La vita in città La carta annonaria Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, mentre i giornali riportavano articoli trionfalistici, in Piemonteil Censimento del 1951 riportava nella provincia di Asti il 63% di manovalanza agricola - su una media nazionale del 41% - costituita da piccoli e medi produttori agricoli, i primi sintomi della crisi economica che stava investendo il Paese, si avvisarono dalla scarsità di generi alimentari e dall'aumento dei prezzi, che portano anche qui alla costituzione della "carta annonaria".

Questa tessera, nominativa, permetteva in date prestabilite di recarsi da un fornitore abituale per la prenotazione dapprima solo di generi alimentari, ma poi si diffuse, ad esempio, anche per il vestiario.

Il negoziante staccava la cedola di prenotazione apponendo la propria firma e, in una o due date prestabilite, si poteva prelevare la merce prenotata. Visto che i prezzi variavano di mese in mese era uso comune prelevare tutto quanto fosse possibile in un'unica soluzione.

Le date di prenotazione e ritiro dei generi alimentari venivano annunciate tramite manifesti e trafiletti sui giornali che si susseguivano a ritmi paradossali.

L'imperativo "Vincere", motto del fascismo, venne ben presto stampato sulle pagelle scolastiche, su lettere, cartoline e manifesti, ma gli astigiani, come del resto tutta la popolazione italiana, iniziò a vivere anni di privazioni e sgomento.

Generi alimentari Nel mese di gennaio del 1940 si razionò lo zucchero (500 g a persona al mese), a maggio dello stesso anno caffè e saponefonte: Archivio Storico del Comune di Asti; nei mesi successivi i produttori e commercianti furono obbligati a dichiarare la quantità prodotta di lardo, olio di oliva e formaggi grana.

Ci furono restrizioni sull'olio e sul burro (500 g mensili di burro o strutto o lardo). Anche il latte fu presto sottoposto a restrizione (tranne che per bambini e ammalati), tanto che fu fatto divieto di acquistare o vendere nel territorio astigiano latte non proveniente dalla centrale.

I detentori di suini dovettero dichiarare il numero di animali in loro possesso, escluso due per il fabbisogno familiare ed entro la fine dell'anno i contadini furono costretti a consegnare quasi tutti i prodotti all'ammassotermine generico con il quale si indicava un centro di raccolta di generi alimentari e non, che venivano poi distribuiti a discrezione delle autorità.

Gli allevatori di bovini dovettero portare all'ammasso il 30% di ciò che eccedeva i 180 kg a capo per destinarlo alle forze armate e alla popolazione civile. Il 9 marzo 1941 fu regolata la vendita della carne e a dicembre la distribuzione fu prevista esclusivamente nei giorni di sabato e domenica, per le frattaglie invece nei giorni di lunedì, martedì e mercoledì. Dall'8 luglio gli ospedali poterono solo più reperire giornalmente la carne per la metà dei degenti (si considerò che l'altra metà dovesse attenersi a un basso regime di dieta).

Il 27 marzo 1941 fu fatto divieto di vendere gli avanzi di panettoni ai privati e destinarli solo più a forze armate e ospedali (poco per volta fu di fatto vietata la produzione dolciaria).

Dal 17 maggio i panettieri poterono produrre pane utilizzando l'aggiunta del 20% di patate, ma il 1º ottobre un'ordinanza lo razionò ancor più: la razione giornaliera per famiglia fu di 200 g (o 170 g di farina di grano o 300 di farina di granoturco).

Il 24 maggio 1942 fu fatto divieto di vendere il pane raffermo extra-tessera, ma doveva essere ripartito tra la clientela che regolarmente esibiva la carta annonaria.

20 novembre 1943: il sale venne razionato a 400 g al mese.

Il 31 marzo 1944 sulla Gazzetta d'Asti si riferiva di una sorgente salmastra nel comune di Agliano; il 20 aprile 1944 fu fatto divieto di utilizzarla se non pagando un tanto al litro“ISRAT - Istituto per la storia della resistenza della provincia di Asti”.

