La RCA Italiana è stata una casa discografica italiana. Nata nel 1949 come sussidiaria indipendente della statunitense RCA Records (la Radio Corporation of America, così denominata dal 1929 al 1986), lo fu fino alla cessione della casa madre alla General Electric, avvenuta nel 1986. A seguito di tale cambio di proprietà anche la filiale italiana finì per essere venduta nel 1987 alla BMG (Bertelsmann Music Group), una delle sei divisioni della multinazionale tedesca Bertelsmann, cessando negli anni successivi progressivamente ogni attività aziendale propria, e trasformandosi in label. È oggi un marchio dismesso, saltuariamente utilizzato, solo per quanto riguarda le ristampe dei dischi storici, dal proprietario del catalogo e licenziatario del brand, senza alcuna connessione con la RCA Records americana.

Storia La nascita e i primi anni cinquanta: dalla RCA Records alla RTI (Radio e Televisione Italiana)

Nel secondo dopoguerra, la RCA Records era già fra le più note case discografiche degli Stati Uniti; fondata nel 1919 come compagnia radiofonica e sussidiaria della RCA (che si occupava di elettronica, anche militare), nel 1929 aveva acquistato la Victor Talking Machine Company (a sua volta una delle case discografiche più antiche, fondata nel 1901, che aveva stampato e distribuito tra gli altri i dischi di Enrico Caruso), affacciandosi così nel mercato discografico, sia per quel che riguardava la produzione che per la distribuzione.

Con la fine della seconda guerra mondiale, la RCA inviò un proprio ingegnere (proveniente dalla Westinghouse, comprata dalla RCA nel 1926), Giuseppe Antonino Biondo, per ricostruire il mercato dell'azienda in Europa. Nel 1946 fu aperto un ufficio a Milano (in via Vittorio Veneto) e nel 1947 una a Roma, in via Milano 49: la Cineonda s.r.l., dedicato soprattutto alla distribuzione della parte dei prodotti elettronici della RCA, che non sapeva se e come il mercato discografico avrebbe preso piede in Italia.

Nel 1949, il cattolico Frank Marion Folsom, dal 1944 vice presidente della RCA Victor (una delle cinque sottocompagnie della RCA statunitense) era nel frattempo succeduto a David Sarnoff alla presidenza della stessa RCA. Recandosi - per intervento del cardinale Francis Joseph Spellman - in udienza privata dal Papa Pio XII questi, memore dei bombardamenti americani del 19 luglio 1943 che colpirono il quartiere romano di San Lorenzo, chiese espressamente a Folsom l'installazione di una fabbrica nel borgo romanohttps://italoamericano.org/rcaitalia-musicaitaliana/.

Quando nel 1950 la RCA decise quindi di costruire una propria filiale in Italia, sfruttando gli investimenti statunitensi in Europa, operati attraverso il piano Marshall, la scelta dell'ubicazione fu girata da Milano, dove avrebbe dovuto essere, a Roma.

Visto che i lavori per la scelta esatta del luogo, l'acquisto del terreno e l'edificazione del nuovo stabilimento avrebbero richiesto tempo, inizialmente la sede legale ed amministrativa venne ubicata in un palazzo già esistente, in Via Caccini nr.1, vicino a Villa Borghese. Chiusa la Cineonda, il personale venne trasferito presso tale sede. Il nome della nuova società per azioni, nata nel settembre del 1951, fu quello di Radio e Televisione Italiana S.p.A. (RTI); non era ancora chiaro, infatti, se ci si sarebbe occupati di importazione e assemblaggio/costruzione di apparecchi fonografici oppure di dischi. La RTI aveva una piccola parte produttiva di stampaggio di dischi 78 giri in schellac ed effettuò anche dei primi casting richiamando personaggi allora agli esorti (Nilla Pizzi, Caterina Ranieri, Domenico Modugno).

La società, ad ogni modo, era controllata inizialmente per il 55% dalla casa madre statunitense (a cui si aggiungeva un 30% dello stesso Biondo), per il 10% dal Vaticano tramite l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), e per un 5% residuo dal conte Enrico Pietro Galeazzi, (ingegnere dipendente del Vaticano, uomo di fiducia del papa nonché amico di Francis Joseph Spellman, già potente arcivescovo di New York).

