L'autolesionismo, o auto-danno intenzionale, è un atto che implica il procurare, consciamente o meno, danni rivolti alla propria persona, sia in senso fisico sia in senso astratto. Il termine "autolesionismo" deriva dal pronome greco αὐτός, che ha valore enfatico o riflessivo, e dal verbo latino laedo (danneggiare), letteralmente "danneggiare se stessi". L'atto più comune con cui si presenta l'autolesionismo è il taglio superficiale alla pelle ma esso comprende anche il bruciarsi, infliggersi graffi, colpire una o più parti del corpo, mordersi, tirarsi i capelli e l'ingestione di sostanze tossiche od oggetti.Truth Hurts Report, Mental Health Foundation, 2006, ISBN 978-1-903645-81-9, accesso 2008-06-11. Di solito i comportamenti associati all'abuso di sostanze e disturbi alimentari non posso essere considerati veri e propri atti di autolesionismo poiché il danno ai tessuti che ne risulta è collaterale e non volontario. Tuttavia possono esserci dei comportamenti non direttamente collegati con l'autolesionismo, ma che risultano tali poiché hanno l'intenzione di causare danni diretti ai tessuti.
Il suicidio spesso non è il fine dell'autolesionismo, ma il rapporto tra suicidio e autolesionismo è piuttosto complesso poiché, talvolta, un comportamento autolesionista può essere pericoloso per la vita.Farber, S. et al. (2007), "Death and annihilation anxieties in anorexia nervosa, bulimia, and self-mutilation", Psychoanalytic Psychology 24 (2): 289–305, doi:10.1037/0736-9735.24.2.289. Vi è comunque un aumento del rischio di suicidio negli individui che praticano l'autolesionismo; infatti se ne trovano segni evidenti nel 40-60% dei suicidi. Bisogna però tenere presente che collegare l'autolesionista con un potenziale suicida è nella maggior parte dei casi inesatto.
Durante l'infanzia l'autolesionismo è piuttosto raro anche se dal 1980 i casi sono aumentati.Thomas B; Hardy S; Cutting P (1997), Stuart and Sundeen's mental health nursing: principles and practice, Elsevier Health Sciences, p. 343, ISBN 978-0-7234-2590-8, accesso 2011-03-12. Esso è anche indicato dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR) come un sintomo del disturbo di personalità borderline. Inoltre esso si manifesta anche in soggetti che soffrono di depressione, disturbi d'ansia, abuso di sostanze, disturbo post traumatico da stress, schizofrenia e disturbi alimentari. L'autolesionismo è più comune durante l'adolescenza o la tarda adolescenza; di solito appare tra i 12 e 24 anni.National Institute for Clinical Excellence (2004), National Clinical Practice Guideline Number 16: Self-harm, The British Psychological Society, accesso 2009-12-13. Ma esso si può verificare a qualunque età,Swales, M., Pain and deliberate self-harm, The Welcome Trust, accesso 2008-05-26. anche in soggetti anziani; in questo caso però l'autolesionismo è molto più pericoloso. Il fenomeno non riguarda solo gli esseri umani ma anche animali come uccelli e scimmie.
Negli adolescenti di età compresa tra i 12 e i 16 anni si riscontrano spesso forme di autolesionismo, solitamente praticato con tagli o bruciature sulle braccia, le cui cicatrici vengono coperte con bracciali o bandane.
