La riserva naturale lago di Posta Fibreno è un'area naturale protetta situata nal comune di Posta Fibreno, in provincia di Frosinone. È nota per la presenza di un'isola galleggiante già citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia.

Storia Venne istituita nel 1983 e la sua gestione affidata al Comune Posta Fibreno che ne regola la gestione del bilancio, mentre il personale è dipendente della Regione Lazio.

Territorio Si estende per 400 ettari circa completamente entro i limiti del territorio comunale di Posta Fibreno, situato nel versante laziale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise in Provincia di Frosinone e comprende la superficie del lago omonimo (circa 300 m s.l.m.), le sponde meridionali e orientali, le rive del Rio Carpello e parte della zona collinare (max 500 m. s.l.m. circa) tra le località Carpello e Vallone della Pica al confine coi comuni di Campoli Appennino e Broccostella.

La naturalizzazione del territorio occupa un'area sempre più estesa ma la sponda occidentale del lago è molto urbanizzata per lo sviluppo di antichi insediamenti rurali e di una debole attività di ricezione turistica (prevalentemente ristorazione).

A sud cresce la frazione di Casalvittoria che congiunge il centro storico di Posta Fibreno con la ex strada statale della Vandra e con la superstrada Avezzano-Sora-Cassino.

Geologia Il lago (0,287 km²) è alimentato da una serie di sorgenti, molte sommerse, all'apice meridionale di un lungo affioramento di calcari (biolititi e bioclastiti) a briozoi e litotamni dell'Elveziano (fra Pescosolido, Campoli Appennino e Posta Fibreno). Dotate di elevata permeabilità e bassa erodibilità, queste rocce carbonatiche sono a contatto diretto con il substrato argilloso, condizioni che permettono l'affioramento delle acque sotterranee drenate a monte dai massicci calcarei (Cretacico Inferiore) della Serra Lunga e del parco nazionale d'Abruzzo.

La maggior parte delle sorgenti si concentra a Posta Fibreno, e solo in quantità minore a Campoli Appennino e Pescosolido. A Carpello e San Venditto sono le prese degli acquedotti Carpello che alimenta Sora e Posta Fibreno che alimenta Frosinone.

{| class="wikitable" | colspan="4" |Principali sorgenti nel comprensorio della riserva |- !Località !Altezza !Portata di magra !Durezza |- |Acque vive (Campoli Appennino) |350 m s.l.m. circa |<0,25 l/s |n. c. |- |Carpello di Campoli Appennino |300 m s.l.m. circa |>100 l/s |>32 °f |- |Carpello di Posta Fibreno |290 m s.l.m. circa |>100 l/s |>32 °F |- |Località Catannovo |290 m s.l.m. circa |>200 l/s |>32 °F |- |San Venditto e Mulino (ex sede riserva) |290 m s.l.m. circa |>200 l/s |>32 °F

Lo stesso comprensorio geologico ha favorito la formazione di una serie di campi di doline e valli carsiche, molte delle quali di grande effetto paesaggistico come la fossa la Prece a ridosso del centro storico di Posta Fibreno o Il tòmolo (tùmmele) attorno a cui si è sviluppata Campoli Appennino. Una dolina sommersa nel lago costituisce il punto più profondo del bacino (15 m), detta Le condigliane.

Tra la fine degli anni '60 ed i primi anni '70 il bacino è stato parzialmente riempito con pietrame e scarti di materiale edilizio, riducendo la profondità massima da 25 metri agli attuali 15.

Più recenti sono i pendii nel vallone della Pica, costituiti da detriti di falda risalenti all'Olocene.

Una grossa pianura alluvionale attorno al lago, oggi in alcuni tratti stabilmente impantanata per l'incuria delle opere di bonifica, era occupata da una formazione lacustre più antica di dimensioni notevoli (500 ha circa), di cui nel bacino prosciugato restano oggi uno strato superficiale di fertili limi e, a pochi metri in profondità, ciottolame sciolto, visibile negli affioramenti lungo il letto del rio Carpello.