Il campus al km.12 della via Tiburtina Intanto, alla fine del 1950, dopo una serie di sopralluoghi, era stato deciso di acquistare un terreno sulla Tiburtina, di proprietà del latifondista Anacleto Gianni, iniziando subito i lavori, per poter usufruire dei fondi americani. A capo dell'azienda, una volta terminata, sarebbe stato posto lo stesso ingegnere Antonio Giuseppe Biondo. La progettazione della struttura fu assegnata a due ingegneri americani: Harry Stemshorn e John McCursky, affiancati dall'ingegner De Angelis, italiano. Fino ad allora, l'unica fabbrica di dischi in Italia si trovava a Milano ed era di proprietà de La Voce del Padrone. Biondo sarebbe poi stato sostituito da Casella.

Se all'inizio il catalogo principale della RCA era la stampa e distribuzione di prodotti americani (fra cui Elvis Presley), nel 1953, ancora senza stabilimenti propri, Biondo convocò uno dei nomi allora di spicco della musica: il maestro Armando Trovajoli. Con lui, ed il cugino Massimo Trovajoli, alcuni collaboratori ed il marchese Fossi (per la musica classica) furono messi sotto contratto alcuni artisti: Lia Origoni, Franca Marzi, Isa Barzizza, Ebe De Paulis e un giovanissimo Domenico Modugno, in assoluto uno dei primi artisti italiani della futura RCA Italiana. Poche registrazioni italiane, in realtà, effettuate in studi - dotati di apparecchiature provenienti dalla Cineonda - presi in affitto: gli studi di Radio Vaticana, quelli situati in via Pola/via Nomentana (il futuro Dirmaphon), o il Cinefonico di Cinecittà. In queste prime sperimentazioni, fatte per poter lanciare un listino di dischi 78 giri entro il dicembre del 1953 (termine ultimo per i fondi Marshall), che si affiancavano alla stampa dei dischi della RCA americana, Biondo assunse alcuni tecnici e fonici propri, destinati poi a confluire nell'azienda di via Tiburtina.

Nel luglio del 1954 l'azienda cambiò nome in quello di RCA Italiana S.p.A.; furono pubblicate le incisioni di altri artisti, quali Nilla Pizzi, Paolo Bacilieri, Rino Loddo, Katyna Ranieri, ed altri. Le vendite, però, non decollavano, né la stampa dei dischi americani - peraltro ancora effettuata in laboratori esterni - poteva giustificare l'esistenza della RCA Italiana e il proseguimento dei lavori sulla Tiburtina. Così nel dicembre del 1955, la RCA Victor inviò in Italia il responsabile vendite mercato internazionale Frank Amaru, per valutare la chiusura della sede. Amaru, però, dopo una serie di sopralluoghi e colloqui fra lui, il conte Galeazzi, il vaticano ed il segretario laico Ennio Melis, non siglò la fine della RCA. Il problema di fondo era che le operazioni iniziali avevano portato all'esaurimento del capitale messo a disposizione dagli Stati Uniti, tanto che Folson stesso aveva contattato Galeazzi prospettando la chiusura della azienda italianaLa piccola storia. Ennio Melis, l'uomo che inventò i cantautori. 2005. Il Papa aveva chiesto a Melis di visitare la RTI e questi decise che l'unica soluzione poteva essere quella di chiudere tutti gli uffici e portare la parte amministrativa e artistica sulla sede della Tiburtina e licenziare parte del personale, salvo poi riassumere nuovo personale.Fra questi l'allora capufficio di una divisione dell'Olivetti, Giuseppe Ornato.

Nato a Firenze nel 1926, Melis era stato assunto giovanissimo come segretario in Vaticano, grazie a un annuncio letto su Il Messaggero; nel corso dei nove anni passati in Vaticano si era conquistato sempre di più la fiducia del suo datore di lavoro, ed uno dei suoi compiti era quello di accompagnare i giornalisti e i cineoperatori statunitensi che si recavano dal papa, soprattutto a Castel Gandolfo. Dopo aver affiancato il management, sempre indicato dalla casa madre (nei primi mesi del 1956 erano stati inviati ad ispezionare la fabbrica due tecnici americani, un ingegnere italo-americano - Pat Casella - sostituito dall'ingegner Pietro Luigi Vaccari nel giugno dello stesso anno), il 19 maggio del '56 Melis presentò il suo piano al conte Galeazzi.

