Il disastro di Černobyl è un incidente nucleare avvenuto nella centrale nucleare di Černobyl' all'ora locale 1:23 del in seguito all'esplosione del reattore 4. È ritenuto il più grave incidente della storia dell'energia nucleare e l'unico, insieme a quello di Fukushima del 2011, a essere classificato al settimo livello, il massimo, della scala di catastroficità INES. È l'evento disastroso più costoso della storia (oltre 700 miliardi di dollari americani) ed ha impegnato oltre mezzo milione di persone per la sua gestione.
Nonostante il nome del luogo con cui il disastro passò alla storia, una località a circa a nord di Kiev, nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina poco distante dal confine con la Bielorussia, l'impianto ricade nella municipalità di Pryp"jat', da cui dista circa , mentre Černobyl' ne dista circa 18. Dal 1986, Pryp"jat' è una città fantasma e Černobyl' si è notevolmente spopolata.
Gli eventi Alla base del disastro vi sarebbero stati errori di procedura nel corso di un test di sicurezza sul reattore numero 4 della centrale, finalizzato a ottenere la definitiva omologazione dell'impianto. Il test consisteva nel verificare la possibilità di alimentare sia le pompe principali del sistema di raffreddamento che le pompe dell'impianto di raffreddamento di emergenza anche in caso di black-out elettrico, utilizzando l'elettricità prodotta dal movimento inerziale delle turbine per il tempo necessario ad attivare i gruppi di generazione diesel/diesel-elettrici di emergenza.
Test identici erano già stati condotti in passato: dal 1982 se ne erano tenuti tre, con esito negativo. Il test che provocò l'incidente era stato posticipato di dieci ore rispetto all'orario programmato, ciò implicò che il personale di turno che si trovò a compierlo non era la stessa squadra che si era preparata allo scopo. Nel periodo precedente al test, il reattore era stato mantenuto a una potenza ridotta per molte ore. Durante il lasso di tempo che precedeva lo spegnimento previsto dal test, la potenza del reattore venne ulteriormente abbassata e durante la prova fu ulteriormente sollecitato fino a raggiungere condizioni instabili. La perdita di potenza del reattore per ragioni accidentali andò molto oltre le intenzioni degli operatori e oltrepassò i limiti di sicurezza, anche a causa di un fenomeno detto avvelenamento da xeno, che mascherava la reale attività del reattore. Anziché interrompere il test e spegnere immediatamente il reattore come imposto dai protocolli, si decise di continuare la procedura, contravvenendo alle raccomandazioni di sicurezza. Con l'intento di ottenere nuovamente una potenza sufficiente per procedere, gli operatori estrassero quasi tutte le barre di controllo. Il reattore divenne così ulteriormente instabile. Tale condizione può essere stata la causa per la quale i tecnici decisero di abortire il test compiendo la manovra di spegnimento istantaneo (procedura SCRAM) tramite attivazione del pulsante detto AZ-5. Ci sono però versioni divergenti su quest'ultimo punto: la versione oggi più accreditata è quella in linea con le testimonianze, secondo le quali lo spegnimento istantaneo non fu deciso allo scopo di interrompere il test, bensì era il passaggio previsto a normale conclusione della procedura.
