Il Partito Comunista Cinese (PCC) () è un partito politico cinese fondato nel 1921. Dal 1949, anno della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, è il partito dominante del Paese e detiene il monopolio del potere politico.
Al 2024 contava oltre 100 milioni di membri, risultando il secondo partito politico al mondo per numero di iscritti dopo il Bharatiya Janata Party.
Storia Le origini: il movimento del 4 maggio 1919 Il PCC nacque in una fase di profonda crisi per la Cina, segnata dalla pressione dell'imperialismo occidentale e del Giappone, dalla disgregazione politica interna e dal potere esercitato dai signori della guerra. Le proteste contro l'imperialismo giapponese contribuirono alla formazione di ambienti politici e culturali dai quali sarebbe poi emerso il Partito Comunista Cinese.
Nel 1915 l'Impero giapponese aveva presentato alla Cina le cosiddette "Ventuno richieste", che segnavano una rottura con la politica della porta aperta e e miravano ad accrescere in modo decisivo l'influenza giapponese sul Paese. Il 4 maggio 1919, dopo che il trattato di Versailles ebbe stabilito il trasferimento al Giappone dei diritti tedeschi nello Shandong, si verificarono manifestazioni nelle principali città cinesi. Il Movimento del 4 maggio 1919 assunse un carattere più ampio rispetto ai precedenti movimenti antimperialisti e si sviluppò in parte indipendentemente dall'elaborazione politica condotta negli stessi anni da Sun Yat-sen, leader della rivoluzione Xinhai e fondatore della Repubblica di Cina contrapposta al governo giapponese. Sun riuscì inoltre a riorganizzare il partito nazionalista del Kuomintang (KMT), da lui fondato nel 1912 assieme a Song Jiaoren.
In questo periodo la maggiore organizzazione marxista attiva in Cina era il Partito Socialista Cinese, fondato a Shanghai nel 1911 da Jiang Kanghu, tra i cui principali esponenti figurava anche l'accademico e bibliotecario Li Dazhao, attivo a Tientsin. Il Partito Socialista aderì all'Internazionale Comunista, ma ne fu successivamente espulso a causa di contrasti interni.
Tra i principali animatori delle proteste vi era il giornalista Chen Duxiu, fondatore nel 1915 del periodico Gioventù nuova. Attorno alla rivista si sviluppò, soprattutto negli ambienti universitari, un movimento di rinnovamento culturale che promuoveva l'uguaglianza, l'istruzione di massa e la critica della morale confuciana, dei principi gerarchici, dell'autorità tradizionale e del ruolo della famiglia nell'organizzazione sociale cinese. Per una parte degli intellettuali e del nuovo proletariato urbano, il principale riferimento politico divenne progressivamente la rivoluzione d'ottobre del 1917, più che la democrazia europea e americana o la modernizzazione giapponese, che avevano invece influenzato il pensiero di Sun Yat-sen.
Nel contesto del crescente sentimento antimperialista tra i giovani cinesi, Li Dazhao fondò a Pechino la Società della Cina giovane e, nell'ottobre 1918, organizzò la Società per lo studio del marxismo presso la biblioteca dell’Università di Pechino, dove un giovane Mao Zedong si era da poco trasferito per lavorare come assistente bibliotecario.
Li Dazhao ebbe un ruolo importante nel Movimento del 4 maggio e utilizzò le manifestazioni studentesche per diffondere gli ideali marxisti e il riferimento alla rivoluzione d’ottobre. Dopo le proteste, in Cina cominciarono a formarsi nuovi circoli operai, associazioni per lo studio del marxismo e leghe sindacali.
Attraverso il periodico Meizhou Pinglun ("Critica settimanale"), Li Dazhao dedicò crescente attenzione alle lotte operaie e contribuì alla diffusione del marxismo tra studenti e lavoratori. Nel maggio 1920 riuscì così a raccogliere consensi sufficienti per fondare il primo gruppo politico marxista, ponendo una delle basi organizzative da cui sarebbe nato il Partito Comunista Cinese..
Nascita del partito e primi congressi nazionali Nel 1921 il Partito Comunista Cinese fu fondato nella Concessione francese di Shanghai da Li Dazhao e Chen Duxiu, ispirandosi alla teoria leninista del partito d'avanguardia.
