Il sassarese (sassaresu , linga sassaresa; in sardo tataresu), anche noto come turritano (turritanu), è una lingua romanza nata, secondo alcune teorie, come lingua francaCon un processo simile, ma una terminologia linguistica moderna invece che medievale, considerata anche lingua creola evolutasi da un pidgin. intorno al XII secolo da una base toscano-corsa, evolutasi poi autonomamente con influenze liguri, catalane, spagnole e soprattutto sardo logudoresi"Mentre il corso della colonia sassarese subiva il forte influsso logudorese, specialmente nella sintassi e nel lessico, ... " e "dopo il fortissimo influsso sardo subito dal corso nel processo di sovrapposizione sull'originario logudorese" da Mauro Maxia, Studi storici sui dialetti del Sardegna settentrionale, pp. 21 e 37, tanto da essere oggi considerato, analogalmente al vicino gallurese, come un idioma di transizione sardo-còrso.
Il sassarese è parlato in una piccola ma popolata fascia della Sardegna nord-occidentale lungo il golfo dell'Asinara, nella Nurra, Romangia e Anglona, ovvero nei comuni di Sassari, Porto Torres, Sorso, Stintino, tutti facenti parte della città metropolitana di Sassari. Il castellanese, invece, è parlato nei comuni di Castelsardo, Sedini, Tergu e in alcune frazioni di Valledoria.
Caratteristiche e diffusione Il turritano, pur essendo evidente la sua base toscano-corsa, ha avuto un'evoluzione autonoma per quasi un millennio con esiti distintivi, e ha subito notevoli influenze esterne, in particolare fonetiche e lessicali: alcune più limitate come quelle liguri e iberiche, altre più marcate come dal sardo logudorese, parlato in origine nella zona. Data la comune matrice linguistica e la condivisione di vicende storico-geografiche, il Turritano viene generalmente associato al Gallurese, lingua parlata nella restante parte settentrionale dell'isola.
È verosimile che tutti i centri del sassarese siano uniti dagli eventi del XII-XIII secolo che portarono alla loro nascita o consolidamento, forse comuni anche alla città di Alghero, fondata dai Doria, prima dell'avvicendarsi della popolazione originaria con immigrati catalani.
Nelle città di Sassari e Porto Torres, il sardo logudorese è diffuso per via dell'immigrazione dai paesi sardofoni, ma anche in passato era parlato e conosciuto come lingua colta dalla classe agiata insieme a italiano e spagnolo, e quasi un millennio fa, prima della nascita del sassarese, era la lingua comune del territorio. Era la lingua propria della nobiltà, che non aveva la cittadinanza sassarese ma risiedeva in città. In questo senso costituiva la varietà diastratica superiore, in stato di "dilalia" col sassarese, salvo estinguersi con la fine del feudalesimo nel contado della Sardegna nord-occidentale agli inizi del XIX secolo. Negli ultimi due secoli nella zona da un lato è andata aumentando l'influenza del sardo dovuta all'immigrazione dal resto dell'isola, in larga prevalenza dal capo di sopra, dall'altro è aumentata anche l'immigrazione dal resto d'Italia e l'uso dell'italiano nella vita quotidiana.
Varianti
Il sassarese è molto simile al castellanese, varietà di transizione tra il sassarese e il gallurese.
Produzione artistica La produzione artistica in sassarese trova massima espressione nei campi della poesia, della commedia teatrale e della musica folcloristica. Nella letteratura riveste notevole importanza storica la poetica di autori come Salvator Ruju, Pompeo Calvia, Gian Paolo Bazzoni e Giuseppe Tirotto. Nel teatro esiste un'importante tradizione di recitazione in vernacolo, con decine di spettacoli in cartellone ogni anno e diverse compagnie attive, fra cui Paco Mustela, La Quinta, La Combricola dell'Arte, La Frumentaria, Teatro Sassari. Importante è anche la produzione musicale, identificata nella Canzone sassarese, dove fra i principali cantanti e cantautori folk troviamo Ginetto Ruzzetta, Tony Del Drò, Giovannino Giordo, Gianni Paulesu, Franco Russu e i gruppi Trio Folk Sardinia, Trio Latte Dolce, Trio Folk Sassari in carthurina, La cumpagnia; e tra gli autori dei testi delle più note ed autorevoli canzoni folk sassaresi: Franco Paulesu (noto Franzischinu).
Storia e filologia Il sassarese nasce intorno al XII-XIII secolo, con l'affermarsi di Sassari in libero Comune alleato con Pisa e poi Genova, e la fondazione di centri vicini come Castelsardo o Alghero. Le varie lingue parlate nel territorio iniziano a trasformarsi in senso mercantile, diventando facilmente comprensibili agli abitanti toscani, corsi, sardi, liguri e iberici. Nel 1316 gli Statuti Sassaresi vengono redatti in latino e sardo logudorese, essendo considerate le lingue colte dell'isola, ma già allora la popolazione parlava prevalentemente una sorta di dialetto sardo-corso-toscano (cioè in sassarese).