Nel giugno del 1956, Albert Watters, operations manager della RCA Internationale, oltre a confermare Vaccari come managing director della RCA Italiana, accantonò l'idea di chiudere le attività italiane. Al contrario, in un discorso del 5 giugno, parlò di tendenza in aumento nella produzione e vendita dei dischi in Italia, tanto da assecondare la decisione, presa da Melis e Ornato, di abbandonare il 78 giri e passare al formato 45 giri, installando delle vecchie presse cedute dagli Stati Uniti e distribuendo dei mangiadischi. Alla fine del 1956, Biondo si dimise, cedendo il suo 30% di azioni alla RCA americana (che così salì all'85%), per poi fondare, fra il 1956 ed il 1957, la International Recording.

Nel 1957 tutto il personale ancora presente in via Caccini era stato spostato in via Tiburtina, presso la sede non ancora completata. Nel frattempo, oltre a ulteriori assunzioni, Ornato ottenne il ruolo di amministratore delegato e, dall'agosto 1959, di direttore generale e direttore commerciale. Fin dall'inizio Melis, per sua stessa ammissione, lascerà ad Ornato la parte amministrativa e gestionale dell'azienda e i contatti con gli americani, mentre lui gestirà la direzione artistica e i cantanti. Successivamente Alberto Ferraguzzi diverrà direttore amministrativo e presidente RCA Francia, mentre - durante la sua carriera all'interno della RCA - Ornato avrebbe ricoperto tra l'altro la nomina di presidente della RCA Europa e di presidente dell'Associazione Fonografica Italiana, consigliere della sezione musica della SIAE e di presidente della Hertz Italia.

Nel progetto di Melis - di staccarsi dalla stampa dei dischi della RCA americana, puntando anche sulla musica leggera italiana, producendo in proprio nuovi artisti - fu assunto come direttore artistico Vincenzo Micocci. Micocci era un giovane appassionato di musica, specialmente jazz (nel 1958 pubblicherà per le edizioni Cappelli di Bologna il fondamentale volume "Il libro del jazz", scritto insieme a Salvatore Biamonte e ripubblicato più volte nel corso degli anni, e sempre con Biamonte condurrà in quegli anni la celebre trasmissione radiofonica "Il Discobolo", ricordata anche da Francesco De Gregori nella canzone Rollo & His jets).

In quel periodo lavorava presso il negozio di dischi dello zio ("Musicalradio", in via delle Convertite a Roma), occupandosi in particolar modo degli acquisti, e quindi trattando in prima persona con gli agenti delle case discografiche: ed è proprio l'agente della RCA a segnalare Micocci a Melis, per via del quantitativo di dischi venduti (superiori alla media di altri negozi) e soprattutto per il "fiuto" che dimostrava, richiedendo moltissime copie di dischi di artisti come Harry Belafonte e Perry Como (entrambi distribuiti in Italia dalla RCA), ancora poco conosciuti in Italia ma che esplodono nel giro di breve tempo.

Il primo incarico che gli affidò Melis fu quello di quantificare le copie di dischi di importazione da stampare; di fronte ad una serie di previsioni azzeccatissime (Belafonte in Italia venderà, tra il 1956 e il 1957, circa copie) lo nominò direttore artistico. Con questa mossa, la RCA iniziò a promuovere i cantanti nelle iniziative allora presenti; Micocci, ad esempio, seguì Nilla Pizzi al Festival di Sanremo del 1958 con la canzone l'edera.

Proseguivano, intanto, i lavori presso lo stabilimento di via Tiburtina, aggiungendo, oltre alla palazzina dirigenti (nella quale era ubicato Melis, e che conteneva anche delle stanze con pianoforti)Ennio Melis, l'uomo che inventò i cantautori. La Piccola Storia. SET Produzioni per Rai Sat Extra. 2005 e a uffici amministrativi, anche dei nuovi studi di registrazione.