Nella Repubblica Italiana, un partito politico, qual è definito dall'articolo 49 della Costituzione della Repubblica Italiana, è una libera associazione di cittadini, costituita al fine di determinare democraticamente la vita politica.
Descrizione Fondamento costituzionale Sebbene la carta costituzionale sancisca la necessità della figura del partito politico,C. Mortati, Concetto e funzione dei partiti politici, in Quaderni di Ricerca, s. l., 1949 non ne delinea la personalità giuridica né tanto meno formalizza le sue modalità organizzative. Ciò è da sempre elemento di forte dibattito istituzionale ed ha evidenziato la necessità di una precisa attuazione legislativa del disposto costituzionale. Generalmente, i partiti politici italiani sono costituiti come associazioni non riconosciute.
Il riferimento al “metodo democratico” fu invece inteso in senso puramente esterno ad ogni singolo partito: "Questo ebbe anche la conseguenza di escludere la possibilità di adire il giudice ordinario per le controversie interne ai partiti (e quindi, da allora in avanti, una giurisprudenza costante ha sempre rigettato ricorsi di questo genere per “difetto di giurisdizione”). In questo modo si riproduceva l'autodichia della forma partito, anche se con ovvie differenze dovute alla forte attenuazione del principio gerarchico e della leadership personale. Dal regime di partito si passò al regime di partiti, ma pur sempre in una cornice di autoreferenzialità giuridica."
Finanziamento
La crisi della «Prima Repubblica», in Italia, si è prodotta anche a causa di un asservimento dell'interesse pubblico alle strategie di consenso e di potere della politica, secondo una concezione paternalisticaColazingari, Silvia, "Corruption in a paternalistic democracy: Lessons from Italy for Latin America." Political Science Quarterly, vol. 113, no. 3 (Fall 1998), p. 447-470. che, alla fine, ha travolto il prestigio dei partiti storici.
Alla luce del superamento dei precedenti sistemi elettorali e politici, nella cosiddetta Seconda Repubblica ci si è chiesto se i partiti italiani - in misura maggiore degli altri Paesi europeiVincenzo, Musacchio. "Corruzione e finanziamento illecito dei partiti nelle campagne elettorali in Italia: Le regole europee." Rivista penale, 2014. - continuano a sostenere le loro attività gravando sulla legalità e sull'economia del Paese.Musumeci, Toti S. Il costo della politica ed il finanziamento ai partiti / Toti S. Musumeci. n.p.: Padova: CEDAM, 1999.
In particolare, l'evoluzione del sistema politicoPIZZIMENTI, Eugenio, and Piero IGNAZI. 2011. "Finanziamento pubblico e mutamenti organizzativi nei partiti italiani." Rivista Italiana Di Scienza Politica 41, no. 2: 199-236. avrebbe inciso sulle modalità stesse della raccolta di denaro per il finanziamento alla politica.Così il vice ministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, nel dispaccio Ansa 23 febbraio 2010 "CORRUZIONE: URSO, SE LISTE PULITE AVRÀ AVUTO RAGIONE ALFANO ALTRIMENTI SI IMPONE STRADA PARLAMENTARE PER DARE SEGNALE FORTE: vi si legge che "il sistema politico ed elettorale è cambiato (...) Oggi - spiega il viceministro - chi ruba lo fa per sé e perciò per i partiti dovrebbe essere più facile espellere i corrotti". Per converso, "l'indebolimento dei partiti ed il peso pubblico dei sistemi economico-finanziari ha prodotto un cambiamento di gerarchie e di forme dell'attività di corruzione. Non sono più i partiti, ma il sistema partitocratico a tenere in mano le briglie e ad assegnare i ruoli in un contesto fortemente centralizzato e controllato. Sono singoli imprenditori o gruppi di imprenditori che, attraverso un'azione penetrante di condizionamento e di vero e proprio orientamento delle scelte pubbliche, si appropriano delle risorse e ne distribuiscono, anche illecitamente, i vantaggi".Mozione n. 1-00269, presentata il 13 aprile 2010 dai senatori FINOCCHIARO, DELLA MONICA, AGOSTINI, LUSI, D'AMBROSIO, ZANDA, LATORRE, CASSON, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, GALPERTI, MARITATI: v. testo sull'ordine del giorno della seduta dell'Assemblea del Senato del 13 e 14 aprile 2010.