Nel 1943 il linguista tedesco Max Leopold Wagner propose questa interpretazione delle origini del Sassarese, riprendendo la tesi di Vittorio Angius, ampiamente screditata, sull'esistenza di un morbo letale in base alla lingua parlata:
Pasquale Tola ne descrisse la nascita con queste parole:
Più studiosi rintracciano la componente primaria nel dialetto pisano, come lo scrittore sassarese Enrico Costa e lo studioso Mario Pompeo Coradduzza, dove entrambi non sembrano propendere per un'influenza più rilevante del sardo rispetto ad altri apporti linguistici.
Secondo Mauro Maxia il sassarese è da derivare piuttosto dal corso, lingua importata dalla cospicua comunità corsa presente in città fin dalle sue origini:
Alcune lettere di funzionari e religiosi spagnoli datate al 1561 già evidenziano il contesto poliglotta cittadino e l'affermazione del sassarese fra i vari idiomi:
Nel 1997 è arrivato il riconoscimento ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, se non come lingua di pari dignità almeno come dialetto distinto dal sardo e dal gallurese:
Nel 2022, nell'ambito di un progetto della RAS, una commissione di esperti si è riunita e ha creato il primo standard ortografico ufficiale per la lingua sassarese. Oltre alle norme ortografiche, il documento contiene lineamenti di fonetica, grammatica, fraseologia e lessico, nonché una sezione bibliografica con un elenco di opere letterarie. Lo standard, adottato in via sperimentale, permette di trascrivere sia il sassarese cittadino che le varietà provinciali.Le varietà contemplate dallo standard sono quelle di Sassari, Porto Torres, Stintino e Sorso. Il documento non si occupa del castellanese. Il documento è consultabile qui in lingua italiana e qui in sassarese.
Elementi costitutivi tipici
Rispetto al gallurese, con cui presenta forti analogie, il sassarese ha subito maggiori influenze da parte del sardo nella sua variante logudorese, sia nella pronuncia che nel lessico, pur mantenendo le caratteristiche grammaticali generali del corso-toscano. Secondo Ethnologue il sassarese ha somiglianza lessicale con il gallurese all'81%, con l'italiano per il 76% e col sardo logudorese al 86%.
Tratti comuni all'area italoromanza Grammatica e struttura dei verbi tipicamente simile al gallurese, al corso e all'italiano; Caduta delle consonanti finali, ampiamente presenti in sardo; Formazione del plurale dal nominativo latino, come in gallurese, corso e italiano, anziché dall'accusativo, come in sardo e nelle lingue romanze occidentali in genere (esempio: sass. occi dal nominativo 'oculi', log. ogros dall'accusativo 'oculos'); Articoli determinativi lu, la, li (a Sassari, Porto Torres e Sorso pronunciati "ru", "ra", "ri", in posizione postvocalica), derivati, come in gallurese, corso e italiano antico, dal lat. 'illum', 'illam' (per quanto riguarda il maschile e femminile singolari) e da 'illi', 'illæ' (per quanto riguarda il maschile e femminile plurali); invece gli articoli determinativi del sardo logudorese, sono su, sa, sos, sas, derivati, rispettivamente, dal lat. 'ipsum', 'ipsam', 'ipsos', 'ipsas'; Trattamento di -gn- e -ng- come nei dialetti corsi e toscani: casthagna (castagna), Sardhigna (Sardegna), linga (lingua); il fenomeno -gn- si presenta sporadicamente anche in sardo (ad es. Sardigna/Sardinnia). La forma del verbo all'infinito come in toscano e corso perde la desinenza -re e descrive le due principali declinazioni in -à ed -ì (amà, parthì), i pochi verbi in -é sono irregolari. La forma è comune anche alla desinenza muta in "-r" del catalano ("anar", "saber", "córre", "fugir", pronunciati anà, sabé, corre, fugì) ed è una caratteristica comune anche al dialetto algherese, dov'è però presente qualche eccezione.Franziska Gostner, Alghero , da J. Armangué i Herrero, Estudis sobre la cultura catalana a Sardenya. Barcelona, Institut d'Estudis Catalans, 2001, p. 256
Tratti comuni all'area romanza meridionale o insulare Originariamente, il sassarese presentava la doppia -dd- cacuminale /:/, evolutasi dal gruppo -ll- latino (es. castheddu, beddu, nieddu, [castello, bello, nero]), come nel gallurese/corso meridionale. Oggi, tuttavia, questo suono è completamente scomparso dal sassarese di Sassari, dove è stato sostituito in ogni posizione dalla forma semplificata (come nell'italiano Maddalena): si tratta di un'innovazione introdotta all'inizio del Novecento dai giovani di quel tempo, poi divenuta la norma. Possiamo ancora trovare il suono cacuminale nelle varianti provinciali (Sorso, Porto Torres e Stintino), sebbene anche qui sia attualmente in regressione. Lo stesso suono è presente anche in sardo, benché meno diffuso (anche rispetto al gallurese), nel siciliano e in alcuni paesi delle Alpi Apuane; Conservazione del finale in -u atona, caratteristica comune al corso e al sardo; Passaggio a -rr- del gruppo -rn- (turrà [tornare], carri [carne]), come nel gallurese, nel corso meridionale e nel sardo (torrare, carre (carne umana));