prime gare non furono molto facili per il team: la Jordan 191 motorizzata Ford era abbastanza competitiva e veloce, ma non di rado a buone qualifiche si contrapponevano gare disastrose, nei quali i piloti pativano guasti o uscite di pista.

Dal Gran Premio del Canada però, la scuderia cominciò a ottenere punti, con De Cesaris quarto e Gachot quinto; il pilota italiano replicò il piazzamento nel successivo appuntamento in Francia. In Gran Bretagna Gachot arrivò sesto, mentre in Germania ambedue i piloti giunsero a punti. In Ungheria ancora Gachot fece segnare il primo giro più veloce nella storia della scuderia irlandese, tuttavia pochi giorni dopo a Londra il pilota venne arrestato con l'accusa di avere aggredito un tassista: Jordan dovette quindi trovare un sostituto per il resto della stagione, e la scelta cadde su di un promettente tedesco, Michael Schumacher, anche grazie ai 150.000 dollari pagati dalla Mercedes, a cui il pilota era contrattualmente legato, al team irlandese.

Il giovane teutonico si mise in luce durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio ottenendo il settimo posto, ma al via bruciò la frizione. Rimasto il solo De Cesaris in gara, l'italiano si issò fino al secondo posto a pochi giri dal termine, andando anche a insidiare il leader della corsa Ayrton Senna (alle prese con problemi al cambio), ma venendo costretto al ritiro quando la vittoria pareva davvero alla portata della piccola scuderia irlandese. A fine gara, intuìto il potenziale futuro di Schumacher, la Benetton bruciò tutti e lo ingaggiò a partire dal Gran Premio successivo, sicché Jordan dovette accontentarsi di sostituirlo con la precedente seconda guida della squadra anglo-italiana, Roberto Moreno (giratogli a titolo gratuito), il quale nelle ultime tre gare lascerà a sua volta il sedile ad Alex Zanardi.

Biennio 1992-1993 Nel 1992 Jordan ottenne il supporto finanziario di Sasol (petroliere sudafricano) e Barclays, più il supporto tecnico (e soprattutto economico) della Yamaha, che fornì il suo motore V12 dimostratosi competitivo alla fine della stagione precedente. Il telaio invece era un'evoluzione del già ottimo modello 191, con un muso ancor più rialzato. I piloti erano Stefano Modena (autore di una buona stagione con la Tyrrell) e Maurício Gugelmin (in crisi di risultati dopo una stagione travagliata alla Leyton House, ma forte di un munifico sponsor); a De Cesaris e Zanardi non fu rinnovato il contratto per mancanza di fondi. Purtroppo per la scuderia il nuovo motore si rivelò molto pesante compromettendo l'eccellente equilibrio che si era raggiunto con il più compatto V8 Ford e ci furono pure problemi con il nuovo cambio sequenziale, che fu spesso causa di numerose rotture.

Nell'ultima gara stagionale, corsasi in Australia, Modena fu in grado di ottenere un punto, mitigando la delusione in seno alla squadra. Molti criticarono la scelta di Jordan di abbandonare subito il Ford per passare al più munifico Yamaha, ma va detto che senza l'aiuto economico di questa casa difficilmente la squadra sarebbe sopravvissuta per più di qualche stagione. Il 1993 si aprì con un nuovo motore (il V10 costruito da Brian Hart) e due nuovi piloti: il promettente Rubens Barrichello e l'esperto Ivan Capelli, licenziato dalla Ferrari. Dopo due GP avari di risultati l'italiano decise di interrompere la collaborazione con Jordan. Al suo posto venne preso Thierry Boutsen, molto gradito allo sponsor Barclays ma troppo alto per il telaio progettato da Anderson; il belga collezionò solo amarezze e si ritirò dopo il GP del Belgio.

Barrichello invece fu autore di una stagione molto interessante, mettendosi in luce a Donington, in una gara su pista bagnata, dove riuscì a tenere a lungo la seconda posizione prima del ritiro per guasto meccanico. In Francia sfiorò i punti giungendo settimo, fino a conquistare i primi punti in Giappone, quinto davanti al suo nuovo e veloce compagno di squadra, Eddie Irvine, proveniente dalla Formula 3000 giapponese; il nordirlandese stupì tutti con una qualifica eccellente e una gara maiuscola, aiutato anche dalla perfetta conoscenza del tracciato, arrivando sesto e litigando pure con il vincitore Senna, che lo accusò di non avergli dato strada in fase di doppiaggio, arrivando a sfiorare anche una rissa nel motorhome della scuderia irlandese nel dopo gara.

