Lassedio di Roma ebbe luogo fra il 3 giugno e il 2 luglio 1849, quando il generale Oudinot, inviato dal presidente della Seconda Repubblica francese Luigi Napoleone, tentò per la seconda volta l'assalto a Roma, capitale della neoproclamata Repubblica Romana. L'assedio si concluse con la vittoria e l'ingresso dei francesi a Roma che vi insediarono un provvisorio governo militare in attesa del ritorno di papa Pio IX.

Antefatti La Prima guerra di indipendenza

Tra il 18 e il 23 marzo 1848, con le cinque giornate di Milano, ebbe inizio la prima guerra di indipendenza, che coinvolse oltre al grande esercito sardo le più piccole armate toscana e pontificia, nonostante le resistenze del papa.

La guerra ebbe fine il 9 agosto, con la firma dell'Armistizio di Salasco che però entrambi i contendenti principali (Carlo Alberto e Radetzky) sapevano essere solo temporaneo.

La lunga tregua armata dell'Armistizio di Salasco

Si aprì quindi un complesso periodo in cui l'intera politica italiana venne dominata dalla prossima ripresa delle ostilità con l'Impero austriaco: il governo sardo e i patrioti democratici cercavano di profittare della tregua per allineare quante più forze possibile. Persa ogni illusione rispetto a Ferdinando II delle Due Sicilie, la questione fondamentale riguardava l'atteggiamento di Firenze e Roma.

Nel Granducato le cose si erano ormai chiarite a favore della causa nazionale quando Leopoldo II aveva il 27 ottobre conferito l'incarico al democratico Montanelli, che inaugurò una politica ultrademocratica, ovvero, nella terminologia politica dell'epoca, volta alla unione con gli altri stati italiani e alla ripresa congiunta della guerra all'Austria.

Proclamazione della Repubblica Romana

Restava aperta la questione romana, ove regnava Pio IX, che già il 29 aprile 1848, con una famosa allocuzione al concistoro, aveva condannato la guerra. Ma il consenso al conflitto venne esacerbato da un'azione contro Bologna, tentata dal generale Ludwig von Welden l'8-9 agosto e respinta dai bolognesi in armi.

Pio IX, tuttavia, non voleva (o forse non poteva) cedere e così accadde che il suo quinto primo ministro costituzionale, Pellegrino Rossi, venisse assassinato il 15 novembre. Seguirono manifestazioni patriottiche che costrinsero il Pontefice alla fuga, il 24 novembre, nella fortezza napoletana di Gaeta. Lo raggiunse, di lì a poco, Leopoldo II di Toscana, fuggito da Firenze il 30 gennaio, per salpare, il 21 anch'egli per Gaeta.

A Roma venne costituito un governo provvisorio, che convocò nuove elezioni per il 21-22 gennaio 1849: la nuova assemblea venne inaugurata il 5 febbraio e, il 9 febbraio votò il "decreto fondamentale" di proclamazione della Repubblica Romana. In questo clima, il 12 dicembre entrava in Roma Garibaldi, con una legione di volontari.

L'invasione della Repubblica Romana Pio IX chiede l'intervento delle potenze straniere Giunti a Gaeta, Pio IX e Leopoldo II accettarono le offerte di protezione delle grandi potenze straniere.

Essa fu possibile solo dopo che la sconfitta di Carlo Alberto a Novara il 22-23 marzo decise definitivamente della supremazia in Lombardia e costrinse il nuovo sovrano sardo, Vittorio Emanuele II, a concentrarsi sulla caotica situazione politica interna.

Le quattro invasioni straniere

Il primo a muovere fu Luigi Napoleone, che il 24 aprile fece sbarcare a Civitavecchia un corpo di spedizione francese, guidato dal generale Oudinot. Questi tentò l'assalto a Roma il 30 aprile, ma venne malamente sconfitto. Ripiegò a Civitavecchia e chiese rinforzi.

Si fece avanti, allora, il secondo concorrente, Ferdinando II, Re delle Due Sicilie: nei mesi precedenti egli era stato alle prese con la insurrezione siciliana (Messina era stata presa e saccheggiata il 7) e del Parlamento napoletano. Ma ora la repressione delle due opposizioni stava perfezionandosi e il Filangieri ottenne la capitolazione di Palermo, il 14 maggio e le camere vennero sciolte una terza e ultima volta il 12 marzo. Ferdinando decise quindi di tentare l'avventura e inviò a invadere la Repubblica Romana 8500 uomini, con cinquantadue cannoni e cavalleria. Questo notevole corpo di spedizione, tuttavia, fu sconfitto nella battaglia di Palestrina da Garibaldi, il 9 maggio.

