Tlön, Uqbar, Orbis Tertius è un racconto dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, scritto nel 1940. Raccolto in Finzioni (Ficciones), venne pubblicato per la prima volta sulla rivista argentina Sur; il poscritto del 1947 va considerato come scritto dal narratore sette anni dopo rispetto al tempo della storia.

Con 6500 parole è un racconto relativamente lungo per Borges. Uno dei concetti principali di Tlön, Uqbar, Orbis Tertius sostiene che le idee in definitiva si manifestino nel mondo fisico e la storia è considerata come una discussione parabolica dell'idealismo berkeleyano; per certi aspetti è anche una protesta contro i totalitarismi.

Tlön, Uqbar, Orbis Tertius ha la struttura di un racconto giallo ambientato in un mondo che sta impazzendo. Per quanto sia breve, allude a molti intellettuali di spicco in Argentina e, in generale, nel mondo; le idee trattate appartengono agli ambiti del linguaggio, dell'epistemologia e della critica letteraria.

Trama Nel riassunto che segue, le citazioni fanno riferimento al mondo del racconto, non a quello reale. Conseguentemente, ai personaggi storici potrebbero essere attribuite azioni che non hanno compiuto nel mondo reale.

In Tlön, Uqbar, Orbis Tertius l'articolo di un'enciclopedia riguardo a un misterioso paese di nome Uqbar è il primo indizio dell'esistenza di Orbis Tertius, grande cospirazione di intellettuali per immaginare (e poi creare) un nuovo mondo, Tlön. Nel corso della storia, il narratore incontra artefatti di Orbis Tertius e Tlön; prima della fine della storia, il mondo si sta trasformando in Tlön.

Il racconto si apre con una narrazione in prima persona, a opera di un "alter ego" dello stesso Borges. Gli eventi sono rivelati all'incirca con lo stesso ordine nel quale vengono conosciuti dal narratore. La parte più rilevante del racconto è quella scritta nel 1940; il poscritto è opera dello stesso narratore, che scrive, rispetto al tempo della storia, sette anni dopo. Il racconto si volge all'incirca tra il 1935 e il 1947; la trama riguarda però eventi che vanno indietro fino al XVII secolo e culminano nel 1947.

Nella storia Uqbar appare inizialmente come un'oscura regione dell'Iraq o dell'Asia Minore. In una conversazione casuale con Borges, Bioy Casares ricorda che un eresiarca (a capo di una setta eretica) "aveva dichiarato che gli specchi e la copula sono abominevoli, perché moltiplicano il numero degli uomini"Jorge Luis Borges, Finzioni, trad. di Franco Lucentini, Einaudi, Torino, 1955, p. 7.. Borges, colpito da quella "memorabile frase", chiede quale sia la sua origine; Bioy Casares fa allora riferimento all'articolo su Uqbar dell'Anglo-American Cyclopaedia, descritta come "una ristampa letterale, ma anche prolissa, dell'Enciclopedia Britannica del 1902"ib., p. 7.. Emerge che Uqbar è citata soltanto nella pagina finale di un singolo volume dell'enciclopedia e che la pagina su Uqbar compare in alcune copie del lavoro, ma non in altre.

Borges, il narratore, è portato attraverso un labirinto bibliografico mentre prova a verificare l'effettiva esistenza o meno di Uqbar. In particolare, è attirato da una frase nell'articolo dell'enciclopedia: "la letteratura di Uqbar era di carattere fantastico [...] e le sue epopee non si riferivano mai alla realtà, ma alle due regioni immaginarie di Mlejnas e Tlön"ib., p. 9..

Una breve digressione naturalistica riguardo Herbert Ashe, amico del padre di Borges, porta la storia di Borges a ottenere un artefatto più considerevole legato alla vicenda (uno degli oggetti sempre più importanti e sorprendenti che appariranno nel corso della storia): quello che è apparentemente l'undicesimo volume di un'enciclopedia dedicata a Tlön. In due pagine è riportato "un timbro ovale, turchino, con questa iscrizione: Orbis Tertius"ib., p. 12..