La precisa scansione temporale degli eventi immediatamente precedenti e successivi all'istante dello spegnimento è stata oggetto di ricostruzioni divergenti: il dato certo è che, in corrispondenza dell'inizio della manovra d'emergenza, il reattore non si spense e anzi guadagnò ulteriormente potenza, in modo rapidissimo e molto oltre ogni limite di sicurezza. Fu proprio la manovra di spegnimento istantaneo mediante il pulsante AZ-5 il fattore che, in tali condizioni del reattore, causò l'esplosione. Ciò fu dovuto a un grave difetto di progettazione delle barre di controllo, che non erano costruite in boro per la loro intera lunghezza, bensì erano dotate di "estensori" in grafite che ne costituivano le estremità. L'inserimento immediato di tutte le barre di controllo causò, anziché lo spegnimento previsto, un aumento esponenziale della potenza: l'improvviso surriscaldamento del nocciolo fu tale da deformare i condotti di discesa e bloccare il movimento delle barre, con gli estensori di grafite all'interno. In pochissimi secondi la potenza superò i 30 GW, cioè 10 volte il massimo previsto, producendo grandi volumi di gas la cui pressione causò un'esplosione che proiettò in aria il pesantissimo coperchio di cemento e acciaio del reattore, il quale ricadde verticalmente sull'apertura lasciando il recipiente scoperchiato. Subito dopo seguì una seconda, potentissima esplosione, causata dall'ignizione dell'idrogeno e dalla polvere di grafite espulsi dal reattore e mescolatisi con l'ossigeno dell'aria, che distrusse l'edificio. La grafite contenuta nel nocciolo, in gran parte polverizzato e completamente esposto all'atmosfera, prese poi fuoco e l'incendio si estese alle strutture adiacenti.
Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore numero 4 e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente. Gli incendi delle strutture ebbero effetti catastrofici di contaminazione atmosferica. I vigili del fuoco dalle vicine stazioni di Pryp"jat' e Černobyl', prontamente intervenuti, domarono gli incendi, ma non poterono comunque spegnere il nocciolo e bloccare completamente l'emissione radioattiva; pertanto le autorità, nei giorni successivi, utilizzarono elicotteri militari per coprire il nocciolo con sabbia e boro. Di fronte alla gravità estrema dei livelli di contaminazione dei territori circostanti fu ordinata l'evacuazione di circa persone e, in seguito, il loro reinsediamento in altre zone.
Le autorità sovietiche all'inizio non divulgarono la notizia, ma la mattina del 28 aprile la Svezia rilevò un aumento anomalo delle radiazioni atmosferiche dandone nel pomeriggio comunicato al mondo e chiedendo spiegazioni all'URSS, la quale sul momento ancora rispondeva agli svedesi sostenendo di non avere notizie di incidenti nucleari. Ma alle ore 21 di quello stesso giorno la TASS rese pubblico un comunicato del Consiglio dei ministri dell'URSS che fu subito letto in Tv: «Si è verificato un incidente nella centrale nucleare di Černobyl che ha causato la disattivazione di uno dei suoi reattori. Sono in corso misure per mitigare le conseguenze dell'incidente. Si sta fornendo assistenza alle persone colpite. È stata istituita una commissione governativa»Аварии на Чернобыльской АЭС исполняется 30 лет.
Vi furono pesanti conseguenze politiche, sia internazionali sia interne, per la credibilità e il prestigio tecnico-scientifico dell'Unione Sovietica. Le nubi radioattive raggiunsero in pochi giorni anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia, toccando, con livelli di radioattività inferiori, anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e la penisola balcanica, fino a porzioni della costa orientale del Nord America, provocando un allarme generale e grandi polemiche.
Un rapporto del Chernobyl Forum redatto da agenzie dell'ONU (OMS, UNSCEAR, IAEA e altre) conta 65 morti accertati e più di casi di tumore della tiroide fra quelli che avevano fino a 18 anni al tempo del disastro, larga parte dei quali attribuibili alle radiazioni; la maggior parte dei casi è stata trattata con prognosi favorevoli, con soli 15 decessi dal 2002. pagine 16-17.
I dati ufficiali sono contestati dalle associazioni antinucleariste, fra le quali Greenpeace, che ipotizzano fino a decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni, contando tutte le tipologie di tumori. (ultima linea tabella a pagina 2) Il gruppo dei Verdi al parlamento europeo, pur concordando con il rapporto ufficiale ONU sul numero dei morti accertati, lo contesta sulle morti presunte, che stima in -.