In Italia il finanziamento pubblico ai partiti ebbe inizioBorioni, Paolo. Risorse per la politica: il finanziamento dei partiti fra tradizione e innovazione. Roma: Carocci, 2005. con la legge 195/1974, che suscitò da subito un dibattito assai acceso.Basso, Lelio, and Achille Albonetti. Il Finanziamento dei partiti: Basso, Battaglia, Capitini, Galloni, Jemolo, Ravaioli, Rossi, Sturzo : Roma: Circolo Stato e libertà, 1978. Nonostante l'esito favorevole del referendum abrogativo del 1993, il finanziamento è stato di fatto reintrodotto negli anni successivi con una nuova disciplina del "rimborso elettorale", cui accedono tutti i partiti che superano la soglia dell'1% dei voti, ma dalla fine del 2016 si passerà ad un sistema a contribuzione defiscalizzata.
Tuttavia, la modalità di controllo della spesa - rendicontata dai partiti per ottenere il finanziamento - ha destato ancora notevoli criticità.Veltri, Elio, and Francesco Paola. I soldi dei partiti: tutta la verità sul finanziamento alla politica in Italia : Venezia: Marsilio, 2012.
L'art. 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, che istituiva la "Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici" con il compito di controllare i suddetti rendiconti, sostituendo il "Collegio dei revisori" precedentemente incaricato di svolgere i medesimi controlli soltanto sotto il profilo formale,Essi «non possono accorgersi di bilanci non veritieri, perché fanno un controllo solo formale» (così Francesca Schianchi, «La certificazione dei rendiconti? Solo una formalità» su «La Stampa», 4/04/2012). ha previsto una verifica per la "conformità delle spese effettivamente sostenute e delle entrate percepite alla documentazione addotta a prova delle stesse" (cfr. art.9, comma quinto). La difficoltà - emersa quando la Commissione si dichiarò nell'impossibilità di effettuare i controlli, con una lettera ai presidenti delle Camere resa nota dalla stampa - indusse il legislatore ad intervenire nuovamente e, dopo una lettura alla Camera nel luglio 2015 ed una al Senato in testo conforme, entrò in vigore la legge 27 ottobre 2015, n. 175 (detta legge Boccadutri dal nome del suo primo firmatario).
Storia dei partiti in Italia
Regno d'Italia (1861-1946)
In Italia si può parlare di partiti politici moderni a partire dal 1892, quando venne fondato il Partito Socialista Italiano. Fino a quel momento i principali raggruppamenti politici del paese, la destra storica e la sinistra storica, non erano classificabili come partiti, bensì come semplici "cartelli" di notabili (ed erano chiamati i "ministeriali"), ciascuno con un proprio feudo elettorale, che si riunivano in gruppi a seconda delle proprie idee. Questi due gruppi politici erano considerati i due poli dell'area liberale. Alla loro sinistra si schieravano i repubblicani, che rappresentarono l'estrema sinistra parlamentare fino al 1892, e che si organizzarono in un vero e proprio partito solo nel 1895.
Questi tre gruppi politici, i liberali, i repubblicani e i socialisti, si sono sempre considerati gli eredi diretti delle correnti che avevano dato vita al Risorgimento. E in effetti ciascuna di esse si ricollega ad un preciso "Padre della Patria": i liberali a Cavour, i repubblicani a Mazzini e i socialisti a Garibaldi.
Invece il Partito Socialista Italiano sin dagli inizi si prefigura come un partito di massa, la forma partitica che sarà predominante per tutto il Novecento, seguito qualche anno dopo dai movimenti politici cattolici, la Democrazia Cristiana Italiana di Romolo Murri e il Partito Popolare Italiano fondato da don Luigi Sturzo nel 1919. Non a caso entrambi i partiti otterranno notevoli successi elettorali fino all'avvento del fascismo, contribuendo in maniera determinante alla perdita di forza e autorevolezza della vecchia classe dirigente liberale, che non era stata capace di strutturarsi in una forma partitica in grado di affrontare le nuove sfide della società.