A questo punto la storia di Tlön, Uqbar e Orbis Tertius si diffonde tra il gruppo di amici e conoscenti di Borges, mentre studiosi come Néstor Ibarra si chiedono se il libro sia stato scritto da solo o se invece presuppone l'esistenza di un'enciclopedia completa su Tlön; si fa strada anche la proposta di provare a ricostruire la storia, la cultura e anche la lingua di quel mondo.

Ciò porta a discussione estesa sulle lingue, la filosofia e, in particolare, l'epistemologia di Tlön, che rappresenta il momento centrale del racconto. In maniera appropriata gli abitanti di Tlön, multiplo immaginario - è una costruzione di fantasia dentro una storia di fantasia - sostengono una forma estrema di idealismo berkeleyano, che nega la realtà del mondo. Il loro mondo "non è un concorso di oggetti nello spazio; è una serie eterogenea di atti indipendenti"ib., p. 14.. Una delle lingue immaginarie di Tlön è priva di sostantivi, ma ha "verbi impersonali, qualificati da suffissi (o prefissi) monosillabici con valore avverbiale". Borges, traduce la nostra frase "Sorse la luna sul fiume" nella lingua di Tlön con hlör u fang axaxaxas mlö, che letteralmente significa "verso su dietro semprefluire luneggiò" (Borges riporta la traduzione inglese: Upward, behind the onstreaming, it mooned). Andrew Hurley, uno dei traduttori inglesi di Borges, ha scritto un racconto nel quale dice che le parole axaxaxas mlö possono essere pronunciate soltanto come se fossero la crudele, derisoria risata dell'autore. In un'altra lingua di Tlön "la cellula primordiale non è il verbo, ma l'aggettivo monosillabico. Il sostantivo si forma per accumulazione di aggettivi. Non si dice luna: si dice aereo-chiaro sopra scuro-rotondo, o aranciato-tenue-dell'altoceleste, o qualsiasi altro aggregato".

In un mondo nel quale non ci sono nomi (o sono comunque composti con altre parti del discorso, creati e cancellati in base a un capriccio) e non ci sono oggetti, la maggior parte della filosofia occidentale diventa impensabile. Senza nomi ai quali riferirsi per formulare proposizioni, non ci può essere alcun ragionamento deduttivo a priori che parta dai principi primi. Senza la storia, non ci può essere alcuna teleologia (che mostra uno scopo divino che si sviluppa nel mondo). Se non c'è la possibilità di osservare lo stesso oggetto in momenti diversi non c'è la possibilità di alcun ragionamento induttivo a posteriori (che generalizza dall'esperienza). L'ontologia è un concetto alieno. Tlön è un mondo di idealismo berkeleyano con un'esclusione critica: manca dell'onnipresente, percipiente divinità sulla quale Berkeley faceva affidamento come punto di vista che esigeva un mondo internamente consistente. Questo mondo infinitamente mutabile è allettante per una mente giocosa, e le sue "tigri trasparenti e [...] torri di sangue"ib., p. 13., attraggono una mente più bassa, ma una visione del mondo simile a quella di Tlön chiede di negare quella che normalmente sarebbe considerata la realtà del senso comune.