La natura dell'incidente
Alle ore 1:23:45 UTC+4 del 26 aprile 1986, il reattore numero 4 esplose. La prima fu una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che lanciò verso l'alto il disco di copertura in acciaio e cemento pesante oltre tonnellate (in seguito soprannominato "Elena") che chiudeva il contenitore cilindrico del nocciolo del reattore. Il disco ricadde verticalmente sull'apertura lasciando il reattore scoperto. Si ritiene che gran parte del nocciolo, forse l'80%, sia stato frantumato ed espulso dal recipiente in questa esplosione. Pochi secondi dopo, la nube di idrogeno e polvere di grafite ad altissima temperatura sprigionati dal nocciolo, entrando a contatto con l'aria, produsse una seconda e più violenta esplosione, che distrusse gran parte dell'edificio. Seguì un violento incendio di grafite, sia quella rimasta all'interno del recipiente sia quella scagliata intorno all'edificio, i cui frammenti incandescenti appiccarono vari focolai anche alle coperture bituminose degli edifici contigui. L'incendio per alcune ore disperse nell'atmosfera un'enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione fissili contenuti all'interno. Fu il primo incidente nucleare classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari.
Le esplosioni non furono di tipo nucleare (non si trattò di una reazione a catena incontrollata di fissione nucleare come nelle bombe atomiche) bensì furono termochimiche: il surriscaldamento del nocciolo, dovuto all'improvvisa perdita di controllo sulla reazione nucleare, portò al raggiungimento di una temperatura elevatissima che fece arrivare la pressione del vapore dell'impianto di raffreddamento a un livello esplosivo. Si erano innescate, inoltre, reazioni fra le sostanze chimiche contenute (acqua e metalli), in particolare la scissione dell'acqua in ossigeno e idrogeno, catalizzata dallo zirconio presente nelle tubazioni del nocciolo, per effetto delle temperature raggiunte, che contribuirono a sviluppare i grandi volumi di gas altamente infiammabile che diedero luogo alla seconda esplosione.
L'istituzione delle Nazioni Unite chiamata UNSCEAR (United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation, Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti) ha condotto per 20 anni una dettagliata ricerca scientifica ed epidemiologica sugli effetti del disastro. A parte i 57 decessi diretti, l'UNSCEAR ha predetto fino a casi di tumori da attribuire all'incidente.
L'UNSCEAR ha affermato:
Tuttavia, il tumore della tiroide è generalmente trattabile. Con un trattamento appropriato, il tasso di sopravvivenza per tumori della tiroide è del 96% nei primi cinque anni, e del 92% dopo 30 anni.
La centrale
La centrale di Černobyl' situata vicino all'insediamento di Pryp"jat', nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, 18 km a nord-ovest della città di Černobyl' e 130 km a nord della capitale, Kiev, dista 16 km dal confine con la Bielorussia. L'impianto era composto da quattro reattori, ognuno in grado di produrre 1 gigawatt di potenza elettrica (3,2 gigawatt di potenza termica); i quattro reattori producevano circa il 10% dell'elettricità ucraina. Ha un'architettura pressoché identica a quella di altre centrali nucleari costruite negli anni '70 nel territorio dell'Unione Sovietica (come ad esempio quelle di Smolensk e Kursk): i reattori numero 3 e numero 4, i più moderni, sono accoppiati in un grande edificio e separati da una torre di raffreddamento centrale dotata di struttura esterna a traliccio, gli altri due reattori invece hanno edifici più piccoli di più vecchia costruzione. I locali turbine sono riuniti in un unico grande edificio, un capannone lineare a più piani attiguo a tutti i reattori, lungo circa 600 metri e allineato in senso est-ovest. La costruzione dell'impianto ebbe inizio negli anni settanta: il reattore numero 1 fu consegnato nel 1977, seguito dai reattori 2 (1978), 3 (1981) e 4 (1983). Altri due reattori (i 5 e 6, da elettrico ciascuno) erano in fase di costruzione quando si verificò l'incidente.