LApocalisse di Giovanni, comunemente conosciuta come Apocalisse o Rivelazione o Libro della Rivelazione (da ἀποκάλυψις, apokálypsis, termine greco che significa "rivelazione"), è l'ultimo libro del Nuovo Testamento (e quindi l'ultimo libro della Bibbia cristiana) ed è una delle apocalissi presenti nel canone della Bibbia, di cui costituisce uno dei testi più difficili da interpretare.

LApocalisse appartiene al gruppo di scritti neotestamentari noto come "letteratura giovannea", in quanto scritta, se non dallo stesso apostolo, nei circoli che a lui e al suo insegnamento facevano riferimento.

Di 404 versetti 278 contengono almeno una citazione veterotestamentaria. I libri che si ritiene abbiano maggiormente influenzato lApocalisse sono i libri dei Profeti, principalmente Daniele, Ezechiele, Isaia, Zaccaria ed anche il Libro dei Salmi ed Esodo.

Autore

L'attribuzione all'apostolo GiovanniVoce apocalisse in Treccani.it. non è, come anche nel passato, unanimemente riconosciuta. Secondo la tradizione, rappresentata già da Giustino e largamente diffusa già dalla fine del II secolo, questo testo sarebbe stato scritto dallo stesso autore del Vangelo secondo Giovanni e delle tre Lettere di Giovanni, anche se fino al V secolo le Chiese di Siria, di Cappadocia e anche di Palestina non sembrano aver inserito il libro nel Canone delle Scritture. È anche da osservare che se Giovanni è da identificare con l'apostolo che stava ai piedi della croce con Maria e a cui Gesù affidò la propria madre, alla fine del primo secolo, data della redazione finale del libro, doveva avere almeno novant'anni.

Alcuni pensatori,Tra questi, Gerd Theissen, cfr. G.Theissen, Il Nuovo Testamento, 2002. per lo più protestanti, basandosi su divergenze linguistiche, di stile e contenuto, già messe in rilievo da Dionisio di Alessandria (metà del III secolo), hanno ipotizzato che l'autore dell'apocalisse sia diverso da quello del vangelo, argomentando che la visione escatologica dellApocalisse contrasterebbe con quella pienamente realizzata del corpus giovanneo, soprattutto nel Vangelo secondo Giovanni. Voce nellEnciclopedia Britannica: Revelation to John appears to be a collection of separate units composed by unknown authors who lived during the last quarter of the 1st century, though it purports to have been written by an individual named John—who calls himself "the servant" of Jesus—at Patmos, in the Aegean Sea. The text includes no indication that John of Patmos and John the Apostle are the same person. L'odierna esegesi propende per un'origine del testo da una cosiddetta "scuola" (R. Alan CulpepperThe Johannine School. An Evaluation of the Johannine-School Hypothesis Based on an Investigation of the Nature of Ancient Schools, Missoula, Scholars Press, 1975.), "circolo" (Oscar CullmannDer johanneische Kreis: Sein Platz im Spätjudentum, in der Jüngerschaft Jesu und im Urchristentum. Zum Ursprung des Johannesevangeliums, Tübingen, Mohr Siebeck, 1976 (tr. it. Origine e ambiente dell'Evangelo secondo Giovanni, Genova, Marietti, 1982).), "comunità" (Ulrich B. MüllerDie Geschichte der Christologie in der johanneischen Gemeinde, Stuttgart, KBW Verlag, 1975.), giovannea. ISBN 88-315-3216-2; ISBN 978-88-315-3216-7. P. 73. Altri, in maggioranza cattolici, pongono l'accento sulle profonde affinità della dottrina e attribuiscono le differenze insite nei due testi alla diversità del genere letterarioSi veda per es. E. Corsini, Apocalisse di Gesù secondo Giovanni, Torino, 2002, pp. 4 ss..