Nell'anacronistico poscritto il narratore e il mondo hanno appreso, grazie alla scoperta di una lettera, che Uqbar e Tlön sono luoghi inventati, l'opera di una "società segreta e benevola"ib., p. 22. creata nel XVII secolo, che contava anche Berkeley tra i suoi membri (anche se la società segreta fa parte della finzione di Borges, Berkeley e gli altri membri citati sono personaggi storici). Il narratore apprende che, non appena cominciò il lavoro della società, fu subito chiaro che in una sola generazione non sarebbe stato possibile articolare l'intero paese di Uqbar. Ogni maestro decise quindi di scegliere un discepolo che avrebbe portato avanti il suo lavoro e anche perpetuato questa struttura ereditaria. Dopo due secoli nei quali la società era riuscita a far perdere le proprie tracce, era discepolo della confraternita Ezra Buckley, personaggio inventato. Buckley era un eccentrico milionario di Memphis, nel Tennessee, che rideva della modestia del progetto. Egli proponeva al suo posto l'invenzione di un pianeta, Orbius Tertius, con precise condizioni: il progetto avrebbe dovuto essere tenuto segreto, sarebbe stata realizzata un'enciclopedia dell'immaginario pianeta di Tlön e l'intera opera non avrebbe dovuto patteggiare "con l'impostore Gesù Cristo"ib., p. 23. (e quindi con il Dio di Berkeley). Buckley venne coinvolto nel 1824. Nei primi anni quaranta - dunque nel futuro, rispetto a quando Borges scrive il racconto - il progetto di Tlön ha cessato di essere segreto e sta cominciando a diffondere il proprio universo. Iniziando intorno al 1942, in quello che all'inizio appare come una svolta magica, cominciano a comparire nel mondo reale oggetti provenienti da Tlön. Mentre più tardi siamo portati a considerarli dei falsi, devono ancora essere i progetti di una scienza e una tecnologia segrete. Quando a Memphis vengono poi anche ritrovati i quaranta volumi della prima Enciclopedia di Tlön l'idea stessa di Tlön comincia inarrestabilmente a sopraffare e sradicare le culture già esistenti del mondo reale.

Come digressione, l'undicesimo volume dell'Enciclopedia completa non è del tutto uguale alla versione precedente del singolo undicesimo volume: manca di alcune "improbabili caratteristiche" come "la moltiplicazione degli hrönir". Scrive Borges: "È probabile che queste cancellature fossero coinvolte nel piano di progettazione di un mondo che non fosse troppo incompatibile con il mondo reale". La realtà materiale potrebbe ricevere dalle idee una nuova forma, ma apparentemente non senza resistenza.

Mentre il finto Borges e i suoi colleghi accademici inseguono le loro interessanti speculazioni riguardo l'epistemologia, la lingua e la letteratura di Tlön, il resto del mondo gradualmente viene a conoscenza del progetto e comincia ad adottare la cultura di Tlön (caso estremo di idea che influenza la realtà). Nell'epilogo, ambientato nel 1947, la Terra sta diventando Tlön. Il finto Borges è sconvolto dall'inaspettato corso degli eventi, elemento del racconto che i critici Emir Rodríguez Monegal e Alastair Reid sostengono sia da considerare come una metafora per i totalitarismi che già si stavano sviluppando in Europa al momento della stesura del racconto. La loro osservazione sembra solo una piccola estrapolazione da un passaggio che precede la fine della storia: "Dieci anni fa, bastava una qualunque simmetria con apparenza di ordine - il materialismo dialettico, l'antisemitismo, il nazismo - per mandare in estasi la gente. Come, allora, non sottomettersi a Tlön, alla vasta e minuziosa evidenza di un pianeta ordinato? Inutile rispondere che anche la realtà è ordinata".

Alla fine della storia, Borges è concentrato su una sua ossessione: la traduzione in spagnolo dell'Urn Burial, di Thomas Browne. Probabilmente è meno importante di Tlön, ma almeno appartiene a questo mondo.

Tematiche principali Temi filosofici Il racconto gioca in chiave fantastica con molti temi filosofici, uno su tutti il tentativo di immaginare un mondo (Tlön) nel quale l'idealismo filosofico di Berkeley (XVIII secolo) è considerato comune buon senso, mentre la dottrina del materialismo è considerata un'eresia, uno scandalo, un paradosso. Descrivendo le lingue di Tlön il racconto gioca anche sulla domanda dell'epistemologia su come siano possibili influenze del linguaggio sui pensieri. La storia contiene anche molte metafore sul modo in cui le idee influenzano la realtà. Quest'ultimo tema dapprima è analizzato con chiarezza, descrivendo oggetti reali la cui esistenza è dovuta alla forza dell'immaginazione, mentre poi l'analisi si fa più oscura, non appena il fascino dell'idea di Tlön comincia a impedire di prestare adeguata attenzione alla realtà della Terra.