Biografia Vissuto nel VI secolo alla corte dell'Imperatore Giustiniano I col titolo di Silentiarius, nome con cui si designavano gli alti funzionari imperiali al seguito dell'imperatore, preposti a far osservare il silenzio durante le liturgie sacre, fu forse, insieme ad Agazia Scolastico, a Cometa Cartulario e a Ireneo Referendario, l'ultima grande voce dell'epigramma in lingua greca, forma letteraria che trovò la sua massima espressione nelle scuole dell'ellenismo, per poi tramontare durante il medioevo e rifiorire solo durante il Rinascimento ed il Barocco, soprattutto tra i poeti di lingua italiana. A giudicare dai riferimenti interni ai suoi testi, Paolo morì tra 575 e 580.

Opere Paolo è molto conosciuto per i suoi epigrammi, 78 dei quali sono raccolti nell'Antologia Palatina: 40 di essi sono di argomento erotico e due replicano a epigrammi di Agatia.Paolo Silenziario. Epigrammi, a cura di G. Viansino, Milano 1963, passim, per l'edizione critica e l'introduzione all'autore.

Compose anche una ecfrasi in versi (1029 esametri, con una introduzione di 134 trimetri giambici) della cattedrale giustinianea di Hagia Sophia, descrivendone l'architettura e le decorazioni dopo la ricostruzione della cupola nel 562: Paolo evidenzia la policromia dei marmi della cattedrale e, dunque, con la sua attenta descrizione, aiuta gli storici dell'arte a ricostruire l'aspetto di Hagia Sophia prima delle ricostruzioni successive. Il poemetto fu probabilmente commissionato dallo stesso Giustiniano e letto da Paolo il giorno dell'inaugurazione. M. L. Fobelli, Έκφρασις του ναού της Αγίας Σοφίας: Santa Sofia de Costantinopoli e la Descrizione di Paolo Silenziario, Roma 2005, pp. 9-14.

Paolo scrisse anche un poemetto sulle terme di Pythia, in Bitinia.F. Ciccolella, Cinque poeti bizantini, Roma, 2000, pp. 61 ss.

Temi e originalità I temi cari a Paolo Silenziario furono principalmente l'arte e l'erotismo: sono in considerevole quantità gli epigrammi che egli dedica, con una sensualità passionale ma mai oscena, alla descrizione di amori fugaci con etere, oggi raccolti nel V volume dell'Antologia Palatina:

Nel periodo in cui Paolo Silenziario componeva i suoi epigrammi, la lingua ufficiale dell'Impero Romano d'Oriente era il latino: in latino venivano redatti i documenti ufficiali, in latino venivano pronunciati i discorsi di maggiore importanza, in latino si celebravano le maggiori funzioni religiose. Il greco era la lingua popolare nella sua forma di dimotikì, parlata dalla maggior parte dei sudditi, e divenne lingua ufficiale dell'Impero solo a partire dal VII secolo, quando, con l'avvento di Costantino IV, verrà superata la fase "tardoromana" per accedere a quella propriamente "bizantina".

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Voci correlate Costantinopoli Giustiniano I Hagia Sophia Anicia Giuliana Epigramma Ellenismo Koinè Ireneo Referendario Cometa Cartulario Agazia Scolastico Antologia Palatina

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