Biografia Completati gli studi da geometra, prestò servizio militare nei Vigili del Fuoco e negli anni Ottanta lavorò come imprenditore edile. Nel 1985 cambiò settore e fondò l'emittente locale Antenna Taranto 6, poi nel 1989 fondò Super 7.

In breve tempo il suo canale ottenne un grande successo e Cito divenne molto popolare anche perché, intercettando il malcontento per la gestione fallimentare dell'amministrazione cittadina di centro-sinistra agli inizi degli anni Novanta a Taranto, condusse una rubrica politica denunciandovi gli illeciti compiuti dagli amministratori locali.

AT6 chiuse nel 1993 per la mancata concessione ministeriale, così come Super 7, riaperta però dopo qualche mese grazie ad una sentenza del TAR.

Nel 1997 alcuni suoi familiari acquistarono la storica emittente lucana Tele Basilicata Matera, la cui sede operativa fu presto trasferita a Taranto. Tra il 2003 e il 2007, durante la sua detenzione per scontare la pena per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, conseguì la laurea in scienze giuridiche.

Da tempo ricoverato presso la R.S.A. L'Ulivo della Cittadella della carità, nel quartiere Paolo VI a Taranto, morì l'11 maggio 2025 all'età di 79 anni. Tuttavia, poco tempo dopo la sua morte, fu presentata una denuncia sul suo decesso da parte dalla sorella ed in merito venne aperto un fascicolo con l'ipotesi di reato di responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario, dove tra gli indagati furono indicati anche tre medici dell'R.S.A. stessa e altri due medici, di cui uno del reparto di chirurgia dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto e uno del reparto di chirurgia generale dell'ospedale di Martina Franca, dove egli sarebbe stato trasportato diverse volte negli ultimi mesi di vita. Dopo le esequie, celebrate il 20 maggio nella Concattedrale Gran Madre di Dio, fu tumulato nel cimitero monumentale "San Brunone" di Taranto, nella III cappella della società di mutuo soccorso "Arti e mestieri".

Attività politica Negli anni Settanta si iscrisse al Movimento Sociale Italiano distinguendosi per il suo estremismo, tanto che nel 1979 ne fu espulso per le sue posizioni non conformi alla linea del partito. Nel 1980 presentò una sua lista, Taranto Nostra, alle elezioni amministrative, riportando circa 1000 voti. Nel 1990 Cito presentò alle elezioni comunali di Taranto la lista civica AT6 per Taranto, ottenendo circa il 14% dei voti e 7 consiglieri comunali.

Nel 1992 decise di fondare un suo partito, la AT6 - Lega d'Azione Meridionale, che si presentò per la prima volta alle elezioni politiche del 1992, incassando lo 0,15% dei consensi (17,68% nel comune di Taranto), che non gli fece ottenere alcun seggio.

Cito si candidò a sindaco di Taranto nelle elezioni comunali del 1993, superando il primo turno con il 32% dei voti e vincendo il successivo ballottaggio con il 53% contro il candidato Gaetano Minervini, da lui spesso insultato nella campagna elettorale mediante il suo canale televisivo. In questo periodo si contraddistinse per iniziative clamorose, come la lunga nuotata nel golfo di Taranto per richiamare l'attenzione sul problema dell'inquinamento idrico. Da sindaco, incentrò il suo programma amministrativo sulla vivibilità cittadina e la sicurezza, diventando uno dei sindaci più noti d'Italia.

Per un breve periodo fu presidente onorario del Taranto Football Club 1927, per tentare di risollevare la squadra, in quel momento in difficoltà, nel campionato di Serie C2 1995-1996. In quello stesso periodo, dopo che la società rossoblu gli revocò la carica di presidente onorario, acquistò l'Unione Sportiva Altamura e fondò la società Altamura Taranto 2000, facendo poi negare dall'allora sindaco di Taranto, suo collaboratore, Gaetano De Cosmo, l'utilizzo dello Stadio Erasmo Iacovone al , che venne invece concesso alla sua compagine: la vicenda sfociò nell'inchiesta che lo condannò a due anni di reclusione per abuso d'ufficio, violenza privata, tentata concussione e falso ideologico.

Al termine delle elezioni politiche del 1996 divenne deputato nazionale con 33.960 preferenze, pari al 45,9% dei voti. Nel maggio 1996 capeggiò la Marcia su Mantova contro la Lega Nord e le sue mire secessioniste ed autonomiste, a cui parteciparono migliaia di attivisti di AT6 - Lega d'Azione Meridionale. A questa seguì, il 15 settembre dello stesso anno, una manifestazione a Chioggia, nella quale lo stesso Cito rimase contuso durante gli scontri con le forze dell'ordine.

Inoltre, alle elezioni amministrative del 1997, si candidò a sindaco di Milano con lo slogan: «Voglio tarantizzare Milano. Voglio che questa città diventi come Taranto, la Svizzera del Sud»: risultò quinto su quindici candidati (ottenendo lo 0,8% dei voti). Nel 2000 si candidò a presidente della Puglia raggiungendo l'1,32% delle preferenze, pari a 29.317 voti.

Il 20 aprile 2007 annunciò la sua intenzione di ricandidarsi alla carica di primo cittadino di Taranto: in realtà si presentò come consigliere comunale, candidatura che fu successivamente invalidata per la sua condanna definitiva per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, proponendo il figlio Mario alla carica di sindaco, supportato dalla sola lista AT6 - Lega d'Azione Meridionale. Al termine della consultazione elettorale comunale la Lega d'Azione Meridionale, nonostante l'assenza in lista di Giancarlo Cito, ottenne un inaspettato successo, risultando il primo partito in città con il 15,44% dei consensi, e mancando il ballottaggio per meno di ottocento voti.

Nelle elezioni provinciali di Taranto del 2009, sostenne, anche mediante la sua emittente televisiva, il candidato Giuseppe Tarantino, che arrivò terzo e sfiorò il ballottaggio. Nelle elezioni comunali del 2012 propose nuovamente il figlio Mario alla carica di sindaco di Taranto: le votazioni videro Mario Cito affrontare poi in ballottaggio il sindaco uscente Ippazio Stefano, che però vinse e fu riconfermato alla massima assise cittadina. Alle elezioni regionali in Puglia del 2015 Mario si candidò nella lista di Forza Italia raccogliendo quasi 5.500 voti nella provincia di Taranto non risultando eletto.

Nel 2015, in seguito alla decisione della Camera dei deputati di eliminare i vitalizi per gli ex deputati condannati in via definitiva, Giancarlo Cito si oppose, rilasciando a marzo un'intervista a La Zanzara su Radio 24 e comparendo in televisione ad ottobre nel programma Domenica Live, condotto da Barbara D'Urso e trasmesso su Canale 5: Cito affermò che il vitalizio fosse un suo diritto, quindi impossibile da togliergli e contestò la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nel 2017 Cito jr si confermò consigliere comunale insieme alla sorella arrivando terzo con il 12,46% dietro al candidato del centro-sinistra Rinaldo Melucci e a quello del centro-destra Stefania Baldassarri. In occasione delle elezioni politiche del 2018, la figlia Antonella si candidò alla Camera dei deputati nella lista "Italia agli italiani" (formata da Fiamma Tricolore e Forza Nuova); presentatasi nel collegio uninominale Puglia - 10, raccolse solo 1.473 voti.

Comparve saltuariamente nelle trasmissioni Mediaset, tra cui Quinta Colonna e Dalla vostra parte.

Vicende giudiziarie Il 9 dicembre del 1997 fu condannato in primo grado per concorso esterno in associazione di tipo mafioso, mentre venne assolto dall'accusa di concorso in omicidio nell'ambito dello stesso processo, per i suoi rapporti con la Sacra corona unita: la condanna venne poi confermata in Cassazione alla fine del 2002, e dal maggio 2003 al 2007 l'ex sindaco scontò quattro anni di carcere.

Nell'aprile 2011 fu condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a cinque anni e sei mesi di reclusione per il cosiddetto caso Cervelli, dal nome della ditta di trasporti Cervelli che venne costretta, dall'allora sindaco Cito, a pagare una tangente di 80 milioni di lire per il rinnovo di un appalto comunale. Con la legge indulto del 2006, la pena da scontare fu ridimensionata e Cito ottenne l'affidamento ai servizi sociali per la parte restante.

Nell'aprile 2012 la Cassazione lo condannò a due anni di carcere per violenza privata, tentata concussione, abuso d'ufficio e falso ideologico nell'ambito del processo per la mancata autorizzazione di utilizzo dello Stadio Erasmo Iacovone al del 1996. Nella stessa inchiesta furono coinvolti il suo successore alla carica di sindaco, Gaetano De Cosmo, un ex assessore e un dirigente comunale, tutti condannati.

Alcuni giorni dopo fu condannato in via definitiva a quattro anni di carcere per una tangente, mascherata da contratti pubblicitari stipulati con l'emittente televisiva Super 7, di 120 milioni di lire pagata dal portavoce della Dirav, la multinazionale liberiana interessata alla realizzazione del porticciolo turistico di San Vito a Taranto, nel periodo in cui Cito fu sindaco.

Avendo accumulato due condanne, fu nuovamente trasferito in carcere dopo essere stato prelevato da una clinica dove venne ricoverato per qualche giorno, a seguito di un malore.

Il 18 gennaio 2014 la Corte di Cassazione lo assolse dall'accusa di corruzione e falso ideologico, contestatagli in relazione a presunte tangenti che, tra il 1993 e il 1996, l'allora primo cittadino venne accusato di aver percepito dall'imprenditore Antonio Guarino, operante nel settore dei marmi, per lavori da svolgere all'interno del cimitero comunale di Bruno di Colonia.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Deputati della XIII legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Politici del Movimento Sociale Italiano Categoria:Politici di Forza Italia (2013)