Contemporaneamente muoveva il terzo concorrente, il feldmaresciallo Radetzky, ormai libero di organizzare la ingente spedizione militare necessaria a reprimere, insieme, la Repubblica Romana e la Repubblica Toscana. Cominciò inviando il d'Aspre su Livorno (presa e saccheggiata l'11 maggio) e Firenze (occupata il 25 maggio). Seguito dal Wimpffen, che prese Bologna il 15, dopo otto giorni di assedio, e Ancona, il 21, dopo venticinque giorni di assedio. Le operazioni militari disegnate dal Radetzky, come si è visto, richiedevano tempo in quanto si scontravano su robuste piazzeforti e popolazioni decise a difendere i propri governi regolarmente eletti. L'influenza sull'Italia centrale, inoltre, non era esclusivo appannaggio austriaco, ma doveva contemperarsi con un'analoga influenza francese che Luigi Buonaparte, non ancora Imperatore, era deciso a ribadire, vendicando l'offesa subita il 30 aprile.

Tale ferrea volontà impedì al quarto contendente, un corpo di spedizione spagnolo di discrete dimensioni (9 000 uomini), di esercitare alcuna influenza nella partita: esso giunse a Gaeta solo verso la fine di maggio, troppo tardi per competere con le forze francesi decise alla rivincita sulla repubblica e venne dirottato sull'Umbria.

Considerazioni strategiche Lo schieramento francese

Sconfitti il 30 aprile i francesi avevano dovuto ritirarsi verso la costa, arretrando fino a Palo (presso Ladispoli), che era già stato il luogo del loro primo bivacco dopo lo sbarco a Civitavecchia del 24 aprile.

Dopo aver fatto imbarcare i circa 200 feriti verso la Corsica, aver ripristinato le scorte di munizioni e viveri, inglobati i rinforzi (brigata Chadeysson ed il resto della brigata Levaillant) l'esercito di Oudinot, che ora contava 10000 uomini, fu pronto in pochi giorni ad una nuova marcia di avvicinamento verso Roma

Durante la manovra di avvicinamento l'esercito francese si tenne vicino alla linea destra del Tevere, e per facilitare l'arrivo via fiume dei rinforzi previsti Oudinot inviò il giorno 8 maggio un mezzo battaglione per occupare Fiumicino. La colonna francese stazionò il 10 e l'11 a Castel di Guido e presso il Tevere all'altezza della Magliana il giorno successivo. Nei giorni seguenti i francesi si avvicinarono ulteriormente alla città fino a porre, il 16, il quartier generale a villa Santucci, sulla via Portuense. Le mura di Roma distavano ora meno di quattro chilometri. I rinforzi continuarono ad arrivare, il 22 maggio, i circa 20000 francesi erano organizzati in 3 divisioni.

Il tre giugno, giorno dell'attacco, i francesi avevano un esercito di 30000 uomini, 4000 cavalieri, appoggiati da un'imponente artiglieria (una decina di batterie divise tra artiglieria d'assedio e da campagna) e un migliaio di sappeurs (uomini del Genio)Siège de Rome en 1849 par l'Armée Française. Journal des opérations de l'Artillerie et du Génie, Paris, Imprimerie Nationale, 1851, pp. 175-176.

Uomini, armi e attrezzature di rinforzo continuarono ad arrivare fino alla fine dell'assedio.

Composizione dell'esercito francese (3 giugno 1849) CORPO DI SPEDIZIONE DEL MEDITERRANEO

Comandante in capo: generale di divisione Nicolas Charles Victor Oudinot Capo di stato maggiore: colonnello Le Barbier de Tinan