Attualmente gli studiosi ritengono, comunque, che il libro non sia attribuibile all'apostolo Giovanni e gli esegeti del cattolico "Nuovo Grande Commentario Biblico"Raymond E. Brown, Joseph A. Fitzmyer, Roland E. Murphy, Nuovo Grande Commentario Biblico, Queriniana, 2002, p. 1307, ISBN 88-399-0054-3. sottolineano come "la causa a favore della paternità di uno dei Dodici per Ap [l'Apocalisse] non trova molti sostenitori. Si immagina che Giovanni, figlio di Zebedeo, si sia trasferito in Asia Minore e sia vissuto fino al 95 circa; tuttavia, non è molto probabile. La questione è complicata da una tradizione, secondo la quale Giovanni figlio di Zebedeo fu martirizzato probabilmente prima del 70" e "sembra più opportuno concludere che l'autore era un profeta appartenente alle prime comunità cristiane, di nome Giovanni, altrimenti sconosciuto". Lo storico e biblista Bart EhrmanBart Ehrman, Il Nuovo Testamento, Carocci Editore, 2015, pp. 501-511, ISBN 978-88-430-7821-9. evidenzia, inoltre, che il Vangelo Secondo Giovanni e l'Apocalisse "come i filologi antichi avevano già osservato, sono diversi la forma e lo stile. Studi approfonditi hanno mostrato che l'autore ha appreso il greco come seconda lingua ed era di madrelingua aramaica o, comunque, semitica. Il suo greco è alquanto sgraziato, talvolta anche sgrammaticato. Questo non è certo il caso del Vangelo di Giovanni, che va quindi attribuito a un altro autore"; lo stesso studioso sottolinea anche che, volendo attribuire la stesura del testo all'apostolo Giovanni, "sarebbe molto arduo spiegare alcuni elementi testuali: per esempio, l'autore occasionalmente menziona «gli apostoli», ma non dice mai di farne parte. Inoltre a un certo punto, nel capitolo 4, il veggente vede ventiquattro anziani intorno al trono di Dio. Per la maggior parte degli esegeti queste figure rappresentano i dodici patriarchi e i dodici apostoli di Gesù. Tra loro, quindi, dovrebbero figurare i due figli di Zebedeo: l'autore, però, non dice di vedere se stesso in quel gruppo! Il libro è dunque stato scritto da un altro personaggio che si chiamava Giovanni, un profeta evidentemente conosciuto in molte Chiese dell'Asia Minore".

Il fatto che l'autore si presenti con il nome di Giovanni (senza, tuttavia, identificarsi esplicitamente con l'evangelista) non fornisce una prova certa della sua identità. Un espediente letterario, caratteristico del genere apocalittico, è la pseudoepigrafia: il fatto che l'autore celi il proprio nome dietro quello di un personaggio del passato (anche molto remoto come Enoch) con il quale l'autore si dichiara così in sintonia. Lo stesso meccanismo è avvenuto con il re Salomone ad opera di tre libri della Bibbia (Cantico dei Cantici, Qoelet, Sapienza). Fra il II secolo a.C. e il IV d.C. furono redatte una trentina di opere apocalittiche attribuite a profeti deceduti da secoli come Isaia o Baruc. Verso il 120-130 fu redatta anche un'apocalisse con il nome di Pietro, benché l'apostolo fosse morto da oltre mezzo secolo.

Luogo e data di redazione L'autore presenta sé stesso come Giovanni, esiliato a Patmo, isola dell'Egeo a circa 70 km da Efeso, a causa della parola di Dio (). Secondo alcuni studiosi, la stesura definitiva del libro, anche se iniziata durante l'esilio dello scrittore, sarebbe avvenuta a Efeso.

Quanto alla data di composizione, si ammette abbastanza comunemente che sarebbe stata composta verso la fine dell'impero di Domiziano, nella prima metà degli anni 90 del I secolo, mentre alcuni propendono per una data di poco posteriore (96 d.C.). Anche i monaci ortodossi di Patmo hanno aderito alla datazione prevalente celebrando ufficialmente il diciannovesimo centenario della redazione dell'opera nel 1995. A favore di questa datazione sono la testimonianza di Ireneo di Lione, che parla della fine del regno di Domiziano (morto nel 96 d.C.) come epoca di composizione dell'opera,Ireneo di Lione, Contro le eresie, 5.30.3. e indizi interni all'opera stessa.