Flora

L'area protetta può essere suddivisa grossomodo in tre ecosistemi floristici principali: la vegetazione lacustre (alghe verdi o piante natanti); il grande canneto e la vegetazione riparia; il querceto in collina e la vegetazione sinantropica.

Alghe e piante natanti

La più importante presenza nelle acque del Rio Carpello e nei fondi meno profondi del lago è Hippuris vulgaris (Coda di cavallo acquatica), una pianta che si comporta come un'alga radicando nei fondali e che nelle stagioni più calde emerge dalle acque con fusti eretti. Molto rara in tutta l'Italia centrale, sopravvive relitta nel lago ed è un prezioso indicatore biologico di ambienti non inquinati. Si rinvengono pure diverse specie di Potamogeton fra cui Potamogeton polygonifolius, localmente noto come peciàra, e frequente Groenlandia densa. Segni della qualità delle acque sono diverse specie altrove fortemente in rarefazione a causa dell'eutrofizzazione diffusa e della manomissione degli ecosistemi: nella riserva non sembrano essere minacciate piante come Lemna minor (nei fossi e nei ristagni) o Callitriche stagnalis lungo il rio Carpello e le sponde del lago.

Vegetazione riparia La maggior parte dei campi attorno al lago un tempo furono ampiamente sfruttati per l'agricoltura e bonificati mediante un capillare sistema di canali e regimazione delle sorgenti sparse in tutta la pianura. Dal dopoguerra però buona parte del piano venne abbandonata, spesso per via dell'inaccessibilità delle proprietà più vicine alle sponde del lago con mezzi meccanici.

Gli incolti furono presto ricoperti da un denso canneto a Phragmites australis e sommersi per l'incuria delle opere di bonifica, creando così uno stato di discreta naturalizzazione che ha favorito insieme all'espansione delle frequenti Typha latifolia, Sparganium erectum, equiseti (E. palustre, E. arvense) e Iris pseudacorus, la stabilizzazione di specie rare come Carex pseudocyperus, Epipactis palustris (segnalata fino al 1980, oggi non più rinvenuta). L'intervento della riserva sta incentivando l'espansione delle superfici arborate a Salix caprea, Salix alba e Populus alba. Lungo le sponde in cui si è sviluppata una discreta urbanizzazione sono state effettuate delle piantagioni ornamentali di Salix babylonica, presente con esemplari quasi secolari.

Vegetazione sinantropica e querceto

La presenza umana nel territorio della riserva è stata sempre molto intensa e la superficie agricola, per la fertilità del terreno, un tempo occupava l'intera area protetta. In molti casi i campi coltivati e gli orti raggiungono ancora oggi le rive del lago, e un intero centro urbano, la frazione Carpello si sviluppa sulla sponda orientale. Scontata è quindi la presenza di specie orticole, infestanti ed esotiche coltivate nei giardini.

Il bosco collinare è prevalentemente costituito da roverelle (Quercus pubescens), presentando spesso uno stato di debole degrado dell'Orneto-Ostryon, frequentemente in transizione verso, o misto, col Quercion pubescentis-petreae; così con Corylus avellana, Acer opalus, Acer campestre, Fraxinus ornus, Sorbus aria è possibile trovarvi con altrettanta caratterizzazione ecologica, elementi più o meno termofili e mediterranei (Quercus petraea, Spartium junceum, Cistus salvifolius, Juniperus oxycedrus, Osyris alba, Clematis flammula). In molti casi ci sono stati problemi fra la popolazione locale e il personale del parco che cercava di contenere la raccolta indiscriminata degli asparagi (Asparagus acutifolius) entro i confini della riserva.

Nell'area del bosco di roverella sopravvivono lembi di terrazzamenti ancora coltivati prevalentemente a ulivo (Olea europaea) e vite (Vitis vinifera). A ridosso del paese, nel dopoguerra, la forestale ha rimboschito la collina con conifere e cipressi di specie varie ed esotiche.