FANTERIA E CAVALLERIA

1ª divisione (generale di divisione Auguste Regnaud de Saint-Jean d'Angély) 1ª brigata (generale di brigata Pierre Alexandre Jean Mollière) 1º battaglione di Cacciatori a piedi (De Marolles) 17º reggimento fanteria di linea (colonnello Sonnet) 20º reggimento fanteria di linea (colonnello Marulaz) 33º reggimento fanteria di linea (colonnello Bonat) 2ª brigata (generale di brigata Louis-Michel Morris) 1º reggimento di Cacciatori a cavallo (colonnello De Noue) 11º reggimento di Dragoni (colonnello De Lachaise) 2ª divisione (generale di divisione Louis de Rostolan) 1ª brigata (generale di brigata Charles Levaillant) 2º battaglione di Cacciatori a piedi (comandante Pursel) 32º reggimento fanteria di linea (colonnello Bosc) 36º reggimento fanteria di linea (colonnello Blanchard) 66º reggimento fanteria di linea (colonnello Chenaux) 2ª brigata (generale di brigata Chadeysson) 22º reggimento fanteria leggera (tenente colonnello Espinasse) 53º reggimento fanteria di linea (colonnello d'Autemarre) 68º reggimento fanteria di linea (colonnello De Leyritz) 3ª divisione (generale di divisione Philippe-Antoine Gueswiller) 1ª brigata (generale di brigata Jean Levaillant) 16º reggimento fanteria leggera (colonnello Marchesan) 25º reggimento fanteria leggera (colonnello Ripert) 50º reggimento fanteria di linea (colonnello Leconte) 2ª brigata (generale di brigata Sauvan) 13º reggimento fanteria leggera (colonnello De Lamarre) 13º reggimento fanteria di linea (colonnello De Comps)

ARTIGLIERIASiège de Rome en 1849 par l'Armée Française. Journal des opérations de l'Artillerie et du Génie, Paris, Imprimerie Nationale, 1851, pp. 203-205 (2038 uomini)

Comandante dell'artiglieria del corpo di spedizione: François Augustin Thiry

1ª divisione 3º reggimento 13ª batteria (capitano Serrand) 2ª divisione 3º reggimento 12ª batteria (capitano Pinel) 7º reggimento 6ª batteria (capitano Canu) 3ª divisione 5º reggimento 12ª batteria (capitano Grimandet de Rochebouet) Riserva 14º reggimento 7ª batteria (capitano Roget) Artiglieria d'assedio 1º reggimento 1ª batteria (capitano Lablanche-Combier) 3º reggimento 16ª batteria (capitano Gachot) 8º reggimento 16ª batteria (capitano Barbary de Langlade) 11º reggimento 15ª batteria (capitano Besençon) 16ª batteria (capitano Prélat) 15º reggimento pontieri 7ª compagnia (capitano Blondeau) 4º squadrone di traino artiglierie 3ª compagnia Maestranza d'artiglieria 5ª compagnia (Sottotenente Lépousé)

GENIOSiège de Rome en 1849 par l'Armée Française. Journal des opérations de l'Artillerie et du Génie, Paris, Imprimerie Nationale, 1851, pp. 206-208 (937 uomini)

Comandante del genio del corpo di spedizione: Jean Baptiste Philibert Vaillant

1º reggimento del genio 1º battaglione 4ª compagnia (capitano Touvenaint) 2º battaglione Zappatori (capitano Pissis), entrati in servizio il 30 giugno 5ª compagnia (capitano De Joulard) 2º reggimento del genio 1º battaglione 3ª compagnia (capitano Puiggari) 2º battaglione 4ª compagnia (capitano Darceau) 7ª compagnia (capitano Mayette), entrati in servizio l'11 giugno

La difesa di Roma

Roma non era sicuramente una città fortificata secondo i criteri della guerra ottocentescaMauro Quercioli, Le mura e le porte di Roma, Roma, Newton & Compton editori, 2005. ISBN 88-541-0345-4. A sud, est e nord era ancora circondata dalle mura aureliane, in massima parte costruite tra il III ed il VI secolo rinforzate, soprattutto nella parte meridionale, non lontano da Porta San Sebastiano, dei bastioni di Antonio da Sangallo il Giovane nel XVI secolo.

Il tratto più moderno della cinta muraria romana era quello occidentale, che andava da Porta Portese fino a congiungersi alle mura vaticane e costituiva le cosiddette mura gianicolensi, cingendo appunto il colle Gianicolo. L'importanza strategica del Gianicolo era dovuta al fatto che, essendo ormai l'artiglieria divenuta fondamentale nell'economia delle battaglie, dalla sua sommità si poteva bombardare facilmente la sottostante città di Roma. Già nell'attacco di aprile Oudinot aveva attaccato Roma in quel settore e dalla disposizione dell'esercito francese nella fine di maggio fu chiaro che avrebbe nuovamente cercato di prendere il controllo del Gianicolo.