Il 5 agosto 1944 arrivò una lettera al comune di Agliano firmata dalla 45ª Brigata A.Garemi:

Il notiziario del 12 giugno 1944 della Guardia nazionale repubblicana di Asti (G.N.R.) riportava

Il 20 febbraio 1945Archivio di Resistenza Piemontese cartella B28d truppe partigiane requisirono sulla Asti-Alessandria un camion carico di sale che venne distribuito tra la popolazione.

L'agricoltura Nonostante la vastità del territorio agricolo astigiano, i prodotti scarseggiavano e di conseguenza i prezzi aumentavano a dismisura, soprattutto nel mercato nero, dove si riusciva comunque a trovare qualcosa in più per sfamarsi.

Vennero innanzitutto a mancare concimi e fertilizzanti, primo fra tutti il solfato di rame; i contadini cercarono di produrlo utilizzando oggetti in rame, monete e quant'altro, il che faceva scaturire i furti nel fili del telegrafo e delle reti ferroviarie.

Notiziario del 28 febbraio 1945 della Guardia nazionale repubblicana di Asti:

Il 1º giugno 1942 ai proprietari terrieri venne fatto obbligo di seminare a grano o segale o orzo terreno non inferiore all'anno precedente; qualche mese dopo (9 settembre) di seminare i campi incolti e gli interfilari.

La produzione bellica italiana non era sufficiente e a metà anno 1940 venne dato ordine agli astigiani di consegnare cancellate di ferro e altro metallo (fu permessa la detenzione di 2 kg di rame).

Il 1º agosto 1942 un'ordinanza obbligava i cittadini alla consegna di tutto il metallo in loro possesso, compreso i paioli in rame.

Il 28 novembre 1943 sulla Gazzetta d'Asti fu pubblicato che al mercato nero era probabile trovare gesso al posto di farina e fu fatto obbligo la coltivazione del girasole per ricavarne olio.

Principali avvenimenti in città Il 1º giugno 1940 l'illuminazione pubblica venne ridotta a un quarto per permettere l'oscuramento della città, così fu fatto divieto di illuminare vetrine e insegne e i veicoli a trazione dovevano avere una luce azzurrata. A luglio fu fatto divieto di usare gli abbaglianti.Fonte: Atti del convegno sulla Resistenza, 1984

Il 15 maggio 1941 i fasci femminili furono incaricati della raccolta del "cuscino di lana" per i soldati inviati a combattere in Russia.

Il 17 luglio 1942 ci fu un'incursione aerea che provocò danni ad alcuni edifici, ma nessun morto.

Il 13 dicembre 1944 fu vietato l'utilizzo di stufe elettriche (che provocavano dispendio di energia) e fu costituita un'ulteriore carta annonaria, "tessera legna", con il razionamento di 2 quintali per famiglia. La scarsità della legna durante l'inverno, oltreché la scarsità di erogazione del gas, provocò il taglio "illegale" degli alberi lungo le vie cittadine, tanto che il podestà dovette emettere un divieto il 6 febbraio 1945; ma i disagi colpirono soprattutto malati e anziani le cui morti, secondo i bollettini di statistica dicembre 1944-aprile 45, furono 495 contro 335 nascite.

Con l'armistizio dell'8 settembre Asti venne occupata dalle forze tedesche che restrinsero il coprifuoco dalle 20 alle 6, furono affissi manifesti per l'arruolamento (ma oltreché non presentarsi nessuno, i manifesti furono strappati durante la notte), i cittadini furono invitati a consegnare le armi ritrovate nei campi e altri oggetti delle forze armate se in loro possesso (pena la fucilazione secondo la legge marziale).fonte: "Cittadini e Partigiani", convegno storico, 1984

Con l'occupazione degli edifici pubblici, tra cui le scuole, l'apertura a orario ridotto è datata 8 novembre 1943 (Provincia di Asti, novembre 1943).