Tra il 23 e il 31 luglio dello stesso anno si tenne il I Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, al quale parteciparono dodici delegati. La sede del congresso fu in seguito spostata da Shanghai a un'imbarcazione sul lago Nan Hu nello Jiaxing. Durante i lavori, fu redatta la prima Costituzione del partito e furono fissati i principali obiettivi politici: il rovesciamento della borghesia, l'eliminazione delle distinzioni di classe attraverso l'esercito rivoluzionario del proletariato e la lotta di classe, l'istituzione della dittatura del proletariato e la nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Il Partito elesse inoltre il primo Comitato centrale e nominò Chen Duxiu segretario.
Tra il 16 e il 23 luglio 1922 il PCC organizzò il suo II Congresso nazionale a Shanghai. In quell'occasione fu approvata l'adesione all'Internazionale Comunista e fu redatta una dichiarazione che definiva la società cinese come semicoloniale e semifeudale, rafforzando l'orientamento leninista del partito. Al termine dei lavori, Chen Duxiu fu riconfermato segretario del Comitato centrale.
Alleanza con Sun Yat-sen La posizione dell'Internazionale Comunista nei confronti dei Paesi colonizzati, fatta propria anche dai comunisti cinesi, chiedeva ai nascenti partiti comunisti di cercare l'alleanza con la borghesia nazionale nella lotta per l'indipendenza. Secondo questa impostazione, la rivoluzione comunista doveva essere preceduta da una rivoluzione democratico-borghese, destinata a eliminare i residui del feudalesimo e a porre le basi di un'economia moderna.
Questa linea favorì la ricerca di un accordo con Sun Yat-sen. Dopo la morte di Yuan Shikai, il secondo presidente della Repubblica di Cina che aveva tentato senza successo di restaurare l'impero cinese assumendone la guida, l'autorità centrale si era progressivamente indebolita. La frammentazione politica rese più difficile anche per le potenze straniere esercitare la propria influenza attraverso un governo centrale stabile. Gran parte del Paese finì sotto il controllo dei signori della guerra e di formazioni armate locali; sia i comunisti sia Sun Yat-sen intendevano porre fine a questa situazione.
Nel gennaio 1923 Sun Yat-sen incontrò il delegato sovietico Adol'f Ioffe; dall'incontro scaturì la dichiarazione Sun-Ioffe, con la quale i sovietici riconoscevano l'impossibilità di instaurare nell'immediato un governo comunista in Cina e si impegnavano a sostenere l'indipendenza e l'unità nazionale del Paese. Poco dopo, il Manifesto programmatico del Congresso del Kuomintang indicò tre principali orientamenti politici: alleanza con l'Unione Sovietica, cooperazione con i comunisti e sostegno a contadini e operai. Di conseguenza, nel 1924, il KMT e il Partito Comunista Cinese formarono il Primo Fronte Unito.
Guerra civile
Finché Sun Yat-sen rimase in vita, comunisti e nazionalisti collaborarono nel quadro di quella che l'Internazionale Comunista considerava una rivoluzione democratico-borghese. Nel 1926 il Kuomintang e il Partito Comunista Cinese avviarono congiuntamente la Spedizione del Nord, diretta a riunificare la Cina e a sconfiggere i signori della guerra del Governo Beiyang. Con l'appoggio dell'Unione Sovietica, il Fronte avanzò da Canton verso il fiume Azzurro, sconfisse diverse forze avversarie e si oppose successivamente alla presenza coloniale britannica. Le autorità britanniche cedettero le concessioni di Hankou e Jiujiang, ma si prepararono a difendere il loro settore a Shanghai.