Storia
Il termine automutilazione (self-mutilation) è comparso per la prima volta con gli studi di L.E. Emerson nel 1913Emerson, L.E. (1913), "The case of Miss A: A preliminary report of a psychoanalysis study and treatment of a case of self-mutilation", Psychoanalytic Review (William A. White, MD & Smith Ely Jelliffe, MD): 41–54, accesso 2009-06-15. in cui si evidenzia che l'autolesionismo è una simbolica alternativa alla masturbazione. Il termine ricompare anche nell'articolo nel 1935 e nel libro nel 1938 di Karl Menninger dove egli perfeziona le proprie definizioni concettuali di automutilazione. Il suo studio sull'autodistruzione ha fatto una distinzione tra comportamenti suicidi e di automutilazione. Secondo Menninger l'automutilazione era espressione non letale di un desiderio di morte attenuato e quindi coniò il termine suicidio parziale. Egli individuò sei tipi di mutilazione:
Nevrotico (mangiarsi le unghie, sottoporsi a inutili operazioni chirurgiche, depilazione eccessiva) Pratiche religiose auto-flagellanti e altre Riti praticati durante la pubertà (rimozione dell'imene, circoncisione, modificazione della clitoride) Psicotico (amputazioni estreme, rimozione dell'occhio o dell'orecchio, automutilazione dei genitali) Malattie organiche del cervello (sbattere la testa continuamente, mordersi la mano, rompersi un dito) Comuni (rasatura della barba, tagliare capelli o unghie).Menninger, K. (1935), "A psychoanalytic study of the significance of self-mutilation", Psychoanalytic Quarterly: 408–466.
Nel 1969 Pao fece una differenziazione tra coloro che tagliano in modo "leggero" (bassa letalità) e coloro che tagliano in modo "grossolano" (alta letalità). Quelli che tagliano in modo attento sono giovani; generalmente producono tagli superficiali e soffrono di personalità borderline. Quelli che invece tagliano in modo meno preciso sono gli anziani e spesso soffrono di problemi psichici.Pao, P.N. (1969), "The Syndrome of Delicate Self-cutting", British Journal of Medical Psychology Vol. 42: 195–206. Nel 1979 Ross e McKay divisero le automutilazioni in nove possibili gruppi: tagli, morsi, abrasioni, recisioni, inserimento di corpi estranei, bruciature, ingestione o inalazione, colpi e costrizioni.Ross, R.R., & McKay, H.B. (1979), Self-Mutilation, Lexington Books, ISBN 0-669-02116-4, accesso 2011-03-12. Dopo il 1970 l'attenzione circa l'autolesionismo fu spostata dagli impulsi psicosessuali del paziente scoperti da Freud.Dominique E. Roe-Sepowitz (2005), Indicators of Self-Mutilation: Youth in Custody, The Florida State University College of Social Work, pp. 8–10, 77–88, accesso 2009-06-15. Nel 1988 Walsh e Rosen crearono quattro categorie numerate secondo i numeri romani definendo forme di automutilazione le righe II, III, IVWalsh, B.W., & Rosen, P.M. (1988), Self Mutilation: Theory, Research and Treatment, Guilford. of N..Y, NY., ISBN 0-89862-731-1.:
Classificazione Esempio di comportamento Grado di danni fisici Stato psicologico Accettabilità sociale I Piercing all'orecchio, mangiarsi le unghie, piccoli tatuaggi, chirurgia estetica (non è considerata autolesionismo dalla maggior parte della popolazione) Dal superficiale al lieve Benigno Per lo più accettato II Piercing, cicatrici da lama, gruppo rituale di cicatrici Da lieve a moderato Da benigno ad allarmante Accettato da civiltà III Tagli sul polso o corpo, bruciature da sigaretta, escoriazioni Da lieve a moderato Crisi psicologiche Accettato da alcune etnie e non dalla popolazione generale IV Autocastrazione, asportazione chirurgica, amputazione Grave Scompenso psichico Inaccettabile
Nel 1993 Favazza e Rosenthal analizzarono centinaia di studi e divisero le automutilazioni in due categorie: automutilazioni stabilite culturalmente e automutilazioni patologiche. Favazza ha anche creato due sotto categorie delle automutilazioni stabilite prima: rituali e pratiche. I rituali sono mutilazioni ripetute di generazione in generazione che riflettono le tradizioni, il simbolismo e le credenze di una società. Le pratiche invece sono storicamente passeggere ed estetiche come il piercing su lobi delle orecchie, naso, sopracciglia, così come la circoncisione maschile (per i non ebrei) mentre le automutilazioni patologiche sono l'equivalente dell'autolesionismo.Favazza, A.R. (1996), Bodies Under Siege, 2nd ed, Baltimore: Johns Hopkins Press., ISBN 978-0-8018-5300-5, accesso 2009-06-22.
