Il terremoto del Friuli del 1976 (soprannominato dai locali Orcolat, Orcaccio in lingua friulana) fu un sisma di magnitudo 6.5 della scala Richter che colpì il Friuli, e i territori circostanti, alle ore 21:00:12 del 6 maggio 1976, con ulteriori scosse l'11 e 15 settembre. È ricordato come il quinto peggior evento sismico che abbia colpito l'Italia nel XX secolo, dopo il terremoto di Messina del 1908 (magnitudo 7,24 con / vittime), il terremoto della Marsica del 1915 (magnitudo 7,0 con vittime), il terremoto dell'Irpinia del 1980 (magnitudo 6,9 con vittime) e il terremoto dell'Irpinia e del Vulture del 1930 (magnitudo 6,7 con vittime).
Il sisma La scossa di maggio La zona più colpita fu quella a nord di Udine. Fu inizialmente indicato che l'epicentro della scossa era nella zona del Monte San Simeone, tuttavia questa indicazione fu smentita dagli studi successivi. Il catalogo parametrico dei terremoti italiani individua un epicentro macrosismico situato tra i comuni di Gemona e Artegna, nelle vicinanze della località Lessi e un epicentro strumentale localizzato più a est fra Taipana e Lusevera, attribuendo all'evento una magnitudo 6,5. Ci sono vari studi sull'epicentro e sulle faglie coinvolte nel sisma, non tutti concordanti. Uno degli articoli più recenti ed esaustivi è quello di D. Slejko, sismologo dell'OGS che seguì il terremoto fin dall'inizio. Questo articolo colloca l'epicentro nell'area di Monteprato. Uno degli studi più citati è quello di Aoudia e altri (2000) che colloca l'epicentro nel gruppo del monte Chiampon, nei pressi di Pradielis e Cesariis (entrambe frazioni di Lusevera). Lo studio di Aoudia è anche citato nell'articolo di Slejko che così ne descrive le conclusioni: lo studio ha suggerito che la rottura del terremoto in Friuli sia stata originata da un piegamento di 19 km che si sviluppa da cieco, sotto le strutture di Bernadia e Buja, in semi-cieco, sotto la struttura di Susans, e che termina nelle vicinanze della piega di Ragogna. Questo modello è stato confermato dall’interpretazione delle misure geodetiche disponibili per la deformazione osservata (Cheloni et al., 2012), che sono compatibili con la faglia cieca di Buja come fonte sismica di tutti i principali terremoti della sequenza (scossa principale del 6 maggio e due scosse di assestamento del 15 settembre).
I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi colpiti, quasi tutti i posti in cima ad alture, e dall'età avanzata delle costruzioni. I paesi andati distrutti non avevano infatti riportato danni rilevanti nella prima e nella seconda guerra mondiale, a differenza di San Daniele del Friuli che, semidistrutta dai bombardamenti aerei del 1944, aveva dovuto ricostruire gran parte della sua struttura urbana con criteri moderni; la città pagò comunque gravi danni al patrimonio artistico con la devastazione delle chiese e degli antichi palazzi di fattura medievale, e il crollo di una manciata di edifici del centro storico provocò molte vittime. Nonostante gli ingenti danni, ebbero meno morti per i crolli i paesi della Carnia a ovest del Tagliamento, (Cavazzo, Verzegnis, etc.), in quanto gli edifici, dopo il terremoto del marzo 1928, erano stati riparati o ricostruiti con criteri per l'epoca antisismici, cioè con l'utilizzo di catene e bolzoni per rinforzare le strutture edilizie.
La scossa, avvertita in tutto il Nord Italia, investì principalmente 77 comuni italiani con danni, anche se molto più limitati, per una popolazione totale di circa abitanti, provocando, solo in Italia, 990 morti e oltre senza tetto. Anche la zona dell'alta e media valle del fiume Isonzo, in territorio jugoslavo (in Slovenia) venne colpita, interessando in particolare i comuni di Tolmino, Caporetto, Canale d'Isonzo e Plezzo; In totale vennero danneggiati edifici, di cui circa distrutti durante o dopo il terremoto, ma non vi furono vittime.