Nel 1914 Benito Mussolini fondò il Fascio d'azione rivoluzionaria, nel 1919 costituì i Fasci italiani di combattimento e nel 1921 diede vita al Partito Nazionale Fascista.
Infine nel 1921 da una scissione del Partito Socialista nacque il Partito Comunista d'Italia. Al momento della sua fondazione, avvenuta nel 1921, il PCI non era diverso dagli altri partiti comunisti europei, decisamente minori rispetto ai "fratelli" socialisti o socialdemocratici e privi di un radicamento effettivo nelle masse e nella classe proletaria, in quanto prediligevano il ruolo di avanguardia rivoluzionaria tracciato da Lenin nelle sue opere politiche.
Questi tre soggetti, il cattolico, il fascista ed il comunista, nati nel breve periodo che intercorre fra la fine della prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo, possono essere considerati la seconda generazione dei partiti italiani, quella dei partiti di massa, tipicamente contraddistinti dai colori: i "bianchi", i "neri" e i "rossi".
Prima Repubblica (1946-1993)
Nel secondo dopoguerra i partiti di massa furono la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano: questa fu una delle peculiarità del sistema politico italiano. Il ruolo fondamentale svolto dal movimento comunista nella Resistenza ha consentito però al PCI di prendere il posto del Partito Socialista Italiano come rappresentante della classe operaia e di diventare stabilmente, dopo il 1948, il secondo partito italiano nonché il primo della sinistra. Il PCI ha rappresentato, praticamente in maniera continua, l'opposizione ai governi centristi della DC e a quelli DC-PSI e alleati per oltre quarant'anni.
Questa problematica situazione ha condizionato fortemente il sistema politico italiano, in quanto mentre negli altri paesi europei la presenza di forti partiti socialisti, socialdemocratici o laburisti, ma sempre privi di legami con l'URSS, consentiva l'alternanza di governo, in Italia la pregiudiziale anticomunista e antisovietica rendeva impossibile tale alternanza. Questo spiega la permanenza ininterrotta al potere per oltre mezzo secolo della Democrazia Cristiana, il partito sorto dalle ceneri del PPI di don Luigi Sturzo, dal Governo Badoglio II al Governo Ciampi. Dal 1953 mai ha avuto i voti sufficienti a governare da sola il Paese, a causa del sistema elettorale italiano completamente proporzionale. Questo spiega inoltre il notevole potere che sino al 1992 hanno avuto i partiti "laici" (Partito Liberale Italiano, erede del liberalismo prefascista e ottocentesco, Partito Socialista Democratico Italiano, nato dal PSI nel 1947, Partito Repubblicano Italiano), necessari per la formazione di maggioranze parlamentari.
La necessità di accordi continui fra partiti ha portato alla partitocrazia, l'occupazione, da parte dei partiti, di tutti i gangli dell'amministrazione pubblica, con l'inevitabile corollario di corruzione, nepotismo, inefficienza. Questo, insieme alle crisi delle ideologie e alla fine della guerra freddaNatalino Irti, in La tenaglia. In difesa dell'ideologia politica, Bari, Laterza, 2008., ha portato ad una generale perdita di credibilità e autorevolezza dei partiti, iniziata durante gli anni ottanta con il calo graduale ma inesorabile dei consensi di PCI e DC, e culminati nel crollo successivo all'inchiesta di Mani Pulite del 1992. A questa domanda di rinnovamento proveniente dalla società italiana si deve aggiungere però il deteriorarsi del partito di massa, ormai superato: non è un caso che dopo la disgregazione di PCI e DC e la scomparsa del PSI e dei partiti laici le nuove forze politiche emergenti siano movimenti fondamentalmente "personali" come Forza Italia, creata nel 1994 dal noto imprenditore Silvio Berlusconi, nonché partiti di protesta come la Lega Nord di Umberto Bossi.