Nell'opera si parla infatti di persecuzioni da parte di pubblici ufficiali,Apocalisse, si dice che ci sono stati già dei martiri della fede,Apocalisse, e e che tutta la cristianità corre un tremendo pericolo;Apocalisse, la situazione descritta nellApocalisse corrisponde dunque ad una persecuzione delle Chiese da parte dello Stato romano.Werner Georg Kummel, Introduction to the New Testament, Abingdon Press, 1996, ISBN 0-687-05576-8, pp. 466-468, citato in: Peter Kirby, "The Apocalypse of John". Early Christian Writings. 2006. 2 Feb. 2006 <The Book of Revelation>. Si tratta però di una persecuzione di tipo religioso, cosa che esclude il regno di Nerone (la cui persecuzione aveva ragioni non religiose) e indirizza ad una datazione sotto Domiziano, nell'ultima parte del suo regno primo persecutore dei cristiani dopo Nerone stesso, Decio e Valeriano (questi ultimi sono imperatori periti nella guerra con le popolazioni barbariche). Nell'opera si dice infatti che la partecipazione al regno millenario è il premio dei martiri che hanno rifiutato il "segno della bestia" sulla fronte e sulla mano,Apocalisse, , , , , un riferimento al culto imperiale romano: Domiziano pretese che nella parte orientale dell'impero gli si riconoscessero onori divini mentre era ancora in vita, e di qui ebbero inizio le ultime persecuzioni dei cristiani su base religiosa; fu proprio ad Efeso che fece costruire un tempio dedicato al culto imperiale. Altri indizi interni sono il riferimento alla lunga storia della Chiesa di Smirne,Apocalisse, che però all'epoca di Paolo di Tarso non esisteva ancora,Policarpo, Filippesi, 11.3 e alla ricchezza della comunità di Laodicea,Apocalisse, città completamente distrutta da un terremoto nel 60/61.

Altri autori, sia antichi (Clemente di Alessandria, Origene, San Gerolamo) sia moderni (Wetscott, Lightfoot e William Salmon), hanno attribuito l'opera al periodo di Nerone. Il testo stesso () sembra suggerire un compromesso. Interpretando il "sesto re" come Nerone e l'ottavo come Domiziano, l'esilio di Giovanni a Patmos, durante il quale è ambientata l'Apocalisse, viene a coincidere con le persecuzioni di Nerone (circa 67). La redazione del testo, però, deve coincidere con l'epoca di Domiziano, delle cui persecuzioni l'autore è tanto informato da considerarlo una reincarnazione di Nerone (= "uno dei sette").

Il manoscritto più antico conservatosi e contenente il testo greco dell'Apocalisse è il Papiro 47, della metà del III secolo; successivi sono il Codex Vaticanus dell'anno 325-350 e il Codex Sinaiticus del 330-360 circa.

Contenuto

Il libro è indirizzato alle sette chiese dell'Asia Minore: Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, con lo scopo preciso di incoraggiare i fedeli a resistere alle persecuzioni da parte delle autorità romane, con la promessa dell'avvento del regno escatologico. Dopo l'introduzione (cap. ) ed una parte pastorale (cap. ), con le lettere alle Chiese, i cap. presentano la visione celeste, con l'adorazione di Dio da parte dei quattro esseri viventi e dei ventiquattro anziani, e l'intronizzazione dell'Agnello. I cap. descrivono l'apertura del libro dai sette sigilli, l'invio della serie dei flagelli, con i quattro cavalieri dell'Apocalisse (conquista, guerra, carestia e morte), ed i sette suoni di tromba. La seconda parte dell'opera è introdotta dal primo dei sette segni: la visione della donna, con il bambino maschio che ha partorito, che subisce la persecuzione del drago con sette teste e dieci corna (cap. ). I cap. descrivono gli altri sei segni: la bestia del mare, la bestia della terra, l'agnello e i vergini, i tre angeli, il figlio dell'uomo e gli angeli delle sette piaghe. I sette calici (cap. ) sono seguiti dall'annuncio della caduta di Babilonia, la famosa prostituta (cap. ). Chiudono il libro i capitoli , con la sconfitta della bestia, il regno dei mille anni, il giudizio finale e la Gerusalemme celeste. Il libro si conclude con un monito: Se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell'albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro (Ap. ).

Genere letterario Il genere apocalittico