Epidemiologia
È difficile trovare delle statistiche sicure e precise riguardo l'autolesionismo poiché la maggior parte delle persone tende a nascondere le proprie ferite e a vergognarsene.Bowen, A.C.L and John, A.M.H (2001), "Gender differences in presentation and conceptualization of adolescent self-injurious behaviour: implications for therapeutic practice", Counselling Psychology Quarterly 14 (4): 357–379, doi:10.1080/09515070110100956. I dati si basano sui ricoveri ospedalieri, sugli studi psichiatrici e su alcune indagini sulla popolazione.Rodham, K. et al. (2005), "Deliberate Self-Harm in Adolescents: the Importance of Gender", Psychiatric Times 22 (1). Circa il 10% dei ricoveri nei reparti di medicina in Inghilterra sono dovuti all'autolesionismo; nella maggior parte dei casi a causa di un eccessivo abuso di sostanze (overdose). Tuttavia gli studi basati solo sui ricoveri ospedalieri potrebbero nascondere il grande numero di adolescenti autolesionisti perché non hanno bisogno e non cercano cure mediche. Infatti molti autolesionisti che si presentano in un ospedale qualsiasi presentano vecchie ferite che non sono state curate.
I migliori studi attuali indicano che i casi di autolesionismo sono molto diffusi tra i giovani dai 12 ai 24 anni; mentre si sono verificati pochissimi incidenti di autolesionismo tra bambini di età compresa tra i 5 e 7 anni. Nel 2008, Affinity Healthcare ha suggerito che i casi di autolesionismo tra giovani potrebbe essere alto come il 33%.New survey reveals almost one in three young females have tried to self-harm, Affinity Healthcare, 2008, accesso 2009-12-13. Uno studio americano effettuato tra studenti universitari ha evidenziato che il 9,8% di loro, almeno una volta nella loro vita, ha avuto esperienze autolesioniste come tagli superficiali e bruciature. Quando parlando di autolesionismo ci si riferiva anche al battere la testa contro qualcosa o graffiare sé stessi la percentuale è salita al 32%.Vanderhoff, H., and Lynn, S.J. (2001), "The assessment of self-mutilation: Issues and clinical considerations", Journal of Threat Assessment 1: 91–109, doi:10.1300/J177v01n01_07. Questo dimostra che l'autolesionismo non è proprio di individui affetti da disturbi psichiatrici ma anche tra persone comuni, come giovani studenti. In Irlanda, invece, uno studio ha dimostrato che le persone autolesioniste vivono per lo più in città che in campagna. Inoltre, il CASE (Child & Adolescent Self-harm in Europe) ha evidenziato che il rischio di autolesionismo è 1:7 per le donne e 1:25 per gli uomini.Madge et al (2008) Deliberate self-harm within an international community sample of young people: comparative findings from the Child & Adolescent Self-harm in Europe (CASE) Study. Journal of Child Psychology and Psychiatry 49: 667–677.
Differenze di genere
In generale, l'ultima ricerca aggregata non ha riscontrato differenze nella prevalenza di autolesionismo tra uomini e donne. Tuttavia, ciò appare in contrasto rispetto agli studi fatti in passato in cui si era evidenziato che nelle femmine le esperienze di autolesionismo erano fino a quattro volte più frequenti rispetto ai maschi. A fronte di ciò è necessaria una certa cautela nel vedere l'autolesionismo come un problema maggiore per le donne, dal momento che i maschi possono intraprendere atti, classificabili come autolesionistici, in diverse forme (ad esempio, colpendo sé stessi) che potrebbero essere più facilmente nascosti o spiegati come il risultato di circostanze diverse. Quindi, rimangono opinioni ampiamente contrastanti sul fatto che la differenza di genere sia un fenomeno reale, o semplicemente la difficoltà e la parzialità nella raccolta di dati.