La coppia Barrichello-Irvine Dopo che gli unici punti nel 1993 erano stati conquistati da Barrichello e da Irvine, questa fu la coppia scelta da Eddie Jordan per la stagione successiva. Per il secondo anno consecutivo il motore utilizzato dal team fu l'Hart. La stagione iniziò bene per il team, con Barrichello che – dopo essere partito dalla quattordicesima piazza – riuscì a concludere quarto il GP di casa. Tutt'altra cosa per il compagno di squadra Irvine che venne squalificato dalla FIA per tre gare, in quanto ritenuto responsabile di aver causato un incidente durante la corsa.

La vettura fu affidata prima ad Aguri Suzuki e poi a un "vecchio amore" di Eddie Jordan: De Cesaris, che si comportò in maniera egregia. Al GP del Pacifico Barrichello giunse terzo, conquistando il primo podio nella storia della scuderia. A Imola Barrichello uscì violentemente in qualifica, rimediando un'ingessatura al braccio. Per il resto della stagione la squadra fu abbastanza competitiva, collezionando diversi piazzamenti nei punti. A coronamento di una buona stagione, Barrichello conquistò la pole position al Gran Premio del Belgio, grazie a un'azzeccata strategia che gli fece staccare il tempo quando la pista era ancora asciutta. A fine anno il team fu quinto tra i costruttori. Il telaio era competitivo, ma il motore mancava di potenza; soprattutto, una struttura "artigianale" come la Hart non garantiva molte possibilità di sviluppo.

È in quest'ottica che va visto l'accordo tra Jordan e la Peugeot, ambizioso motorista francese, entrato in pompa magna in Formula 1 nel 1994 con la McLaren ma costretto forzatamente a trovare una nuova squadra in quanto a fine anno la scuderia britannica siglò un accordo con la Mercedes-Benz per la fornitura del motore V10 tedesco. L'accordo con Peugeot portava tecnologia e un considerevole aumento del budget (oltre ai motori gratis, la Peugeot era pure sponsor, assieme al petroliere francese Total). Nel 1995 la stagione della Jordan iniziò senza grossi risultati, registrando al GP del Canada l'unico acuto con Barrichello secondo davanti a Irvine terzo. La stagione si chiuse con il sesto posto del team, ma per l'anno successivo la scuderia perderà Eddie Irvine, passato alla Ferrari.

Dal 1996 all'arrivo di Hill Nel 1996 in Jordan si formò una nuova coppia: infatti Irvine passò alla Ferrari, sicché Barrichello venne affiancato dall'esperto Martin Brundle. La vettura di quell'anno fu totalmente rivoluzionata rispetto alle precedenti, ma i risultati rimasero pressoché gli stessi, con nessun podio conquistato e ventidue punti. Da notare che, per la prima volta nella sua storia, la Jordan stava assumendo il colore giallo – che avrebbe poi caratterizzato i suoi anni successivi –, voluto dal nuovo title sponsor della squadra, la marca di sigarette Benson & Hedges: furono provate varie colorazioni, iniziando la stagione con un giallo chiaro, poi dal GP di Monaco sino a fine 1996 si virò verso una livrea oro, per poi passare in pianta stabile dal 1997 alla "storica" livrea giallonera.

La stagione 1996 comunque cominciò per la Jordan con un terribile incidente a Martin Brundle nel GP d'Australia, dove la sua vettura decollò su quella di Herbert, capottandosi; fortunatamente il pilota uscì illeso. I primi punti furono poi conquistati da Barrichello al Gran Premio d'Argentina e in tutto furono 22, di cui 14 del brasiliano e 8 del britannico. Complessivamente la stagione fu deludente per la squadra, partita con grandi ambizioni ma tradita dal telaio, assolutamente non competitivo malgrado il grande aiuto del motore Peugeot. A fine anno la scuderia venne comunque totalmente riformata per quanto riguarda i piloti, con Brundle che si ritirò e Barrichello che passò alla Stewart. Vennero allora ingaggiati i giovani Giancarlo Fisichella e Ralf Schumacher.