Biografia
Discendente da una rispettata famiglia, ricevette la sua formazione dal cugino Gregorio Caloprese, il quale era conosciuto come poeta e filosofo, dopo la quale Gravina fu a Napoli dove studiò diritto canonico a lungo. Nel 1689 si recò a Roma, dove, ispirandosi al programma di rinnovamento poetico avviato da Cristina di Svezia, fu cofondatore e ideologo dellAccademia dell'Arcadia, fondata nel 1690 con l'intento di riformare la poesia mettendo al bando il Barocco e l'eccesso poetico nel nome di più razionali modelli classici. In questa accademia si svilupparono ben presto due diverse tendenze: quella dello stesso Gravina, basata sui modelli di Dante e Omero e sostenitrice della funzione civile della letteratura, e quella più moderata e disimpegnata di Crescimbeni, che si rifaceva più che a Petrarca al petrarchismo cinquecentesco. Le tensioni tra le due fazioni e le rivalità interne all'assemblea degli Arcadi portarono allo "scisma d'Arcadia" del 1711, in seguito al quale i 'graviniani' fondarono nel 1714 lAccademia dei Quirini, erede dei principi fondativi dell'estetica graviniana: la verosimiglianza a garanzia della funzione educatrice o civilizzante della letteratura. Tra gli allievi di Gravina, anche il poeta e librettista Pietro Metastasio, che ne apprese un'ottima formazione nelle lettere classiche e divenne, fin da bambino dotato d'una naturale e armoniosa vena lirica, il più giovane membro dellAccademia dell'Arcadia.
Il contributo alla storia del diritto Le sue Originum iuris civilis libri tres (Napoli 1701, per il primo libro De ortu et progressu iuris civilis; Lipsia 1708, per i due seguenti; Napoli 1713, edizione definitiva) ebbero un'influenza maggiore sul pensiero politico del Settecento e furono lette da Montesquieu.
Il contributo alla storia letteraria Giunto a Roma, Gravina partecipò alle riunioni dell'Arcadia recitando alcune Egloghe, e affiancò e sostenne l'operato del poeta Alessandro Guidi, il cui Endimione (1692) uscì con un Discorso sopra l'Endimione in cui sono ravvisabili i princìpi estetici del successivo storico della letteratura: dalla funzione mediatrice del poeta tra i concetti astratti e gli indotti, alla poesia come forma regolatrice del vivere sociale, all'opzione per una poesia filosofica o sapiente. Tali assunti guidano Gravina nella ricostruzione del patrimonio letterario classico, affidata al Delle antiche favole (1696), poi inglobato in Della Ragion Poetica (1708), nel quale indaga le origini e il senso della poesia antica e moderna. Molti di questi assunti si ritrovano nelle cinque tragedie: Palamede, Andromeda, Appio Claudio, Papiniano e Servio Tullio (1712), i cui temi ricorrenti sono la tirannide e la spirale di violenza distruttiva che da questa inevitabilmente si genera nello scontro tra il sapiente e il tiranno. A sostegno della sua prassi teatrale scrisse nel 1715 il trattato Della tragedia.
Note
Bibliografia
Gianvincenzo Gravina, Della Ragion poetica, a cura e con un saggio introduttivo di R. Gaetano, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2005. Carla San Mauro, Gianvincenzo Gravina giurista e politico. Con un'appendice di scritti inediti, Milano, FrancoAngeli, 2006.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Ferdinando Balsano, La Divina Commedia, giudicata da Giovan Vincenzo Gravina; ragionamento, Città di Castello, S. Lapi, 1897.
Gravina, Giovanni Vincenzo Categoria:Accademia cosentina Categoria:Professori dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza"