Nereo e Achilleo (morti a Roma, probabilmente nella persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano) furono due soldati romani convertiti al cristianesimo, venerati come santi martiri dalla Chiesa cattolica.
Primo documento Il papa Damaso I (366–384) mise nella tomba di Nereo e Achilleo un'iscrizione della quale due frammenti di rilievo sono stati trovati in situ da Giovanni Battista de Rossi nel 1874.Giovanni Battista De Rossi, Bullettino di Archeologia Cristiana, 1874, p. 20
Il testo completo dell'iscrizione era già noto, essendo stato conservato, con indicazione del luogo di appartenenza e dell'identità dei martiri, in diversi manoscritti dell'VIII secoloL. Richardson, A New Topographical Dictionary of Ancient Rome Johns Hopkins University Press 1992, p. xxi ISBN 978-0-80184300-6 continenti copie fatte nel VII secolo.Rebecca Leigh Littlechilds, The epitaphs of Damasus and the transferable value of persecution for the Christian community of Rome in the fourth century A.D. (University of Saskatchewan 2008), p. 80 Un esempio è un manoscritto di Einsiedeln, che in una sezione intitolata Inscriptiones Urbis Romae dice che l'iscrizione si trovava in sepulchro Nerei e Achillei e riguardava Nereus et Achilleus martyres.Giovanni Battista De Rossi, Bullettino di Archeologia Cristiana, 1874, p. 21 Il testo si trova pure in manoscritti di Heidelberg, Klosterneuburg e Gottwick.De Rossi 1874, pp. 21–22 La scoperta nel 1874 dell'originale rese ancora più evidente chi erano i martiri elogiati da Damaso.
Testo dell'iscrizione di DamasoDennis Trout, Damasus of Rome: The Epigraphic Poetry (Oxford University Press 2015), p. 98 ISBN 978-0-19873537-3Tyler Lansford, The Latin Inscriptions of Rome: A Walking Guide (Johns Hopkins University Press 2011), sezione 6.9 ISBN 978-1-42140325-0De Rossi 1874, p. 20Shakspear Wood, "Discovery of the Basilica of Santa Petronilla" em Good Words (Alexander Strahan and Company, 1874), p. 734 Militiae nomen dederant saevumq(ue) gerebant officium, pariter spectantes iussa tyranni, praeceptis pulsante metu servire parati. Mira fides rerum: subito posuere furorem, conversi fugiunt, ducis impia castra relinquunt, proiciunt clipeos faleras telaq(ue) cruenta, confessi gaudent Christi portare triumfos. Credite per Damasum possit quid gloria Christi.
Traduzione poetica italiana di Alfredo Ildefonso Schuster Nereo e Achilleo, Martiri! Ambedue si erano fatti Scrivere tra i militi e attendevano al fiero ufficio Di eseguire gli ordini efferati del tiranno. Il terrore li costringeva a tale servaggio. Vedi però Provvidenza Divina! Dio li converte ed essi depongono tosto il furore: abbandonano l’empio castro pretorio, fuggono e gettano lungi da sé scudi, faretra e sanguinolenti dardi. Confessano la fede in tribunale e, pieni di gioia, nel supplizio, portano trionfalmente la Croce di Cristo.
Questo testo, in cui il pensiero e la terminologia dell'ultimo verso in latino ricordano un'iscrizione damasiana sulla conversione di san Paolo, celebra come simile miracolo brillante di conversione per la potenza di Cristo quella di Nereo e Achille, i quali dovevano essere soldati della guardia pretoria di Roma.De Rossi 1874, pp. 23-24
Gli storici ritengono probabile che questi due santi sono stati uccisi nella persecuzione di Diocleziano, diretta inizialmente contro i cristiani dell'esercito (295-298) e poi contro la Chiesa cristiana in quanto tale (a partire dal 303).
Leggenda
Una leggenda tardiva, presentata negli Atti dei santi Nereo e Achilleo (V o VI secolo), rappresenta Nereo e Achilleo non come soldati ma come eunuchi cubicularii (camerieri al servizio della camera da letto)Lewis and Short, A Latin Dictionary: valet de chambre della dama nobile Flavia Domitilla, descritta inizialmente come nipote dell'imperatore romano Domiziano (81–96) e più avanti nello stesso documento come nipote di un certo console Clemens, generalmente identificato come Tito Flavio Clemente (console 95), marito di una nipote dello stesso imperatore Domiziano chiamata Flavia Domitilla.
In questa leggenda i due eunuchi convincono la loro padrona Domitilla, la quale sta per sposarsi, che è preferibile la verginità. Il fidanzato piantato ottiene dall'imperatore che Domitilla sia relegata ad un'isola per farle cambiare idea. I due eunuchi l'accompagnano all'isola, dove hanno una disputa con due discepoli di Simone Mago. Continuano a confermare Domitilla nel suo intento di verginità e perciò il fidanzato li fa trasferire a Terracina, torturare duramente e uccidere. Un loro discepolo ruba i loro corpi, e li seppellisce "nella tenuta suburbana di Domitilla nella cripta di arenaria ... sulla via Ardeatina ad un miglio e mezzo dalle mura della città nei pressi della tomba dove era stata sepolta Petronilla, la figlia dell'apostolo Pietro".Dennis Trout, "From the elogia of Damasus to the Acta of the gesta martyrum: restaging Roman history" em Brita Alroth e Charlotte Scheffer, Attitudes towards the Past in Antiquity Creating Identities (Stockholm University 2014), p. 314 ISBN 978-91-87235-47-4 : "Nereus and Achilleus first appear in a Damasan elogium, this one installed in their suburban shrine in the Catacomb of Domitilla near the Via Ardeatina. Damasus' eight inscribed hexameters advertised the pair as soldiers reluctantly performing their cruel duties until, suddenly converted, they tossed aside their shields and bloody weapons, joyously preferring to carry the "triumphs of Christ." By the time their acta and passio were composed, however, Nereus and Achilleus had assumed a radically different guise, partially in response to the pressure exercised by other holy tombs in the vicinity of their own."
Secondo Dennis Trout, si includono simili dettagli allo scopo di collegare il racconto ai martiri sepolti nelle tombe vicine, di aumentare la fiducia dei lettori nella raccomandazione della castità, e di convalidare l'autenticità della tomba di Nereo e Achille, una delle attrazioni principali, insieme a quella di Petronilla, per i visitatori alle catacombe di Domitilla.
Questa leggenda è di almeno un secolo più recente del testo che san Damaso ha fatto incidere in marmo, la più antica testimonianza dell'esistenza e della professione dei martiri Nereo e Achilleo, come confermano Dennis Trout, J.H. Crehan,J.H. Crehan, "Nereus et Acilleus, natione Germani?" in The Journal of Theological Studies, vol. 37, no. 147 (luglio 1936), p. 254 Everett FergusonEverett Ferguson, Encyclopedia of Early Christianity (Routledge 2013) ISBN 978-1-13661157-5 e Johann Peter KirschJohann Peter Kirsch, "Sts. Nereus and Achilleus, Domitilla and Pancratius" in The Catholic Encyclopedia (Robert Appleton Company 1911)
Martirologi
Si menzionano insieme Nereo e Achilleo, senza metterli in relazione con altri santi, nelle liste del V secolo dei martiri romani, nel Martyrologium Hieronymianum attribuito a san Gerolamo, nel Sacramentario gelasiano e negli itinerari utilizzati dai pellegrini del VII secolo in visita alle tombe dei martiri a Roma.
Nel IX secolo Nereo e Achilleo vengono per la prima volta associati, come nella leggenda, con Flavia Domitilla: il martirologio di Adone di Vienne li chiama suoi eunuchi (qui fuerunt eunuchi beatae Flaviae Domitillae).Martyrologe d'Adon, 19 rectoJean Éracle, Une grande dame de l'ancienne Rome: Flavia Domitilla, petite fille de Vespasien in Échos de Saint-Maurice, 1964, vol. 62, p. 130 Giovanni Battista de Rossi accenna alla "varietà che corre tra il carme damasiano e la leggenda accettata da Adone e indi propagata nei posteriori martirologii".De Rossi 1874, p. 25 Infatti la menzione di Adone è stata copiata dal Martirologio di Usuardo e, attraverso di questo, dal Martirologio Romano di Cesare Baronio. Perciò Henri Quentin ha detto di Adone: "In quasi tutti i luoghi in cui la tradizione dei martirologi ha causato agli storici un serio imbarazzo incontriamo la mano di questo autore... Adone ha avuto sullo sviluppo della letteratura martirologica un incresciosissimo influsso".
Prima della revisione del 2001, il Martirologio Romano diceva: "A Roma nella via Ardeatina i santi Martiri Nereo ed Achilleo fratelli; i quali prima con Flavia Domitilla (di cui eran Eunuchi) essendo stati lungamente confinati nell'Isola Ponza, di poi furono con molte battiture afflitti; finalmente con l'eculeo e le fiamme violentati da Minuzio Rufo Consolare a sacrificare agl'Idoli, e rispondendo essi di esser stati battezzati da San Pietro Apostolo, e perciò di non poter sacrificare agl'Idoli, furono decapitati".
Il decreto di promulgazione dell'edizione 2001 del Martirologio Romano dice: "Secondo quanto disposto dalla costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio ecumenico Vaticano II sulla sacra liturgia, affinché “le passioni o vite dei santi siano riportate alla fedeltà storica” (art. 92 c), è necessario sottoporre al giudizio della disciplina storica e trattare con più diligenza rispetto al passato sia i nomi dei santi iscritti nel Martirologio sia i loro elogi".Decreto Victoriam paschalem con il quale si promulga l'edizione tipica latina del Martyrologium Romanum riformato secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II, 29 giugno 2001
Così, questa edizione non presta agli Atti dei santi Nereo e Achilleo alcuna attenzione e fornisce su questi martiri informazioni basate solo sull'iscrizione di Damaso incisa su marmo: "Santi Nereo e Achílleo, martiri, che, come riferisce il papa san Damaso, si erano arruolati come soldati e, spinti da timore, erano pronti ad obbedire agli empi comandi del magistrato, ma, convertitisi al vero Dio, gettati via scudi, armature e lance, lasciarono l'accampamento e, confessando la fede in Cristo, godettero del suo trionfo. In questo giorno a Roma i loro corpi furono deposti nel cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina".
Basilica dei santi Nereo e Achilleo
Nel 1874, Giovanni Battista de Rossi ha portato alla luce nelle Catacombe di Domitilla una basilica semi-interrata dedicata a questi santi con tre navate, abside e nartece.De Rossi 1874, pp. 8 e seguenti
Questa basilica semi-interrata è stata preceduta da due fasi strutturali sotterranee, che non sono state scavate fino ad ora.
La data della basilica è contestata: Pergola (1982) attribuisce la costruzione di Papa Damaso; De Rossi (1874) allo stesso IV secolo, ma dopo la morte di Damaso, Krautheimer (1967) e Tolotti (1985) a circa l'anno 600.Louis Reekmans, "Recherches récentes" in Mathijs Lamberigts, Peter van Deun, Martyrium in multidisciplinary perspective (Leuven University Press 1995), pp. 61-64 Nel XXI secolo si verifica un crescente consenso per il V secolo o più tardi.Dennis Trout, Damasus of Rome: The Epigraphic Poetry (Oxford University Press 2015), p. 99 ISBN 978-0-19873537-3
Gli scavi del 1874 hanno scoperto due frammenti dell'iscrizione di Damaso, che conferma l'esistenza dei due santi e la loro professione militare. Hanno inoltre rilevato una colonna di marmo, che serviva per sostenere il ciborio dell'altare della basilica, e che porta la scritta "Acileus" e un bassorilievo raffigurante un uomo con le mani legate dietro la schiena, e dietro di lui un soldato che sta per decapitarlo. Un'altra colonna, trovata rotta, deve aver avuto il nome "Nereus": ne rimane una piccola sezione che mostra i piedi dei due personaggi di una scena simile.Philippe Pergola, Francesca Severini, Palmira Maria Barbini, Christian Rome: Early Christian Rome; Catacombs and Basilicas (Getty Publications 2000), p. 27 ISBN 978-88-8162101-9James Spencer Northcote e William R. Brownlaw, Rome souterraine: résumé des découvertes de M. de Rossi dans les catacombes romaines et en particulier dans le cimetière de Calliste (Didier 1874), p, 607