Il 12 novembre 1943 sulla Gazzetta d'Asti venne annunciata l'attuazione in Italia delle leggi di Norimberga e il 30 entra in vigore la confisca dei beni, mobili e immobili, degli ebrei con la detenzione prevista nei campi di concentramento. Il 2 dicembre ne partono da Asti 30; solo 3 ritornarono dalla Germania, tra cui Enrica Jona. Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, erano presenti ad Asti anche 69 profughi ebrei (incluse famiglie con bambini), provenienti dai Balcani. Un bambino, figlio di internati, era nato ad Asti il 27 dicembre 1942 e una coppia era riuscita ad ottenere il permesso di emigrare in Spagna il 18 giugno 1943. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il gruppo degli ebrei internati prontamente si disperse. Alla fine quasi tutti riuscirono a salvarsi (la maggior parte trovando rifugio in Svizzera, altri nascosti in loco, altri ancora dirigendosi al Sud incontro all'esercito alleato). Sopravvissero anche due dei tre profughi ebrei che il 2 dicembre 1943 furono deportati insieme con gli ebrei astigiani, mentre perito ad Auschwitz sempre nel dicembre 1943 risulta Moise Salom, arrestato nell'ottobre 1943 a Luino, Varese, mentre cercava di attraversare il confine con la Svizzera.

Dal 17 gennaio 1944 fu fatto divieto di circolazione ai mezzi privati, pena il fuoco senza preavviso (Asti Repubblicana del 10 giugno 1944).

L'8 marzo 1944 scadeva il termine di presentazione delle leve 1922-1923-1924-1925, pena di morte con fucilazione al petto per i disertori. Nonostante l'avviso, furono pochi a presentarsi. Il 18 aprile 1944 fu emanato un nuovo bando di richiamo con scadenza 25 maggio che, rivolgendosi indistintamente a tutti i richiamati con le precedenti disposizioni, prometteva «lacrime e sangue» per chi rimanesse alla macchia. Un'ulteriore chiamata alle armi fu fatta il mese successivo, senza alcun successo. Il 3 novembre 1944 un comunicato del governo repubblicano avvisava che il Duce, in occasione della ricorrenza della Marcia su Roma, emanava un decreto di condono delle pene per tutti i reati politici e di amnistia per i richiamati alle armi e al servizio del lavoro sempreché gli stessi si presentassero entro otto giorni alle autorità.

Dal 17 luglio ci furono 22 incursioni aeree sulla cittadina. Il duce nel frattempo costituì le Brigate nere per dar man forte ai tedeschi nella lotta partigiana. Furono fatti diversi rastrellamenti nelle campagne astigiane dalla Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, ma i partigiani ormai imperversavano sempre più organizzati e nell'ottobre del 1944, per evitare ulteriori imboscate, fu dato ordine ai contadini di mietere tutti i campi di stoppie (Asti Repubblicana).

Dal 14 ottobre 1944 vista la scarsità di carta moneta, i cittadini non poterono detenere più di lire 10.000 per famiglia.

La Resistenza ad Asti I gruppi di resistenza Soprattutto in Piemonte, ma anche nel Triveneto, in Liguria e in Emilia-Romagna, le formazioni di resistenza partigiana si svilupparono in modo imponente. L'Associazione nazionale partigiani italiani riporta che furono circa 43.000 gli uomini che in Piemonte aderirono alla resistenza subito dopo la firma dell'armistizio dell'8 settembre 1943. Anche se bisogna aggiungere che Giorgio Bocca in: Storia dell'Italia partigiana fa scendere questo numero a 500 unità.

La ricerca regionale "Partigianato piemontese e società civile", condotta da sei Istituti piemontesi, ha preso in esame circa 3400 schede di partigiani, patrioti, benemeriti, nati e o residenti nell'Astigiano che hanno militato nelle formazioni locali. Il 56% ha ottenuto la qualifica di "partigiano combattente", il 21% quella di "patriota", il 15% quella di "benemerito", il 4% non ha ottenuto riconoscimenti, il 4% del totale è dato dai caduti.

Per ottenere la qualifica di partigiano era necessario aver militato continuativamente ed effettivamente ad una delle formazioni partigiane riconosciute dal Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) per un periodo di almeno 90 giorni; soltanto in casi eccezionali (azioni speciali condotte con spirito patriottico, entusiasmo e disciplina) la qualifica poteva essere rilasciata prima dello scadere dei 90 giorni prescritti.