Fauna

Le presenze umane stabili nella riserva scoraggiano la frequentazione dell'area dei grandi mammiferi segnalati nel vicino Parco Nazionale d'Abruzzo. Le specie più significative fra i mammiferi consistono perciò in animali rurali frequenti anche dove non sono protetti: la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes foina), la donnola (Mustela nivalis), la puzzola (Mustela putorius) e le altre frequenti specie rustiche. La fauna minore è costituita da rettili come Elaphe longissima, Podarcis siculus, Lacerta viridis, e anfibi (Rana esculenta, Bufo bufo, Triturus cristatus).

Ittiofauna Le presenze ittiche sono la vera e propria ricchezza faunistica del parco; hanno fatto leva sui provvedimenti istitutivi della riserva, vista la rarità e l'eccezionalità delle specie presenti nel lago. L'elemento più importante è l'endemica Trota del Fibreno, o Carpione del Fibreno (Salmo fibreni), presente solo nelle gelide acque del lago; le peculiarità di questa specie non sono state mai studiate approfonditamente. Eccezionale relitto è la trota mediterranea (Salmo ghigii), ormai presente solo in Sardegna e in alcune isolate stazioni dell'Italia peninsulare fra cui il Fibreno. Degna di nota è anche la stazione isolata di Lampetra planeri nel rio Carpello.

Di minore interesse perché frequenti in tutta la provincia di Frosinone gli esemplari più comuni come la tinca (Tinca tinca), l'anguilla (Anguilla anguilla) o la carpa (Cyprinus carpio), che prima dell'interdizione della pesca sportiva (restano solo gli usi civici) erano pesci ricercati sul mercato locale di qualità garantita per l'ambiente di provenienza.

Avifauna

Le più interessanti e appariscenti specie aviarie non sono nidificanti ma presenti nel lago solo durante le migrazioni: la marzaiola (Anas querquedula), l'alzavola (Anas crecca), l'airone cenerino (Ardea cinerea), la garzetta (Egretta garzetta). Più comuni sono le specie che nidificano nei canneti attorno al lago o lungo le sponde: la folaga (Fulica atra) presente con un grandissimo numero di esemplari, insieme al tuffetto (Tachybaptus ruficollis) e alla gallinella d'acqua (Gallinula chloropus). Recentemente sono stati attuati provvedimenti volti ad allontanare i popolamenti di cormorano (Phalacrocorax carbo); specie di grande voracità, è penetrata dalla costa pontina fino alla riserva, mettendo a rischio il prezioso ecosistema lacustre.

Turismo e itinerari

Per organizzare le presenze turistiche e le ricerche scientifiche la riserva ha istituito nel suo territorio una serie di centri di visita e sentieri attrezzati, parzialmente accessibili anche ai disabili. Due percorsi sono dotati di segnaletica e pannelli illustrativi in cui si raffigurano i principali ecosistemi del lago e si riportano informazioni etologiche o botaniche: il sentiero Puzzìllo, che dalla sede del parco raggiunge il canneto e l'isola galleggiante, attrezzato con capanni d'avvistamento faunistico; il sentiero Catannòvo, che dall'omonima località risale brevemente una collina per ridiscendere in località Carpello; i pannelli spiegano principalmente gli ecosistemi di nicchia o la vita agricola.

Fra le altre attività, stagionalmente, è possibile accedere in gruppi sulle acque del lago con un natante della riserva a fondo trasparente e, con la guida di un guardiaparco, scoprire la vita nei fondali e i vari habitat subacquei.

Il coordinamento della ricezione turistica e delle attività scientifiche oggi è concentrato prevalentemente attorno al lago. Nella sede della riserva, un mulino idraulico restaurato in località San Venditto, è possibile procurarsi materiale divulgativo sul parco o sostare nell'area verde circostante.

Lab.Ter: è l'acronimo di Laboratorio Territoriale, centro per la formazione del personale, dove si tengono corsi d'aggiornamengto regionali per insegnanti di scuole elementari e medie. È anche il locale che raccoglie il materiale e le risorse scientifiche della riserva. Museo naturalistico: in allestimento vicino alla sede di San Venditto, presso un vecchio locale; la regione sta finanziando un vivaio, un incubatoio ittico e il relativo museo naturalistico per conservare e studiare le più importanti specie faunistiche del lago (trota macrostigma o l'endemica trota del Fibreno).

Il sentiero Puzzillo: l'isola galleggiante