Le scosse di settembre
I danni del terremoto del maggio 1976 furono amplificati da altre due scosse, alla fine dell'estate. L'11 settembre 1976 la terra tremò di nuovo: si verificarono infatti due scosse alle 18:31 (Mw 5.3) e alle 18:35 (Mw 5.6). Il 15 settembre 1976, prima alle ore 5:15 e poi alle ore 11:21, si verificarono due ulteriori forti scosse, rispettivamente di magnitudo 5.9 e 6.0, di cui quella delle 11.21 venne filmata da un cineoperatore Rai a Gemona. I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Montenars, Gemona del Friuli, Buja, Venzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono fortemente danneggiati. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime. Là furono ospitati anche i terremotati di altri comuni, rimasti senza alloggio.
Sequenza delle scosse
Di seguito, la lista dettagliata delle scosse telluriche con magnitudo maggiore o uguale a 4.5 registrate dal 6 maggio 1976 in poi (le scosse con magnitudo compresa tra 5.0 e 5.9 sono evidenziate in blu, mentre le scosse con magnitudo superiore o uguale a 6.0 sono evidenziate in rosso) DataOra LocaleMagnitudoEpicentro 6 maggio 1976 20:59 4.6 Taipana 6 maggio 1976 21:00 6.5 Artegna 7 maggio 1976 01:23 4.9 Nimis 9 maggio 1976 01:53 5.1 Nimis 10 maggio 1976 05:35 4.5 Montenars 11 maggio 1976 23:44 5.0 Osoppo 17 giugno 1976 15:28 5.2 Sequals 11 settembre 1976 18:31 5.3 Montenars 11 settembre 1976 18:35 5.6 Tarcento 15 settembre 1976 05:15 5.9 Lusevera 15 settembre 1976 06:38 4.8 Gemona del Friuli 15 settembre 1976 11:21 6.0 Gemona del Friuli 15 settembre 1976 13:11 4.8 Gemona del Friuli 13 ottobre 1976 04:48 4.5 Amaro 3 aprile 1977 04:18 4.5 Gemona del Friuli 17 settembre 1977 01:48 5.3 Trasaghis 18 aprile 1979 20:19 4.7 Resia
Lista dei comuni più colpiti
Comune ProvinciaAmaroUdineArtegnaAttimisBordanoBujaCassaccoCavazzo CarnicoColloredo di Monte AlbanoChiusaforteFaedisForgaria nel FriuliGemona del FriuliLuseveraMagnano in RivieraMajanoMoggio UdineseMontenarsNimisOsoppoPontebbaRagognaResiaResiuttaSan Daniele del FriuliTaipanaTarcentoTolmezzoTrasaghisTreppo GrandeTricesimoVenzoneVilla SantinaCastelnovo del FriuliPordenoneCavasso NuovoClauzettoFannaManiagoMedunoFrisancoPinzano al TagliamentoSequalsSpilimbergoTramonti di SopraTramonti di SottoTravesioVito d'Asio
Il sisma in cifre Aree colpite: chilometri quadrati Popolazione colpita: abitanti Morti: 990 Sfollati: più di Case distrutte: Case danneggiate: Danni al territorio: miliardi di lire (oltre 18,5 miliardi di euro del 2010) Comuni coinvolti: 45 comuni "rasi al suolo" come Gemona, Artegna, Venzone, Forgaria nel Friuli, Buia, Pinzano al Tagliamento, Monteaperta (frazione di Taipana) e Osoppo, 40 "gravemente danneggiati" e 52 "danneggiati": tutti fra Udine e Pordenone, più tre soli comuni della provincia di Gorizia
La ricostruzione
Nonostante una lunga serie di scosse di assestamento, che continuarono per diversi mesi, la ricostruzione fu rapida e completa.
L'8 maggio, a due giorni dal sisma, il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia stanziò con effetto immediato 10 miliardi di lire. Il Governo Andreotti III nominò il 15 settembre Giuseppe Zamberletti Commissario straordinario del Governo incaricato del coordinamento dei soccorsi. Zamberletti era già stato nominato commissario straordinario per l'emergenza il 7 maggio a 10 ore dall'emergenza. Gli fu concessa carta bianca, salvo approvazione a consuntivo, che regolarmente il Parlamento approvò. In collaborazione con le amministrazioni locali, i fondi statali destinati alla ricostruzione furono gestiti direttamente da Zamberletti assieme al governo regionale del Friuli-Venezia Giulia. Circa sfollati passarono l'inverno sulla costa adriatica, per rientrare tutti entro il 31 marzo 1980 in villaggi prefabbricati costruiti nei rispettivi paesi. La ricostruzione totale durò dieci anni secondo il criterio prima le fabbriche, poi le case infine le chiese.
