Ut unum sint è una enciclica pubblicata dal papa Giovanni Paolo II il 25 maggio 1995. Essa fu la prima enciclica specificamente dedicata al tema dell'ecumenismo cristiano. Giovanni Paolo II riaffermò il suo desiderio di unità per tutti i cristiani e invitò al dialogo sull'esercizio del ministero petrino da parte del Vescovo di Roma. In particolare, si rivolse anche alle relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, due Chiese sui iuris la cui unità fu definita essenziale, nonché al "dialogo"Parola che ricorre circa 80 volte nel testo italiano (accesso del 21 aprile 2026) e all'unità con le altre comunità ecclesiali cristiane (come il Protestantesimo).

Il testo fu pubblicato solo due mesi dopo l'enciclica Evangelium vitae. Il teologo Georges Cottier, maestro del sacro palazzo apostolico, ne influenzò la redazione.

La frase che dà il nome al titolo, che, come per tutte le encicliche, consiste nelle prime parole delle stesse nella versione ufficiale (quasi sempre, il latino), è tratta da : "ut omnes unum sint", che traduce il greco antico ἵνα πάντες ἓν ὦσιν, omettendo la parola omnes (tutti), preghiera che Gesù rivolge a Dio Padre, perché tutti gli uomini siano uniti nella fede nel Signore Gesù, consustanziale al Padre Dio.

Il titolo rinvia indirettamentebibleserver.com anche alla Unitatis Redintegratio, decreto del Concilio Vaticano II, citando l'attività di Paolo VI e Giovanni Paolo I.Ut unum sint, § 71

Contenuto Introduzione I - L'impegno ecumenico della Chiesa cattolica II - I frutti del dialogo III - Quanto è lunga la strada? Esortazione

Il paragrafo 9 sintetizza il ruolo dell'unità nel pensiero della Chiesa:

Nel paragrafo 79, si afferma che cinque "argomenti da approfondire per raggiungere un vero consenso di fede:": la relazione tra la Sacra Scrittura, massima autorità in materia di fede, e la Sacra Tradizione, indispensabile per l'interpretazione della Parola di Dio; l'Eucaristia, in quanto Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, offerta di lode al Padre, memoriale del sacrificio della Croce e presenza reale del Signore Gesù, nonché effusione santificante dello Spirito Santo; l'Ordine sacro, in quanto sacramento, al triplice ministero dell'episcopato, del presbiterato e del diaconato; il Magistero della Chiesa cattolica, affidato al Papa e ai Vescovi in comunione con lui, inteso come responsabilità e autorità esercitata nel nome e per conto di Cristo per insegnare e custodire il deposito della fede; la (sempre) Vergine Maria, Madre di Dio e icona della Chiesa, Madre spirituale che intercede per i discepoli di Cristo e per l'umanità intera.

Il documento ribadisce che “credere in Cristo significa volere l’unità”, l'esistenza di elementi di santificazione e verità oltre i confini visibili della Chiesa cattolica (cfr. Unitatis redintegratio 11 e subsistit in); ribadisce il principio di una "gerarchia nella verità" (UR 11) secondo cui "bisogna non imporre altri obblighi [di fede] all’infuori degli indispensabili"; chiede perdono per le colpe commesse dai membri della Chiesa nei confronti di altre denominazioni cristiane; apre al ripensamento del primato petrino come “servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri”.

Esortazione conclusiva

Critiche La Fraternità sacerdotale San Pio X accusò il testo di relativismo dogmatico.

Note

Voci correlate Contra errores Graecorum Papa Giovanni Paolo II Ecumenismo

Collegamenti esterni

Categoria:Encicliche di Giovanni Paolo II