Nel 1927 Chiang Kai-shek assunse il controllo del governo di Canton e del Kuomintang. Dopo la conquista di Shanghai, alla quale avevano contribuito anche i militanti comunisti, Chiang avviò una repressione contro il PCC e contro la sinistra del suo stesso partito. Le perdite subite dai comunisti furono elevate e il nuovo governo nazionalista di Nanchino proseguì le epurazioni. Il Primo Fronte Unito si sciolse definitivamente nel 1927; poco dopo, i comunisti organizzarono la rivolta di Nanchang, tra i primi scontri armati tra il KMT di Chiang Kai-shek e il PCC, durante la quale prese forma l'Armata Rossa Cinese. Nel settembre dello stesso anno Mao Zedong guidò la rivolta del raccolto autunnale nello Hunan e nel Jiangxi, mentre l'11 dicembre i comunisti promossero un'insurrezione a Canton, rapidamente repressa dalle forze nazionaliste.
Il declino dell'apparato organizzativo urbano del PCC portò a cambiamenti istituzionali interni.. Dopo il V Congresso nazionale del 1927, il partito adottò il centralismo democratico come principio organizzativo dei partiti rivoluzionari e istituì un Politburo. Ne derivò un incremento della centralizzazione del potere all'interno del PCC e, ai diversi livelli dell'organizzazione, i comitati permanenti ottennero un controllo effettivo. Il V Congresso criticò Chen Duxiu per quelli che furono definiti errori deviazionisti di destra, ma non propose misure correttive specifiche. Tra gli obiettivi fissati vi erano l'avvio di una rivoluzione agraria e l'istituzione di un potere democratico rivoluzionario nelle campagne; tuttavia, il Congresso non fu in grado di elaborare programmi concreti per rispondere alla richiesta di terra da parte dei contadini.
In questa fase il PCC fu attraversato da forti contrasti interni. Mao Zedong, allora membro del Comitato centrale, cercò di affermare la propria impostazione militare, fondata sulla guerra popolare, contro gli orientamenti giudicati di destra e contro le posizioni degli esponenti comunisti più vicini al trockismo.
Benché fosse stato riconfermato segretario generale al termine del V Congresso, Chen Duxiu fu deposto durante una riunione del Comitato centrale, anche a causa della sua difficoltà nel dirigere le forze comuniste nello scontro con il Kuomintang.
Il VI Congresso nazionale, tenutosi a Mosca nel 1928 con il sostegno del Comintern, vide l'elezione di Xiang Zhongfa alla segreteria e la crescente influenza di Li Lisan. Dopo le dimissioni di Chen Duxiu, Li Lisan fu in grado di assumere il controllo del partito, ma la sua linea politica aggravò la crisi interna del PCC. L'Internazionale Comunista intervenne per fermare le sue politiche e, verso la fine del 1930, Li fu espulso dal partito.
Nel 1934, durante la guerra civile, l'Armata Rossa Cinese fu costretta a ritirarsi dallo Jiangxi per sfuggire alle truppe del Kuomintang guidate da Chiang Kai-shek. Mao Zedong guidò le forze comunista nella lunga marcia verso lo Shaanxi, dove il PCC poté riorganizzarsi nella base di Yan'an.
Nel 1935 Mao Zedong divenne membro del Comitato permanente del Politburo e leader informale del PCC, affiancato da Zhou Enlai e Zhang Wentian, allora capo formale del partito, come suoi principali collaboratori. Il conflitto con il KMT portò alla riorganizzazione dell'Armata Rossa e al rafforzamento del controllo del PCC sulle forze armate attraverso appositi dipartimenti politici.
Nel 1937, con l'inizio della seconda guerra sino-giapponese, il PCC e il KMT furono costretti a collaborare contro il Giappone,. formando il Secondo Fronte Unito.. L'alleanza rimase formalmente attiva anche dopo la fine della collaborazione effettiva nel 1940. Nonostante l'accordo, il PCC approfittò del conflitto per espandere la propria influenza e prepararsi a un nuovo confronto con il KMT,. che dal 1939 iniziò a ostacolare l'espansione comunista in Cina. Ne derivarono frequenti scontri tra forze comuniste e nazionaliste, senza che nessuna delle due parti provocasse una ripresa aperta della guerra civile. Nel 1943, il Partito Comunista stava nuovamente ampliando il proprio territorio a spese del KMT. L'Impero giapponese fu sconfitto nel 1945 e, nello stesso anno, l'Esercito Popolare di Liberazione contribuì insieme all'Armata Rossa sovietica alla liberazione della Corea settentrionale.