Finito il mandato di Zamberletti, il governo regionale del Friuli-Venezia Giulia, grazie a un'attenta ed efficiente gestione delle risorse, poté, nell'arco di circa dieci anni, ricostruire interi paesi. Ancora oggi il modo in cui venne gestito il dramma post terremoto, viene ricordato come un alto esempio di efficienza e serietà, il cosiddetto "Modello Friuli". Il conto dei contributi statali per la ricostruzione del Friuli ammontava a miliardi di lire a fine 1995; secondo altre fonti, a miliardi di lire. Il motore della ricostruzione fu assicurato da 500 miliardi di lire destinati alla ripresa economica, mentre il resto dei fondi fu affidato in gestione alle amministrazioni locali, che effettuarono controlli efficaci e rigorosi sugli standard di ricostruzione.
Gli Stati Uniti d'America contribuirono generosamente con assistenza subito dopo le prime scosse tramite la vicina Base aerea di Aviano e anche con una grossa somma di denaro (circa 100 milioni di dollari) alla ricostruzione del Friuli e fornirono tende da campo, mezzi ed attrezzature direttamente nelle mani dell'Associazione Nazionale degli Alpini.
Il disastro diede inoltre un importante impulso alla formazione della protezione civile. Nell'aprile 1998 Gemona venne così descritta, dopo una nuova minima scossa, da Luigi Offeddu, inviato del Corriere della Sera: «Gruppi di turisti fotografano il Duomo e passeggiano sotto i portici di via Bini. Duomo e portici che sembrano così com'erano prima del 6 maggio 1976, ma che invece l'orcolat aveva frantumato, e che la gente ha ricostruito pezzo per pezzo secondo il procedimento chiamato anastilosi: raccogliere ogni pietra, numerarla, ricollocarla al suo posto. Ancora oggi, su alcune pietre dei portici si legge un numero. Ma quel numero, insieme a uno spezzone della chiesa della Madonna delle Grazie, è l'unica traccia che ricordi il passaggio dell'orco».
Filmografia sul terremoto Nel marzo 2026 esce nelle cinematografiche italiane il film documentario Orcolat di Federico Savonitto, narrato da Bruno Pizzul prodotto da Kublai Film e Rai Cinema. Il film ha visto inoltre la partecipazione di Lorenzo Commisso, Tre Allegri Ragazzi Morti e la cantautrice Elisa nella colonna sonora, con la concessione di quest'ultima di adottare il brano Luce (tramonti a nord est) come colonna sonora, brano dedicato alla regione.
Note
Bibliografia M. T. Binaghi Olivari, R. Cacitti, M. Dalai Emiliani, G.B. Della Bianca, F. Doglioni, G. Ericani, L. Marchetti, A. Roccella, M.P. Rossignani, S. Sicoli, Le pietre dello scandalo. La politica dei beni culturali nel Friuli del terremoto, Torino, Einaudi, 1980
Piero Contardo,Memorie di folletti e di stregoni.Le ferite di ieri,i disastri di oggi,le speranze di domani.,Carmignani editrice 2025 Igor Londero, "Pa sopravivence, no pa l'anarchie" - forme di autogestione nel Friuli terremotato: l'esperienza della tendopoli di Godo (Gemona del Friuli), Forum, Udine maggio 2008
Voci correlate Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Italia#Geologia Orcolat Terremoto Terremoti in Italia
Altri progetti
Collegamenti esterni CFTI4Med Catalogue of Strong Earthquakes in Italy (461 B.C.-1997) and Mediterranean Area (760 B.C.-1500). Emanuela Guidoboni, Graziano Ferrari, Dante Mariotti, Alberto Comastri, Gabriele Tarabusi and Gianluca Valensise 2007 (INGV - SGA) DBMI11 (INGV) Database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani
INGV, Terremoto del Friuli 6 maggio 1976
Categoria:Catastrofi nel 1976 Categoria:Storia del Friuli Friuli 1976 1976